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What is a Qobuzissime? It’s an award presented by Qobuz for a first or second album.

Pop or Reggae, Metal or Classical, Jazz or Blues, no genre is excluded. More often than not the award is presented to a newly discovered artist.

Sometimes it might be a particularly quirky or a crossover album from a discography.

The important aspects are uniqueness, sincerity and quality. We look for these things in the recording, the project and the sound identity.





Gli album

55 album selezionati per Data: Dal più recente al meno recente e filtrati per Classica
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Lost Paradises

Jodyline Gallavardin

Classica - Uscito il 10 giugno 2022 | Scala Music

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Una vera rivelazione. Non una di quelle che lasciano di stucco come dopo un incontro di boxe. No, Jodyline Gallavardin non è il tipo che va di fretta. Preferisce affidarsi ai fraseggi leggeri, al suo senso della risonanza e alle sue doti interpretative delle partiture di Cowell, Sibelius, Granados e di tutti gli altri compositori presenti in questo programma. Del resto, questo primo album, Lost Paradises, è stato “concepito come un rifugio dal trambusto dei nostri tempi e dal rumore opprimente”. Il suo recital ci invita a meditare e a lasciarci andare. Se c’è una rivelazione, è delicata, ammaliante, quasi ipnotica. La pianista, diplomatasi nel 2015 al CNSMD di Lione, ha rapidamente tessuto la sua tela nella selva pianistica, riuscendo ad emergere, incantando e ammaliando il suo pubblico sui palcoscenici italiani, francesi e svedesi.Ci vuole una solida coerenza di stile per avere l’audacia di aprire l’album con gli impulsi millenari, quasi arcaici delle Three Irish Legends di Cowell, e successivamente diramarsi con così tanta naturalezza nelle passeggiate silvestri di Sibelius (Five Trees Op.75). È il segno del talento immenso di Jodyline Gallavardin, che riesce a far convivere e mai collidere i mondi di sette compositori - in realtà molto dissimili tra loro - pur mantenendo una linea guida forte, quella del tempo sospeso e della meditazione onirica. Sotto le sue dita, i brani di Sibelius rievocano un magnifico universo pastorale di boschi, ruscelli e rocce coperte di muschio, mentre Hermit Trush di Amy Beach si trasforma in una passeggiata libera e sognante. Quanto a Schubert, non è mai stato così romantico e malinconico. A seguire, le pagine di Granados, Séverac e Ravel ricevono lo stesso dolce trattamento. La Gallavardin non ha solo costruito in modo intelligente il programma, ma si è dedicata totalmente alle emozioni contenute in ognuna di queste opere, che esegue con la massima sensibilità, offrendoci un album che non poteva mancare alla collezione dei nostri Qobuzissime. © Pierre Lamy/Qobuz
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Sibelius: Complete Symphonies

Klaus Mäkelä

Classica - Uscito il 25 marzo 2022 | Decca Music Group Ltd.

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Qualche mese fa, Decca ha annunciato la sottoscrizione di un contratto con il giovane direttore d’orchestra Klaus Mäkelä (nato nel 1996), poco dopo che l’Orchestre de Paris lo aveva nominato consigliere musicale per due anni e poi direttore musicale dal settembre 2022. L’etichetta inglese ha scritturato un direttore d’orchestra per la prima volta dopo diversi decenni, in questo caso un nuovo esempio dell’ormai lunga e piuttosto eccezionale linea di allievi di Jorma Panula, figura chiave della Sibelius Academy di Helsinki. In secondo luogo, presentarsi sulla scena discografica con una serie completa delle sette Sinfonie di Sibelius è un’iniziativa alquanto audace: ogni opera del ciclo, particolarmente complessa, presenta una sua singolarità.Sul fronte delle registrazioni, la Oslo Philharmonic Orchestra non è necessariamente associata alle opere orchestrali di Sibelius: con questa istituzione norvegese sono state realizzate poche incisioni, a parte le quattro sinfonie (n. 1, 2, 3 e 5) registrate con Mariss Jansons per la EMI nei primi anni '90, che hanno però sofferto di una ripresa molto riverberata. Non è il caso di questa registrazione per Decca: il team tecnico ha fatto un lavoro notevole. L’ascoltatore potrà percepire tutta la scrittura orchestrale di Sibelius, in particolare la profondità delle tessiture sonore, soprattutto perché Klaus Mäkelä ha gestito con maestria gli equilibri (Sinfonia n. 1) e i numerosi scambi polifonici attraverso una visione a tempi moderati. Qui non è presente alcun contrasto eccessivo o frammento esplosivo. Il gesto di Klaus Mäkelä è calmo, imperturbabilmente sereno. Poco sensibile alle effervescenze ritmiche del compositore, il direttore fraseggia le ampie linee con impressionante maestosità (finale della Terza Sinfonia). Klaus Mäkelä non esaspera i contrasti tra i blocchi orchestrali; con un notevole rispetto per la natura “vellutata” dell’orchestra norvegese, cerca sempre di amalgamare, anche favorendo la continuità del suono tra le sezioni. Anche la Sinfonia n. 4, composta nel periodo più buio di Sibelius, sotto la direzione di Klaus Mäkelä diventa essenzialmente luminosa. Una dimensione lontana dai cataclismi inquietanti di Ernest Ansermet (Decca, 1963) o di Sir Thomas Beecham (BBC Legends, in concerto, 1954).Nel corso delle sette sinfonie, questo Sibelius, caratterizzato da un diffuso gusto per l’eufonia, si distingue innegabilmente per la coerenza della sua visione e la sontuosità della sua produzione. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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Nightscapes

Magdalena Hoffmann

Classica - Uscito il 11 febbraio 2022 | Deutsche Grammophon (DG)

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Il tema della notte ha sempre influenzato un gran numero di artisti, sia nella letteratura, che nell'arte o nella musica, e per una buona ragione: la notte è un momento pieno di mistero e intimità, che lascia ampio spazio all'introspezione e, soprattutto, alla fantasia. Declinate in musica, specialmente attraverso l'affascinante suono dell'arpa, queste atmosfere misteriose possono trasformarsi in immagini concrete per l’ascoltatore. Magdalena Hoffmann ha voluto catturare questi suoni incantati con il suo album Nightscapes: “Il mio strumento crea un'atmosfera speciale per l'intimità, ma non trascura il fantastico e il magico; non per niente l'arpa spesso è cruciale, nell'orchestra, nel definire un'atmosfera terrena o ultraterrena.”L'arpista tedesca, nata a Basilea nel 1990, ha scoperto l'arpa da sola, in giovane età. Un evento fondamentale nella sua carriera è stato il Concorso Internazionale di Musica ARD nel 2016, dove ha vinto due premi speciali. Due anni dopo le è stato offerto il posto di arpista principale nell'Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese. Nel 2021 ha firmato un contratto esclusivo con Deutsche Grammophon, e ora ci presenta il suo primo progetto, Nightscapes.L'album è costituito da composizioni originali per arpa e da arrangiamenti di pezzi per pianoforte. I primi includono la Suite for Harp, op. 83 di Benjamin Britten - un lavoro del 20° secolo fondamentale per il repertorio arpistico. Inoltre, troviamo l'opera Dans des lutins (Danza degli elfi) dell'arpista francese Henriette Renié (1875-1956), per la quale Fauré, Debussy e Ravel avevano già composto delle opere.Hoffmann interpreta anche brani di Chopin, Clara Schumann, John Field, Ottorino Respighi e Marcel Tournier. In particolare, il genere dei notturni fa emergere in un modo unico sia l'atmosfera di intimità che lo spirito mistico, una caratteristica che lo ha reso uno dei generi più tipici del Romanticismo. Il suono leggero e danzante all'arpa si adatta perfettamente anche al Valzer di Chopin o alla Fantasia di Jean-Michel Damase. Magdalena Hoffmann sublima l'intimità innata e speciale del suo strumento in un viaggio magico attraverso paesaggi notturni. © Lena Germann/Qobuz
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Schumann - Brahms - Dvořák

Geister Duo

Classica - Uscito il 14 gennaio 2022 | Mirare

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Cosa c'è di meglio che suonare il pianoforte con un paio di mani? Suonarlo con due paia di mani! Considerato un genere “intimo”, quello del pianoforte a quattro mani è stato a lungo relegato alla sfera dell'esecuzione privata: suonare a casa, davanti agli amici, andava bene, ma non in concerto. Ci sono, naturalmente, alcune eccezioni famose, come le sorelle Labèque, le sorelle Walachowski o, tra le più giovani generazioni, Lucas e Arthur Jussen. Si è trattato, quasi sempre, di fratelli e sorelle. È quindi ancora più piacevole che i due pianisti “indipendenti” David Salmon e Manuel Vieillard abbiano deciso di lasciare il segno nel mondo della musica da camera eseguendo i repertori del duetto pianistico sui palcoscenici più importanti, fondando il Geister Duo.Diplomati alla Hochschule für Musik Hanns Eisler di Berlino e al Conservatoire national supérieur de musique et de danse di Parigi, Manuel Vieillard e David Salmon sono concertisti di altissimo livello. Da quando si sono incontrati durante i loro studi al CRR di Parigi fino all'inizio delle loro carriere internazionali, è nata tra di loro una simbiosi musicale, con il desiderio di formare un “vero” duo - non solo di incontrarsi per un concerto. E il loro desiderio si è avverato: dopo quasi dieci anni di collaborazione, l'ensemble l'anno scorso ha vinto il primo premio nel prestigioso Concorso internazionale di musica ARD di Monaco. Ora presentano il loro primo disco, uscito per Mirare: Schumann - Brahms - Dvořák, una raffinata selezione di pezzi romantici in cui i colori del pianoforte risaltano il doppio.Anche se i compositori scelti sono tra i più famosi dell'epoca romantica, questo album ci offre dei brani innovativi e poco conosciuti, raramente eseguiti o registrati fino ad oggi. Fin dall’inizio, con Immagini dall'Oriente di Schumann (Bilder aus Osten, op. 66), è evidente la complicità e la complementarità tra i due strumentisti. L'opera ci coinvolge con i suoi umori mutevoli e ci conduce attraverso tutta la gamma di emozioni. L'atmosfera romantica e malinconica è meravigliosamente catturata anche dalle Variazioni su un tema di Robert Schumann (Variationen über ein Thema von Robert Schumann, Op. 23), di Johannes Brahms, ​in cui il compositore rende omaggio al suo collega e mentore. L'album si conclude con il ciclo pianistico di Dvořák Dalla foresta Boema (Ze Šumavy), Op. 68, un capolavoro del repertorio pianistico a quattro mani magistralmente eseguito da Salmon e Vieillard, la cui simbiosi artistica unica non finisce mai di stupire. Non c'è dubbio: è molto meglio in due. Un magnifico Qobuzissime per iniziare il 2022! © Lena Germann/Qobuz
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The Four Quarters

Solem Quartet

Musica da camera - Uscito il 17 settembre 2021 | Orchid Classics

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Il Solem Quartet non è nuovo nel mondo della musica classica e contemporanea: come vincitore del Jerwood Arts Live Work Fund 2020, è una delle voci artistiche più significative del Regno Unito. Inoltre, l'ensemble si distingue per la sua diversità e per la sua apertura musicale, grazie al suo coinvolgimento in progetti innovativi e alle collaborazioni con artisti dei più svariati generi. I quattro musicisti inglesi hanno finalmente dato alla luce il loro atteso album di debutto, The Four Quarters, uscito per Orchid Classics: un viaggio musicale trascendentale influenzato da compositori dal periodo barocco ad oggi.Nonostante una selezione di composizioni così variegata, un brano si distingue su tutti, e abbraccia l'intero album: Il capolavoro di Thomas Adès, The Four Quarters, i cui quattro movimenti attraversano la vasta gamma di arrangiamenti di Henry Purcell, Florence Price, Béla Bartók e Robert Schumann. La composizione di Adès si basa sul ciclo dei giorni come metafora centrale - un vagare dal primo mattino fino alla profondità della notte. Questa giustapposizione di tempo e spazio, terra e cielo, si riflette anche nella musica: nel primo movimento, Nightfalls, i violini suonano fini armonie sviluppate all'interno di schemi regolari, mentre la viola e il violoncello si concentrano su trame più basse.Un altro punto forte dell'album è certamente l'interpretazione di Easqelä di Aaron Parker. È il quarto movimento dell'opera in cinque parti denominata Tuoretu, che è stata composta appositamente per il Solem Quartet. Il nome è frutto della fantasia dell'autore e si riferisce alle distese eterne dell'Inghilterra orientale così come ai colori sbiaditi del tramonto, che, proprio come i suoni, si fondono indistintamente l'uno nell'altro.L'assolo di viola, malinconico e ossessivo, accompagnato dai suoni leggerissimi degli altri archi (in quinte e quarte parallele), rafforza l'immancabile trascendenza e richiama ancora una volta gli elementi centrali dell'album: la presenza della natura, dei sogni e l'assenza del tempo.Con The Four Quarters, il Solem Quartet ha creato un album unico, stimolante e fuori dal tempo e dallo spazio, che getta la sua ancora a metà strada tra l'arte contemporanea e i suoni tradizionali. © Lena Germann/Qobuz
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Tancade

Gaspar Claus

Classica - Uscito il 10 settembre 2021 | InFiné

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Il primo album da solista di Gaspar Claus ha avuto una lunghissima gestazione. Per quindici anni, il violoncellista ha moltiplicato i suoi viaggi, gli incontri e le collaborazioni con i più grandi artisti di tutti gli orizzonti musicali: da suo padre Pedro Soler a Barbara Carlotti, passando per Rone o Bryce Dessner. Con tutte queste influenze, il musicista ha trovato la casa migliore nell'etichetta InFiné per presentare Tancade, un album profondamente personale, trovandosi per la prima volta ad essere l'unico leader a bordo. Con il notevole contributo di Francesco Donadello e David Chalmain al mastering e al mixaggio, che hanno dato a questa registrazione un suono unico, ricco di contrasti.Il materiale di questo viaggio è minimo: con un violoncello come unico bagaglio, Claus affascina per la varietà delle sue composizioni, sfruttando le infinite possibilità sonore del suo strumento. Pizzicati, archi che sono alternativamente morbidi o graffianti, bassi profondi a cui rispondono alti svettanti... da vero architetto del suono, l'artista riesce a trasformare ciascuno dei brani che compongono quest'opera in un mondo a sé stante, evocando sensazioni uniche. Ci si può così lasciare trasportare dalla trance quasi tribale e ipnotizzante delle parti percussive di Une foule, prima di passare ad atmosfere più meditative, come quella della crepuscolare 1999. Il genio di Claus è ammirevole: riesce a scolpire così tanto materiale con così pochi strumenti, mentre l'apporto dell'elettronica si limita a piccoli effetti di riverbero o distorsione - il minimo indispensabile, insomma.La grande forza di Tancade è che non si trasforma mai in una pura dimostrazione di tecnicismo. L'album non è un mero catalogo di ciò che un violoncellista può produrre con il suo strumento. Anzi, per ogni traccia, risulta evidente come la ricerca di una particolare atmosfera abbia influito sui processi compositivi e di esecuzione. Gaspar Claus ha dato vita ad un album magnifico, pieno di inventiva e di poesia, che mette l'ascoltatore in connessione con una serie di emozioni antiche di millenni. Andiamo sul sicuro quindi, nel dichiarare che Tancade diventerà certamente un classico essenziale del violoncello contemporaneo. © Pierre LAMY / Qobuz
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Ich schlief, da träumte mir

Anne Marie Dragosits

Classica - Uscito il 27 agosto 2021 | L'Encelade

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Dopo lo straordinario recital Le clavecin mythologique (sempre per l'etichetta di Versailles L'Encelade), un originale pretesto per un'esplorazione vivace e ispirata del repertorio clavicembalistico francese (principalmente del XVIII secolo), l'austriaca Anne Marie Dragosits ci fa ancora una volta dono della sua singolare arte, che ci incanta e ci accompagna in un viaggio verso il cuore della notte, un luogo ideale dove sognare, immaginare, creare. Il viaggio a cui ci invita parte proprio dall'idea del sogno (sommeil) originario della musica francese (e portato al suo apice da Lully nelle sue tragédies lyriques), ma affonda le sue radici in Germania, tra il XVII e il XVIII secolo.La dinastia Bach è ben rappresentata, dai figli al padre: Wilhelm Friedemann e la sua incredibile Fantasia, Carl Philipp Emanuel Bach e le sue Variations sur «Ich schlief, da träumte mir», dopo alcuni altri brani che aprono il programma (tra cui la bellissima La mémoire raisonnée, tratta da un insieme di miniature poco conosciute, Wq. 117). Di Johann Sebastian, Anne Marie Dragosits ha scelto il Praeludium (Harpeggiando), BWV 921, estremamente raro, una vera improvvisazione per tastiera, piena di contrasti e di gioia esplosiva, il cui tono ibrido ricorda lo “Stylus Phantasticus” di Buxtehude. La clavicembalista inserisce poi, qua e là - senza dubbio, seguendo i suoi sogni - alcune pagine di Graupner, Fischer e Kuhnau. Del primo, due pagine molto belle intitolate Sommeille, tratte da due diverse suite del compositore. Sul sublime clavicembalo Christian Zell del 1728 - uno dei più bei clavicembali del mondo, conservato nel Museo delle Arti Decorative di Amburgo - Dragosits dispiega poi degli autentici tesori pieni di tenerezza, oltre che di implacabile maestosità. Il suo modo di suonare è impressionante, come nel Passacaglia di Johann Caspar Ferdinand Fischer, apoteosi della prima parte del suo programma, una pagina piena di influenze lulliste che deve avere avuto una forte influenza sul giovane J. S. Bach.Questo recital Ich schlief, da träumte ich, con il suo programma originale e le sue sequenze spesso molto raffinate (il corale Komm süßer Tod di J. S. Bach è combinato con la Sonata Biblica No. 4 di Kuhnau) è una preziosa testimonianza di una clavicembalista dotata di un'accattivante musicalità. Non dovrebbe essere apprezzato in altro modo che come una passeggiata, lo strumento stesso è già una delizia senza tempo, con i suoi bassi incredibilmente profondi e la sua sorprendente bellezza nel registro del liuto. E se tutto questo vi spaventa, vi suggeriamo di iniziare con la Sommeille dalla Suite Febrarius di Graupner: un momento di capricciosa dolcezza e potente tenerezza che non vi lascerà indifferenti! © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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Let the Soil Play Its Simple Part

Caroline Shaw

Classica - Uscito il 25 giugno 2021 | Nonesuch

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Caroline Shaw è la definizione stessa di artista nella sua forma più pura. È una persona che rifiuta di essere categorizzata. Caroline Shaw ha iniziato come violinista e cantante di formazione classica, prima di passare alla scrittura di canzoni e alla produzione. Ha lavorato con artisti come Kanye West (The Life of Pablo, Ye) e Nas (NASIR), e ha contribuito ai dischi di The National e Richard Reed Parry degli Arcade Fire. E se questo non fosse di per sé un curriculum impressionante, nel 2013 la Shaw non solo ha vinto, ma è stata la più giovane vincitrice del Premio Pulitzer per la musica per il suo Partita in 8 Voci, mentre il suo album del 2019, Orange, ha vinto un Grammy Award. Il suo ultimo album, Let the Soil Play Its Simple Part, è il risultato di una collaborazione tra Caroline Shaw e l'ensemble di percussioni contemporaneo Sō Percussion (composto da Eric Cha-Beach, Josh Quillen, Adam Sliwinski e Jason Treuting). Assieme, sono riusciti a registrare tutto in studio in soli tre giorni.L'album inizia come una meditazione ossessiva, costellata da sporadici ritmi di synth, batteria e marimba, mentre la voce di Shaw si innalza, per progredire in modo sorprendente. A proposito del brano di apertura del disco, To The Sky, la Shaw commenta così: “Mi piace particolarmente questo verso che ha a che fare con l'effimero: Frail solace of an hour/ So soon our transient comforts fly/ And pleasure blooms to die (Fragile conforto di un'ora/ le nostre comodità transitorie volano via così velocemente/ E il piacere fiorisce per poi morire).” Il brano successivo, Other Song, segue con un ritmo più groovy, mentre la traccia che dà il titolo all'album, realizzata in due riprese, cattura un duetto intimo e spontaneo. Il modo di suonare di Quillen è sensibile e raffinato, e si può percepire l'energia che si propaga tra i due artisti mentre la Shaw offre a Quillen delle parole sulla perdita di una persona amata, e Quillen restituisce delle melodie morbide che risuonano sulla steel drum. Lay All Your Love on Me, originariamente degli ABBA, è genialmente reinterpretata: prima attraverso un cupo duetto marimba-voce, poi trasformata in un corale di Bach, accompagnato dalle armonie di Shaw. Some Bright Morning, basata su un canto liturgico del XII secolo, con la sua linea vocale e i droni dell'organo Hammond, chiude l'album con semplicità e potenza.Durante l'ascolto, l'album si sviluppa in un capolavoro monolitico, con sfaccettature di classica contemporanea, indie/pop, rhythm rock, delle strizzate d'occhio alla world music e letteralmente tutto ciò che sta nel mezzo. La capacità di Shaw di interpretare un testo e di costruire nuovi significati e contesti unici sulle parole non ha eguali. Let the Soil Play Its Simple Part è un album diverso da qualsiasi altro e sfida la categorizzazione. Le ispirazioni sono molte: James Joyce, il libro degli inni “Sacred Harp”, una poesia di Anne Carson, il libro di Rut della Bibbia, la melodia americana I'll Fly Away, il pop degli ABBA... E se andate a leggere i crediti dell'album - che è altamente raccomandato - troverete la gamma di ispirazioni che hanno portato alla scrittura dei testi. Per esplorare questo album nella sua interezza e per cogliere la sua maestria, bisogna prendersi tutto il tempo necessario. Pienamente meritato. © Jessica Porter-Langson / Qobuz
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El Nour

Fatma Said

Classica - Uscito il 16 ottobre 2020 | Warner Classics

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« Vieux pays merveilleux des contes de nourrice » (“Antico paese da favola dei racconti dell'infanzia”): bastano queste poche parole per evocare il ricordo della meravigliosa interpretazione di Régine Crespin della Shéhérazade di Ravel. Soprattutto dal punto di vista timbrico, perché la voce del soprano egiziano Fatma Said, nei medi e nelle note basse, irradia colori caldi e scuri. E la sua dizione è brillante: ogni parola è chiaramente comprensibile, e ogni nota dà colore alla parola, sottolineandone il significato. Non c'è dubbio che la cantante, musicalmente estremamente versatile - e che qui appunto ricorda le esibizioni vibranti di Régine Crespin - troverebbe una gamma ancora più ampia di possibilità espressive nella versione orchestrale, poiché ogni tanto si ha l'impressione che il pianoforte meravigliosamente timbrico e preciso di Malcolm Martineau la rallenti un po'. Il programma ci conduce in Spagna, dove Martineau viene sostituito dalla sottile chitarra di Rafael Aguirre. I due brani di De Falla mostrano ulteriori aspetti dell'arte vocale di Fatma Said, come la sua straordinaria agilità e leggerezza! Il suo canto diventa una carezza. Nella Canción de Marinela di José Serrano, la sua voce si fa più densa e crea momenti indimenticabili di tenera sensualità. Sarebbe bello se un giorno Fatma Said decidesse di esplorare qualche grande ruolo in una zarzuela spagnola... sarebbe semplicemente divina! Nelle tre canzoni di Federico García Lorca, tratte dalla collezione 13 Canciones españolas antiguas, è sorprendentemente discreta, di nobile eleganza, anche nei sensuali arabeschi della Nana de Sevilla. Una transizione ideale verso la musica "araba" scelta successivamente da Fatma Said. Introduce, ad esempio, una bella melodia del compositore egiziano Gamal Abdel-Rahim (1924-1988), per poi passare al magnifico Adieux de l'hôtesse arabe di Bizet, in cui Burcu Karadağs con il suo ney (una sorta di flauto di canna) improvvisa facendo da contrappunto alla voce di lei. Gli ultimi quattro titoli presentano dei classici egiziani e libanesi dall'atmosfera un po' "jazzy" e nostalgica. Un album incantevole e ammaliante, che emoziona profondamente. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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Vienne 1905-1910 - Schoenberg, Webern & Berg: String Quartets

Richter Ensemble

Musica da camera - Uscito il 25 settembre 2020 | Passacaille

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Il Richter Ensemble esegue musica dal XVII al XX secolo esclusivamente su corde di budello e utilizza la sua esperienza con la pratica dell'esecuzione storica per accrescere il senso per lo sviluppo del linguaggio musicale nel corso dei secoli. L'ensemble si dedica con passione alla musica della Seconda Scuola Viennese e, sulla base della sua ricerca, ha deciso di orientare la percezione di questa musica in una nuova direzione, sulla via della riscoperta e della riconquista non solo della sua modernità ma anche delle sue connessioni con il passato. Per questo motivo i musicisti hanno progettato di registrare l'intera collezione di opere per il quartetto d'archi della Seconda Scuola Viennese, per inserirli in un contesto storico e combinarli con opere inusuali di altri compositori. La loro prima produzione si chiama Vienna 1905-1910, con musiche di Webern, Schönberg e Berg: il Langsamer Satz di Webern, lo String Quartet No. 2 di Schönberg con mezzosoprano (come originariamente voluto!) e l'Opus 3 di Berg. Questo approccio riesce a catturare una tavolozza di suoni completamente nuova e svela un linguaggio romantico dalle sfumature spesso trascurate dai quartetti d'archi, a volte così severamente moderni, con le loro corde di metallo. Grazie a questo, la fruizione di queste opere diventa per l'ascoltatore meno difficoltosa. © Passacaille
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Glassforms

Bruce Brubaker

Classica - Uscito il 05 giugno 2020 | InFiné

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Dopo Glass Cage nel 2000, e Glass Piano nel 2015, il pianista Bruce Brubaker, diplomato presso la prestigiosa Juilliard School di New York, torna nuovamente alla sua ossessione: Philip Glass. Già insegnante di Francesco Tristano, che ha costruito ponti tra la musica classica e l’elettronica, Brubaker è considerato uno dei grandi esperti del compositore americano, che ha più volte reinterpretato. Per cambiare prospettiva, questa volta ha collaborato con il portabandiera dell’IDM contemporanea, Max Cooper. L’irlandese, che aveva creato un “generatore di caos” per il suo ultimo album Yearning for the Infinite, è stata la scelta ideale per questo album dedicato a uno dei maestri del minimalismo. L’opera seminale Two Pages (del 1968) ha avuto l’onore di essere stata scelta come “singolo” (anche se, in questo caso, non ha molto senso come concetto), tradotta in dieci ipnotici minuti di piano solo, in cui Cooper offre ancora più profondità facendo vibrare il suo sintetizzatore modulare in sottofondo. Il disco si apre e si chiude con due capolavori, la catartica Metamorphosis 2 - uno dei brani più conosciuti di Glass - e Opening (da Glassworks), sulla quale Max Cooper aggiunge un livello contemplativo. © Smaël Bouaici/Qobuz
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Chopin - Brahms - Schumann

Eric Lu

Classica - Uscito il 28 febbraio 2020 | Warner Classics

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Fin dalle prime battute dei Preludi di Chopin - così come li “interpreta” Eric Lu - ciò che inevitabilmente ammalia è la lirica tranquillità che domina tutti i quaranta minuti di un viaggio difficile da elaborare in modo così fluido e coerente. Eric Lu marca la sua ammirazione per l’unità, sia espressiva che polifonica, che porta nel ciclo di movimenti, in genere più ricchi di contrasti. Il pianista americano vuole “cantare” e il mirabile fraseggio delle battute ci trasporta in un viaggio di grande e nobile emozione. Tuttavia, dietro questa dolcezza e questo struggente canto, si cela una tragica, crescente malinconia, che rivela il volto oscuro, o comunque inquieto, dei 24 Preludi. Qui, Chopin torna al suo tormentato romanticismo, che poco si discosta dallo Schumann dei Kreisleriana, concepiti nello stesso periodo (Aprile 1838).Non sorprende che il musicista continui poi questo secondo recital per la Warner Classics con una delle pagine più singolari di Schumann, le Geistervariationen, il Tema e le Variazioni in Mi Bemolle Maggiore composto nel 1854, una sorta di addio alla vita terrena del compositore romantico tedesco. In questo omaggio ai grandi maestri del passato come Bach e Beethoven, Schumann osa con polifonie particolarmente spoglie, con raffinate sfumature in pianissimo; dal punto di vista degli umori e delle personalità, Eric Lu riesce a creare un ponte diretto con il ciclo di Chopin, rimanendo soprattutto sul lato più dolce e meditativo (Variazioni 2 e 5), senza creare contrasti particolari.Vincitore del Quarto Premio al Concorso Chopin di Varsavia nel 2015, dove si era già distinto per la sua interpretazione dei 24 Preludi, il giovane pianista americano Eric Lu (nato nel 1997) firma qui un recital coinvolgente, a volte spiazzante, probabilmente il più compiuto dei tre già editati - il primo è stato pubblicato per l’etichetta tedesca Genuin. Un musicista da seguire molto da vicino, decisamente. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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All Shall Not Die - Haydn String Quartets

Quatuor Hanson

Classica - Uscito il 11 ottobre 2019 | Aparté

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Ecco sei quartetti cruciali per comprendere il contributo di Joseph Haydn alla storia della musica occidentale. Il lavoro dei giovani componenti del Quatuor Hanson è impeccabile grazie alla sua grande abilità nel costruire ed esprimere la quintessenza di questi brani, e anche grazie ad un'affascinante maestria tecnica. Ascoltare queste pagine ci ricorda, ancora una volta, il genio di un compositore che, insieme a Boccherini, ha creato un nuovo genere a cui ha contribuito da subito con una serie di capolavori. Il titolo dell'album, All shall not die, è la traduzione inglese dell'epitaffio incisa sulla lapide di Haydn (Non omnis moriar) e si riferisce alla permanenza e all'universalità del corpus compositivo dell'autore. Scelti con cura tra l'enorme numero di quartetti di Haydn, queste sei opere risultano commoventi soprattutto nella loro espressività e perfezione. Non una nota di troppo, l'equilibrio tra le quattro voci è perfetto e l'ispirazione sembra non cessare mai.Più di duecento anni dopo la sua morte, il riconoscimento di Haydn come uno dei più grandi compositori della storia è arrivato relativamente di recente. Più che un predecessore, Haydn è un fondatore, un genio la cui influenza è stata avvertita in coloro che lo hanno seguito, senza andare molto lontano: Beethoven e Schubert. Questo splendido album vuole sottolineare questo fatto e riesce a collocare il Quatour Hanson tra i grandi interpreti attuali del genere. © François Hudry / Qobuz
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Strauss : Four Last Songs - Wagner : Arias from Tannhäuser

Lise Davidsen

Lieder (Germania) - Uscito il 31 maggio 2019 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Editor's Choice - Qobuzissime
Nata in un paesino norvegese nel 1987 (e dunque immancabilmente paragonata alla sua lontana compatriota Kirsten Flagstad), il soprano Lise Davidsen sembra fatto per incarnare le eroine wagneriane e straussiane. Per il suo primo disco presso Decca, etichetta per la quale ha firmato un contratto esclusivo, ha scelto di presentare diversi aspetti femminili nei tratti vocali di Elisabeth (Tannhäuser), di Arianna (Arianna a Naxos) e di… Pauline, la moglie beneamata di Richard Strauss alla quale ha consacrato numerosi Lieder a partire dal suo opus 27, il ciclo del 1894 offerto a sua moglie come regalo di matrimonio, fino agli ultimi Vier letzte Lieder («quattro ultimi Lieder») del 1948. Sotto l’agile bacchetta di Esa-Pekka Salonen, la Philharmonia Orchestra sposa la voce del soprano norvegese con finezza e eleganza. È chiaro, questo album dal programma minuziosamente strutturato oscilla tra la giovinezza e la vecchiaia dove si aggirano i fantasmi e la morte. Ci si può chiedere come è possibile esprimere la mortalità quando si ha trent’anni, un timbro potente, una salute raggiante e tutta una vita davanti. La risposta si trova nella voce di Lise Davidsen che si innalza insieme alle allodole come una promessa di immortalità, quella della musica dell’ultimo Strauss con lo sguardo rivolto verso il passato in un’Europa in rovina. Scoperto nel 1984, dopo la morte della sua dedicataria, la cantatrice Maria Jeritza, che lo aveva conservato segretamente, Malven è davvero «l’ultimo Lied» di Richard Strauss. Con un tono più leggero rispetto ai Vier letzte Lieder, ai quali doveva forse appartenere, è qui presentato in un’orchestrazione di Wolfgang Rihm. © François Hudry/Qobuz
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Duruflé : Complete Choral Works

Houston Chamber Choir

Classica - Uscito il 05 aprile 2019 | Signum Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime - Grammy Awards
Attenzione, splendida novità dedicata alle perle della musica francese moderna.L’opera corale di Maurice Duruflé trae origine dal canto gregoriano, dalle sue curve melodiche e salmodiche. Il compositore combina alla nuova estetica francese ereditata da Gabriel Fauré e Claude Debussy, le sue linee chiare e i suoi sfregamenti armonici. Ne deriva una musica di una semplicità inaudita. Se questa ricerca dell’epurazione può sembrare a primo acchito sconcertante, essa raggiunge tutta una corrente stilistica del XXesimo secolo (non affatto neoclassica) che cerca di tornare a una certa essenza dell’arte musicale, rifacendosi alle sue origini, liberandosi da tutti gli orpelli del teatro e dello spettacolo, allontanandosi così da quella tendenza alla pura astrazione che poteva costituire una gran parte della creazione musicale nata dopo il conflitto del 1939-45.Il canto gregoriano, «madre» di tutte le musiche? È molto probabile. In fin dei conti, l’opera di Duruflé vuole imporre una forma di serenità e dolcezza che prende spunto dalla corrente contemporanea, sempre emergente ma ben salda, attenta alle armonie e alle atmosfere un po’ plananti, in una ricerca di comunione delle menti.Il Coro da Camera di Houston, poco presente sulla scena discografica, affronta le opere del compositore francese nelle versioni con formazione ridotta. La bellezza semplice delle voci sarà una scoperta, e l’acustica generosa della Hall Edythe Bates della Rice University incoraggia il direttore musicale Robert Simpson a un fraseggio ampio, con un’espressività rara in quelle opere comunque naturalmente espressive, il che rende questa registrazione- tanto emozionante quanto le vecchie registrazioni del compositore (Erato)– una porta ideale per affrontare questo universo ipnotico (Messe «Cum Jubilo»).Ricordiamo che il catalogo delle opere di Duruflé– nonostante la sua vita relativamente lunga– comprende soltanto quattordici numeri di opere referenziate, il Notre Père (ottanta secondi di musica!) scritto specialmente per la Chiesa cattolica e mai usato a causa della sua difficilissima esecuzione, rappresenta l’ultimo. Questa presenza involontaria della cifra 14 inserisce l’opera di Duruflé in una ricerca perpetua di compiutezza e perfezione. La presenza del Houston Chamber Choir è un’occasione ulteriore per riscoprire uno dei segreti meglio serbati della musica francese del XXesimo secolo. © Qobuz
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Miroirs

Elsa Dreisig

Estratti d'opera - Uscito il 05 ottobre 2018 | Warner Classics

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Per il primo album di recital con orchestra, il giovane soprano franco-danese Elsa Dreisig ha pensato di presentare, riflesse allo specchio, cinque coppie d’arie dai rapporti ambigui. Queste correlazioni fanno scontrare volutamente stili musicali, istanti drammatici, periodi storici e vocalità contrastanti: classicismo e romanticismo si completano, terrore e gioia si rispondono, ed è l’animo femminile in tutte le sue sfaccettature ad essere così mostrato. La prima “coppia” coinvolge veri e propri specchi: quello in cui si ammira Margherita nel Faust di Goethe, quello di Thaïs nell’opera omonima di Massenet. Poi è la volta di Manon Lescaut vista da Puccini, e della Manon (senza Lescaut) creata da Massenet. Quindi Giulietta, in un parallelismo piuttosto ardito: Daniel Steibelt, compositore tedesco un po’ dimenticato del primo romanticismo, e la Juliette di Gounod. Elsa Dreisig prosegue con due celebri Figaro, quello del Barbiere di Rossini, con la deliziosa Rosina, e quello delle Nozze di Mozart, nei teneri accenti della contessa smarrita. Infine, ancora più arditamente, chiude con la Salomè della Hérodiade di Massenet, dolce fanciulla che non vuole assolutamente farsi servire la testa di chicchessia, poi con quella di Strauss con i suoi deliri sanguinari. Forse per evitare qualsiasi tentativo di paragone con altre incisioni già esistenti, ha preferito scegliere la versione francese del 1907 (ricordiamo comunque che la pièce di Oscar Wilde era concepita anch’essa in francese, sin dall’inizio). Un ventaglio fra i più straordinari che si possano immaginare per un primo recital discografico. Dreisig è accompagnata dall’Orchestra di Montpellier, che dirige Michael Schønwandt. © SM/Qobuz
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Bernstein : A Quiet Place

Kent Nagano

Opere integrali - Uscito il 01 giugno 2018 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Choc de Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Eh sì, si può ancora scoprire una partitura di Bernstein, o per meglio dire la versione da camera di A Quiet Place, adattata da Garth Edwin Sunderland e per la prima volta diretta e registrata dal direttore d’orchestra Kent Nagano, alla Montréal Symphony House. Ultima partitura scenica del compositore americano ad essere rappresentata per la prima volta alla Houston Grand Opera, nel 1983, fu riveduta dal librettista Stephen Wadsworth e dal compositore, che vi aggiunse diversi frammenti dell’opera in un atto Trouble in Tahiti del 1951, dando luogo a due nuove prime (Scala di Milano e Washington). Una nuova versione – definitiva – ebbe la prima all’Opera di Vienna, sotto la direzione del compositore, nel 1986. Affascinante per più di un motivo, sorta di contemporaneo Intermezzo di Strauss, l’opera dipinge la società americana attraverso la solitudine e la crisi esistenziale di una coppia (Trouble in Tahiti) e di una famiglia. Bernstein citava Mahler per la struttura, con un movimento finale di “grave nobiltà” che ricorda quelli della Terza e della Nona sinfonia del suo venerato modello. Come spesso avviene nella sua produzione, la mescolanza di stili (jazz, coro antico, Broadway, Mahler, Berg, Britten, Copland…) produce un cocktail esplosivo, che occhieggia in direzione della conversazione in musica, piuttosto che del grand-opéra – il che, paradossalmente, rende questo componimento tanto particolare… e tanto accattivante. Da riscoprire, sotto la direzione dell’ex-allievo e fedele Kent Nagano, alla testa di cantanti solisti di alto profilo, per capire quale sia questo «luogo tranquillo» dove «l’amore c’insegnerà l’armonia e la grazia». © Franck Mallet/Qobuz
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Dans ma main

Jean-Michel Blais

Classica - Uscito il 11 maggio 2018 | Arts & Crafts Productions Inc.

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Canadese trentunenne, Jean-Michel Blais non è uno sconosciuto sulla scena contemporanea neoclassica. Dopo un primo album sobriamente intitolato «II», già presso Caroline Distribution, ci propone oggi una nuova collezione di titoli (per la maggior parte diffusi separatamente da qualche settimana) di un lirismo incontenibile. Con il suo pianoforte trasformato in carillon, viaggia seguendo gli zefiri, su rive ove lo conduce la sua insaziabile creatività. Al centro, blind, il titolo forse più seducente dei quarantacinque minuti (anche se sourdine…), ci immerge nell’ideale di una musica che mescola l’acustico e le macchine, rilassante e vellutata. gods ci trasporterà altrove, in chiesa forse, ma il ritorno delle basi indica che i veri dèi di Jean-Michel Blais non sono forse quelli che credevamo. igloo avrebbe potuto essere un titolo spaziale ed assolutamente panteista, ma Blais, che sa essere caustico, qui è proprio urbano: l’«igloo» in questione sono le città contemporanee, piene di “caverne”, dove tutto si sovrappone.D’ora in poi il nome di Blais saprà rievocare in voi aromi sonori singolari. C’è qualcosa, in questa malinconia aspra, fraterna, dolce eppure sensuale, che attraversa gran parte della creazione musicale nordamericana, la stessa che impregna tanto i grandi spazi sonori di un Copland (Quiet City) o di un Bernard Herrmann (The Snows of Kilimanjaro) quanto le figure ostinate di uno Steve Reich (The Four Sections) o le volute aeree di uno dei rappresentanti più fantasiosi della scena pop canadese, Patrick Watson – si pensi al suo Lighthouse, in cui ritroviamo la stessa visione dello strumento, come liberato dei martelletti.Jean-Michel Blais sospende il tempo, in un modo discreto, che sotto la maschera dell’eleganza sa essere tenace: le sue citazioni (ad esempio dell’ipnotica melodia del movimento lento del Secondo Concerto di Rachmaninov, nella traccia roses) aprono a salutari e rilassanti evasioni. Blais ci tende la mano. La cortesia spinge a non rifiutare l’invito. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
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Nicola Porpora : Opera Arias

Max Emanuel Cencic

Estratti d'opera - Uscito il 02 marzo 2018 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Diapason d'or / Arte - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Nowadays it might seem rather strange to describe a composer as a “singing master”, but, during the eighteenth century, this was not the case at all. In Italy, almost every composer worthy of the name wrote opere serie (Porpora wrote at least forty- ve): serious opera was the dominant musical genre, glorifying the human voice above everything else. It was the maker or breaker of musical reputations, with its nest singers the rst superstars of music. Therefore composers, though generally eclipsed by the fame of their leading men and women, needed to understand the human voice and all its remarkable capabilities, both technical and histrionic, in order to be able to exploit the possibilities of the operatic form at a time when those “machines made for singing”, the castrati, had brought the vocal art to a pitch of perfection never known before, nor equalled since. Though this recording is bringing Porpora’s name to public attention again on the 250th anniversary of his death, his fame as a singing teacher has probably obscured, until recently, his remarkable qualities as a composer, quite simply because two of the most famous castrati were among his many pupils, namely Gaetano Majorano, known as Caffarelli, whom Porpora once called “the nest singer in Europe”, also famed for his amorous antics and arrogance on- and off-stage, and the even more celebrated Carlo Broschi, who, under his stage name of Farinelli, amazed audiences and set hearts a- utter for fteen years throughout Europe, before being called to Spain to heal a crazed King by the power of his voice. Max Cencic remarks: “Porpora was a severe teacher, I think, maybe almost sadistic in his demands — you need 120% control of breath, brain and voice”. Legend indeed has it that he taught Caffarelli one page of exercises, and those alone, for six years. The formal alternation of aria and recitative in opera seria conceals a great range of emotional expression, that varietas that Erasmus famously described as “so powerful in every sphere that there is absolutely nothing, however brilliant, which is not dimmed if not commended by variety”. In such forms as the orid aria di bravura or the lyrical aria di sostenuto, the composer’s fantasy only provided a framework for the singer to embroider: the performer’s skill in ornamentation and other emotional devices was of paramount importance. Porpora’s many years of both teaching and composing experience made him, in Max Cencic’s opinion, “one of the top ten composers of Italian Baroque opera. I chose the arias for this recording almost by instinct, by what ‘felt right’. There is no way one can encompass a composer of such quality in one album, and each piece is a treasure in its own right. Though technical display is everywhere — leaps, rapid scales, trills, long phrases — Porpora’s special and utterly captivating melodic gift always shines through.” The arias are all taken from works composed at the height of Porpora’s fame, from Ezio (Venice 1728; “Se tu la reggi al volo” is a semiquaver spectacular) to Filandro (Dresden 1747, with a ravishing siciliano in “Ove l’erbetta tenera, e molle”), including three of the operas he composed for London during the 1730s, in direct competition with Handel (Arianna in Nasso 1733, Enea nel Lazio 1734 — real reworks here in “Chi vuol salva” — and I genia in Aulide 1735). The Teatro San Carlo in Naples, perhaps the most famous of all opera houses at that time, saw the premiere of Il trionfo di Camilla in 1740, and the two arias recorded here show Porpora at his best: the music of “Va per le vene il sangue” evocatively matches its darkly suggestive text, while “Torcere il corso all’onde” combines rapid- re coloratura with elegance of line. In the three arias from Carlo il Calvo (Teatro delle Dame, Rome 1738) the singer is similarly called to match Porpora’s varietas with his own: from the scurrying oriture of “So che tiranno io sono” to the high-lying phrases of “Se rea ti vuole il cielo”, and the beguilingly hypnotic sostenuto of “Quando s’oscura il cielo”. Porpora’s orchestral writing is also remarkably varied, all the more so in that he generally uses only strings, nowhere better than in the elaborate lines of “Torbido intorno al core” from Meride e Selinunte (Venice 1726), where voice and violins entwine in an elaborate and emotionally suggestive web of divisions. However, sometimes he pulls out all the sonority stops, as in the martial “Destrier, che all’armi usato” where, at the rst performance in the Teatro Regio, Turin in 1731 trumpets and horns vied with the unmatchable power of the voice of Farinelli. As Max Cencic has said: “How can we emulate the great castrati? That is hard to pin down, but these voices were the very soul of Porpora’s music.” -Nicholas Clapton © 2018 – Decca Group Limited
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Mendelssohn

Quatuor Arod

Classica - Uscito il 22 settembre 2017 | Erato - Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4 étoiles Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
In occasione della sua primissima registrazione, il Quatuor Arod ha scelto Mendelssohn, uno dei pilastri dell’arte del quartetto, in particolare con il suo capolavoro che è il Quarto quartetto in Mi minore del giugno del 1837 – più mozartiano che beethoveniano nell’architettura e nello sviluppo, sicuramente, anche se si riconosce la penna di Mendelssohn dalla prima all’ultima nota. Se cerchiamo l’influenza del geniale sordo, bisogna cercare dalle parti del Secondo quartetto Op. 13 del 1827, un’opera scritta poco dopo la morte di Beethoven cui Mendelssohn scopriva allora, per lo meno, il valore delle sue innovazioni. Il Quatuor Arod prosegue il suo album con “Quattro pezzi per quartetto”, compilati in maniera postuma con il numero di Op. 81 da parte del successore di Mendelssohn al Gewandhaus, Julius Rietz, a partire di quattro brani disparati risalenti a diverse epoche. Infine, l’album si richiude con una riscrittura degli Arod, di un Lied, interpretato qui da Marianne Crebassa, e il cui tema riprende nota per nota diversi passaggi di Beethoven, vero omaggio del giovane compositore al suo illustre predecessore. Ricordiamo che il Quatuor Arod, fondato soltanto nel 2013, si è meteoriticamente forgiato una posizione privilegiata nella sfera mondiale, poiché si è già prodotto all’Auditorium del Louvre, al Teatro delle Bouffes du Nord e alla Filarmonica di Parigi, all’Arsenal di Metz, al Mozarteum di Salisburgo, al Konzerthaus di Vienna, al Concertgebouw di Amsterdam, alla Tonhalle di Zurigo, al Wigmore Hall di Londra, a Tokyo, in Finlandia, in Svizzera, e la lista è ancora lunga.