Categorie :



What is a Qobuzissime? It’s an award presented by Qobuz for a first or second album.

Pop or Reggae, Metal or Classical, Jazz or Blues, no genre is excluded. More often than not the award is presented to a newly discovered artist.

Sometimes it might be a particularly quirky or a crossover album from a discography.

The important aspects are uniqueness, sincerity and quality. We look for these things in the recording, the project and the sound identity.





Gli album

56 album selezionati per Data: Dal più recente al meno recente e filtrati per Classica
HI-RES14,99 €
CD9,99 €

Classica - Uscito il 05 giugno 2020 | InFiné

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
Dopo Glass Cage nel 2000, e Glass Piano nel 2015, il pianista Bruce Brubaker, diplomato presso la prestigiosa Juilliard School di New York, torna nuovamente alla sua ossessione: Philip Glass. Già insegnante di Francesco Tristano, che ha costruito ponti tra la musica classica e l’elettronica, Brubaker è considerato uno dei grandi esperti del compositore americano, che ha più volte reinterpretato. Per cambiare prospettiva, questa volta ha collaborato con il portabandiera dell’IDM contemporanea, Max Cooper. L’irlandese, che aveva creato un “generatore di caos” per il suo ultimo album Yearning for the Infinite, è stata la scelta ideale per questo album dedicato a uno dei maestri del minimalismo. L’opera seminale Two Pages (del 1968) ha avuto l’onore di essere stata scelta come “singolo” (anche se, in questo caso, non ha molto senso come concetto), tradotta in dieci ipnotici minuti di piano solo, in cui Cooper offre ancora più profondità facendo vibrare il suo sintetizzatore modulare in sottofondo. Il disco si apre e si chiude con due capolavori, la catartica Metamorphosis 2 - uno dei brani più conosciuti di Glass - e Opening (da Glassworks), sulla quale Max Cooper aggiunge un livello contemplativo. © Smaël Bouaici/Qobuz
HI-RES15,99 €
CD13,49 €

Classica - Uscito il 28 febbraio 2020 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Fin dalle prime battute dei Preludi di Chopin - così come li “interpreta” Eric Lu - ciò che inevitabilmente ammalia è la lirica tranquillità che domina tutti i quaranta minuti di un viaggio difficile da elaborare in modo così fluido e coerente. Eric Lu marca la sua ammirazione per l’unità, sia espressiva che polifonica, che porta nel ciclo di movimenti, in genere più ricchi di contrasti. Il pianista americano vuole “cantare” e il mirabile fraseggio delle battute ci trasporta in un viaggio di grande e nobile emozione. Tuttavia, dietro questa dolcezza e questo struggente canto, si cela una tragica, crescente malinconia, che rivela il volto oscuro, o comunque inquieto, dei 24 Preludi. Qui, Chopin torna al suo tormentato romanticismo, che poco si discosta dallo Schumann dei Kreisleriana, concepiti nello stesso periodo (Aprile 1838).Non sorprende che il musicista continui poi questo secondo recital per la Warner Classics con una delle pagine più singolari di Schumann, le Geistervariationen, il Tema e le Variazioni in Mi Bemolle Maggiore composto nel 1854, una sorta di addio alla vita terrena del compositore romantico tedesco. In questo omaggio ai grandi maestri del passato come Bach e Beethoven, Schumann osa con polifonie particolarmente spoglie, con raffinate sfumature in pianissimo; dal punto di vista degli umori e delle personalità, Eric Lu riesce a creare un ponte diretto con il ciclo di Chopin, rimanendo soprattutto sul lato più dolce e meditativo (Variazioni 2 e 5), senza creare contrasti particolari.Vincitore del Quarto Premio al Concorso Chopin di Varsavia nel 2015, dove si era già distinto per la sua interpretazione dei 24 Preludi, il giovane pianista americano Eric Lu (nato nel 1997) firma qui un recital coinvolgente, a volte spiazzante, probabilmente il più compiuto dei tre già editati - il primo è stato pubblicato per l’etichetta tedesca Genuin. Un musicista da seguire molto da vicino, decisamente. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
HI-RES31,49 €
CD20,99 €

Duetti - Uscito il 15 novembre 2019 | Alpha

Hi-Res Riconoscimenti 5 de Diapason - Qobuzissime
L’ultima parte di questo trittico intelligente ed equilibrato merita un Qobuzissime! Da alcuni anni seguiamo il nobile e rilassato duo formato dal violinista Lorenzo Gatto e dal pianista Julien Libeer. Il duo belga ha completato la sua integrale di sonate per violino e pianoforte di Beethoven. C'è molta spontaneità in questa integrale, ma questa freschezza non è sinonimo di casualità. Al contrario, frutto di un lavoro riflessivo, fiorisce come un emozionante romanzo in tre capitoli. Il primo volume si apre come un sipario sulla figura monumentale di Beethoven con l'emblematica Kreutzer Sonata, una partitura muscolare che vanifica le aspettative del genere. La drammatica veemenza del suo primo movimento, lento e minore, contrasta con la morbidezza del secondo e conferma che la sonata è davvero una partitura per due strumenti uguali e non un aggiunta secondaria ad un pianoforte solitario, qui uno Steinway. Il secondo ha delineato i confini di un genere in espansione. Dalla prima all'ultima sonata, attraverso la più popolare, soprannominata La Primavera, si assiste all'amplificazione generale dei mezzi. Dall'Opus 12 all'Opus 96, la forma si è allargata, le difficoltà tecniche si sono accumulate e l'intrattenimento ha lasciato il posto ad una retorica energetica. Per questo secondo album, il duo ha scelto la brillante potenza del pianoforte a corde parallele di Chris Maene. Lo strumento dà la necessaria risonanza alla loro lettura, a volte francamente piccante, a volte teneramente sottile, di questi spartiti. Il terzo incornicia la brillantezza dello Steinway (Sonate 6 e 7) del pianoforte più ampio di Maene (Sonate 3 e 8) e si dedica alle opere nate nel momento in cui si insedia la sordità del compositore. Paradossalmente, questo incubo del compositore ci ha reso felici. Varie combinazioni di timbri, personaggi e stili costantemente rinnovati, tante invenzioni che Gatto e Libeer hanno declinato nel corso del ciclo. Il nostro premio evidenzia retrospettivamente le prime due pietre miliari di un'avventura che ha coraggiosamente mantenuto le sue promesse. Un'integrale di riferimento da conoscere e da far conoscere! Elsa Siffert/Qobuz
HI-RES15,99 €
CD11,49 €

Quartetti - Uscito il 11 ottobre 2019 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Le Choix de France Musique - Choc de Classica - Qobuzissime
Ecco sei quartetti cruciali per comprendere il contributo di Joseph Haydn alla storia della musica occidentale. Il lavoro dei giovani componenti del Quatuor Hanson è impeccabile grazie alla sua grande abilità nel costruire ed esprimere la quintessenza di questi brani, e anche grazie ad un'affascinante maestria tecnica. Ascoltare queste pagine ci ricorda, ancora una volta, il genio di un compositore che, insieme a Boccherini, ha creato un nuovo genere a cui ha contribuito da subito con una serie di capolavori. Il titolo dell'album, All shall not die, è la traduzione inglese dell'epitaffio incisa sulla lapide di Haydn (Non omnis moriar) e si riferisce alla permanenza e all'universalità del corpus compositivo dell'autore. Scelti con cura tra l'enorme numero di quartetti di Haydn, queste sei opere risultano commoventi soprattutto nella loro espressività e perfezione. Non una nota di troppo, l'equilibrio tra le quattro voci è perfetto e l'ispirazione sembra non cessare mai.Più di duecento anni dopo la sua morte, il riconoscimento di Haydn come uno dei più grandi compositori della storia è arrivato relativamente di recente. Più che un predecessore, Haydn è un fondatore, un genio la cui influenza è stata avvertita in coloro che lo hanno seguito, senza andare molto lontano: Beethoven e Schubert. Questo splendido album vuole sottolineare questo fatto e riesce a collocare il Quatour Hanson tra i grandi interpreti attuali del genere. © François Hudry / Qobuz
HI-RES16,49 €
CD10,99 €

Cantate sacre - Uscito il 11 ottobre 2019 | Château de Versailles Spectacles

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Bach celebra il suo primo Natale a Lepizig (1723) presentando la sua cantata Christen, ätzet diesen Tag, BWV 63, un'opera impressionante che ha risuonato in tutto il suo splendore nella Thomaskirche e che con i suoi cori iniziali e finali è un preludio perfetto al Magnificat BWV 243A eseguito nell'ufficio dei Vespri. Il giovane direttore francese Valentin Tournet (solo 23 anni!) è particolarmente interessato agli aspetti meno noti delle grandi opere di Bach. E così, per la prima registrazione con il suo ensemble, ha scelto la prima versione del Magnificat. Composto in Si bemolle maggiore, un tono molto confortevole per i fiati, questo spartito vede l'uso dei flauti a becco, con le loro reminiscenze pastorali, anziché i flauti traversi. Molto meno frequente della versione rivisitata BWV 243 del 1743, l'opera viene offerta qui insieme a quattro lodi per il Natale.Valentin Tournet apporta talento e coraggio in queste interpretazioni particolarmente brillanti, per le quali ha preso diverse decisioni insolite ma coerenti. Essendo lo stesso Tournet un violista da gamba, è particolarmente sensibile all'energia vitale che il violoncello può fornire, purché l'organo non li superi in intensità. Questo è il motivo per cui la scelta è caduta su un organo positivo. Un altro aspetto affascinante è che i cantanti solisti non si limitano a cantare le loro parti, ma sono integrati nel coro, creando così una continuità totale e un'emozione veramente collettiva. © Elsa Siffert / Qobuz
HI-RES19,49 €
CD13,99 €

Lieder (Germania) - Uscito il 31 maggio 2019 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Editor's Choice - Qobuzissime
Nata in un paesino norvegese nel 1987 (e dunque immancabilmente paragonata alla sua lontana compatriota Kirsten Flagstad), il soprano Lise Davidsen sembra fatto per incarnare le eroine wagneriane e straussiane. Per il suo primo disco presso Decca, etichetta per la quale ha firmato un contratto esclusivo, ha scelto di presentare diversi aspetti femminili nei tratti vocali di Elisabeth (Tannhäuser), di Arianna (Arianna a Naxos) e di… Pauline, la moglie beneamata di Richard Strauss alla quale ha consacrato numerosi Lieder a partire dal suo opus 27, il ciclo del 1894 offerto a sua moglie come regalo di matrimonio, fino agli ultimi Vier letzte Lieder («quattro ultimi Lieder») del 1948. Sotto l’agile bacchetta di Esa-Pekka Salonen, la Philharmonia Orchestra sposa la voce del soprano norvegese con finezza e eleganza. È chiaro, questo album dal programma minuziosamente strutturato oscilla tra la giovinezza e la vecchiaia dove si aggirano i fantasmi e la morte. Ci si può chiedere come è possibile esprimere la mortalità quando si ha trent’anni, un timbro potente, una salute raggiante e tutta una vita davanti. La risposta si trova nella voce di Lise Davidsen che si innalza insieme alle allodole come una promessa di immortalità, quella della musica dell’ultimo Strauss con lo sguardo rivolto verso il passato in un’Europa in rovina. Scoperto nel 1984, dopo la morte della sua dedicataria, la cantatrice Maria Jeritza, che lo aveva conservato segretamente, Malven è davvero «l’ultimo Lied» di Richard Strauss. Con un tono più leggero rispetto ai Vier letzte Lieder, ai quali doveva forse appartenere, è qui presentato in un’orchestrazione di Wolfgang Rihm. © François Hudry/Qobuz
HI-RES14,49 €
CD9,99 €

Messe, Passioni, Requiem - Uscito il 05 aprile 2019 | Signum Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime - Grammy Awards
Attenzione, splendida novità dedicata alle perle della musica francese moderna.L’opera corale di Maurice Duruflé trae origine dal canto gregoriano, dalle sue curve melodiche e salmodiche. Il compositore combina alla nuova estetica francese ereditata da Gabriel Fauré e Claude Debussy, le sue linee chiare e i suoi sfregamenti armonici. Ne deriva una musica di una semplicità inaudita. Se questa ricerca dell’epurazione può sembrare a primo acchito sconcertante, essa raggiunge tutta una corrente stilistica del XXesimo secolo (non affatto neoclassica) che cerca di tornare a una certa essenza dell’arte musicale, rifacendosi alle sue origini, liberandosi da tutti gli orpelli del teatro e dello spettacolo, allontanandosi così da quella tendenza alla pura astrazione che poteva costituire una gran parte della creazione musicale nata dopo il conflitto del 1939-45.Il canto gregoriano, «madre» di tutte le musiche? È molto probabile. In fin dei conti, l’opera di Duruflé vuole imporre una forma di serenità e dolcezza che prende spunto dalla corrente contemporanea, sempre emergente ma ben salda, attenta alle armonie e alle atmosfere un po’ plananti, in una ricerca di comunione delle menti.Il Coro da Camera di Houston, poco presente sulla scena discografica, affronta le opere del compositore francese nelle versioni con formazione ridotta. La bellezza semplice delle voci sarà una scoperta, e l’acustica generosa della Hall Edythe Bates della Rice University incoraggia il direttore musicale Robert Simpson a un fraseggio ampio, con un’espressività rara in quelle opere comunque naturalmente espressive, il che rende questa registrazione- tanto emozionante quanto le vecchie registrazioni del compositore (Erato)– una porta ideale per affrontare questo universo ipnotico (Messe «Cum Jubilo»).Ricordiamo che il catalogo delle opere di Duruflé– nonostante la sua vita relativamente lunga– comprende soltanto quattordici numeri di opere referenziate, il Notre Père (ottanta secondi di musica!) scritto specialmente per la Chiesa cattolica e mai usato a causa della sua difficilissima esecuzione, rappresenta l’ultimo. Questa presenza involontaria della cifra 14 inserisce l’opera di Duruflé in una ricerca perpetua di compiutezza e perfezione. La presenza del Houston Chamber Choir è un’occasione ulteriore per riscoprire uno dei segreti meglio serbati della musica francese del XXesimo secolo. © Qobuz
HI-RES15,99 €
CD13,49 €

Estratti d'opera - Uscito il 05 ottobre 2018 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Qobuzissime
Per il primo album di recital con orchestra, il giovane soprano franco-danese Elsa Dreisig ha pensato di presentare, riflesse allo specchio, cinque coppie d’arie dai rapporti ambigui. Queste correlazioni fanno scontrare volutamente stili musicali, istanti drammatici, periodi storici e vocalità contrastanti: classicismo e romanticismo si completano, terrore e gioia si rispondono, ed è l’animo femminile in tutte le sue sfaccettature ad essere così mostrato. La prima “coppia” coinvolge veri e propri specchi: quello in cui si ammira Margherita nel Faust di Goethe, quello di Thaïs nell’opera omonima di Massenet. Poi è la volta di Manon Lescaut vista da Puccini, e della Manon (senza Lescaut) creata da Massenet. Quindi Giulietta, in un parallelismo piuttosto ardito: Daniel Steibelt, compositore tedesco un po’ dimenticato del primo romanticismo, e la Juliette di Gounod. Elsa Dreisig prosegue con due celebri Figaro, quello del Barbiere di Rossini, con la deliziosa Rosina, e quello delle Nozze di Mozart, nei teneri accenti della contessa smarrita. Infine, ancora più arditamente, chiude con la Salomè della Hérodiade di Massenet, dolce fanciulla che non vuole assolutamente farsi servire la testa di chicchessia, poi con quella di Strauss con i suoi deliri sanguinari. Forse per evitare qualsiasi tentativo di paragone con altre incisioni già esistenti, ha preferito scegliere la versione francese del 1907 (ricordiamo comunque che la pièce di Oscar Wilde era concepita anch’essa in francese, sin dall’inizio). Un ventaglio fra i più straordinari che si possano immaginare per un primo recital discografico. Dreisig è accompagnata dall’Orchestra di Montpellier, che dirige Michael Schønwandt. © SM/Qobuz
HI-RES16,49 €
CD10,99 €

Estratti d'opera - Uscito il 28 settembre 2018 | Alpha

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Qobuzissime
Primo album solista del giovane e bravissimo tenore francese Julien Behr, che abbiamo già ascoltato all’Opéra di Parigi, al Théâtre des Champs-Élysées, all’Opéra di Bordeaux e di Lione, a Salisburgo, a Vienna, a Londra, a Colonia e in tanti altri grandi palchi mondiali; e, su disco, in molte opere liriche fra cui L’Enfant et les sortilèges con la Radio bavarese. Per questo debutto discografico in recital, ha avuto il fiuto di scegliere arie d’opera francesi molto meno praticate di quelle dei sempiterni Don José, Romeo, Faust ed altri grandi eroi, preferendo invece selezionare nel repertorio romantico (allargato fino alla Prima Guerra, diciamo) perle che in genere si ascoltano troppo di rado. Per Gounod attinge a Cinq-Mars; per Bizet, a La bella fanciulla di Perth (una delle pagine più squisite di Bizet), per Thomas a Mignon; e poi, più note ma comunque non molto frequentate, arie che va a pescare nel Léhar de La vedova allegra, nel Godard di Jocelyn, nel Delibes di Lakmé. La dizione assolutamente impeccabile, la voce trasparente ed aerea, che a tratti ricorda Heddle Nash e Jussi Björling: ecco qualcosa che rende perfetto servizio a tale repertorio. L’album si chiude a qualche incollatura dal periodo romantico, è vero, con Vous qui passez sans me voir di Charles Trenet – cioè, il testo è del “Pazzo che canta”, mentre la musica è firmata da Johnny Hess e Paul Misraki, e la canzone era inizialmente destinata a Jean Sablon –, il che dimostra l’amore di Behr per generi di certo più leggeri, ma interpretati in modo elegantissimo. © SM/Qobuz
HI-RES36,99 €
CD26,49 €

Opere integrali - Uscito il 22 giugno 2018 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Choc de Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Eh sì, si può ancora scoprire una partitura di Bernstein, o per meglio dire la versione da camera di A Quiet Place, adattata da Garth Edwin Sunderland e per la prima volta diretta e registrata dal direttore d’orchestra Kent Nagano, alla Montréal Symphony House. Ultima partitura scenica del compositore americano ad essere rappresentata per la prima volta alla Houston Grand Opera, nel 1983, fu riveduta dal librettista Stephen Wadsworth e dal compositore, che vi aggiunse diversi frammenti dell’opera in un atto Trouble in Tahiti del 1951, dando luogo a due nuove prime (Scala di Milano e Washington). Una nuova versione – definitiva – ebbe la prima all’Opera di Vienna, sotto la direzione del compositore, nel 1986. Affascinante per più di un motivo, sorta di contemporaneo Intermezzo di Strauss, l’opera dipinge la società americana attraverso la solitudine e la crisi esistenziale di una coppia (Trouble in Tahiti) e di una famiglia. Bernstein citava Mahler per la struttura, con un movimento finale di “grave nobiltà” che ricorda quelli della Terza e della Nona sinfonia del suo venerato modello. Come spesso avviene nella sua produzione, la mescolanza di stili (jazz, coro antico, Broadway, Mahler, Berg, Britten, Copland…) produce un cocktail esplosivo, che occhieggia in direzione della conversazione in musica, piuttosto che del grand-opéra – il che, paradossalmente, rende questo componimento tanto particolare… e tanto accattivante. Da riscoprire, sotto la direzione dell’ex-allievo e fedele Kent Nagano, alla testa di cantanti solisti di alto profilo, per capire quale sia questo «luogo tranquillo» dove «l’amore c’insegnerà l’armonia e la grazia». © Franck Mallet/Qobuz
HI-RES19,49 €
CD13,99 €

Classica - Uscito il 11 maggio 2018 | Arts & Crafts Productions Inc.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
Canadese trentunenne, Jean-Michel Blais non è uno sconosciuto sulla scena contemporanea neoclassica. Dopo un primo album sobriamente intitolato «II», già presso Caroline Distribution, ci propone oggi una nuova collezione di titoli (per la maggior parte diffusi separatamente da qualche settimana) di un lirismo incontenibile. Con il suo pianoforte trasformato in carillon, viaggia seguendo gli zefiri, su rive ove lo conduce la sua insaziabile creatività. Al centro, blind, il titolo forse più seducente dei quarantacinque minuti (anche se sourdine…), ci immerge nell’ideale di una musica che mescola l’acustico e le macchine, rilassante e vellutata. gods ci trasporterà altrove, in chiesa forse, ma il ritorno delle basi indica che i veri dèi di Jean-Michel Blais non sono forse quelli che credevamo. igloo avrebbe potuto essere un titolo spaziale ed assolutamente panteista, ma Blais, che sa essere caustico, qui è proprio urbano: l’«igloo» in questione sono le città contemporanee, piene di “caverne”, dove tutto si sovrappone.D’ora in poi il nome di Blais saprà rievocare in voi aromi sonori singolari. C’è qualcosa, in questa malinconia aspra, fraterna, dolce eppure sensuale, che attraversa gran parte della creazione musicale nordamericana, la stessa che impregna tanto i grandi spazi sonori di un Copland (Quiet City) o di un Bernard Herrmann (The Snows of Kilimanjaro) quanto le figure ostinate di uno Steve Reich (The Four Sections) o le volute aeree di uno dei rappresentanti più fantasiosi della scena pop canadese, Patrick Watson – si pensi al suo Lighthouse, in cui ritroviamo la stessa visione dello strumento, come liberato dei martelletti.Jean-Michel Blais sospende il tempo, in un modo discreto, che sotto la maschera dell’eleganza sa essere tenace: le sue citazioni (ad esempio dell’ipnotica melodia del movimento lento del Secondo Concerto di Rachmaninov, nella traccia roses) aprono a salutari e rilassanti evasioni. Blais ci tende la mano. La cortesia spinge a non rifiutare l’invito. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz
HI-RES19,49 €
CD13,99 €

Estratti d'opera - Uscito il 02 marzo 2018 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Diapason d'or / Arte - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
HI-RES14,99 €
CD9,99 €

Musica sinfonica - Uscito il 03 novembre 2017 | Chandos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Editor's Choice - Qobuzissime - 5 étoiles de Classica
Oltre all’affascinante e indispensabile Falstaff di Elgar, composto nel 1913, secondo la partitura uno «Studio sinfonico», in realtà un poema sinfonico nella grande tradizione di Strauss – al quale Elgar ha senza alcun dubbio pensato mentre scriveva il suo capolavoro; e il violoncello solista, piuttosto presente, non può non far pensare al Don Chisciotte di Strauss, composto sedici anni prima – l’album si distingue per alcune mélodie con orchestra dello stesso Elgar, un repertorio ahimè fin troppo trascurato, e ciononostante di sorprendente bellezza (al limite si ascoltano le Sea Pictures, eseguite di tanto in tanto). E quando veniamo a sapere che ad officiare è l’ormai celeberrimo baritono Roderick Williams, non possiamo che congratularci per l’iniziativa di Andrew Davis e della BBC Philharmonic, per aver rimesso in evidenza questi splendori. Elgar qui ci dimostra che, lungi dall’essere soltanto un vero maestro dei grandi affreschi vocali-sinfonici sotto forma di oratorio (il pensiero va, naturalmente, al Dream of Gerontius, agli Apostles, o ai Music Makers), padroneggia la miniatura con genialità. Roderick Williams, una delle voci più belle della scena britannica odierna, s’impadronisce di queste rarità con un successo non meno raro. L’album si chiude su una spassosa strizzatina d’occhi, la Smoking Cantata, una cantata dall’orchestrazione spettacolare, ma della durata di… quarantanove secondi, ed il cui testo si limita a: «Kindly, kindly, kindly, do not smoke in the hall or staircase», in altre parole: «Per favore, per favore, per favore, non fumate nell’atrio o nelle scale». The best British humor! © SM/QobuzNota tecnica del nostro specialista sulla registrazioneUna presa del suono raffinata per un’orchestrazione imponente e una ritrascrizione molto precisa dei rapporti di livelli e di distanze fra i leggii, in questo mixaggio aereo, garantiscono un’eccezionale leggibilità delle linee. Il riverbero, chiaro e avvolgente, non maschera mai il discorso, e ne risulta un’omogeneità rara fra le diverse famiglie dell’orchestra. I tutti non mancano certo di verve, grazie alla straordinaria resa dinamica, e quando le percussioni si mettono in moto si scopre una sala di buone dimensioni, che lascia al suono ogni libertà di svilupparsi senza vincoli. Qui non si cade nel tranello dell’ultra-prossimità, oggi molto (troppo?) in voga, e, dato che l’acustica lo permette, Chandos firma un mixaggio molto rispettoso della partitura, dell’interpretazione, della scena sonora… Un'autentica delizia!
HI-RES15,99 €
CD13,49 €

Classica - Uscito il 29 settembre 2017 | Erato - Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4 étoiles Classica - Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
In occasione della sua primissima registrazione, il Quatuor Arod ha scelto Mendelssohn, uno dei pilastri dell’arte del quartetto, in particolare con il suo capolavoro che è il Quarto quartetto in Mi minore del giugno del 1837 – più mozartiano che beethoveniano nell’architettura e nello sviluppo, sicuramente, anche se si riconosce la penna di Mendelssohn dalla prima all’ultima nota. Se cerchiamo l’influenza del geniale sordo, bisogna cercare dalle parti del Secondo quartetto Op. 13 del 1827, un’opera scritta poco dopo la morte di Beethoven cui Mendelssohn scopriva allora, per lo meno, il valore delle sue innovazioni. Il Quatuor Arod prosegue il suo album con “Quattro pezzi per quartetto”, compilati in maniera postuma con il numero di Op. 81 da parte del successore di Mendelssohn al Gewandhaus, Julius Rietz, a partire di quattro brani disparati risalenti a diverse epoche. Infine, l’album si richiude con una riscrittura degli Arod, di un Lied, interpretato qui da Marianne Crebassa, e il cui tema riprende nota per nota diversi passaggi di Beethoven, vero omaggio del giovane compositore al suo illustre predecessore. Ricordiamo che il Quatuor Arod, fondato soltanto nel 2013, si è meteoriticamente forgiato una posizione privilegiata nella sfera mondiale, poiché si è già prodotto all’Auditorium del Louvre, al Teatro delle Bouffes du Nord e alla Filarmonica di Parigi, all’Arsenal di Metz, al Mozarteum di Salisburgo, al Konzerthaus di Vienna, al Concertgebouw di Amsterdam, alla Tonhalle di Zurigo, al Wigmore Hall di Londra, a Tokyo, in Finlandia, in Svizzera, e la lista è ancora lunga.
HI-RES15,99 €
CD13,49 €

Classica - Uscito il 01 settembre 2017 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
HI-RES21,99 €
CD14,99 €

Musica vocale sacra - Uscito il 14 aprile 2017 | Glossa

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime - 5 Sterne Fono Forum Klassik
HI-RES15,99 €
CD11,49 €

Classica - Uscito il 14 febbraio 2017 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Qobuzissime
HI-RES26,99 €
CD17,99 €

Opere integrali - Uscito il 20 gennaio 2017 | Glossa

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Qobuzissime
HI-RES15,99 €
CD13,49 €

Classica - Uscito il 26 ottobre 2016 | Erato - Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Qobuzissime
HI-RES16,99 €
CD14,49 €

Opera - Uscito il 07 ottobre 2016 | Sony Classical

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Qobuzissime