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What is a Qobuzissime? It’s an award presented by Qobuz for a first or second album.

Pop or Reggae, Metal or Classical, Jazz or Blues, no genre is excluded. More often than not the award is presented to a newly discovered artist.

Sometimes it might be a particularly quirky or a crossover album from a discography.

The important aspects are uniqueness, sincerity and quality. We look for these things in the recording, the project and the sound identity.





Gli album

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Jazz contemporaneo - Uscito il 24 aprile 2020 | Beyond The Groove - Blue Note Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
C'è un famoso detto che recita: l'unione fa la forza. Due anni dopo il suo album di debutto, il polistrumentista londinese Tom Misch (24 anni, una sorta di pronipote di Jamiroquai), si è unito al suo connazionale batterista-produttore Yussef Dayes (27 anni, la mente dietro al progetto United Vibrations e metà del duo electro-jazz Yussef Kamaal), per firmare questo irresistibile album, What Kinda Music. Finora, il Misch solista ha utilizzato una ricetta musicale molto personale, composta da una miscela di sciroppo di smooth jazz, adagiato su una mousse funk, con una spruzzata di soul, alcune spezie hip-hop e un pizzico di velvet pop. Al suo party ha invitato alcuni grandi nomi, come De La Soul, GoldLink, Loyle Carner o Poppy Ajudha, e ha campionato ad arte sia Roy Hargrove e i Crusaders, che Stevie Wonder e Patrick Watson! Tutti sapori e suoni che rendono la base di questa opera ancora più solida dal punto di vista ritmico. Dal canto suo, Yussef Dayes sfodera le sue ritmiche più jazzate e spinge di più sull’improvvisazione. Ognuno aggiunge il proprio mattoncino ad un edificio costruito pezzo su pezzo in modo realmente collaborativo, e l'equilibrio tra le sequenze strumentali e le sequenze cantate è perfetto. Entrambi sono cresciuti a Peckham, nel sud di Londra, Tom Misch ha visto persino Dayes suonare la batteria in un talent show musicale, quando aveva 9 anni! “Yussef proviene da un background più sperimentale del mio, e ha un sacco di idee folli. Io so come scrivere una melodia orecchiabile, ma con accordi interessanti, e inoltre ho una buona comprensione delle delle forme delle canzoni pop, quindi penso di aver snellito queste idee e di averle rese accessibili.” È la perfetta simbiosi tra questa fruibilità e la raffinatezza nel fondere stili diversi tra loro che rende What Kinda Music un viaggio nel jazz-soul'n'pop rilassato e accessibile a tutti, e non un semplice disco per nerd dell'electro-jazz. Tom Misch e Yussef Dayes possono anche essere orgogliosi di pubblicare il loro album per la prestigiosa etichetta Blue Note, a garanzia di una certa idea di jazz contemporaneo. “Tutto è così diviso e compartimentato di questi tempi”, dice Dayes, “Mi piacerebbe che chi ascolta il nostro disco percepisca che anche due musicisti come noi, molto diversi tra loro, possono trovare una voce comune.” Per quanto riguarda le featuring, il duo ha invitato il rapper Freddie Gibbs (impeccabile crooner lover su Nightrider), Rocco Palladino (figlio dell'illustre Pino, bassista eclettico e folle come il padre, e che frequenta spesso Alfa Mist) e il sassofonista Kaidi Akinnibi. Un Qobuzissime immediato per quest'album, ennesima prova della vitalità della scena jazz londinese di oggi, nella sua veste più funky! © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz contemporaneo - Uscito il 14 febbraio 2020 | Exodus Records

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Da buon pozzo senza fondo qual è, la nuova scena jazz inglese mantiene la sua tradizione creativa partorendo il primo vero album solista di Moses Boyd. Gli appassionati del movimento conoscono già questo eclettico e giovane batterista, che ha lavorato con Shabaka Hutchings, Zara McFarlane, Nubya Garcia, Joe Armon-Jones, Theon Cross e Ashley Henry, ma soprattutto è la metà di Binker & Moses, il wild duo che condivide con il sassofonista Binker Golding. Con Dark Matter, Boyd realizza un album che può essere considerato più la creazione di un produttore che di un batterista. Un album che è una estesa narrazione di ciò che rappresenta, ovvero un musicista cresciuto sognando di diventare il nuovo Max Roach o Tony Williams mentre ascoltava Dizzee Rascal e Wiley, oltre ai ritmi caraibici, il reggae e la musica elettronica. La forza di Dark Matter risiede proprio nella capacità di fondere questo grande insieme di idoli così diversi tra loro in una bella e colorata Polaroid della Londra di oggi. Ricco di suoni, l’album dal DNA jazz passa dall’afrobeat (BTB) al dubstep (2 Far Gone) prima di una botta di post-rock (What Now?). Con la voce di Poppy Ajudha, di Obongjayar e di Nonku Phiri e il contrabbasso dell’ex-Jazz Warriors Gary Crosby, Moses Boyd ha creato una orgia ritmica fuori dal comune. Un disco di ancora più difficile catalogazione rispetto a quelli dei suoi colleghi della stessa scena anglosassone. Rivitalizzante. © Marc Zisman/Qobuz 
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Jazz - Uscito il 06 settembre 2019 | Sony Music CG

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Non passa una settimana senza che un nuovo prodigio appaia nella nuova scena jazz britannica. Ashley Henry affronta il jazz con molta flessibilità, mescolando suoni tradizionali con soul, funk, rap, afrobeat, grime o ritmi caraibici. Nato nel novembre 1991 e diplomatosi nel 2016 alla Royal Academy of Music, il giovane pianista londinese è sulla bocca di tutti i fan della città, dopo le sue già numerose collaborazioni che includono grandi nomi come il rapper Loyle Carner, cantante di Christine & The Queens, o Zara McFarlane, insieme a figure jazz come Terence Blanchard, Robert Glasper, Jean Touissant, Jason Marsalis e Anthony Joseph. Per il suo primo album in studio nel senso stretto del termine, intitolato Beautiful Vinyl Hunter, Henry costruisce un onesto ritratto musicale della sua formazione e della sua eredità multiculturale. “La mia musica è una chiara espressione di chi sono e di ciò che Londra è in tutta la sua gloriosa diversità. L'immigrato che porto in me ha le sue radici nel diciassettesimo secolo. Per me è importante che la mia musica rifletta questo lignaggio di generazioni, attraverso diversi stili musicali."Un lavoro fatto con grande energia e vigore, con tre batteristi – Luke Flowers (Cinematic Orchestra), Eddie Hick e Makaya McCraven –, i trombettisti Theo Crocker, Jaimie Branch e Keyon Harrold, il sassofonista Binker Golding, il bassista Dan Casimir , il percussionista Ernesto Marichales e i cantanti Judi Jackson e Milton Suggs, oltre al rapper Sparkz. Come se fosse un Herbie Hancock del terzo millennio, Ashley Henry ha un groove caldo e generoso; fonde tutto ciò che suona con grande facilità. Non sembra avere un approccio calcolato, ma solo il puro piacere di suonare e condividere buona musica... © Marz Zisman / Qobuz
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Jazz contemporaneo - Uscito il 26 aprile 2019 | Sekito

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Non è il caso di accertarsi che Alfa Mist abbia letto l’intera opera di Roland Barthes, padre dello strutturalismo… Dietro le tastiere, il britannico ha concepito l’album Structuralism con un obiettivo più modesto: «Ho subito le influenze dell’ambiente in cui sono cresciuto. La mia educazione mi ha plasmato in modo tale che non so come comunicare. Lo strutturalismo significa questo “sono la persona che sono a causa della società nella quale sono cresciuto”. Adesso, ho bisogno di imparare a comunicare». È quanto Alfa Mist comunica -molto bene– con il suo secondo album, dotato di un senso innato del groove ovattato e un bisogno vitale di scambi. Un’ennesima prova della vitalità della scena jazz britannica attuale che attinge dalla soul, dal funk e dall’hip-hop. L’hip-hop sarà per l’appunto il primo capitolo della saga del giovane musicista.Dopo aver trascorso le sue giornate a creare beat per delle prod di grime e di rap, il londinese scopre il jazz tramite le campionature, gli album di J Dilla e quelli di Miles Davis e perfino del compositore di colonne sonore Hans Zimmer, uno dei suoi idoli. Ma più in particolare, Alfa Mist si immerge da autodidatta nell’universo del pianoforte e delle tastiere. Con Structuralism, disegna, con il supporto di una Fender Rhodes o di un pianoforte classico, i contorni di un jazz soul malinconico e voluttuoso. Un groove atmosferico influenzato da Herbie Hancock/Robert Glasper che crea con i suoi complici il trombettista Johnny Woodham, i batteristi Peter Adam Hill e Jamie Houghton, il chitarrista Jamie Leeming, i bassisti Kaya Thomas-Dyke e James Rudi Creswick, i violinisti Katie Neaves, Simmy Singh e Lucy Nolan e la violoncellista Peggy Nolan, per non dimenticare Jordan Rakei sulla canzone Door. Alla fine, questa partitura dalle tinte pastello (niente slapping al basso né doppia batteria nella musica di Alfa Mist!) è la prova del talento da pittore di un musicista da seguire attentamente. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 26 aprile 2019 | Enter The Jungle

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
All’inizio del 2018, la compilation We Out Here uscita per l’etichetta di Gilles Peterson mette l’accento sulla giovane scena jazz britannica attuale, sulla sua vitalità, sulla sua energia e soprattutto sul suo eclettismo. Una corrente di cui molti hanno considerato il sassofonista Shabaka Hutchings (Sons of Kemet, The Comet is Coming, Melt Yourself Down…) come un capofila, ruolo che si è tra l’altro sempre rifiutato d’incarnare… Le frontiere di questo jazz, come spesso con i musicisti di questa generazione, sono volontariamente sfumate. I cinque componenti degli Ezra Collective erano presenti su questa compilation eletta Qobuzissime. Con You Can’t Steal My Joy, la gang londinese diretta dal batterista Femi Koleoso firma infine il suo primo album. Nel 2017, il loro EP Juan Pablo: The Philosopher (che si chiudeva con una bella cover di Space is the Place dei Sun Ra) aveva fatto sensazione, si era aggiudicato numerosi premi e aveva dato una visione molto afrobeat del jazz. Troviamo questa singolarità sulla loro opera ultra funky. Con Joe Armon Jones alle tastiere, TJ Koleoso al contrabbasso, Dylan Jones alla tromba, e James Mollison al sassofono, Koleoso orchestra una sinfonia festiva tranquilla basata sugli ottoni e sul ritmo. Uno tsunami ibrido fatto di afrobeat, jazz, hip hop, reggae, musiche caraibiche soul. E per sottolineare meglio questa ampia visione, gli Ezra Collective imbarcano a bordo della loro crociera policroma la soul sister Jorja Smith (Reason in Disguise), il rapper Loyle Carner (What Am I to Do?) e il gruppo di afrobeat Kokoroko (Shakara). Non resta che assaporare questa bella sfilata eteroclita di paesaggi groovy. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 25 maggio 2018 | Edition Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Gancio destro, gancio sinistro e un uppercut sul mento! Il primo album degli Enemy ti prende così. Dietro il nome c'è un giovane trio composto dal pianista Kit Downes, dal bassista Frans Petter Eldh e dal batterista James Maddren. Tre giovani musicisti della scena jazz internazionale che si sono già esibiti sul palco da solisti o al fianco di altre star. L'unione delle forze viene soprattutto dall'esigenta di dare libero sfogo ai propri impulsi creativi. Prodotto dallo stesso Eldh, questo album è uno tsunami di jazz contemporaneo. Una tempesta poliritmica che delizierà i fan di power trio alla The Bad Plus. Qobuzissime! Mescolando influenze che vanno da da Keith Jarrett a Oscar Peterson, Kit Downes disegna improvvisazioni multicolori abbaglianti. Ma la forza del pianista britannico è ovviamente quella di rimanere attaccato al ritmo di Eldh e Maddren che sono il cuore di questa centrale nucleare. Ma Enemy non è esclusivamente sinonimo di potenza e di questi inseguimenti mozzafiato. Perché quando il trio si avvicina alle ballate, è capace di una forza narrativa altrettanto accattivante. In definitiva, un Enemy molto più amichevole di quanto sembri... © Marc Zisman / Qobuz
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Vocal jazz - Uscito il 04 maggio 2018 | Silvertone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Hailey Tuck non nasconde la sua passione per Madeleine Peyroux e Melody Gardot, eppure già possiede quel qualcosa che è suo e basta. Quel tocco personale che fa della giovane texana approdata a Parigi una voce accattivante e non una suiveuse di serie B. Pensate che Larry Klein in persona ‒ il produttore delle sue due principali ispiratrici ‒ ha prodotto il primo album di questa fanciulla che sembra condividere il parrucchiere di Louise Brooks e lo stesso guardaroba di Joséphine Baker. Klein ha trovato la cornice ideale, mai sovraccarica, il suono puro e pulito di cui aveva bisogno, aiutata nella sua impresa da musicisti di alto livello come il batterista Jay Ballerose (Elton John, Robert Plant) o il chitarrista Dean Parks (Joe Cocker, Steely Dan)… In quanto al repertorio, l’eclettismo e la qualità delle cover mostrano altrettanto buon gusto. Sia che rivisiti That Don't Make It Junk di Leonard Cohen, Cry To Me (resa popolare da Solomon Burke), Cactus Tree di Joni Mitchell, Some Other Time di Leonard Bernstein, Underwear dei Pulp, Alcohol dei Kinks, Junk di Paul McCartney, I Don’t Care Much dalla colonna sonora di Cabaret o, ancora, la meravigliosa Say You Don’t Mind di Colin Blunstone, Hailey Tuck usa sempre con stile la sua voce birichina e un po’ retrò ad ogni parola, ad ogni frase. Non resta che lasciarsi cullare da questo bel Qobuzissime, incuranti dello spirito dei nostri tempi. © Max Dembo/Qobuz
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Jazz - Uscito il 06 aprile 2018 | Okeh

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
C’è un motivo se questo album tanto bello quanto inclassificabile si chiama Nordub. Nor sta infatti per North (Nord), rappresentato qui da Nils Petter Molvaer. Nel 1997, quando l’ECM pubblica l’incredibile Khmer, questo trombettista norvegese fa tremare il pianeta jazz integrando l’elettronica nel suo universo sonoro alquanto atmosferico. Nor sta anche per il suo compatriota, il chitarrista Eivind Aarset, e per quel maneggione del DJ finlandese Vladislav Delay. Le tre lettere Dub alludono invece alla coppia più emblematica del genere: il batterista Sly Dumbar e il bassista Robbie Shakespeare. Nel 2016, quest’associazione più che mai atipica tra il tandem giamaicano e Nils Petter Molvaer si è esibita sul palco. Tanto per riscaldarsi un po’ prima di entrare in studio tutti insieme, a Oslo. L’universo di Molvaer è sempre stato ibrido per definizione, con il suo mix di tessiture mai esclusivamente jazz. È un suono che fa leva su più livelli atmosferici senza mai trascurare la forza creativa delle sue improvvisazioni o composizioni. Qui, il trombettista lascia addirittura penetrare il suono unico di Sly & Robbie con grande naturalezza. In ciò risiede probabilmente la forza di Nordub. Nessuno prende il sopravvento, nessuno cerca di soffocare l’altro. La fusione è totale e sincera. Si sente anzi che i due volponi sessantenni escono dalla loro zona di comfort abituale per partecipare attivamente alla musica che prende forma. Senza dimenticare il lavoro di Aarset e Delay, altrettanto fondamentale nella resa finale. Insieme, i nostri cinque avventurieri del suono partoriscono una bella sinfonia di dub’n’jazz atmosferico. Davvero singolare. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 09 febbraio 2018 | Brownswood Recordings

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS - Qobuzissime
Ed eccoci di nuovo: London Calling! Ma questa volta l’invito non arriva dalle viscere affamate del rock’n’roll ma piuttosto da quelle del jazz. Un jazz che possiamo solo classificare come speciale, tanto che la giovane scena londinese che si concentra su questo We Out Here è un melange di influenze multicolori, che va dal soul all’afrobeat, dalla fusion all’elettronica. Per concentrarsi su questa nuova generazione, Brownswood Recordings, l’etichetta di Gilles Peterson, ha affidato la direzione artistica dell’album al più noto dei partecipanti: il sassofonista Shabaka Hutchings. Registrato in tre giorni, i musicisti e i gruppi selezionati rappresentano il jazz più nello spirito che nella forma. Così il batterista Jake Long e il suo gruppo Maisha giocano ai maestri vudù stile Pharoah Sanders. L’afrobeat di Fela serve come nutrimento all’Ezra Collective del batterista Femi Koleoso, ma anche al gruppo Kokoroko. Mentre un altro ha le bacchette, il carismatico Moses Boyd avvolge il suo ritmo in un loop elettronico sapientemente ipnotico, prima di ritornare sulla strada di un jazz libertario e frizzante. Questo Qobuzissimo colorato come non mai è anche Theon Cross, impressionante maratoneta della tuba (e, inoltre, compagno di Shabaka Hutchings a capo dei Sons Of Kemet), Nubya Garcia, una sassofonista caratterizzata dal lirismo di Charles Lloyd, o ancora Joe Armon-Jones, uno scienziato pazzo delle tastiere che conosce il suo Herbie Hancock come le sue tasche… Con We Out Here, la nuova scena jazz londinese firma un manifesto tanto dinamico quanto eclettico. © MZ/Qobuz
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Jazz - Uscito il 13 maggio 2016 | naïve

Hi-Res Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS - Qobuzissime
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Jazz - Uscito il 04 settembre 2015 | ECM

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Jazz - Uscito il 11 maggio 2015 | Brainfeeder

Hi-Res Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz - Pitchfork: Best New Music - Indispensable JAZZ NEWS - Qobuzissime
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Jazz - Uscito il 04 maggio 2015 | Jazz Village

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Jazz - Uscito il 16 febbraio 2015 | Jazz Village

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Jazz contemporaneo - Uscito il 22 settembre 2014 | Nome

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Choc Jazzman - TSF - Qobuzissime
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Vocal jazz - Uscito il 22 marzo 2013 | ACT Music

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Le top 6 JAZZ NEWS - Qobuzissime - The Qobuz Standard - HD Audio - Sélectionné par Ecoutez Voir
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Jazz - Uscito il 25 maggio 2012 | ECM

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime - HD Audio
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Vocal jazz - Uscito il 05 marzo 2012 | Jazz Village

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Sélection Les Inrocks - Qobuzissime - HD Audio - Sélection JAZZ NEWS
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Jazz contemporaneo - Uscito il 02 febbraio 2012 | Laborie Jazz

Libretto Riconoscimenti TSF - Choc de Classica - Elu par Citizen Jazz - Découverte JAZZ NEWS - Qobuzissime - The Qobuz Standard
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Jazz - Uscito il 07 novembre 2011 | Discograph

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