Gli album

135 album selezionati per Data: Dal più recente al meno recente
9,99 €14,99 €
9,99 €

Jazz - Uscito il 25 maggio 2018 | Edition Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
9,99 €14,99 €
9,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 18 maggio 2018 | Marathon Artists

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Il secondo album in studio di Courtney Barnett è tanto geniale quanto semplice. Non semplicistico, semplice. Il rock’n’roll partorito dalla giovane australiana è anzi di una purezza e di una limpidezza quasi disarmante. Perché? Perché contiene grandi canzoni. Sì, avete letto bene, canzoni. Quella «cosa» che fa sì che un disco sia o meno un buon disco… Come la compilation del suo doppio EP iniziale ( A Sea of Split Peas), il suo primo album (Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit) e il suo disco in coppia con Kurt Vile (Lotta Sea Lice), questo Tell Me How You Really Feel mette in fila dieci trip che alternano alla perfezione caustico humour e confessione sincera. Soprattutto, la Barnett si rivela molto più introspettiva rispetto al passato. E siccome le va tutto a gonfie vele, sia sul piano professionale (un impressionante successo di pubblico e di critica a livello internazionale) che su quello sentimentale (la sua love story duratura con la compagna e collega Jen Cloher), si sente che l’australiana si è presa il tempo necessario per rifinire una a una tutte e dieci queste composizioni. Il tocco di classe, poi, è dato dal fatto che tratta temi universali triti e ritriti (amori, ansie, frustrazioni, opinioni) senza mai cadere nel cliché. Come al solito, infatti, Courtney Barnett riveste la sua prosa di un inappuntabile indie rock chitarroso, mai sovraccarico, influenzato dai suoi idoli di sempre (Lou Reed, Kurt Cobain, Neil Young, Jonathan Richman…) e per cui ha invitato, su due tracce, le sorelle Deal, Kim e Kelley dei Breeders. Com’è che diceva Neil Young già nella sua famosa Hey Hey, My My, Rock’n’roll can never die. © Marc Zisman/Qobuz
19,49 €
13,99 €

Classica - Uscito il 11 maggio 2018 | Arts & Crafts Productions Inc.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Canadese trentunenne, Jean-Michel Blais non è uno sconosciuto sulla scena contemporanea neoclassica. Dopo un primo album sobriamente intitolato «II», già presso Caroline Distribution, ci propone oggi una nuova collezione di titoli (per la maggior parte diffusi separatamente da qualche settimana) di un lirismo incontenibile. Con il suo pianoforte trasformato in carillon, viaggia seguendo gli zefiri, su rive ove lo conduce la sua insaziabile creatività. Al centro, blind, il titolo forse più seducente dei quarantacinque minuti (anche se sourdine…), ci immerge nell’ideale di una musica che mescola l’acustico e le macchine, rilassante e vellutata. gods ci trasporterà altrove, in chiesa forse, ma il ritorno delle basi indica che i veri dèi di Jean-Michel Blais non sono forse quelli che credevamo. igloo avrebbe potuto essere un titolo spaziale ed assolutamente panteista, ma Blais, che sa essere caustico, qui è proprio urbano: l’«igloo» in questione sono le città contemporanee, piene di “caverne”, dove tutto si sovrappone. D’ora in poi il nome di Blais saprà rievocare in voi aromi sonori singolari. C’è qualcosa, in questa malinconia aspra, fraterna, dolce eppure sensuale, che attraversa gran parte della creazione musicale nordamericana, la stessa che impregna tanto i grandi spazi sonori di un Copland (Quiet City) o di un Bernard Herrmann (The Snows of Kilimanjaro) quanto le figure ostinate di uno Steve Reich (The Four Sections) o le volute aeree di uno dei rappresentanti più fantasiosi della scena pop canadese, Patrick Watson – si pensi al suo Lighthouse, in cui ritroviamo la stessa visione dello strumento, come liberato dei martelletti. Jean-Michel Blais sospende il tempo, in un modo discreto, che sotto la maschera dell’eleganza sa essere tenace: le sue citazioni (ad esempio dell’ipnotica melodia del movimento lento del Secondo Concerto di Rachmaninov, nella traccia roses) aprono a salutari e rilassanti evasioni. Blais ci tende la mano. La cortesia spinge a non rifiutare l’invito. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
16,99 €
14,49 €

Vocal jazz - Uscito il 04 maggio 2018 | Silvertone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Hailey Tuck non nasconde la sua passione per Madeleine Peyroux e Melody Gardot, eppure già possiede quel qualcosa che è suo e basta. Quel tocco personale che fa della giovane texana approdata a Parigi una voce accattivante e non una suiveuse di serie B. Pensate che Larry Klein in persona ‒ il produttore delle sue due principali ispiratrici ‒ ha prodotto il primo album di questa fanciulla che sembra condividere il parrucchiere di Louise Brooks e lo stesso guardaroba di Joséphine Baker. Klein ha trovato la cornice ideale, mai sovraccarica, il suono puro e pulito di cui aveva bisogno, aiutata nella sua impresa da musicisti di alto livello come il batterista Jay Ballerose (Elton John, Robert Plant) o il chitarrista Dean Parks (Joe Cocker, Steely Dan)… In quanto al repertorio, l’eclettismo e la qualità delle cover mostrano altrettanto buon gusto. Sia che rivisiti That Don't Make It Junk di Leonard Cohen, Cry To Me (resa popolare da Solomon Burke), Cactus Tree di Joni Mitchell, Some Other Time di Leonard Bernstein, Underwear dei Pulp, Alcohol dei Kinks, Junk di Paul McCartney, I Don’t Care Much dalla colonna sonora di Cabaret o, ancora, la meravigliosa Say You Don’t Mind di Colin Blunstone, Hailey Tuck usa sempre con stile la sua voce birichina e un po’ retrò ad ogni parola, ad ogni frase. Non resta che lasciarsi cullare da questo bel Qobuzissime, incuranti dello spirito dei nostri tempi. © Max Dembo/Qobuz
16,99 €
14,49 €

Jazz - Uscito il 06 aprile 2018 | Okeh

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
C’è un motivo se questo album tanto bello quanto inclassificabile si chiama Nordub. Nor sta infatti per North (Nord), rappresentato qui da Nils Petter Molvaer. Nel 1997, quando l’ECM pubblica l’incredibile Khmer, questo trombettista norvegese fa tremare il pianeta jazz integrando l’elettronica nel suo universo sonoro alquanto atmosferico. Nor sta anche per il suo compatriota, il chitarrista Eivind Aarset, e per quel maneggione del DJ finlandese Vladislav Delay. Le tre lettere Dub alludono invece alla coppia più emblematica del genere: il batterista Sly Dumbar e il bassista Robbie Shakespeare. Nel 2016, quest’associazione più che mai atipica tra il tandem giamaicano e Nils Petter Molvaer si è esibita sul palco. Tanto per riscaldarsi un po’ prima di entrare in studio tutti insieme, a Oslo. L’universo di Molvaer è sempre stato ibrido per definizione, con il suo mix di tessiture mai esclusivamente jazz. È un suono che fa leva su più livelli atmosferici senza mai trascurare la forza creativa delle sue improvvisazioni o composizioni. Qui, il trombettista lascia addirittura penetrare il suono unico di Sly & Robbie con grande naturalezza. In ciò risiede probabilmente la forza di Nordub. Nessuno prende il sopravvento, nessuno cerca di soffocare l’altro. La fusione è totale e sincera. Si sente anzi che i due volponi sessantenni escono dalla loro zona di comfort abituale per partecipare attivamente alla musica che prende forma. Senza dimenticare il lavoro di Aarset e Delay, altrettanto fondamentale nella resa finale. Insieme, i nostri cinque avventurieri del suono partoriscono una bella sinfonia di dub’n’jazz atmosferico. Davvero singolare. © Marc Zisman/Qobuz
14,99 €
10,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 06 aprile 2018 | Transgressive

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Un viaggiatore. Un narratore. Un tuttofare. Un collezionista. E soprattutto un autore. Cosmo Sheldrake è tutto questo. E altro ancora! Uomo-orchestra virtuoso, che sa suonare un numero indecente di strumenti, questo giovane britannico è l’artefice di piccole sinfonie magiche e apolidi. Canzoni che evocano sia lo spirito di fanfare caro a Beirut (a cui, comunque, il pensiero torna spesso) sia la musica ripetitiva e minimalista, le musiche del mondo, il pop barocco nel senso in cui lo intendevano i Kinks di Village Green Preservation Society alla fine degli anni ’60, l’universo dell’icnoclasta Moondog e mille altri suoni. Suoni che Cosmo Sheldrake si diverte a raccogliere ai quattro angoli del mondo, con un registratore portatile sempre a portata di mano. Ma la forza di The Much Much How How And I consiste nel non cadere mai nel chiacchiericcio sperimentale. Al contrario!! La canzone, quella vera, con un inizio, un mezzo e una fine – compresi ritornello e melodia – rimane il suo primo graal. L’album è toccante e bello, perché concepito con questo scopo in mente. Con il produttore elettronico Matthew Herbert alla console, anche lui avvezzo ai collage spaziali, The Much Much How How And I possiede l’immaginazione esuberante di un testo di Lewis Carroll e tutti i colori sonori dell’arcobaleno. A colpo sicuro il più Cosmo-polita dei Qobuzissimi! © Marc Zisman/Qobuz
10,49 €
6,99 €

Elettronica - Uscito il 09 marzo 2018 | Ed Banger Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
10LEC6 in francese suona come dyslexie ovverosia dislessia, difficoltà specifica e duratura della lettura che si manifesta durante l’infanzia e l’adolescenza, riconosciuta come un disturbo dell’apprendimento. Che i 10LEC6 abbiano appreso diversamente non c’è dubbio... Ma questo collettivo afro-post-punk ha soprattutto digerito un numero di influenze alquanto impressionante. Post-punk funky a iosa ‒ come quello che facevano gli ESG e i Liquid Liquid a New York negli anni ’80 ‒ ma anche disco, house, punk stile Bad Brains, afrobeat, elettronica altamente fuori di testa e ritmi tribali belli tosti. Dal 2004 questo gruppo dalla geometria variabile formato attorno allo street artist Simon e al produttore e DJ Jess (del duo Jess & Crabble) mescola i generi come nessun altro! Un mix reso ancora più possente nel 2014 dall’arrivo di una nuova voce, Nicole, che canta in Bulu, lingua bantu parlata nel sud del suo Camerun natale. Con Bone Bame, il ritmo si impossessa dei corpi e delle menti. Questo terzo album apparso sotto la Ed Banger, l’etichetta di Pedro Winter, è soprattutto una lunga trance fatta di percussioni e suoni elettronici, che i bassi smisurati e la voce incantatoria di Nicole rendono totalmente inafferrabili. Non resta che abbandonarsi amabilmente su questo dancefloor singolare e cosmopolita più unico che raro. Un Qobuzissime a 360°! © Marc Zisman/Qobuz
19,49 €
13,99 €

Estratti d'opera - Uscito il 02 marzo 2018 | Decca

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or / Arte - Qobuzissime
11,99 €
7,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 02 marzo 2018 | Domino Recording Co

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Interferenze garantite! Sono australiani, giapponesi, neozelandesi, inglesi e coreani e sono approdati nella capitale britannica. Amano il pop di ieri e di oggi e fanno collage musicali con la stessa facilità con cui altri respirano. E se i Superorganism fossero IL gruppo che meglio traduce lo spirito del tempo? Questo giovane collettivo di musicisti internazionali incontratisi tramite YouTube, tutti fanatici di cultura pop, ha composto, registrato e prodotto il suo primo album in uno studio dell’est londinese, là dove vivono tutti insieme! È lì che è nato questo disco solare, arcobaleno di indie pop minimalista, sintetico e pimpante, stravagante e caleidoscopico al punto da sedurre Frank Ocean e Ezra Koenig dei Vampire Weekend. C’è chi penserà subito ai cugini lontani di The Avalanches, The Go! Team o I’m From Barcelona, ma c’è nei Superorganism una dimensione onirica e un senso di pace e beatitudine che è loro e basta e che trasforma questo primo album in un piacevolissimo Qobuzissime. © Marc Zisman/Qobuz
13,49 €
8,99 €

Jazz - Uscito il 09 febbraio 2018 | Brownswood Recordings

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Indispensable JAZZ NEWS - Qobuzissime
Ed eccoci di nuovo: London Calling! Ma questa volta l’invito non arriva dalle viscere affamate del rock’n’roll ma piuttosto da quelle del jazz. Un jazz che possiamo solo classificare come speciale, tanto che la giovane scena londinese che si concentra su questo We Out Here è un melange di influenze multicolori, che va dal soul all’afrobeat, dalla fusion all’elettronica. Per concentrarsi su questa nuova generazione, Brownswood Recordings, l’etichetta di Gilles Peterson, ha affidato la direzione artistica dell’album al più noto dei partecipanti: il sassofonista Shabaka Hutchings. Registrato in tre giorni, i musicisti e i gruppi selezionati rappresentano il jazz più nello spirito che nella forma. Così il batterista Jake Long e il suo gruppo Maisha giocano ai maestri vudù stile Pharoah Sanders. L’afrobeat di Fela serve come nutrimento all’Ezra Collective del batterista Femi Koleoso, ma anche al gruppo Kokoroko. Mentre un altro ha le bacchette, il carismatico Moses Boyd avvolge il suo ritmo in un loop elettronico sapientemente ipnotico, prima di ritornare sulla strada di un jazz libertario e frizzante. Questo Qobuzissimo colorato come non mai è anche Theon Cross, impressionante maratoneta della tuba (e, inoltre, compagno di Shabaka Hutchings a capo dei Sons Of Kemet), Nubya Garcia, una sassofonista caratterizzata dal lirismo di Charles Lloyd, o ancora Joe Armon-Jones, uno scienziato pazzo delle tastiere che conosce il suo Herbie Hancock come le sue tasche… Con We Out Here, la nuova scena jazz londinese firma un manifesto tanto dinamico quanto eclettico. © MZ/Qobuz
19,49 €
13,99 €

Musica francese - Uscito il 02 febbraio 2018 | Barclay

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
8,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 26 gennaio 2018 | LasVegas Records

Riconoscimenti Qobuzissime
Sin dal loro primo album, Spanish Disco, uscito nel 2015, la musica dei Leyya impazza sulle radio austriache. I due viennesi di adozione, Marco Kleebauer, produttore e compositore, e Sophie Lindinger, voce, si conoscono sin da piccoli e, dal 2014, formano un duetto che dal vivo diventa un quartetto. Il loro stile intriso di sonorità elettroniche si è evoluto in questo secondo opus, Sauna. I suoni al sintetizzatore di Marco si sono trasformati in viaggi melodici di pop contemporaneo, a cui la voce fresca ed eterea di Sophie ‒ che a tratti ricorda quella di Feist ‒ dona quel quid in più. I testi sono stati scritti nel 2017 durante il loro tour europeo, senza fretta, perché Marco e Sophie sono dei veri artigiani del suono che lasciano alle cose il tempo necessario per maturare, una caratteristica che d’altronde non riguarda soltanto Sauna. L’approccio dei Leyya ricorda quello di un pittore dalla pennellata precisa e perfezionista. Concentrato di sudore e di accostamenti inediti, Sauna fa colare i beat goccia dopo goccia (Oh Wow), produce calore (Heat, Drumsolo) e lascia persino udire qualche brontolio (Candy). Dopo una simile esperienza sudorifera, difficile non evaporare con l’arcobaleno. I Leyya trasformano l’inverno in estate e colorano la nebbia. Un album Qobuzissime perfetto per la stagione! © SD/Qobuz
13,49 €
8,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 12 gennaio 2018 | Dead Oceans

Hi-Res Riconoscimenti 4F de Télérama - Qobuzissime
Tesi come un perizoma XS su un didietro XL, gli Shame non sono tipi che scherzano. E il concentrato di post-punk che costituisce l’essenza del primo album di questo quintetto londinese impressiona per il suo carisma, la sua violenza e la sua originalità. Songs Of Praise suona addirittura come la finta colonna sonora ufficiale di un’Inghilterra grigissima, discretamente frustrata e decisamente sul chi va là. C’è molto dei The Fall, dei Gang Of Four e dei Killing Joke in questo fascio di nervi sonoro, senza tuttavia che la faccenda suoni retrò né tantomeno datata. Proprio come Fat White Family, Ought o Vietnam, gli Shame vivono nel 2018 e si sente! In diretta da Brixton, il cantante Charlie Steen, insieme ai chitarristi Sean Coyle-Smith e Eddie Green, al batterista Charlie Forbes e al bassista Josh Finerty producono e ingabbiano il loro nervosismo simil-viscerale in canzoni che sono come pugni (Dust On Trial), a volte velenose e lancinanti (The Lick), a volte più affabili (One Rizla). Senza vergogna né additivi, gli Shame fanno un rock intransigente. Fin dal primo ascolto di Songs Of Praise il corpo esce tramortito eppure ne vorrete ancora. © MZ/Qobuz
14,99 €
9,99 €

Rap - Uscito il 01 dicembre 2017 | Pineale Prod - Grand Musique Management

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
14,99 €
9,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 10 novembre 2017 | La Castanya

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Il pop psichedelico, la musica surf, lo shoegaze e, tra gli altri il dream-pop, non sono un’esclusiva di Stati Uniti e UK, non più almeno. Anche a Barcellona si sono impadroniti di questo linguaggio elettrico e sognante. Laggiù, nel cuore della capitale catalana, quattro (due Cileni e due Spagnoli) esperti in melodie zuccherate indossate da chitarre oniriche riverberanti, hanno fatto nascere un disco superbo e solare. Giusta la scelta del nome, Secret Place, una piccola isola d’edonismo pop dove le sei corde cristalline e le voci al cloroformio dettano legge. Si nota un tratto raffinato dove le influenze contemporanee pullulano (DIIV, Beach House, Black Lips, Wild Nothing, Real Estate, Beach Fossils) lasciando spazio però, a un tono molto personale. Un caldo Qobuzissime è quel che ci vuole per proteggersi dall’inverno che si avvicina… © MZ/Qobuz
14,99 €
9,99 €

Musica sinfonica - Uscito il 03 novembre 2017 | Chandos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Editor's Choice - Qobuzissime
Oltre all’affascinante e indispensabile Falstaff di Elgar, composto nel 1913, secondo la partitura uno «Studio sinfonico», in realtà un poema sinfonico nella grande tradizione di Strauss – al quale Elgar ha senza alcun dubbio pensato mentre scriveva il suo capolavoro; e il violoncello solista, piuttosto presente, non può non far pensare al Don Chisciotte di Strauss, composto sedici anni prima – l’album si distingue per alcune mélodie con orchestra dello stesso Elgar, un repertorio ahimè fin troppo trascurato, e ciononostante di sorprendente bellezza (al limite si ascoltano le Sea Pictures, eseguite di tanto in tanto). E quando veniamo a sapere che ad officiare è l’ormai celeberrimo baritono Roderick Williams, non possiamo che congratularci per l’iniziativa di Andrew Davis e della BBC Philharmonic, per aver rimesso in evidenza questi splendori. Elgar qui ci dimostra che, lungi dall’essere soltanto un vero maestro dei grandi affreschi vocali-sinfonici sotto forma di oratorio (il pensiero va, naturalmente, al Dream of Gerontius, agli Apostles, o ai Music Makers), padroneggia la miniatura con genialità. Roderick Williams, una delle voci più belle della scena britannica odierna, s’impadronisce di queste rarità con un successo non meno raro. L’album si chiude su una spassosa strizzatina d’occhi, la Smoking Cantata, una cantata dall’orchestrazione spettacolare, ma della durata di… quarantanove secondi, ed il cui testo si limita a: «Kindly, kindly, kindly, do not smoke in the hall or staircase», in altre parole: «Per favore, per favore, per favore, non fumate nell’atrio o nelle scale». The best British humor! © SM/Qobuz Nota tecnica del nostro specialista sulla registrazione Una presa del suono raffinata per un’orchestrazione imponente e una ritrascrizione molto precisa dei rapporti di livelli e di distanze fra i leggii, in questo mixaggio aereo, garantiscono un’eccezionale leggibilità delle linee. Il riverbero, chiaro e avvolgente, non maschera mai il discorso, e ne risulta un’omogeneità rara fra le diverse famiglie dell’orchestra. I tutti non mancano certo di verve, grazie alla straordinaria resa dinamica, e quando le percussioni si mettono in moto si scopre una sala di buone dimensioni, che lascia al suono ogni libertà di svilupparsi senza vincoli. Qui non si cade nel tranello dell’ultra-prossimità, oggi molto (troppo?) in voga, e, dato che l’acustica lo permette, Chandos firma un mixaggio molto rispettoso della partitura, dell’interpretazione, della scena sonora… Un'autentica delizia!
11,99 €

Quartetti - Uscito il 13 ottobre 2017 | BMC Records

Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Omero, Joyce e Kafka, ecco gli autori dei testi messi in musica da Peter Eötvös in The Sirens Cycle del 2016. Si tratta di un quartetto d'archi con un soprano di coloratura, posto in una certa filiazione concettuale – l’aggiunta della voce – col Secondo quartetto di Schönberg, la Suite lirica di Alban Berg (nella sua variante cantata o, perlomeno, cantabile) e i Sonetti per Elisabeth Barrett-Browning di Egon Wellesz. Eötvös si rifà a tre versioni letterarie dell'Ulisse mitologico e del suo incontro con le sirene, affidando ognuna di esse alla voce della soprano, tutte in lingua originale – greco, inglese e tedesco. La prima parte, Joyce, con i suoi sette movimenti, è la più lunga di tutte, e attinge alla trama fluttuante del romanzo Ulisse, scritto secondo la tecnica del «monologo interiore». Nell’Odissea di Omero, si basa invece su un intero episodio, e fa lo stesso nel Silenzio delle sirene di Kafka. Sul piano musicale, Eötvös conferisce alla parte joyciana il carattere di un arioso espressivo, Omero è trattato sotto forma di lied, mentre Kafka è oggetto di un recitativo. «Ogni lingua, a seconda di ritmo, consonanti, accenti tonici ed espressioni, implica un carattere musicale a sé», ricorda il compositore. Quanto al primo quartetto di Eötvös, Korrespondenz del 1992, una sorta di «mini-opera» senza canto, egli si basa sulla corrispondenza che Mozart intrattenne con suo padre durante l'anno 1778. Nelle tre «scene», la viola rappresenta Wolfgang, il violoncello Leopold; il compositore assegna un preciso intervallo a ciascuna vocale, con dei glissato per i dittonghi e delle tecniche specifiche per parecchie consonanti: una specie di quaderno di regole personale degno di Perec, con la ricchezza inerente ai limiti da esso stesso imposti. Le tre scene rappresentano rispettivamente Leopold che dissuade suo figlio dallo sposare Aloysia Weber, Wolfgang che si lamenta della scarsa attenzione dei parigini verso la sua musica, e ancora Wolfgang che annuncia a suo padre la morte della moglie – la madre di Mozart, la quale lo aveva accompagnato a Parigi dove spirò. Sebbene lo spartito riporti il testo stesso delle lettere, quand’anche impercettibile per l'ascoltatore, la musica di Eötvös si legge in un certo senso tra le righe… Un affascinante compositore e due affascinanti opere, la prima delle quali eseguita alla perfezione dal Quartetto Calder e dalla soprano Audrey Luna.
19,49 €
13,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 13 ottobre 2017 | Universal Music

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Nella serie «dell’hipster, chi più ne ha, più ne metta», Lawrence Rothman sembra fungere da campione del mondo. Un viso (e una voce) androgino adatto alle pagine satinate delle riviste di moda, una passione per il trasformismo degno della fotografa Cindy Sherman (Rothman cambia faccia a ogni videoclip!) e pieno di amici scrupolosamente selezionati per dargli man forte (Kim Gordon dei Sonic Youth, Angel Olsen, Marissa Nadler, Duff McKagan dei Guns N’Roses, Stella Mozgawa dei Warpaint, Tom Krell ovvero How To Dress Well, il bassista Pino Palladino, Kristin Kontrol delle Dum Dum Girls…), non manca nessuno all’appello! A livello di sonorità, Rothman fa il dandy soul/R&B fuggiasco degli anni ’80. Spesso fa pensare ai Talk Talk, a David Bowie, Depeche Mode o a volte Prince e, più vicino a noi, a Ariel Pink e How To Dress Well. Ma sotto questa vernice appariscente che ha il buon profumo dell’effimero, il suo album –il primo– racchiude canzoni dalle melodie stupefacenti. Si tratta di composizioni sorrette da una scrittura catartica con la quale Rothman evoca la ricerca personale di un’identità che definisce come non-binaria (genderqueer). Questo Californiano nato a Los Angeles 35 anni fa e che dice di essere appassionato tanto di Charles Bukowski quanto di R. Kelly, Tupac Shakur e Leonard Cohen, ha firmato con The Book Of Law uno dei dischi tra i più emozionanti del 2017. Un Qobuzissimo altamente raffinato. © MZ/Qobuz
14,99 €
9,99 €

Musica alternativa e indie - Uscito il 06 ottobre 2017 | Abbey Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
L’Inghilterra possiede una capacità unica a reinventare la ruota rock’n’roll. Quando tutto sembra essere stato detto e ridetto, lei procrea regolarmente giovani band che apportano la loro pietra unica a un edificio già solidamente costruito. E benché le influenze possono apparire evidenti a prima vista, il tocco personale si fa largo e prende il controllo delle ostilità. Pale Saes fa parte di quelle razze di combo che esplodono in bocca sin dal primo album. In riva al mare, a Southampton, di fronte all’isola di Wight, il cantante Jacob Scott, il chitarrista Graham Poole, il bassista Matthew Bishop e il batterista Andrew Richardson hanno attinto nei primi album dei Radiohead o dei Suede per stabilire la propria legge rock’n’roll. Ma se questo gusto pronunciato per il rock inglese degli anni 90 salta alle orecchie durante tutto l’ascolto di Stargazing For Beginners, la capacità che questo quartetto inglese ha di tessere delle solide tele chitarristiche rende questo primo album totalmente originale. Essenzialmente registrato di notte in un’antica abbazia, ecco un disco Qobuzissime che stuzzica l’istinto animale dei fan di gruppi chitarristici. Una vera e propria rivelazione.
15,99 €
13,49 €

Classica - Uscito il 29 settembre 2017 | Erato - Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4 étoiles de Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
In occasione della sua primissima registrazione, il Quatuor Arod ha scelto Mendelssohn, uno dei pilastri dell’arte del quartetto, in particolare con il suo capolavoro che è il Quarto quartetto in Mi minore del giugno del 1837 – più mozartiano che beethoveniano nell’architettura e nello sviluppo, sicuramente, anche se si riconosce la penna di Mendelssohn dalla prima all’ultima nota. Se cerchiamo l’influenza del geniale sordo, bisogna cercare dalle parti del Secondo quartetto Op. 13 del 1827, un’opera scritta poco dopo la morte di Beethoven cui Mendelssohn scopriva allora, per lo meno, il valore delle sue innovazioni. Il Quatuor Arod prosegue il suo album con “Quattro pezzi per quartetto”, compilati in maniera postuma con il numero di Op. 81 da parte del successore di Mendelssohn al Gewandhaus, Julius Rietz, a partire di quattro brani disparati risalenti a diverse epoche. Infine, l’album si richiude con una riscrittura degli Arod, di un Lied, interpretato qui da Marianne Crebassa, e il cui tema riprende nota per nota diversi passaggi di Beethoven, vero omaggio del giovane compositore al suo illustre predecessore. Ricordiamo che il Quatuor Arod, fondato soltanto nel 2013, si è meteoriticamente forgiato una posizione privilegiata nella sfera mondiale, poiché si è già prodotto all’Auditorium del Louvre, al Teatro delle Bouffes du Nord e alla Filarmonica di Parigi, all’Arsenal di Metz, al Mozarteum di Salisburgo, al Konzerthaus di Vienna, al Concertgebouw di Amsterdam, alla Tonhalle di Zurigo, al Wigmore Hall di Londra, a Tokyo, in Finlandia, in Svizzera, e la lista è ancora lunga.