Gli album

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Sinfonie - Uscito il 16 novembre 2018 | RCA Victor

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Rap - Uscito il 25 gennaio 2007 | Tommy Boy Music, LLC

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Country - Uscito il 21 settembre 2018 | Capitol Records Nashville

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Più di otto ore e mezzo di musica! Bobbie Gentry meritava assolutamente una commemorazione tanto imponente, anche se la sua fama durò appena poco più di un decennio. Uscita di scena e rinchiusasi in un totale anonimato sin dai primi anni ’80, questa grande voce degli anni ’60 e ’70 viene qui lussuosamente raccolta. 177 brani suddivisi in 8 dischi: sei album per l’etichetta Capitol (Ode to Billie Joe del 1967, The Delta Sweete e Local Gentry del 1968, Touch ‘Em With Love del 1969, Fancy del 1970 e Patchwork del 1971), il disco in cui canta in duetto con Glen Campbell uscito nel 1968 e– i fan rischieranno di svenire – più di 70 inediti che raccolgono registrazioni alternative, demo, concerti dal vivo alla BBC e pezzi rari di ogni genere! Oltre il mistero del suo ritiro prematuro e del culto che non smetterà di crescere nel corso degli anni, restano queste canzoni che scriverà di proprio pugno. Bobbie Gentry non era una semplice cantante che metteva insieme country, folk e pop come molte altre della sua generazione. È l’unica, che appena ventenne, scrisse i grandi successi Mornin' Glory, Fancy, Okolona River Bottom Band, Chickasaw County Child o ancora il più celebre di tutti, ripreso da numerosissimi artisti, Ode to Billie Joe, storia affasciante del misterioso suicidio del giovane Billie Joe McAllister, buttatosi dal Tallahatchie Bridge. In Francia, Joe Dassin scombussolerà l’intrigo: Billie Joe si chiama Marie-Jeanne e il Tallahatchie Bridge diventa il ponte della Garonna… La voce di Bobbie Gentry possiede una certa classe, un certo abbandono e una sensualità straordinaria. Accompagnata poi da quegli arrangiamenti abbondanti e da quell’insieme di strumenti in fase col suo canto, talora dagli strumenti a corda lounge un tantino kitsch ma comunque eleganti, talora da una semplice chitarra che si sposa bene con le variazioni della sua voce. Bobbie Gentry non è mai completamente country, completamente pop, completamente soul o completamente folk. È semplicemente se stessa. Punto e basta. © Marc Zisman/Qobuz
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Assoli per pianoforte - Uscito il 17 agosto 2018 | Decca Music Group Ltd.

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Opere integrali - Uscito il 03 novembre 1971 | Decca Music Group Ltd.

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Opera - Uscito il 11 maggio 2018 | Deutsche Grammophon Classics

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Difficile restare insensibili davanti a questa celeberrima versione di Cavalleria Rusticana, incisa negli anni Sessanta da un Karajan all’apice della maestria, con i più grandi artisti di un’epoca benedetta dagli dèi della grande arte lirica. Karajan dirige Mascagni in modo tale da farlo passare per un genio come Mozart o Verdi. Sotto la sua bacchetta, l’Orchestra della Scala di Milano suona con opulenza quasi berlinese e morbida arte del legato. Si ammireranno ancora una volta la bellezza del timbro di Carlo Bergonzi, il suo delizioso accento parmigiano e, soprattutto, l’intensità al tempo stesso tragica, poetica e piena di fuoco conferita al personaggio di Turiddu. La sua personalità e la sua voce radiosa distaccano i partner di molte lunghezze, malgrado la presenza vulcanica e la gigantesca voce di Fiorenza Cossotto. La qualità sonora è parte integrante del piacere provato ad ogni nuovo ascolto di quest’incisione arcinota e stracelebrata, grazie ad una tecnica stereofonica quasi perfetta nell’equilibrio delle voci e dell’orchestra. Un simile “classico del disco” non invecchia mai. Indivisibile dal suo gemello, Cavalleria Rusticana di Mascagni, il dramma di Leoncavallo trova in questa famosa registrazione realizzata nel 1965 alla Scala di Milano un’interpretazione che, avendo segnato diverse generazioni, si ascolta ancora oggi con ammirazione e con rispetto. Innanzitutto grazie alla straordinaria interpretazione di Carlo Bergonzi, che dà al ruolo di Canio l’impronta di un’umanità schernita, dall’intensa emozione. Non si può ascoltare la sua grande aria «Vesti la giubba» senza fremere e senza provare pietà per quest’uomo ferito, che deve ugualmente fare il pagliaccio nonostante il proprio dolore. È la dimostrazione moderna del tema di Diderot sul destino del comico, che fa ridere mentre piange la sua triste realtà sotto la maschera: «Ridi, pagliaccio!». Karajan è qui all’apice della sua maestria, e fa suonare l’Orchestra della Scala in un technicolor magnificato da una presa del suono tipica degli anni Sessanta, che realizza un equilibrio quasi ideale fra il coro, i cantanti e l’orchestra. Karajan infonde un’intensità quasi wagneriana al celebre Intermezzo orchestrale che precede lo svolgimento di un dramma ulteriormente esacerbato dal sole intenso della Calabria. © François Hudry/Qobuz
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Pop - Uscito il 13 aprile 2018 | Sony Music CG

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Bastano due accordi di synth per riconoscere il suono tutto particolare degli Eurythmics, gruppo emblematico degli anni ’80. Il tandem costituito da Annie Lennox e Dave Stewart simboleggia perfettamente quella new wave sintetica (pop nel fondo, futurista nella forma) tipica di un decennio in cui le chitarre erano quasi diventate cosa poco gradita… Il duo britannico sarà in testa alle classifiche per tutti gli anni ’80 e Sweet Dreams diventerà il loro brano per antonomasia. Alla partitura, Dave Stewart si lancia in una new wave cupa stile Bowie (Love Is A Stranger) oppure osa un krautrock leggero (Sweet Dreams). Sa anche essere funky (I’ve Got An Angel) e persino disco (Wrap It Up). Al microfono, Annie Lennox impressiona optando per una voce soul o, al contrario, decisamente austera. Un classico del genere. © Clotilde Maréchal/Qobuz
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Africa - Uscito il 23 marzo 2018 | World Circuit

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Classica - Uscito il 01 gennaio 1962 | Deutsche Grammophon (DG)

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Questa bella riedizione raggiunge un duplice obiettivo, rendendo omaggio al tempo stesso a Claude Debussy, morto nel 1918, e a Gérard Souzay, nato ad Angers nello stesso anno. Il baritono francese ha molto sofferto del giudizio negativo e senza appello espresso da Roland Barthes nel famoso saggio Mitologie, pubblicato nel 1957. Per il semiologo, l’arte di Gérard Souzay era «segnaletica» e rappresentava l’arte borghese per eccellenza; il cantante era quindi accusato di sottolineare i segni dell’emozione e non l’emozione in sé. Naturalmente si potrebbe glossare a lungo sugli interpreti iperespressivi che dispiacciono allo spirito francese, amante della misura e della moderazione, ma accordiamo a Gérard Souzay la giusta riconoscenza per essere stato uno dei migliori interpreti della mélodie francese, che egli ha illustrato con passione in tutto il corso della sua carriera. Nel 1962 incideva quest’album e aveva appena debuttato nel ruolo di Golaud all’Opera di Roma, per i cinquant’anni di Pelléas et Mélisande di Debussy, sotto la direzione di Ernest Ansermet, prima di cantarla a Parigi con il successo che sappiamo. Il repertorio di Gérard Souzay non si fermava tuttavia alla mélodie francese: era anche un interprete del lied, vivamente apprezzato in Germania e in Austria, in particolare al Festival di Salisburgo. Le sue registrazioni dei Lied di Schubert hanno fatto il giro del mondo. Nel 1956, Gérard Souzay aveva rappresentato il Canticum Sacrum di Stravinskij sotto la direzione del compositore, alla basilica di San Marco a Venezia. Dalla prima mélodie di Debussy, Beau soir (Bella sera), fino alle Fêtes galantes (Feste galanti) ed al Promenoir des deux amants (Il cortile dei due amanti), percorriamo tutto il menu della dolcezza, guidati da Gérard Souzay e Dalton Baldwin. Sensibile alle minime inflessioni di quell’universo affascinante e dotato di una dizione intelligibile, Souzay oscilla fra il rigore e quella goccia di affettazione che si addice perfettamente alla maestria suprema dell’artificio e dell’armonia complessa. © François Hudry/QOBUZ/febbr. 2018
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Jazz - Uscito il 27 gennaio 2017 | Contemporary

Hi-Res Libretto Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz - Jazzwise Five-star review
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Jazz - Uscito il 27 gennaio 2017 | Contemporary

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Country - Uscito il 04 novembre 1997 | Mercury Nashville

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Country - Uscito il 04 novembre 1997 | Mercury Nashville

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Rock - Uscito il 01 dicembre 2017 | Rhino - Warner Bros.

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - La discoteca ideale Qobuz - Best New Reissue
Dopo un primo opus abbastanza magico di country alternativa pieno zeppo di energia (A.M.) ma concepito al momento della separazione turbolenta dal suo gruppo Uncle Tupelo, Jeff Tweedy questa volta se la prende comoda per generare il secondo album di Wilco. Già, l’opera è ambiziosa perché doppia. Un formato che, per via di affinità musicali, farà scrivere a non pochi giornalisti al momento dell’uscita del disco nell’ottobre del 1996 che Tweedy firma qui il suo Exile On Main Street. Come per il capolavoro dei Rolling Stones, l’eclettismo si esprime attraverso il rock’n’roll basic, la bluegrass, la country rock, lo psichedelismo, la folk e la soul madida. Con le chitarre in tutta libertà, della pedal steel, degli ottoni e tutto un insieme smisurato di strumenti, il Wilco di Being There tesse un’impressionante tela tra gli Stones nel periodo del loro massimo splendore, i Replacements, i Beatles e i Big Star dell’album Third. Alternando ballate e tormente elettriche, Tweedy mostra soprattutto che partendo da una base abbastanza classica e atemporale, si aggiudica la posta in gioco con le sue canzoni grandiose e le sue composizioni dall’architettura stupefacente…Questa Edizione Deluxe rimasterizzata propone, oltre all’album originale, quindici bonus inediti che includono in particolare versioni alternative di I Got You e Say You Miss Me e un live registrato il 12 novembre 1996 al Troubadour di Los Angeles e una sessione per la stazione radio KCRW di Santa Monica captata il giorno seguente. © MZ/Qobuz
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Classica - Uscito il 24 novembre 2017 | Sony Classical

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Questo celebre album monografico dedicato ad Aaron Copland è anche il simbolo gioioso della lunga amicizia che legò per la vita il giovane Bernstein diciannovenne ad uno dei più grandi compositori americani. I due uomini, separati da una differenza di diciotto anni, si erano incontrati sul campus di Harvard durante uno spettacolo di danza contemporanea. Copland era già un compositore rispettato, mentre Leonard Bernstein era un illustre sconosciuto pieno di talenti e di progetti. Il più anziano avrebbe sostenuto il giovane musicista raccomandandolo fra l’altro al Curtis Institute, poi al Festival di Tanglewood. Riconoscente, Bernstein avrebbe suonato per tutta la vita la musica di Copland, per affetto ma anche per vera passione. Pubblicato nel 1962, questo LP riunisce tre balletti. Appalachian Spring (Primavera negli Appalachi), composto nel 1944 per Martha Graham, narra la storia dei pionieri americani citando numerosi canti popolari dell’epoca, fra cui la Shaker Dance, che fa da collegamento fra gli otto movimenti del pezzo. El Salón Mexico, in origine puramente orchestrale, è una rappresentazione idealizzata di una sala da ballo popolare in Messico, sebbene vi si percepisca l’influsso piuttosto netto di Stravinskij. Basato su partiture acquistate in loco dal compositore, permette di ascoltare diversi stili musicali, dal più popolare al più erudito. Music for the Theatre, composta nel 1925, è una suite di piccoli pezzi ispirati al jazz, e fece un bello scandalo nelle sale da concerto conservatrici degli anni Venti. © François Hudry/Qobuz
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Classica - Uscito il 24 novembre 2017 | Sony Classical

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Punk/New wave - Uscito il 24 novembre 2017 | Rhino - Warner Bros.

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Nonostante le regole del gioco fossero chiare già dal loro primo album, i Ramones riescono a superarsi con il terzo episodio della loro saga binaria. E anche ad affinare la loro arte! Ancora una volta, con questo Rocket To Russia tirato fuori il 4 novembre 1977 in piena guerra fredda, è tutta questione di sinfonia in tre accordi, di storie allegramente sciocche 100% da teenager e, soprattutto, di portare con orgoglio il rock’n’roll alla luce del giorno: in un garage! Ma i ritornelli di Sheena Is A Punk Rocker o Teenage Lobotomy sono inarrestabili per la loro efficacia nella rilettura del patrimonio rock’n’roll, pop bubblegum e surf. E anche quando rivisitano la celebre i>Surfin’ Bird dei Trashmen o Do You Wanna Dance?, resa famosa da Cliff Richard, i Beach Boys e perfino Bette Midler, i nostri delinquenti punk del Queens fanno del rock selvaggio e tormentato come nessun altro! Questa edizione, che celebra i quarant’anni di questa sublime esplosione sonora, propone due mix dell’album: quello dell’album originale e uno nuovo chiamato Tracking Mix e firmato Ed Stasium, ingegnere del suono della versione iniziale. Comprende, inoltre, 24 tracce rare o inedite, delle demo, delle versioni alternative e delle canzoni nel lato B. Infine, ciliegina sulla torta, un live scoppiettante inedito dei (finti) fratelli Ramones, registrato il 9 dicembre 1977 all’Apollo Centre di Glasgow in Scozia. © MZ/Qobuz
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Rock - Uscito il 24 novembre 2017 | Rhino - Elektra

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Pubblicato nel dicembre del 1976, questo quinto album degli Eagles rimarrà il loro più grande successo. Trascinato dal suo singolo di successo omonimo, Hotel California segna una svolta nella carriera del gruppo americano. Bernie Leadon, il più country della band, è uscito di scena e qui entra in gioco Joe Walsh. A sua volta, sembra che anche Don Henley assuma maggiormente il controllo delle cose. Ne risulta un disco più mainstream di quelli precedenti, che è caratterizzato, in particolare, da un suono in cinemascope all’altezza delle sue canzoni. Tutto è XXL qui! La produzione, gli assoli, le melodie… Tutto! Capolavoro del rock classico dalle curvature FM, questa è soprattutto un’opera che attraversa decenni e decenni e fa comunque sempre impazzire la folla. Glenn Frey, Don Felder, Joe Walsh, Randy Meisner e Don Henley non ritroveranno mai una complicità e incisività così impressionanti… Pubblicata nel novembre del 2017, questa edizione del 40° anniversario propone l’album originale rimasterizzato, insieme all’energico live californiano registrato al Forum di Inglewood nell’ottobre del 1976. © CM/Qobuz
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Classica - Uscito il 10 novembre 2017 | Sony Classical

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Musica alternativa e indie - Uscito il 20 ottobre 2017 | Rhino

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Per il loro terzo album, gli Smiths sono all’apice della loro arte: voce tormentata del crooner, arpeggi cristallini che gocciolano da una chitarra limpida, testi romantici e cinici. C’è tutto per fare un pop 100% inglese, come i Kinks, gli Who e i Jam hanno saputo generare ai loro tempi… The Queen Is Dead, Bigmouth Strikes Again, The Boy With The Thorn In His Side, There Is A Light That Never Goes Out o Some Girls Are Bigger Than Others sono altrettanto delle perle introspettive che il canto del carismatico Morrissey trasforma in poesia pura. Guai adolescenziali, quadri sociali, caricature sottili: la penna di Moz qui intinge l’inchiostro nella perfezione. © MD/Qobuz