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What is a Qobuzissime? It’s an award presented by Qobuz for a first or second album.

Pop or Reggae, Metal or Classical, Jazz or Blues, no genre is excluded. More often than not the award is presented to a newly discovered artist.

Sometimes it might be a particularly quirky or a crossover album from a discography.

The important aspects are uniqueness, sincerity and quality. We look for these things in the recording, the project and the sound identity.





Gli album

167 album selezionati per Data: Dal più recente al meno recente
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Musica alternativa e indie - Uscito il 29 maggio 2020 | Animal 63

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Una voce. Ci pensiamo solo quando il primo album di Meryem Aboulouafa giunge al termine. Lo stato di ipnosi dura 38 minuti, durante i quali l'organo sognante della cantante di Casablanca prende il controllo delle anime e delle orecchie dell'ascoltatore e lo accompagna in un viaggio ibrido, che mescola soul, pop, electro, musica orientale e colonne sonore simil-vere. Ma come per i suoi contemporanei Kadhja Bonet (a cui fa pensare parecchio), Weyes Blood, Jenny Hval e Lana Del Rey, anche l'universo di Meryem Aboulouafa è fatto di suoni, di ambienti e soprattutto di parole... Suo padre le ha fatto innanzitutto ascoltare tutti i classici (Beatles, Stones, Floyd, Dylan, Piaf, Brel, Brassens) prima che studiasse teoria musicale e violino al conservatorio. Ha scritto le sue prime poesie in arabo e francese ed è finita a studiare architettura d'interni all'istituto nazionale di Belle Arti di Casablanca. Con la chitarra in mano, la giovane Meryem ha scritto le sue prime canzoni, che hanno affascinato Manu Barron dell'etichetta Animal 63 (The Blaze, Myth Syzer, Johan Papaconstantino, Gabriel Auguste). Con l'aiuto di Keren Ann, cesella le bozze già consistenti delle canzoni, che vengono abbellite con intelligenza da due esperti della console, Para One e Ojard.“Para One apporta una dimensione cinematografica che mi si addice, perché visualizzo molto i miei testi e la musica”, spiega la cantante. “Ojard invece è più focalizzato sulla melodia, l'orchestrazione e lo sviluppo di suoni complessi e armoniosi.” Qui, un pianoforte pulito. Lì, delle corde liriche neoclassiche. Un po' più avanti, un ritmo marziale. Laggiù, un montaggio trip hop / electro. E stando sempre attenti a non distaccarsi dalla sua voce e dai suoi testi introspettivi. THE FRIEND evoca la preghiera musulmana e la sua gestualità poetica, Deeply si interroga sulla complessità dell'animo umano, mentre Breath of Roma è una dichiarazione d'amore alla cultura italiana, e così via. Undici pezzi di un puzzle che è affascinante dall'inizio alla fine, caratterizzato da una grande finezza emotiva. Non definiremo Meryem Aboulouafa come la figlia nascosta di James Blake e di Oum Kalthoum: questo primo album (che ha meritato un Qobuzissime!) è un'opera di un’artista che dimostra di avere già una spiccata personalità. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz contemporaneo - Uscito il 24 aprile 2020 | Beyond The Groove - Blue Note Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
C'è un famoso detto che recita: l'unione fa la forza. Due anni dopo il suo album di debutto, il polistrumentista londinese Tom Misch (24 anni, una sorta di pronipote di Jamiroquai), si è unito al suo connazionale batterista-produttore Yussef Dayes (27 anni, la mente dietro al progetto United Vibrations e metà del duo electro-jazz Yussef Kamaal), per firmare questo irresistibile album, What Kinda Music. Finora, il Misch solista ha utilizzato una ricetta musicale molto personale, composta da una miscela di sciroppo di smooth jazz, adagiato su una mousse funk, con una spruzzata di soul, alcune spezie hip-hop e un pizzico di velvet pop. Al suo party ha invitato alcuni grandi nomi, come De La Soul, GoldLink, Loyle Carner o Poppy Ajudha, e ha campionato ad arte sia Roy Hargrove e i Crusaders, che Stevie Wonder e Patrick Watson! Tutti sapori e suoni che rendono la base di questa opera ancora più solida dal punto di vista ritmico. Dal canto suo, Yussef Dayes sfodera le sue ritmiche più jazzate e spinge di più sull’improvvisazione. Ognuno aggiunge il proprio mattoncino ad un edificio costruito pezzo su pezzo in modo realmente collaborativo, e l'equilibrio tra le sequenze strumentali e le sequenze cantate è perfetto. Entrambi sono cresciuti a Peckham, nel sud di Londra, Tom Misch ha visto persino Dayes suonare la batteria in un talent show musicale, quando aveva 9 anni! “Yussef proviene da un background più sperimentale del mio, e ha un sacco di idee folli. Io so come scrivere una melodia orecchiabile, ma con accordi interessanti, e inoltre ho una buona comprensione delle delle forme delle canzoni pop, quindi penso di aver snellito queste idee e di averle rese accessibili.” È la perfetta simbiosi tra questa fruibilità e la raffinatezza nel fondere stili diversi tra loro che rende What Kinda Music un viaggio nel jazz-soul'n'pop rilassato e accessibile a tutti, e non un semplice disco per nerd dell'electro-jazz. Tom Misch e Yussef Dayes possono anche essere orgogliosi di pubblicare il loro album per la prestigiosa etichetta Blue Note, a garanzia di una certa idea di jazz contemporaneo. “Tutto è così diviso e compartimentato di questi tempi”, dice Dayes, “Mi piacerebbe che chi ascolta il nostro disco percepisca che anche due musicisti come noi, molto diversi tra loro, possono trovare una voce comune.” Per quanto riguarda le featuring, il duo ha invitato il rapper Freddie Gibbs (impeccabile crooner lover su Nightrider), Rocco Palladino (figlio dell'illustre Pino, bassista eclettico e folle come il padre, e che frequenta spesso Alfa Mist) e il sassofonista Kaidi Akinnibi. Un Qobuzissime immediato per quest'album, ennesima prova della vitalità della scena jazz londinese di oggi, nella sua veste più funky! © Marc Zisman/Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 03 aprile 2020 | Bella Union

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Dusty Springfield, Adele, Lulu, Sandie Shaw, Duffy... La tradizione soul pop britannica è sempre stata ricca, e il secondo album di Ren Harvieu - meritevole di un Qobuzissime - continua la tradizione delle grandi voci femminili dallo stile retrò tipico degli anni '60. La vita non è sempre stata in discesa per la cantante originaria di Manchester: nel 2011, aveva appena firmato un contratto con l'etichetta Island per la quale stava registrando il suo primo album, quando si è rotta la schiena in un grave incidente e ha passato mesi in un letto d'ospedale. Il suo album Through the Night è stato comunque pubblicato, ma la tiepida accoglienza ha determinato per la cantante un lungo e buio periodo di dubbi e domande interiori. Oggi si è lasciata tutto alle spalle ma ricorda quei momenti difficili in Spirit Me Away e You Don't Know Me, due punti salienti del suo nuovo album, Revel in the Drama.Questa seconda opera è molto probabilmente il frutto del suo incontro con il frontman dei Magic Numbers, Romeo Stodart, che l'ha aiutata a ritrovare la sua passione per la musica e l'ispirazione per registrare di nuovo. Più raffinato del suo predecessore, Revel in the Drama dimostra le influenze di questa incantevole torch singer: lo spirito di Dusty Springfield (o al giorno d’oggi, quello di Rumer) non manca mai, ma è KD Lang e le sue inflessioni vocali che vengono in mente all'ascolto. Il modo in cui Ren Harvieu compone è comunque unico nel suo genere. Anche i passaggi più cupi e oscuri sono sempre punteggiati dal suo caratteristico senso dell'umorismo, quel leggero sarcasmo tipicamente british. La libertà che esprime nel tono e nella scrittura è simile a quella di Fiona Apple, uno dei suoi idoli. Revel in the Drama è una magnifica collezione di canzoni commoventi e senza tempo, gioielli di pop vintage avvolti da superbi toni easy listening, con arrangiamenti di alta qualità. Canzoni che si possono canticchiare a lungo, fino a notte fonda. ©️ Marc Zisman/Qobuz
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925

Musica alternativa e indie - Uscito il 27 marzo 2020 | Domino Recording Co

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Dire che una band non suona come le altre è quasi come dire che suona come tutte le altre. Oggi che viviamo in un’era dove i confini stilistici sono aperti e ascoltiamo la musica in shuffle, possiamo dire che i Sorry (una band che è 2020 al 100%) sono ancora meno categorizzabili. Con un autentico spirito rock e idee che sono ordinate come la camera da letto di un adolescente, il primo album di Asha Lorenz e Louis O’Bryen è uno degli album più sorprendenti del momento. Il tempo avrà senza dubbio aiutato questi due londinesi a perfezionare 925 dato che i due si conoscono fin dalle scuole superiori. Senza competizione, solo un grande sforzo collaborativo che li vede scambiarsi o condividere il microfono nel corso dei tredici brani dell’album, proprio come facevano anni fa i Sonic Youth. Infatti, quando si ascolta questo disco, si può pensare a una versione più soft dei loro vecchi colleghi newyorkesi. Come loro, i Sorry non sorridono, ma tengono il broncio con una pigra nonchalance che potrebbe dissuadere invece che coinvolgere... eppure sono davvero affascinanti. Il Guardian l’ha riassunto perfettamente: Sorry è “la band che rende la noia sexy”. La band attinge da vari generi e leggende: un atteggiamento da slacker grunge, chitarre alla Pixies (Perfect), la sensualità dei Garbage (Snakes), un certo immaginario junky da The Kills (More), un sassofono intossicante no wave e una visione oscura post-punk. Bisogna mettere questo Qobuzissime on repeat per apprezzarne l’originalità e finire col restarne incantati. Un album da non perdere assolutamente: Sorry, non ci sono scuse. © Marc Zisman/Qobuz
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LP1

Elettronica - Uscito il 06 marzo 2020 | Shall Not Fade

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Dopo aver prodotto negli ultimi anni diversi EP che lo hanno saldamente inserito nella categoria degli artisti da tenere d’occhio, l’eclettico e prolifico produttore polacco Bartosz Kruczyński, alias Earth Trax, ha finalmente pubblicato il suo primo album completo, chiamato esplicativamente LP1. Originariamente noto per la sua deep house un po’ sognante creata assieme al connazionale Newborn Jr (pseudonimo di Adam Brocki), che è stata spesso paragonata a quella dei britannici Orbital, in questo album Earth Trax mostra la sua versatilità, il talento per l’arrangiamento e una cultura dell’elettronica ad ampio spettro: passa dalla acid house (Full Throttle, Pandora’s Box), all’elettronica (Adhocracy); dal breakbeat (Squawk Box), alla drum’n’bass (Fade Away, o il singolo I’m Not Afraid); dalla psichedelia/ambient (Your Fading Other) alla deep house atmosferica (la languida Mechanisms)... Tutto questo è incastonato con coerenza in questo progetto, una vera e propria dimostrazione di intelligenza musicale. © Smaël Bouaici/Qobuz
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Classica - Uscito il 28 febbraio 2020 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Fin dalle prime battute dei Preludi di Chopin - così come li “interpreta” Eric Lu - ciò che inevitabilmente ammalia è la lirica tranquillità che domina tutti i quaranta minuti di un viaggio difficile da elaborare in modo così fluido e coerente. Eric Lu marca la sua ammirazione per l’unità, sia espressiva che polifonica, che porta nel ciclo di movimenti, in genere più ricchi di contrasti. Il pianista americano vuole “cantare” e il mirabile fraseggio delle battute ci trasporta in un viaggio di grande e nobile emozione. Tuttavia, dietro questa dolcezza e questo struggente canto, si cela una tragica, crescente malinconia, che rivela il volto oscuro, o comunque inquieto, dei 24 Preludi. Qui, Chopin torna al suo tormentato romanticismo, che poco si discosta dallo Schumann dei Kreisleriana, concepiti nello stesso periodo (Aprile 1838).Non sorprende che il musicista continui poi questo secondo recital per la Warner Classics con una delle pagine più singolari di Schumann, le Geistervariationen, il Tema e le Variazioni in Mi Bemolle Maggiore composto nel 1854, una sorta di addio alla vita terrena del compositore romantico tedesco. In questo omaggio ai grandi maestri del passato come Bach e Beethoven, Schumann osa con polifonie particolarmente spoglie, con raffinate sfumature in pianissimo; dal punto di vista degli umori e delle personalità, Eric Lu riesce a creare un ponte diretto con il ciclo di Chopin, rimanendo soprattutto sul lato più dolce e meditativo (Variazioni 2 e 5), senza creare contrasti particolari.Vincitore del Quarto Premio al Concorso Chopin di Varsavia nel 2015, dove si era già distinto per la sua interpretazione dei 24 Preludi, il giovane pianista americano Eric Lu (nato nel 1997) firma qui un recital coinvolgente, a volte spiazzante, probabilmente il più compiuto dei tre già editati - il primo è stato pubblicato per l’etichetta tedesca Genuin. Un musicista da seguire molto da vicino, decisamente. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 28 febbraio 2020 | Heavenly Recordings

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Da quando erano considerate “tre weirdos” dello Yorkshire, le sorelle Esmé e Sidonie Hand Halford (basso e batteria) e il loro amico d’infanzia Henry Carlyle Wade (chitarra) ora sono diventate la band indie da tenere d’occhio. “È un album di fuga, se andassi nello spazio probabilmente non avrei voglia di tornare”, confessa Esmé, voce agile e solido basso di The Orielles. Dopo il debutto nel 2018 con Silver Dollar Moment, sotto l’influenza degli Stone Roses, questa seconda opera “ufologica” passa dalla psichedelia turca stile Altin Gün al cinema sperimentale italiano, discostandosi dal rock chitarristico degli anni ’90. Due anni sono un periodo lungo quando si è ventenni e quando si esce dalla noiosa Halifax per andare in tour per l’Europa. In questo lasso di tempo, Alex si è unito alla tastiera, la cover di It Makes You Forget (Itgehane) di Peggy Gou - considerata “molto istruttiva” - li ha avvicinti alla dance, e il compianto Andrew Weatherall ha remixato il loro singolo Sugar Taste Like Salt.Registrato all’Eve Studio di Stockport, con la loro produttrice Marta Salogni (Liars, Temples, Björk o The Moonlandingz), Disco Volador mette la melodia al centro di tutto, e crea qualcosa nuovo dal vecchio. “Le influenze che avevamo nel periodo in cui stavamo scrivendo questo album erano tutte presenti durante la registrazione, avevamo le idee chiare su come doveva suonare e come fare per arrivarci”, continua la cantante. Che si tratti di pop cinetico aereo degli anni ’60 (Come Down on Jupiter), disco sperimentale (Space Samba (Disco Volador Theme)), funk anni ‘70 (Bobbie’s Second World, Euro Borealis), psichedelia uptempo (Rapid i, 7th Dynamic Goo) o volteggi in stile Khruangbin (A Material Mistake), non c’è niente che non sia perfetto. Solare, coinvolgente, Qobuzissime. © Charlotte Saintoin/Qobuz
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Jazz contemporaneo - Uscito il 14 febbraio 2020 | Exodus Records

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Da buon pozzo senza fondo qual è, la nuova scena jazz inglese mantiene la sua tradizione creativa partorendo il primo vero album solista di Moses Boyd. Gli appassionati del movimento conoscono già questo eclettico e giovane batterista, che ha lavorato con Shabaka Hutchings, Zara McFarlane, Nubya Garcia, Joe Armon-Jones, Theon Cross e Ashley Henry, ma soprattutto è la metà di Binker & Moses, il wild duo che condivide con il sassofonista Binker Golding. Con Dark Matter, Boyd realizza un album che può essere considerato più la creazione di un produttore che di un batterista. Un album che è una estesa narrazione di ciò che rappresenta, ovvero un musicista cresciuto sognando di diventare il nuovo Max Roach o Tony Williams mentre ascoltava Dizzee Rascal e Wiley, oltre ai ritmi caraibici, il reggae e la musica elettronica. La forza di Dark Matter risiede proprio nella capacità di fondere questo grande insieme di idoli così diversi tra loro in una bella e colorata Polaroid della Londra di oggi. Ricco di suoni, l’album dal DNA jazz passa dall’afrobeat (BTB) al dubstep (2 Far Gone) prima di una botta di post-rock (What Now?). Con la voce di Poppy Ajudha, di Obongjayar e di Nonku Phiri e il contrabbasso dell’ex-Jazz Warriors Gary Crosby, Moses Boyd ha creato una orgia ritmica fuori dal comune. Un disco di ancora più difficile catalogazione rispetto a quelli dei suoi colleghi della stessa scena anglosassone. Rivitalizzante. © Marc Zisman/Qobuz 
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Elettronica - Uscito il 07 febbraio 2020 | Gondwana Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Sunda Arc, il progetto dei fratelli Nick e Jordan Smart (della band folk/jazz Mammal Hands), che ha esordito nel 2018 con l'EP Flicker sull'etichetta di Manchester Gondwana Records (GoGo Penguin, Portico Quartet), muove il suo successivo grande passo, con la pubblicazione di un primo album che non avrebbe sfigurato sul catalogo di Erased Tapes. Come Nils Frahm, i due fratelli riescono a coniugare armoniosamente elettronica e acustica, e sono ossessionati dal “trovare l'anima celata nella macchina”, un concetto caro a Terry Riley. Quest'anima probabilmente aleggia intorno a Vespers, uno splendido brano ambient da ascoltare seduti davanti al camino, il pezzo di chiusura di un album perfettamente in linea con i tempi, a metà strada tra Jon Hopkins, Max Cooper e Rival Consoles.Ma anche se le contemplazioni ambient hanno un fascino particolare, i fratelli Smart non trascurano atmosfere più ballabili - senza però sfociare nella club music - con l'ipnotica Cluster, l'ossessiva Dawn (che ricorda certe produzioni dei Caribou) e con Daemon, un richiamo a Moderat. Sanno anche essere più leggeri, quasi pop, come nel singolo Hymn che dimostra la loro capacità di far evolvere questo progetto in qualcosa di molto promettente. © Smaël Bouaici/Qobuz
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World music - Uscito il 24 gennaio 2020 | Real World Records

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Les Amazones d’Afrique è un supergruppo pan-africano creato nel 2014 dalle cantanti Mamani Keïta, Oumou Sangaré e Mariam Doumbia. Il loro obiettivo in questo secondo album - pubblicato per l’etichetta di Peter Gabriel, la Real World - è sia quello di lottare per i diritti delle donne che riuscire a rovesciare il patriarcato. Il loro album Amazones Power riunisce dive del Mali (Mamani Keïta, Rokia Koné, Ami Yerewolo), del Benin (Fafa Ruffino), della Guinea (Niariu), del Burkina Faso (Kandy Guira) e dell’Algeria (Nacera Ouali Mesbah), unendo la loro esperienza vocale ai moderni arrangiamenti partoriti dalla mente di Liam Farrell, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Doctor L (Mbongwana Star, Bantou Mentale...). Hip-hop, afrobeat, dub e ritmi electro sono accompagnati da percussioni sia ancestrali che sintetiche, con tastiere elettriche e vintage, chitarre frenetiche e bassi di grande impatto. Registrato tra Dakar e Parigi, questo manifesto pieno di ritmi e di soul vede al microfono anche alcuni simpatizzanti maschili, come i rapper queer del trio parigino Nyoko Bokbae (Douranne "Boy" Fall e Magueye "Jon Grace" Diouk) su Heavy, o il reggaeman del Mali Koko Dembelé che affianca Mamani Keïta su Timbuktu e Dogon. Un cast a 5 stelle capace di creare una grande varietà di atmosfere, rafforzando ulteriormente lo spirito militante del Qobuzissime Amazones Power! © Benjamin MiNiMuM/Qobuz
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Duetti - Uscito il 15 novembre 2019 | Alpha

Hi-Res Riconoscimenti 5 de Diapason - Qobuzissime
L’ultima parte di questo trittico intelligente ed equilibrato merita un Qobuzissime! Da alcuni anni seguiamo il nobile e rilassato duo formato dal violinista Lorenzo Gatto e dal pianista Julien Libeer. Il duo belga ha completato la sua integrale di sonate per violino e pianoforte di Beethoven. C'è molta spontaneità in questa integrale, ma questa freschezza non è sinonimo di casualità. Al contrario, frutto di un lavoro riflessivo, fiorisce come un emozionante romanzo in tre capitoli. Il primo volume si apre come un sipario sulla figura monumentale di Beethoven con l'emblematica Kreutzer Sonata, una partitura muscolare che vanifica le aspettative del genere. La drammatica veemenza del suo primo movimento, lento e minore, contrasta con la morbidezza del secondo e conferma che la sonata è davvero una partitura per due strumenti uguali e non un aggiunta secondaria ad un pianoforte solitario, qui uno Steinway. Il secondo ha delineato i confini di un genere in espansione. Dalla prima all'ultima sonata, attraverso la più popolare, soprannominata La Primavera, si assiste all'amplificazione generale dei mezzi. Dall'Opus 12 all'Opus 96, la forma si è allargata, le difficoltà tecniche si sono accumulate e l'intrattenimento ha lasciato il posto ad una retorica energetica. Per questo secondo album, il duo ha scelto la brillante potenza del pianoforte a corde parallele di Chris Maene. Lo strumento dà la necessaria risonanza alla loro lettura, a volte francamente piccante, a volte teneramente sottile, di questi spartiti. Il terzo incornicia la brillantezza dello Steinway (Sonate 6 e 7) del pianoforte più ampio di Maene (Sonate 3 e 8) e si dedica alle opere nate nel momento in cui si insedia la sordità del compositore. Paradossalmente, questo incubo del compositore ci ha reso felici. Varie combinazioni di timbri, personaggi e stili costantemente rinnovati, tante invenzioni che Gatto e Libeer hanno declinato nel corso del ciclo. Il nostro premio evidenzia retrospettivamente le prime due pietre miliari di un'avventura che ha coraggiosamente mantenuto le sue promesse. Un'integrale di riferimento da conoscere e da far conoscere! Elsa Siffert/Qobuz
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R&B - Uscito il 01 novembre 2019 | Stones Throw

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Più di 10.000 chilometri separano Khartoum da Cleveland. Una distanza cancellata in due colpi da Brittney Parks alias Sudan Archives sul suo splendido album di debutto, Athena. A 24 anni, questa americana autodidatta, cresciuta in Ohio, tende a costruire ponti solidi e improbabili tra suoni e continenti. Il suo soul contemporaneo, languido ed onirico, è diverso da ogni altro... Il violino, predominante nella musica sudanese che ama tanto, è la sua arma prediletta. Un suono che abbraccia con maglie elettroniche e ritmi vagamente hip hop. Nel 2016, Sudan Archives si divertì a rivisitare King Kunta di Kendrick Lamar (ribattezzata Queen Kunta) con la sua sola voce, questo violino e una pedaliera-effetti. Le sue fusioni atipiche sono nate da una rivelazione che la musicista di Los Angeles ha avuto ascoltando le registrazioni del camerunese Francis Bebey, scomparso nel 2001, che mescolava musica elettronica africana e minimalista. Con Athena, pubblicato su Stones Throw, l'eccellente etichetta californiana di Peanut Butter Wolf specializzata in rap underground e azimuth funk, Sudan Archives si concentra sul patrimonio delle regine dell'underground soul (Erykah Badu, Solange) preservandone l'originalità. E il suo R&B afro-futuristico, una millefoglie di strati sonori, contiene abbastanza ingredienti d'avanguardia per distinguersi dalla concorrenza. Uno shock dolce ma vero. © Marc Zisman/Qobuz
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Quartetti - Uscito il 11 ottobre 2019 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Le Choix de France Musique - Choc de Classica - Qobuzissime
Ecco sei quartetti cruciali per comprendere il contributo di Joseph Haydn alla storia della musica occidentale. Il lavoro dei giovani componenti del Quatuor Hanson è impeccabile grazie alla sua grande abilità nel costruire ed esprimere la quintessenza di questi brani, e anche grazie ad un'affascinante maestria tecnica. Ascoltare queste pagine ci ricorda, ancora una volta, il genio di un compositore che, insieme a Boccherini, ha creato un nuovo genere a cui ha contribuito da subito con una serie di capolavori. Il titolo dell'album, All shall not die, è la traduzione inglese dell'epitaffio incisa sulla lapide di Haydn (Non omnis moriar) e si riferisce alla permanenza e all'universalità del corpus compositivo dell'autore. Scelti con cura tra l'enorme numero di quartetti di Haydn, queste sei opere risultano commoventi soprattutto nella loro espressività e perfezione. Non una nota di troppo, l'equilibrio tra le quattro voci è perfetto e l'ispirazione sembra non cessare mai.Più di duecento anni dopo la sua morte, il riconoscimento di Haydn come uno dei più grandi compositori della storia è arrivato relativamente di recente. Più che un predecessore, Haydn è un fondatore, un genio la cui influenza è stata avvertita in coloro che lo hanno seguito, senza andare molto lontano: Beethoven e Schubert. Questo splendido album vuole sottolineare questo fatto e riesce a collocare il Quatour Hanson tra i grandi interpreti attuali del genere. © François Hudry / Qobuz
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Cantate sacre - Uscito il 11 ottobre 2019 | Château de Versailles Spectacles

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Bach celebra il suo primo Natale a Lepizig (1723) presentando la sua cantata Christen, ätzet diesen Tag, BWV 63, un'opera impressionante che ha risuonato in tutto il suo splendore nella Thomaskirche e che con i suoi cori iniziali e finali è un preludio perfetto al Magnificat BWV 243A eseguito nell'ufficio dei Vespri. Il giovane direttore francese Valentin Tournet (solo 23 anni!) è particolarmente interessato agli aspetti meno noti delle grandi opere di Bach. E così, per la prima registrazione con il suo ensemble, ha scelto la prima versione del Magnificat. Composto in Si bemolle maggiore, un tono molto confortevole per i fiati, questo spartito vede l'uso dei flauti a becco, con le loro reminiscenze pastorali, anziché i flauti traversi. Molto meno frequente della versione rivisitata BWV 243 del 1743, l'opera viene offerta qui insieme a quattro lodi per il Natale.Valentin Tournet apporta talento e coraggio in queste interpretazioni particolarmente brillanti, per le quali ha preso diverse decisioni insolite ma coerenti. Essendo lo stesso Tournet un violista da gamba, è particolarmente sensibile all'energia vitale che il violoncello può fornire, purché l'organo non li superi in intensità. Questo è il motivo per cui la scelta è caduta su un organo positivo. Un altro aspetto affascinante è che i cantanti solisti non si limitano a cantare le loro parti, ma sono integrati nel coro, creando così una continuità totale e un'emozione veramente collettiva. © Elsa Siffert / Qobuz
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Pop - Uscito il 20 settembre 2019 | Verve Forecast

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
L’American dream è un soggetto inesauribile. Da qualsiasi parte lo si affronti, è fonte di ispirazione per orde di cantautori; perfino quando non vivono in America, come J.S. Ondara. Questo giovane keniano che la sua etichetta qualifica di «trattino fra Tracy Chapman e Michael Kiwanuka» (facile ma non proprio sbagliato) prova le sue sperimentazioni personali. Nel 2013, Ondara getta l’ancora da sua zia a Minneapolis. Nei bar, nei club e perfino in strada, colui che fino ad allora non aveva conosciuto altro che Nairobi, la sua città natale, porta a spasso le sue canzoni accompagnandole da una semplice chitarra acustica nella speranza di diventare forse un Bob Dylan del terzo millennio. Il Dylan di The Freewheelin’, il suo disco feticcio insieme a Nebraska di Springsteen… Ma limitarsi a copiare dei colossi simili non avrebbe nessun interesse. E Tales of America evita tutto ciò. Innanzitutto perché J.S. Ondara ha una voce che gli è propria, dai toni lamentosi un tantino androgini. Per quanto riguarda l’insieme degli strumenti, osa qualche aggiunta di gusto grazie all’aiuto del grande Andrew Bird, di Griffin Goldsmith di Dawes o ancora di Joey Ryan del duetto Milk Carton Kids. In un’America divisa e in un mondo scosso come non mai, le canzoni di J.S. Ondara sono più che una semplice medicazione. Si tratta piuttosto di un balsamo potente che penetra nella pelle e riscalda il cuore. Un Qobuzissimo indispensabile insomma… © Marc Zisman/Qobuz
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Pop - Uscito il 20 settembre 2019 | Columbia

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Pitchfork: Best New Music - Qobuzissime
Un po' di soul e funk old-school fa sempre piacere! I successori di Curtis Mayfield, Al Green, Prince e Sly Stone sono ancora tra noi. Ma il più delle volte, è l'interesse per il genere stesso a mancare... In soli due album, il gruppo Alabama Shakes ha mostrato una versione originale e torrida di quel southern garage funk. Il loro ingrediente segreto? Brittany Howard, la cantante della band che sfoggia carattere e gravitas impressionanti. Un tale carisma è tanto più presente in questo suo debutto da solista. L'album contiene alcuni dei tratti degli Alabama Shakes, ma offre anche una sensazione più atipica e meno convenzionale. Howard ci fa girare la testa con questo disco funk-psichedelico che rasenta lo sperimentale, con brani come l'iniziale History Repeats con chitarre vivaci, ritmi incerti e voci caotiche. Nativa di Athens, Brittany è affiancata da musicisti d'eccezione come Zac Cockrell, il bassista degli Alabama Shakes, e due jazzisti unici e prevalenti, Robert Glasper al piano e alle tastiere e Nate Smith alla batteria. Oltre a questo scenario ricco ma minimalista, Howard si tuffa nello studio di sé stessa e dei suoi contemporanei. Omosessualità (Georgia), morte (il titolo dell'album, Jaime, è il nome della sua sorella maggiore, scomparsa a causa di un cancro all'età di 13 anni quando Howard aveva solo 8 anni), religione (He Loves Me) e il razzismo che lei, figlia di madre bianca e padre nero, ha spesso vissuto sulla propria pelle (Goat Head parla della mattina in cui sua madre trovò tutte e quattro le gomme della sua auto squarciate e la testa mozzata di una capra sulla panca del giardino…). Un album emozionante e molto personale capace di scuotere i cuori più duri. I valori, i riferimenti e le influenze di Howard (Prince, Curtis e Sly) sono chiari - o almeno così sembra - ma il risultato finale è di grande originalità. © Marc Zisman / Qobuz
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Jazz - Uscito il 06 settembre 2019 | Sony Music CG

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Non passa una settimana senza che un nuovo prodigio appaia nella nuova scena jazz britannica. Ashley Henry affronta il jazz con molta flessibilità, mescolando suoni tradizionali con soul, funk, rap, afrobeat, grime o ritmi caraibici. Nato nel novembre 1991 e diplomatosi nel 2016 alla Royal Academy of Music, il giovane pianista londinese è sulla bocca di tutti i fan della città, dopo le sue già numerose collaborazioni che includono grandi nomi come il rapper Loyle Carner, cantante di Christine & The Queens, o Zara McFarlane, insieme a figure jazz come Terence Blanchard, Robert Glasper, Jean Touissant, Jason Marsalis e Anthony Joseph. Per il suo primo album in studio nel senso stretto del termine, intitolato Beautiful Vinyl Hunter, Henry costruisce un onesto ritratto musicale della sua formazione e della sua eredità multiculturale. “La mia musica è una chiara espressione di chi sono e di ciò che Londra è in tutta la sua gloriosa diversità. L'immigrato che porto in me ha le sue radici nel diciassettesimo secolo. Per me è importante che la mia musica rifletta questo lignaggio di generazioni, attraverso diversi stili musicali."Un lavoro fatto con grande energia e vigore, con tre batteristi – Luke Flowers (Cinematic Orchestra), Eddie Hick e Makaya McCraven –, i trombettisti Theo Crocker, Jaimie Branch e Keyon Harrold, il sassofonista Binker Golding, il bassista Dan Casimir , il percussionista Ernesto Marichales e i cantanti Judi Jackson e Milton Suggs, oltre al rapper Sparkz. Come se fosse un Herbie Hancock del terzo millennio, Ashley Henry ha un groove caldo e generoso; fonde tutto ciò che suona con grande facilità. Non sembra avere un approccio calcolato, ma solo il puro piacere di suonare e condividere buona musica... © Marz Zisman / Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 16 agosto 2019 | Human Season Records

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Dublino potrebbe essere al centro di una prossima ondata post-punk? Seguendo le orme di Fontaines D.C e Girl Band, ecco ora The Murder Capital con la loro claustrofobia urbana. Un’atmosfera post-apocalittica, tenera e furiosa nell’emotività delle loro esecuzioni. Ispirato da artisti del calibro di Joy Division, The Cure e Fugazi, il loro primo album si intitola When I Have Fears, dal famoso poema di John Keats. Il frontman, James McGovern, ha un approccio misurato quando parla della sua band: “Sarebbe troppo facile per noi scrivere un album di dieci canzoni punk a 170 bpm; potremmo farlo, certo. È un riflesso di ciò che è dentro la nostra testa e non ce ne possiamo fare una colpa.” Al centro di un manifesto sfumato, esplosioni di rabbia e romanticismo sono i canali per le preoccupazioni socio-politiche di McGovern che descrive il momento traumatico in cui When I Have Fears ha cominciato a prendere forma: “Un mio caro amico si è tolto la vita a febbraio e questo ci ha portato a fare una riflessione sulle condizioni dell’assistenza sanitaria irlandese per coloro che soffrono di malattie mentali. Morti non necessarie si verificano a causa dell’abbandono da parte dello Stato o dell’intelligenza emotiva generale della nostra società. Il mio amico semplicemente non poteva permettersi l’aiuto di cui aveva bisogno.”Il baritono attinge dalla vasta tradizione letteraria della Emerald Isle per dipingere un ritratto spaventoso delle comunità giovanili afflitte dalla cultura della baldoria. Il suo messaggio è sottolineato da accordi estremamente nitidi che sfiorano il minimale. Questo tono di scarna semplicità contribuisce al sinistro senso di urgenza dei brani. Tuttavia, la batteria iperattiva di Diarmuid Brennan, come su Don’t Cling To Life, così come il piano e le cupe atmosfere di How The Streets Adore Me Now dimostrano che la band è più che in grado di andare oltre i quadri formali istituiti durante il revival post-punk dei primi anni 2000. When I Have Fears è al 100% un disco di Dublino, che trascende il freddo e la miseria senza mai rinunciare alla sincerità e all’impatto sonoro – un Qobuzissime fragoroso e sensibile. © Alexis Renaudat / Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 19 luglio 2019 | Mr Bongo

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Lo-fi samba, cantata in inglese, turco e francese! Con un programma così colorito, Mantra Moderne ha le carte in regola per diventare l’album dell’estate 2019. Questa colonna sonora indie-world è il frutto del duo Kit Sebastian. Kit Martin, il one-man-band, vive tra Londra e Parigi, scrivendo e interpretando le canzoni di questo primo album in cui il suo complice Merve Erdem mette la voce. La cantante di Istanbul ha gettato l’ancora nella capitale britannica. Oggigiorno le fusioni stilistiche più inaspettate sembrano essere di gran moda, e Mantra Moderne è il portabandiera di questa tendenza. Dal tropicalismo brasiliano al pop britannico degli anni ’60, dalla psichedelia turca all’elettronica analogica, il duo Kit Sebastian setaccia la musica del secolo XX proprio come hanno fatto Stereolab, Broadcast e Khruangbin. Il loro Wunderkammer include strumenti acustici e analogici, tablas, darbukas, un balalaïka, un oud, un Korg MS-20 e un organo Farfisa. La coppia crea una sinfonia deliziosamente minimalista. È malizioso, ma anche tremendamente sixties: il Qobuzissime più esotico dell’anno! © Marc Zisman/Qobuz
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Elettronica - Uscito il 05 luglio 2019 | Transgressive

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Dopo due EP e un tour che li ha fatti conoscere in giro per l'Europa, la combo di Kinshasa affronta prova del LP. Alleanza di due strumentisti factotum (lattine, macchine da scrivere, rottami metallici...) e del performer Makara Bianco, alias il diavolo di Lingwala, KOKOKO! include anche il produttore francese Xavier Thomas, alias Débruit (autore del corto Nigeria What?), immediatamente attratto dal loro "lato sperimentale". "Non sono dentro i cliché della musica mondiale africana. Vogliono rompere col passato, il peso della rumba congolese. Non conoscono limiti, non hanno paura di nulla".È questa libertà, questa creatività nata dalla costrizione, che si trova pienamente su Fongola, sempre alla ricerca della collisione sonora, mescolando poliritmie e armonie occidentali, chitarre e likembes, bidoni e TR-808. La formula, destinata al live, è ancora più efficace: campioni di suoni di strada, un techno kick 4/4, testi facili da cantare, un basso che prende tutto il corpo, ed eccoci in trance. Registrato in studi improvvisati a Kinshasa e Bruxelles, il disco è stato assemblato in Anderlecht da Débruit, che evoca "un gigantesco puzzle senza un piano definito, i cui pezzi non si adattano con facilità". Non potremmo dirlo meglio: mescolando tante cose, ma senza mai cercare di mantenere tutto a posto, i KOKOKO! sono riusciti a creare il caos permanente. E questo è probabilmente ciò che rende questo progetto così eccitante. © Smaël Bouaici / Qobuz