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What is a Qobuzissime? It’s an award presented by Qobuz for a first or second album.

Pop or Reggae, Metal or Classical, Jazz or Blues, no genre is excluded. More often than not the award is presented to a newly discovered artist.

Sometimes it might be a particularly quirky or a crossover album from a discography.

The important aspects are uniqueness, sincerity and quality. We look for these things in the recording, the project and the sound identity.





Gli album

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Jazz contemporaneo - Uscito il 30 aprile 2021 | WM Germany

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
In un mondo che ama così tanto la semplificazione, Isfar Sarabski potrebbe facilmente venire etichettato come il “Tigran dell'Azerbaijan”. Eppure il pianista nato a Baku non è proprio una fotocopia del suo collega armeno. Anche se proviene dal cosiddetto “Est”. Anche se non ascolta solo jazz. E anche se la musica popolare dei suoi antenati contamina la sua... Ma Isfar Sarabski non è altri che Isfar Sarabski. Il suo primo album, Planet (premiato con un Qobuzissime!) è visceralmente jazz. Nel suo approccio all'improvvisazione. Negli scambi che Sarabski intreccia con l'impeccabile sezione ritmica composta da due stelle americane, il batterista Mark Guiliana e il bassista Alan Hampton. E nel modo in cui gestisce lo spazio all'interno della sua musica. Studente del prestigioso Berklee College of Music e vincitore del Concorso Internazionale del Montreux Jazz Festival nel 2009, lo stile musicale del trentenne azero talvolta può essere accostato quello di Brad Mehldau - e la presenza di Guiliana contribuisce al paragone - ma si avventura anche nel classico approccio minimalista della scuola Nils Frahm/Max Richter/Ólafur Arnalds... La partecipazione del Main Strings Ensemble e del Baku Strings Quartet mostra ancor di più che questi paragoni sono più vicini a delle sensazioni che a vere e proprie filiazioni. C'è da dire inoltre che Isfar Sarabski ha un forte senso della narrazione, e dimostra di nutrire un rispetto per la tradizione mugham (un mix di jazz e di musica tradizionale azera resa popolare dal defunto Vagif Mustafazadeh): sui brani The Edge e Novruz ha invitato Shahriyar Imanov, un suonatore di târ, un liuto dal lungo manico tipico della cultura musicale dell’Azerbaijan. E anche quando si diverte a rivisitare un'aria del Lago dei cigni di Tchaikovsky (con Swan Lake), apporta un gusto molto personale. Quando si lascia il Planet Sarabski resta il desiderio di ritornarvi il più presto possibile. Un pianeta che merita di essere esplorato più accuratamente: questo bell'album acustico non mostra tutta la tavolozza di colori del suo autore, che nel tempo libero è anche un manipolatore elettronico... © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 11 settembre 2020 | Blue Note Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
I supergruppi a volte sono super-commercializzati e ci lasciano super-indifferenti. L’esatto opposto del primo album di Artemis, pubblicato da Blue Note. Dietro il nome della dea della natura selvaggia e della caccia si celano sette musiciste provenienti da tutto il mondo. Sono tutte big del jazz contemporaneo. A capo di questo cast eterogeneo e multigenerazionale, c’è Renee Rosnes. La pianista canadese, direttrice musicale del progetto, ha riunito la clarinettista israeliana Anat Cohen, la sassofonista tenore cilena Melissa Aldana, la trombettista canadese Ingrid Jensen, la contrabbassista giapponese Noriko Ueda, la batterista americana Allison Miller e – su due brani – la cantante franco-americana Cécile McLorin Salvant. “Ogni membro di Artemis è una persona unica, e questo è ciò di cui ha bisogno una band, versatilità”, dice Cohen. “Sono le personalità che rendono la vita interessante e la musica affascinante.” L’identità del gruppo è emersa in modo organico e non calcolato a tavolino. Perché Artemis riunisce sette leader, ognuna con la propria visione e prospettiva, ma che hanno suonato assieme con un approccio comune per tutto l’album. Per Jensen, che ha ideato il nome del settetto, “il personaggio della dea greca Artemide è rappresentativo dell’energia e della vasta gamma di prospettive musicali che il nostro gruppo porta sul palco.” Il successo di un album sta tutto qui: in una unione naturale. Un album pieno di sorprese, con composizioni per lo più originali, ma che offre anche delle eclettiche cover: The Fool on the Hill dei Beatles; la vecchia hit dimenticata degli anni ’40 Cry, Buttercup, Cry resa popolare da Maxine Sullivan; The Sidewinder, un classico di Lee Morgan; e If It’s Magic di Stevie Wonder. Gli arrangiamenti dell’esperta Renee Rosnes sono prefetti per dare ad ogni voce il suo giusto spazio. Nessuna di queste sette amazzoni sovrasta l’altra. E anche se la volontà di fondare una band esclusivamente femminile è un messaggio forte in un mondo del jazz dominato dagli uomini, noi assaporiamo la bellezza e l’intelligenza di questa musica, senza dover per forza pensare al genere del suo autore. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 21 agosto 2020 | Concord Jazz

Hi-Res Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music - Qobuzissime
Al momento dell'uscita del suo primo vero album da solista, Nubya Garcia era già sommersa da infinite lodi, premi, progetti e collaborazioni multiple. La ventinovenne londinese è indubbiamente diventata una delle protagoniste principali della nuova scena jazz inglese, e la musica del suo sassofono, colorata e ben articolata, si è già fatta notare su numerosi album, come quelli di Nérija e Maisha, o su due terzi dell'emblematica We Out Here (2018), compilation dell'etichetta Brownswood di Gilles Peterson, che riunisce i nomi più importanti di questa generazione. E assieme ad alcuni di questi protagonisti ha registrato Source. Affincata da musicisti del calibro di Joe Armon-Jones (tastiere), Daniel Casimir (basso) e Sam Jones (batteria), Garcia si è assicurata di essere ben equipaggiata per portare la sua musica ben oltre i confini del jazz contemporaneo, e oltre quelli del Regno Unito. Come spesso accade con i musicisti locali di oggi, sono le sonorità caraibiche, africane e persino urbane a colorare i ritmi e le melodie. Una fusion che è spesso presente negli album jazz made in UK, ma alla quale lei conferisce il suo tocco speciale. L'influenza di Herbie Hancock (periodo Headhunters/primo periodo Columbia Records) non è di certo lontana (Inner Game, The Message Continues). Una sensazione amplificata dal funky di Joe Armon-Jones, mago dell'organo e del synth.Ma Nubya Garcia è affamata di altri suoni e paesaggi. Su Source, la title track , il dub è chiaramente uno di questi. Su Together is a Beautiful Place To Be, rivela una delicata sensualità soul e R&B. Stand With Each Other è avvolta da ritmi nyabinghi. Quanto a La cumbia me está llamando, il titolo non lascia dubbi sulle sue influenze... Tutte le sequenze disegnano il ritratto di una donna saldamente ancorata al suo tempo. Una musicista in armonia con le sue radici e la sua storia personale, che pone il senso della collettività al centro delle sue riflessioni. A tal fine, ha invitato Richie Sievwright, Cassie Kinoshi e Sheila Maurice-Grey della band Kokoroko; i colombiani di La Perla (La cumbia me está llamando); e la cantante di Chicago Akenya Seymour (Boundless Beings). Con questo album Qobuzissime, Nubya Garcia riesce a spingersi oltre, abbatendo i muri che cercano di rinchiudere il jazz in una sorta di ghetto. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 14 febbraio 2020 | Exodus Records

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Da buon pozzo senza fondo qual è, la nuova scena jazz inglese mantiene la sua tradizione creativa partorendo il primo vero album solista di Moses Boyd. Gli appassionati del movimento conoscono già questo eclettico e giovane batterista, che ha lavorato con Shabaka Hutchings, Zara McFarlane, Nubya Garcia, Joe Armon-Jones, Theon Cross e Ashley Henry, ma soprattutto è la metà di Binker & Moses, il wild duo che condivide con il sassofonista Binker Golding. Con Dark Matter, Boyd realizza un album che può essere considerato più la creazione di un produttore che di un batterista. Un album che è una estesa narrazione di ciò che rappresenta, ovvero un musicista cresciuto sognando di diventare il nuovo Max Roach o Tony Williams mentre ascoltava Dizzee Rascal e Wiley, oltre ai ritmi caraibici, il reggae e la musica elettronica. La forza di Dark Matter risiede proprio nella capacità di fondere questo grande insieme di idoli così diversi tra loro in una bella e colorata Polaroid della Londra di oggi. Ricco di suoni, l’album dal DNA jazz passa dall’afrobeat (BTB) al dubstep (2 Far Gone) prima di una botta di post-rock (What Now?). Con la voce di Poppy Ajudha, di Obongjayar e di Nonku Phiri e il contrabbasso dell’ex-Jazz Warriors Gary Crosby, Moses Boyd ha creato una orgia ritmica fuori dal comune. Un disco di ancora più difficile catalogazione rispetto a quelli dei suoi colleghi della stessa scena anglosassone. Rivitalizzante. © Marc Zisman/Qobuz 
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Jazz - Uscito il 06 settembre 2019 | Sony Music CG

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Non passa una settimana senza che un nuovo prodigio appaia nella nuova scena jazz britannica. Ashley Henry affronta il jazz con molta flessibilità, mescolando suoni tradizionali con soul, funk, rap, afrobeat, grime o ritmi caraibici. Nato nel novembre 1991 e diplomatosi nel 2016 alla Royal Academy of Music, il giovane pianista londinese è sulla bocca di tutti i fan della città, dopo le sue già numerose collaborazioni che includono grandi nomi come il rapper Loyle Carner, cantante di Christine & The Queens, o Zara McFarlane, insieme a figure jazz come Terence Blanchard, Robert Glasper, Jean Touissant, Jason Marsalis e Anthony Joseph. Per il suo primo album in studio nel senso stretto del termine, intitolato Beautiful Vinyl Hunter, Henry costruisce un onesto ritratto musicale della sua formazione e della sua eredità multiculturale. “La mia musica è una chiara espressione di chi sono e di ciò che Londra è in tutta la sua gloriosa diversità. L'immigrato che porto in me ha le sue radici nel diciassettesimo secolo. Per me è importante che la mia musica rifletta questo lignaggio di generazioni, attraverso diversi stili musicali."Un lavoro fatto con grande energia e vigore, con tre batteristi – Luke Flowers (Cinematic Orchestra), Eddie Hick e Makaya McCraven –, i trombettisti Theo Crocker, Jaimie Branch e Keyon Harrold, il sassofonista Binker Golding, il bassista Dan Casimir , il percussionista Ernesto Marichales e i cantanti Judi Jackson e Milton Suggs, oltre al rapper Sparkz. Come se fosse un Herbie Hancock del terzo millennio, Ashley Henry ha un groove caldo e generoso; fonde tutto ciò che suona con grande facilità. Non sembra avere un approccio calcolato, ma solo il puro piacere di suonare e condividere buona musica... © Marz Zisman / Qobuz
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Jazz contemporaneo - Uscito il 26 aprile 2019 | Sekito

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Non è il caso di accertarsi che Alfa Mist abbia letto l’intera opera di Roland Barthes, padre dello strutturalismo… Dietro le tastiere, il britannico ha concepito l’album Structuralism con un obiettivo più modesto: «Ho subito le influenze dell’ambiente in cui sono cresciuto. La mia educazione mi ha plasmato in modo tale che non so come comunicare. Lo strutturalismo significa questo “sono la persona che sono a causa della società nella quale sono cresciuto”. Adesso, ho bisogno di imparare a comunicare». È quanto Alfa Mist comunica -molto bene– con il suo secondo album, dotato di un senso innato del groove ovattato e un bisogno vitale di scambi. Un’ennesima prova della vitalità della scena jazz britannica attuale che attinge dalla soul, dal funk e dall’hip-hop. L’hip-hop sarà per l’appunto il primo capitolo della saga del giovane musicista.Dopo aver trascorso le sue giornate a creare beat per delle prod di grime e di rap, il londinese scopre il jazz tramite le campionature, gli album di J Dilla e quelli di Miles Davis e perfino del compositore di colonne sonore Hans Zimmer, uno dei suoi idoli. Ma più in particolare, Alfa Mist si immerge da autodidatta nell’universo del pianoforte e delle tastiere. Con Structuralism, disegna, con il supporto di una Fender Rhodes o di un pianoforte classico, i contorni di un jazz soul malinconico e voluttuoso. Un groove atmosferico influenzato da Herbie Hancock/Robert Glasper che crea con i suoi complici il trombettista Johnny Woodham, i batteristi Peter Adam Hill e Jamie Houghton, il chitarrista Jamie Leeming, i bassisti Kaya Thomas-Dyke e James Rudi Creswick, i violinisti Katie Neaves, Simmy Singh e Lucy Nolan e la violoncellista Peggy Nolan, per non dimenticare Jordan Rakei sulla canzone Door. Alla fine, questa partitura dalle tinte pastello (niente slapping al basso né doppia batteria nella musica di Alfa Mist!) è la prova del talento da pittore di un musicista da seguire attentamente. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 26 aprile 2019 | Enter The Jungle

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
All’inizio del 2018, la compilation We Out Here uscita per l’etichetta di Gilles Peterson mette l’accento sulla giovane scena jazz britannica attuale, sulla sua vitalità, sulla sua energia e soprattutto sul suo eclettismo. Una corrente di cui molti hanno considerato il sassofonista Shabaka Hutchings (Sons of Kemet, The Comet is Coming, Melt Yourself Down…) come un capofila, ruolo che si è tra l’altro sempre rifiutato d’incarnare… Le frontiere di questo jazz, come spesso con i musicisti di questa generazione, sono volontariamente sfumate. I cinque componenti degli Ezra Collective erano presenti su questa compilation eletta Qobuzissime. Con You Can’t Steal My Joy, la gang londinese diretta dal batterista Femi Koleoso firma infine il suo primo album. Nel 2017, il loro EP Juan Pablo: The Philosopher (che si chiudeva con una bella cover di Space is the Place dei Sun Ra) aveva fatto sensazione, si era aggiudicato numerosi premi e aveva dato una visione molto afrobeat del jazz. Troviamo questa singolarità sulla loro opera ultra funky. Con Joe Armon Jones alle tastiere, TJ Koleoso al contrabbasso, Dylan Jones alla tromba, e James Mollison al sassofono, Koleoso orchestra una sinfonia festiva tranquilla basata sugli ottoni e sul ritmo. Uno tsunami ibrido fatto di afrobeat, jazz, hip hop, reggae, musiche caraibiche soul. E per sottolineare meglio questa ampia visione, gli Ezra Collective imbarcano a bordo della loro crociera policroma la soul sister Jorja Smith (Reason in Disguise), il rapper Loyle Carner (What Am I to Do?) e il gruppo di afrobeat Kokoroko (Shakara). Non resta che assaporare questa bella sfilata eteroclita di paesaggi groovy. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 25 maggio 2018 | Edition Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Gancio destro, gancio sinistro e un uppercut sul mento! Il primo album degli Enemy ti prende così. Dietro il nome c'è un giovane trio composto dal pianista Kit Downes, dal bassista Frans Petter Eldh e dal batterista James Maddren. Tre giovani musicisti della scena jazz internazionale che si sono già esibiti sul palco da solisti o al fianco di altre star. L'unione delle forze viene soprattutto dall'esigenta di dare libero sfogo ai propri impulsi creativi. Prodotto dallo stesso Eldh, questo album è uno tsunami di jazz contemporaneo. Una tempesta poliritmica che delizierà i fan di power trio alla The Bad Plus. Qobuzissime! Mescolando influenze che vanno da da Keith Jarrett a Oscar Peterson, Kit Downes disegna improvvisazioni multicolori abbaglianti. Ma la forza del pianista britannico è ovviamente quella di rimanere attaccato al ritmo di Eldh e Maddren che sono il cuore di questa centrale nucleare. Ma Enemy non è esclusivamente sinonimo di potenza e di questi inseguimenti mozzafiato. Perché quando il trio si avvicina alle ballate, è capace di una forza narrativa altrettanto accattivante. In definitiva, un Enemy molto più amichevole di quanto sembri... © Marc Zisman / Qobuz
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Vocal jazz - Uscito il 04 maggio 2018 | Silvertone

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Hailey Tuck non nasconde la sua passione per Madeleine Peyroux e Melody Gardot, eppure già possiede quel qualcosa che è suo e basta. Quel tocco personale che fa della giovane texana approdata a Parigi una voce accattivante e non una suiveuse di serie B. Pensate che Larry Klein in persona ‒ il produttore delle sue due principali ispiratrici ‒ ha prodotto il primo album di questa fanciulla che sembra condividere il parrucchiere di Louise Brooks e lo stesso guardaroba di Joséphine Baker. Klein ha trovato la cornice ideale, mai sovraccarica, il suono puro e pulito di cui aveva bisogno, aiutata nella sua impresa da musicisti di alto livello come il batterista Jay Ballerose (Elton John, Robert Plant) o il chitarrista Dean Parks (Joe Cocker, Steely Dan)… In quanto al repertorio, l’eclettismo e la qualità delle cover mostrano altrettanto buon gusto. Sia che rivisiti That Don't Make It Junk di Leonard Cohen, Cry To Me (resa popolare da Solomon Burke), Cactus Tree di Joni Mitchell, Some Other Time di Leonard Bernstein, Underwear dei Pulp, Alcohol dei Kinks, Junk di Paul McCartney, I Don’t Care Much dalla colonna sonora di Cabaret o, ancora, la meravigliosa Say You Don’t Mind di Colin Blunstone, Hailey Tuck usa sempre con stile la sua voce birichina e un po’ retrò ad ogni parola, ad ogni frase. Non resta che lasciarsi cullare da questo bel Qobuzissime, incuranti dello spirito dei nostri tempi. © Max Dembo/Qobuz
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Jazz - Uscito il 06 aprile 2018 | Sony Music Classical Local

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
C’è un motivo se questo album tanto bello quanto inclassificabile si chiama Nordub. Nor sta infatti per North (Nord), rappresentato qui da Nils Petter Molvaer. Nel 1997, quando l’ECM pubblica l’incredibile Khmer, questo trombettista norvegese fa tremare il pianeta jazz integrando l’elettronica nel suo universo sonoro alquanto atmosferico. Nor sta anche per il suo compatriota, il chitarrista Eivind Aarset, e per quel maneggione del DJ finlandese Vladislav Delay. Le tre lettere Dub alludono invece alla coppia più emblematica del genere: il batterista Sly Dumbar e il bassista Robbie Shakespeare. Nel 2016, quest’associazione più che mai atipica tra il tandem giamaicano e Nils Petter Molvaer si è esibita sul palco. Tanto per riscaldarsi un po’ prima di entrare in studio tutti insieme, a Oslo. L’universo di Molvaer è sempre stato ibrido per definizione, con il suo mix di tessiture mai esclusivamente jazz. È un suono che fa leva su più livelli atmosferici senza mai trascurare la forza creativa delle sue improvvisazioni o composizioni. Qui, il trombettista lascia addirittura penetrare il suono unico di Sly & Robbie con grande naturalezza. In ciò risiede probabilmente la forza di Nordub. Nessuno prende il sopravvento, nessuno cerca di soffocare l’altro. La fusione è totale e sincera. Si sente anzi che i due volponi sessantenni escono dalla loro zona di comfort abituale per partecipare attivamente alla musica che prende forma. Senza dimenticare il lavoro di Aarset e Delay, altrettanto fondamentale nella resa finale. Insieme, i nostri cinque avventurieri del suono partoriscono una bella sinfonia di dub’n’jazz atmosferico. Davvero singolare. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 13 maggio 2016 | naïve

Hi-Res Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS - Qobuzissime
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Jazz - Uscito il 04 settembre 2015 | ECM

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Jazz - Uscito il 11 maggio 2015 | Brainfeeder

Hi-Res Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz - Pitchfork: Best New Music - Indispensable JAZZ NEWS - Qobuzissime
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Jazz - Uscito il 04 maggio 2015 | Jazz Village

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Jazz - Uscito il 16 febbraio 2015 | Jazz Village

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Jazz contemporaneo - Uscito il 22 settembre 2014 | Nome

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Choc Jazzman - TSF - Qobuzissime
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Vocal jazz - Uscito il 22 marzo 2013 | ACT Music

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Le top 6 JAZZ NEWS - Qobuzissime - The Qobuz Standard - HD Audio - Sélectionné par Ecoutez Voir
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Jazz - Uscito il 25 maggio 2012 | ECM

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Jazz - Uscito il 20 marzo 2012 | Jazz Village

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Sélection Les Inrocks - Qobuzissime - HD Audio - Sélection JAZZ NEWS
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Jazz contemporaneo - Uscito il 02 febbraio 2012 | Laborie Jazz

Hi-Res Libretto Riconoscimenti TSF - Choc de Classica - Elu par Citizen Jazz - Découverte JAZZ NEWS - Qobuzissime - The Qobuz Standard