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Gli album

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Veruschka

Ennio Morricone

Colonne sonore - Uscito il 01 gennaio 1971 | Gdm

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Buena Vista Social Club

Buena Vista Social Club

World music - Uscito il 17 settembre 2021 | World Circuit

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Il Buena Vista Social Club ha introdotto la più antica forma di musica afro-cubana, il son, agli amanti della musica di tutto il mondo. E per poco, tutto questo rischiava di non accadere. La registrazione di questo album (che ha venduto più di 8 milioni di copie), realizzata nel 1996 allo studio Egrem dell’Avana, fu organizzata all’ultimo minuto, in sostituzione di un’altra sessione. Inizialmente era previsto che intorno ai microfoni si riunissero una serie di musicisti cubani e del Mali, ma questi ultimi non riuscirono ad ottenere i loro visti. Fu così che Nick Gold, (fondatore dell'etichetta britannica World Circuit), Ry Cooder (il famoso produttore e chitarrista americano) e Juan de Marcos González (direttore degli Afro Cuban All Stars, che avevano appena pubblicato il loro primo album rendendo omaggio alle grandi band cubane degli anni ‘50) presero una delle decisioni più sagge della loro carriera.Accanto ai migliori strumentisti cubani - come il bassista Orlando “Cachaíto” López, il trombettista Manuel “Guajiro” Mirabal e Barbarito Torres (esperto del laúd, un piccolo liuto cubano) - alcuni cantanti veterani ormai in pensione tornarono all’opera per registrare alcuni classici del sound cubano. Compay Segundo (89 anni), Pio Leiva (80), Ibrahim Ferrer (69), Omara Portuondo (66) e Eliades Ochoa (50) si riunirono attorno al piano di Rubén González (78), che registrò un album durante queste due prolifiche settimane.Chiamato Buena Vista Social Club, in riferimento a un famoso club dell’Avana dove si riunivano i musicisti della tradizione prima degli anni ‘30, l’album fu pubblicato senza troppo clamore nel 1997. Gradualmente, le recensioni molto positive e l’entusiasmo del passaparola lo fecero arrivare al grande pubblico, un processo che fu ulteriormente rafforzato dal Grammy Award, vinto quello stesso anno. L’alchimia tra le voci stagionate e profonde, il tocco virtuoso dei musicisti e il fascino sempre attuale di questi vecchi successi funziona magnificamente. L'autenticità è strabiliante e la gioia condivisa da questi musicisti talentuosi (e maliziosi) è contagiosa.Nel 1998, la formazione originale del BVSC tenne tre concerti, due ad Amsterdam e uno alla Carnegie Hall di New York. Durante queste esibizioni trionfali, un regista e amico di Ry Cooder, il celebre Wim Wenders, si trovava dietro la cinepresa. Era presente anche durante le sessioni di registrazione a Cuba per il primo album da solista di Ibrahim Ferrer, che ha costituito il materiale principale del film Buena Vista Social Club. Uscito nel 1999, questo documentario ha accresciuto l’aura leggendaria di questa band dall’effimera durata.Per la maggior parte di questi artisti, fu il punto di partenza per carriere internazionali di durata breve ma intensa. Compay Segundo e Rubén González sono venuti a mancare nel 2003, Ibrahim Ferrer è scomparso nel 2005 e Orlando “Cachaíto” López nel 2009. Alcuni dei membri della band originale hanno continuato a girare il mondo con il nome di Orquesta Buena Vista Social Club. Nell’ottobre 2015, dopo la distensione delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, sono stati i primi musicisti cubani ad essere ricevuti alla Casa Bianca, prova dell’importanza culturale di questo album ormai leggendario. © Benjamin Minimum/Qobuz
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Chega de Saudade (Remastered Edition)

João Gilberto

World music - Uscito il 02 aprile 1959 | Ipanema Discos - Atlantic

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Chega de Saudade (1959) è il primo album dello strumentista bahiano João Gilberto, la cui reputazione di genio si stava già affermando in quel periodo, grazie al suo lavoro in studio con altri artisti. L’album inaugurò non solo la carriera solista di João Gilberto ma fu anche l’incipit per la Bossa Nova, un genere che cambiò la storia della musica brasiliana. Le voci morbide, ispirate dal jazz americano, combinate con un nuovo tipo di ritmo di chitarra (che fu poi chiamato “ritmo di bossa”) furono gli elementi definitivi che consolidarono l’opera come uno dei punti di partenza del movimento.Questo nuovo modo di suonare lo strumento diventò popolare tra i giovani e gli studenti universitari dell’epoca e ispirò le generazioni successive di musicisti, come Gilberto Gil, Caetano Veloso, Jorge Ben, Chico Buarque e Milton Nascimento. Con Chega de Saudade, João Gilberto riuscì a conquistare anche la vecchia generazione: sebbene fosse un album rivoluzionario per il suo tempo, non trascurò le radici della musica brasiliana. Il suo repertorio includeva composizioni di grandi artisti come Ary Barroso, Geraldo Pereira e Dorival Caymmi, ma con un pizzico di innovazione.Un anno prima del suo debutto da solista, João Gilberto collaborò all’album Canção de Amor Demais di Elizeth Cardoso, dove suonò la chitarra nella canzone Chega de Saudade, composta da Vinicius de Moraes e Tom Jobim. In questo disco possiamo già percepire quello che sarebbe diventato il “ritmo di bossa”. Tuttavia, fu solo all’uscita di Chega de Saudade che la Bossa Nova si consolidò definitivamente. L’album fu prodotto da Aloysio de Oliveira, con gli arrangiamenti e la direzione orchestrale di Tom Jobim, diventando un immediato successo sia di critica che di pubblico. Include classici come Desafinado, Chega de Saudade e Bim Bom. © Nathalia Padova/Bananas
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Das Pfefferminz-Experiment

Marius Müller-Westernhagen

Rock - Uscito il 08 novembre 2019 | Polydor

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Keep on Keeping On. Studio Albums 1970-74 (2019 Remaster)

Curtis Mayfield

Soul - Uscito il 22 febbraio 2019 | Rhino

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Now He Sings, Now He Sobs

Chick Corea

Jazz - Uscito il 01 gennaio 1968 | Blue Note

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Walton: Symphony No.1 in B-Flat Minor

André Previn

Sinfonie - Uscito il 16 novembre 2018 | RCA Victor

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Attenzione, MUST. Una delle più grandi incisioni di André Prévin realizzate negli anni Sessanta a Londra: vero periodo di grazia per il direttore americano! Qui la London Symphony Orchestra, galvanizzata, proprio nel nucleo fondamentale del suo repertorio, è di una bellezza inaudita; gli ottoni sono elettrici (ascoltate lo Scherzo!), i legni sempre poetici, gli archi di una ritmicità implacabile… Ciò che distingue ancor più questa registrazione da ogni altra sono i tempi molto rapidi e sempre ben sostenuti di André Prévin, che permettono di dispiegare il grande senso architettonico di Walton con una naturalezza inedita – magnifica la coda dell’Allegro assai iniziale; per tutta l’interpretazione le influenze di Sibelius e Hindemith si assottigliano completamente, a vantaggio di una vera singolarità nell’orchestrazione e nella gestione dei tempi musicali, che fanno di questa partitura ciò che è: un UFO nel paesaggio inglese degli anni Trenta. Tanto più significativo è André Prévin in quest’opera, il 26 e 27 agosto del 1966 – ne proporrà una nuova versione con la RPO per Telarc – in quanto inizia più o meno nello stesso momento, e con gli stessi musicisti, un’integrale delle sinfonie di Ralph Vaughan Williams che risulta carente di poesia, probabilmente a causa di quella schiettezza analitica che mette invece in risalto questa Prima di Walton. Con la LSO inciderà anche la Seconda di Walton, per EMI, alcuni anni dopo. Potrete inoltre degustare qui la presa del suono superlativa realizzata dalle équipe Decca, nello specifico sotto la direzione di James Lock. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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The Girl From Chickasaw County - The Complete Capitol Masters

Bobbie Gentry

Country - Uscito il 17 agosto 2018 | Capitol Records Nashville

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Più di otto ore e mezzo di musica! Bobbie Gentry meritava assolutamente una commemorazione tanto imponente, anche se la sua fama durò appena poco più di un decennio. Uscita di scena e rinchiusasi in un totale anonimato sin dai primi anni ’80, questa grande voce degli anni ’60 e ’70 viene qui lussuosamente raccolta. 177 brani suddivisi in 8 dischi: sei album per l’etichetta Capitol (Ode to Billie Joe del 1967, The Delta Sweete e Local Gentry del 1968, Touch ‘Em With Love del 1969, Fancy del 1970 e Patchwork del 1971), il disco in cui canta in duetto con Glen Campbell uscito nel 1968 e– i fan rischieranno di svenire – più di 70 inediti che raccolgono registrazioni alternative, demo, concerti dal vivo alla BBC e pezzi rari di ogni genere! Oltre il mistero del suo ritiro prematuro e del culto che non smetterà di crescere nel corso degli anni, restano queste canzoni che scriverà di proprio pugno. Bobbie Gentry non era una semplice cantante che metteva insieme country, folk e pop come molte altre della sua generazione. È l’unica, che appena ventenne, scrisse i grandi successi Mornin' Glory, Fancy, Okolona River Bottom Band, Chickasaw County Child o ancora il più celebre di tutti, ripreso da numerosissimi artisti, Ode to Billie Joe, storia affasciante del misterioso suicidio del giovane Billie Joe McAllister, buttatosi dal Tallahatchie Bridge. In Francia, Joe Dassin scombussolerà l’intrigo: Billie Joe si chiama Marie-Jeanne e il Tallahatchie Bridge diventa il ponte della Garonna…La voce di Bobbie Gentry possiede una certa classe, un certo abbandono e una sensualità straordinaria. Accompagnata poi da quegli arrangiamenti abbondanti e da quell’insieme di strumenti in fase col suo canto, talora dagli strumenti a corda lounge un tantino kitsch ma comunque eleganti, talora da una semplice chitarra che si sposa bene con le variazioni della sua voce. Bobbie Gentry non è mai completamente country, completamente pop, completamente soul o completamente folk. È semplicemente se stessa. Punto e basta. © Marc Zisman/Qobuz
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A Bach Recital (Mono recording)

Wilhelm Kempff

Classica - Uscito il 17 agosto 2018 | Decca Music Group Ltd.

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Os Portugueses

Rodrigo Leão

Pop - Uscito il 29 giugno 2018 | Sony Music Entertainment

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Nel 2018 Rodrigo Leão, compositore e pianista nato a Lisbona nel 1964, ha celebrato i 25 anni di carriera solista dopo l’enorme successo che ha riscosso per quasi un decennio con il gruppo Madredeus, fondato da lui e Pedro Ayres Magalhães, nel 1985. Ave Mundi Luminar (Columbia, 1993) è stato il primo tassello di un percorso che lo ha reso uno dei musicisti portoghesi più emblematici e riconosciuti sulla scena internazionale. La celebrazione ha incluso la riedizione della colonna sonora del documentario Portugal, um Retrato Social (serie TV realizzata nel 2007 da Joana Pontes e Antonio Barreto) intitolata Os Portugueses (Sony Music, 2018). L’estesa tracklist di 28 canzoni include 10 nuove registrazioni di brani dei Madredeus (tra cui O Pastor e Guitarra) e di Sétima Legião, la prima formazione del compositore (Mil Maneiras de Amar). Il clou è un brano inedito intitolato Restos da vida, eseguito da Camané, uno dei più grandi cantanti di fado di oggi. Selma Uamusse e Ana Vieira sono le altre voci che accompagnano queste melodie nostalgiche, concepite come musica da camera, con archi e fisarmonica intrecciati con le morbide tessiture sonore di sintetizzatori e pianoforte.La selezione di Rodrigo Leão per Os Portugueses mette in evidenza la lingua portoghese e la musica tradizionale puramente strumentale, che si legano con una visione minimalista più contemporanea. Questo sguardo intimo sui contenuti esprime in modo più ampio la sonorità così caratteristica di un autore che si è guadagnato un posto indiscutibile nella musica portoghese. I Madredeus continuano ad essere inequivocabilmente presenti nello sguardo del musicista, non solo nella sua memoria raccontata in questo lavoro, ma anche nei suoi progetti attuali. Un anniversario che celebra le caratteristiche più attuali della musica portoghese. © Ulyses Villanueva/Qobuz
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Mascagni: Cavalleria rusticana / Leoncavallo: Pagliacci

Herbert von Karajan

Opera - Uscito il 11 maggio 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

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Difficile restare insensibili davanti a questa celeberrima versione di Cavalleria Rusticana, incisa negli anni Sessanta da un Karajan all’apice della maestria, con i più grandi artisti di un’epoca benedetta dagli dèi della grande arte lirica. Karajan dirige Mascagni in modo tale da farlo passare per un genio come Mozart o Verdi. Sotto la sua bacchetta, l’Orchestra della Scala di Milano suona con opulenza quasi berlinese e morbida arte del legato. Si ammireranno ancora una volta la bellezza del timbro di Carlo Bergonzi, il suo delizioso accento parmigiano e, soprattutto, l’intensità al tempo stesso tragica, poetica e piena di fuoco conferita al personaggio di Turiddu. La sua personalità e la sua voce radiosa distaccano i partner di molte lunghezze, malgrado la presenza vulcanica e la gigantesca voce di Fiorenza Cossotto. La qualità sonora è parte integrante del piacere provato ad ogni nuovo ascolto di quest’incisione arcinota e stracelebrata, grazie ad una tecnica stereofonica quasi perfetta nell’equilibrio delle voci e dell’orchestra. Un simile “classico del disco” non invecchia mai.Indivisibile dal suo gemello, Cavalleria Rusticana di Mascagni, il dramma di Leoncavallo trova in questa famosa registrazione realizzata nel 1965 alla Scala di Milano un’interpretazione che, avendo segnato diverse generazioni, si ascolta ancora oggi con ammirazione e con rispetto. Innanzitutto grazie alla straordinaria interpretazione di Carlo Bergonzi, che dà al ruolo di Canio l’impronta di un’umanità schernita, dall’intensa emozione. Non si può ascoltare la sua grande aria «Vesti la giubba» senza fremere e senza provare pietà per quest’uomo ferito, che deve ugualmente fare il pagliaccio nonostante il proprio dolore. È la dimostrazione moderna del tema di Diderot sul destino del comico, che fa ridere mentre piange la sua triste realtà sotto la maschera: «Ridi, pagliaccio!». Karajan è qui all’apice della sua maestria, e fa suonare l’Orchestra della Scala in un technicolor magnificato da una presa del suono tipica degli anni Sessanta, che realizza un equilibrio quasi ideale fra il coro, i cantanti e l’orchestra. Karajan infonde un’intensità quasi wagneriana al celebre Intermezzo orchestrale che precede lo svolgimento di un dramma ulteriormente esacerbato dal sole intenso della Calabria. © François Hudry/Qobuz
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Awase

Nik Bärtsch

Jazz - Uscito il 04 maggio 2018 | ECM

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La spina dorsale o meglio il cuore di Awase non è il pianoforte di Nik Bärtsch. Difatti, quando lo svizzero coinvolge il suo gruppo Ronin come in questo disco, costruisce sia la musica che le improvvisazioni attorno alla batteria XXL di Kaspar Rast. Come spesso accade con questa gang che si autodefinisce «zen-funk», il potere ipnotico dato dalla ripetizione dei motivi ritmici dona un’unità perfetta a questo jazz atipico e a se stante. Il termine Awase deriva dalle arti marziali e significa «muoversi insieme» nel senso di fondere le energie. Una metafora che ben si addice alla precisione dinamica, al mosaico di ritmi e al minimalismo ballettistico del gruppo di Bärtsch. Sono passati sei anni dalla pubblicazione dell’ultimo album dei Ronin, un live registrato in Europa e in Giappone tra il 2009 e il 2011. Nel frattempo, il quintetto è diventato un quartetto e ha accolto un nuovo bassista, Thomy Jordi. Insomma, i Ronin del 2018 non sono esattamente gli stessi… Una mutazione che ha partorito una nuova forma di libertà e di flessibilità nell’approccio alle composizioni. L’interazione e l’energia sono come decuplicate! Difficile resistere nuovamente al potere ipnotico dei motivi che si susseguono con estrema fluidità durante i 65 minuti di questo Awase. © Max Dembo/Qobuz
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Sweet Dreams

Eurythmics

Pop - Uscito il 21 gennaio 1983 | Sony Music CG

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Bastano due accordi di synth per riconoscere il suono tutto particolare degli Eurythmics, gruppo emblematico degli anni ’80. Il tandem costituito da Annie Lennox e Dave Stewart simboleggia perfettamente quella new wave sintetica (pop nel fondo, futurista nella forma) tipica di un decennio in cui le chitarre erano quasi diventate cosa poco gradita… Il duo britannico sarà in testa alle classifiche per tutti gli anni ’80 e Sweet Dreams diventerà il loro brano per antonomasia. Alla partitura, Dave Stewart si lancia in una new wave cupa stile Bowie (Love Is A Stranger) oppure osa un krautrock leggero (Sweet Dreams). Sa anche essere funky (I’ve Got An Angel) e persino disco (Wrap It Up). Al microfono, Annie Lennox impressiona optando per una voce soul o, al contrario, decisamente austera. Un classico del genere. © Clotilde Maréchal/Qobuz
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Thriller 25 (Super Deluxe Edition)

Michael Jackson

Soul - Uscito il 21 marzo 2018 | Epic - Legacy

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Realce

Gilberto Gil

Brasile - Uscito il 01 gennaio 1979 | Palco

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Bartók: Music for Strings, Percussion and Celesta, Sz. 106 - Hindemith: Concert Music for String Orchestra and Brass, Op. 50

Leonard Bernstein

Classica - Uscito il 02 marzo 2018 | Sony Classical

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Being There (Deluxe Edition)

Wilco

Rock - Uscito il 29 ottobre 1996 | Rhino - Warner Records

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Dopo un primo opus abbastanza magico di country alternativa pieno zeppo di energia (A.M.) ma concepito al momento della separazione turbolenta dal suo gruppo Uncle Tupelo, Jeff Tweedy questa volta se la prende comoda per generare il secondo album di Wilco. Già, l’opera è ambiziosa perché doppia. Un formato che, per via di affinità musicali, farà scrivere a non pochi giornalisti al momento dell’uscita del disco nell’ottobre del 1996 che Tweedy firma qui il suo Exile On Main Street. Come per il capolavoro dei Rolling Stones, l’eclettismo si esprime attraverso il rock’n’roll basic, la bluegrass, la country rock, lo psichedelismo, la folk e la soul madida. Con le chitarre in tutta libertà, della pedal steel, degli ottoni e tutto un insieme smisurato di strumenti, il Wilco di Being There tesse un’impressionante tela tra gli Stones nel periodo del loro massimo splendore, i Replacements, i Beatles e i Big Star dell’album Third. Alternando ballate e tormente elettriche, Tweedy mostra soprattutto che partendo da una base abbastanza classica e atemporale, si aggiudica la posta in gioco con le sue canzoni grandiose e le sue composizioni dall’architettura stupefacente…Questa Edizione Deluxe rimasterizzata propone, oltre all’album originale, quindici bonus inediti che includono in particolare versioni alternative di I Got You e Say You Miss Me e un live registrato il 12 novembre 1996 al Troubadour di Los Angeles e una sessione per la stazione radio KCRW di Santa Monica captata il giorno seguente. © MZ/Qobuz
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Hotel California

Eagles

Rock - Uscito il 24 novembre 2017 | Rhino - Elektra

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Pubblicato nel dicembre del 1976, questo quinto album degli Eagles rimarrà il loro più grande successo. Trascinato dal suo singolo di successo omonimo, Hotel California segna una svolta nella carriera del gruppo americano. Bernie Leadon, il più country della band, è uscito di scena e qui entra in gioco Joe Walsh. A sua volta, sembra che anche Don Henley assuma maggiormente il controllo delle cose. Ne risulta un disco più mainstream di quelli precedenti, che è caratterizzato, in particolare, da un suono in cinemascope all’altezza delle sue canzoni. Tutto è XXL qui! La produzione, gli assoli, le melodie… Tutto! Capolavoro del rock classico dalle curvature FM, questa è soprattutto un’opera che attraversa decenni e decenni e fa comunque sempre impazzire la folla. Glenn Frey, Don Felder, Joe Walsh, Randy Meisner e Don Henley non ritroveranno mai una complicità e incisività così impressionanti… Pubblicata nel novembre del 2017, questa edizione del 40° anniversario propone l’album originale rimasterizzato, insieme all’energico live californiano registrato al Forum di Inglewood nell’ottobre del 1976. © CM/Qobuz
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Rocket to Russia

Ramones

Punk/New wave - Uscito il 24 novembre 2017 | Rhino - Warner Records

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Nonostante le regole del gioco fossero chiare già dal loro primo album, i Ramones riescono a superarsi con il terzo episodio della loro saga binaria. E anche ad affinare la loro arte! Ancora una volta, con questo Rocket To Russia tirato fuori il 4 novembre 1977 in piena guerra fredda, è tutta questione di sinfonia in tre accordi, di storie allegramente sciocche 100% da teenager e, soprattutto, di portare con orgoglio il rock’n’roll alla luce del giorno: in un garage! Ma i ritornelli di Sheena Is A Punk Rocker o Teenage Lobotomy sono inarrestabili per la loro efficacia nella rilettura del patrimonio rock’n’roll, pop bubblegum e surf. E anche quando rivisitano la celebre i>Surfin’ Bird dei Trashmen o Do You Wanna Dance?, resa famosa da Cliff Richard, i Beach Boys e perfino Bette Midler, i nostri delinquenti punk del Queens fanno del rock selvaggio e tormentato come nessun altro! Questa edizione, che celebra i quarant’anni di questa sublime esplosione sonora, propone due mix dell’album: quello dell’album originale e uno nuovo chiamato Tracking Mix e firmato Ed Stasium, ingegnere del suono della versione iniziale. Comprende, inoltre, 24 tracce rare o inedite, delle demo, delle versioni alternative e delle canzoni nel lato B. Infine, ciliegina sulla torta, un live scoppiettante inedito dei (finti) fratelli Ramones, registrato il 9 dicembre 1977 all’Apollo Centre di Glasgow in Scozia. © MZ/Qobuz
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Copland: Appalachian Spring, El Salón México & Music for the Theatre

Leonard Bernstein

Classica - Uscito il 24 novembre 2017 | Sony Classical

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Questo celebre album monografico dedicato ad Aaron Copland è anche il simbolo gioioso della lunga amicizia che legò per la vita il giovane Bernstein diciannovenne ad uno dei più grandi compositori americani. I due uomini, separati da una differenza di diciotto anni, si erano incontrati sul campus di Harvard durante uno spettacolo di danza contemporanea. Copland era già un compositore rispettato, mentre Leonard Bernstein era un illustre sconosciuto pieno di talenti e di progetti. Il più anziano avrebbe sostenuto il giovane musicista raccomandandolo fra l’altro al Curtis Institute, poi al Festival di Tanglewood. Riconoscente, Bernstein avrebbe suonato per tutta la vita la musica di Copland, per affetto ma anche per vera passione. Pubblicato nel 1962, questo LP riunisce tre balletti.Appalachian Spring (Primavera negli Appalachi), composto nel 1944 per Martha Graham, narra la storia dei pionieri americani citando numerosi canti popolari dell’epoca, fra cui la Shaker Dance, che fa da collegamento fra gli otto movimenti del pezzo. El Salón Mexico, in origine puramente orchestrale, è una rappresentazione idealizzata di una sala da ballo popolare in Messico, sebbene vi si percepisca l’influsso piuttosto netto di Stravinskij. Basato su partiture acquistate in loco dal compositore, permette di ascoltare diversi stili musicali, dal più popolare al più erudito. Music for the Theatre, composta nel 1925, è una suite di piccoli pezzi ispirati al jazz, e fece un bello scandalo nelle sale da concerto conservatrici degli anni Venti. © François Hudry/Qobuz