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Gli album

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Concerti per violino - Uscito il 13 settembre 2019 | Ondine

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Concerti per violino - Uscito il 13 settembre 2019 | Channel Classics Records

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Concerti per violino - Uscito il 05 aprile 2019 | Glossa

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Concerti per violino - Uscito il 15 marzo 2019 | harmonia mundi

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Concerti per violino - Uscito il 15 marzo 2019 | Gramola Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Concerti per violino - Uscito il 16 novembre 2018 | LSO Live

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Choc de Classica
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Concerti per violino - Uscito il 26 ottobre 2018 | harmonia mundi

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Le Choix de France Musique
Dire che il concerto sia una delle forme espressive preferite di Haydn sarebbe sicuramente eccessivo, addirittura ridicolo. Lui che ha scritto un buon centinaio di sinfonie, decine di quartetti, trii, sonate per pianoforte, una quindicina di messe ed altrettante opere, gli oratori che sappiamo… Ora, di Haydn si conoscono tre concerti per violino (gli altri sono perduti o apocrifi), due per violoncello (gli altri… idem), uno per corno (gli altri…), uno per tromba (altri non ce ne sono proprio) e, bene che vada, una decina scarsa per pianoforte. Opere musicalmente affascinanti, le cui esigenze virtuosistiche vanno però dal moderato al francamente difficile. Ebbene sì, il Primo Concerto per violoncello non manca di grandi difficoltà, compresi i passi rapidi nell’estremo acuto del primo movimento, un vero fuoco d’artificio. È inoltre opportuno notare che la maggior parte dei concerti fu scritta per gli Esterházy, e in particolare per i primi solisti dell’orchestra domestica di corte, il Konzertmeister Luigi Tomasini ed il primo violoncello Joseph Weigl. Gli accompagnamenti orchestrali offrono ai solisti uno splendido tappeto: pensiamo al delizioso secondo movimento del Concerto per violino in do maggiore, in cui il pizzicato come di sordina degli archi dell’orchestra accompagna il violino solista, generando una sorta di serenata alla Don Giovanni. Al violino per quest’incisione Amandine Beyer, mentre il violoncello solista è di Marco Ceccato – entrambi membri dell’ensemble Gli Incogniti, una falange a geometria variabile che suona senza direttore. Così tutti si ascoltano, un modo bellissimo (e non così diffuso per l’orchestra, ahimè) di fare musica. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 28 settembre 2018 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
L’impresa di registrare l’intero corpus manoscritto di opere vivaldiane conservate alla Biblioteca Universitaria di Torino equivale, per il violinista Fabio Biondi, a mettere molta carne sul fuoco: il Veneziano ha infatti lasciato più di duecentocinquanta opere del genere per uno, due, tre o quattro violini. Questo VI volume della Vivaldi Edition propone un gruppo di sei concerti scritti a Praga ed in Boemia durante il soggiorno compiutovi da Vivaldi fra il 1730 ed il 1731. La musicologia è oggi divenuta scientifica, ed è possibile datare i manoscritti in funzione di una precisa analisi della carta usata dal compositore, qualora la musica non parli da sé come invece accade qui. Amato dall’Europa intera, Antonio Vivaldi manteneva lo stile che ci si aspettava da lui. Fabio Biondi fa notare che vi sono poche tracce di musica boema in questi concerti, che somigliano a ciò che Vivaldi produceva fin dalla giovinezza, il che lascia pensare che il compositore abbia scritto all’estero opere di certo nuove, ma in fin dei conti destinate ai suoi cari allievi della Pietà. Le cronache veneziane dell’epoca descrivono spesso il modo di suonare del violinista virtuoso che Vivaldi era, ed ammirano allo stesso tempo l’inventiva che sfoggiava nelle cadenze dei suoi concerti (momenti lasciati, in termini di libertà creativa, all’interprete, appena prima della conclusione di un movimento) e la fantasia che metteva nelle improvvisazioni. Non vi sono prove che Vivaldi fosse il solista delle proprie opere nel soggiorno boemo, ma Fabio Biondi, perfettamente al corrente dello stile vivaldiano, s’impegna a replicare la lezione nelle sue incisioni. © François Hudry/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 21 settembre 2018 | Onyx Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Registrazioni Eccezionali
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Concerti per violino - Uscito il 07 settembre 2018 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - 4F de Télérama - Gramophone Editor's Choice - 5 Sterne Fono Forum Klassik
In realtà, il “Primo” concerto di Bartók dovrebbe portare il numero zero, poiché il compositore non lo terminò, non lo fece pubblicare e ne donò il manoscritto a colei che ne era stata l’ispiratrice, la violinista Stefi Geyer, di cui era innamorato – a senso unico, purtroppo per lui. Geyer non interpretò mai l’opera, e dopo la morte la lasciò in eredità a Paul Sacher, che ne eseguì la prima solo nel 1958. Sembra che il terzo movimento non sia mai stato scritto. La violinista Vilde Frang, non più grande di quanto lo fosse Stefi Geyer all’epoca in cui Bartók le faceva la corte, ci offre una lettura giovanile e infiammata di questi singoli movimenti. Più rara, la seconda parte dell’album propone l’Ottetto per archi di Enescu, che il compositore scrisse più o meno alla stessa età in cui Mendelssohn scrisse il proprio.La grande trovata di Enescu, nell’Ottetto, è quella di costruire praticamente tutta l’opera (che dura una quarantina di minuti!) a partire dal tema iniziale, lungo e appassionato. Il risultato è originale, sebbene Enescu si sia volto verso modelli del passato, trattandosi di una struttura in “blocco unico”: verso la Wanderer-Fantasie di Schubert, la Sonata in si minore di Liszt e i poemi sinfonici di Richard Strauss. Solo pochi mesi prima che Enescu scrivesse l’Ottetto, Schönberg offriva la sua Notte trasfigurata, altro esempio di forma complessa in un movimento solo. Enescu ha forse avuto occasione di ascoltare la Notte prima di dare alla luce il suo Ottetto? Possiamo ben immaginarlo. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 24 agosto 2018 | Alpha

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Concerti per violino - Uscito il 22 giugno 2018 | Sony Classical

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Se il Primo concerto di Max Bruch è stato inciso, reinciso e sovra-inciso fino a non poterne più, non si può dire lo stesso dell’elegantissima Fantasia scozzese dello stesso Bruch. Ed ecco Joshua Bell, nuovo direttore musicale dell’Academy of St. Martin in the Fields, allo stesso tempo al violino e alla testa dell’ensemble per offrirci sia il Concerto (che aveva registrato circa trent’anni fa con Marriner) che la Fantasia, per lui una prima discografica. Questa Fantasia, scritta nel 1880 dopo il Secondo concerto, fu dedicata a Sarasate, certo, ma alla prima fu interpretata da Joachim. Il compositore vi tesse un’infinita eleganza di forme, di temi, d’impressioni melodiche scozzesi reali o immaginarie. Joshua Bell, egli stesso di vicina ascendenza scozzese, naviga come un salmone selvaggio in queste limpide acque dei loch e dei torrenti delle highland, mentre l’orchestra, visibilmente trasportata, gli offre una cornice di grande bellezza. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 08 giugno 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Già la stampa lo fa suo: «il nuovo Menuhin», «stoffa da star», «l’archetto prodigio»… Se Daniel Lozakovich, diciassette anni, ha la testa fra le stelle, ha però i piedi ben piantati a terra. Con una maturità stupefacente, sa come gestire una carriera che percepisce luminosa. Nato in Svezia da una famiglia proveniente dall’ex-URSS, impara il violino nel 2007 all’età di sei anni. Due anni dopo suona il primo concerto sotto la direzione di Vladimir Spivakov. Seguirà la difficile ricerca per trovare un insegnante che «non cambierà la sua musicalità ma lo renderà più forte». Daniel Lozakovich vive attualmente a Ginevra, dove studia con Eduard Wulfson, un pedagogo incontrato al Festival di Verbier e che insegna in privato. Ed è a quel festival, che dà spazio ai giovani talenti, che l’adolescente incontra Valerij Gergiev, il quale lo prende immediatamente sotto la propria ala protettrice ed emancipatrice. A contratto per la Deutsche Grammophon (DG), Daniel Lozakovich inciderà prossimamente con il suo mentore il Concerto in re maggiore di Beethoven, «un’opera la cui struttura è tanto limpida», dice, «ma la cui musica è tanto difficile».Daniel Lozakovich ascolta molti dischi per perfezionare la tecnica e le conoscenze musicali. Impara molto dall’ascolto dei grandi maestri del passato, specie Bruno Walter, di cui ama il senso del dettaglio, il suono che ottiene dall’orchestra e i fraseggi cantati. Un gusto che la dice lunga sulle inclinazioni di questo giovanissimo musicista, che scopriamo qui nel suo primo disco, dedicato a Bach. Ascoltando la Seconda Partita (con la sua Ciaccona strutturata tanto bene) ed i Concerti in mi maggiore e in la minore, siamo subito conquistati dalla solidità della sua concezione, da una sonorità di grande bellezza, con lunghi fraseggi e un discorso costantemente espressivo. I suoi genitori, che assolutamente non sono musicisti, avrebbero voluto che diventasse un grande tennista, ma il destino ha voluto altrimenti, perché quest’adolescente deciso, dal sorriso luminoso, ha semplicemente ricevuto in eredità la grazia. © François Hudry/Qobuz 
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Concerti per violino - Uscito il 08 giugno 2018 | Claves Records

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Concerti per violino - Uscito il 01 giugno 2018 | DOREMI

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Concerti per violino - Uscito il 04 maggio 2018 | Accent

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Concerti per violino - Uscito il 27 aprile 2018 | Berlin Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Nel celebre convento, conservatorio ed orfanotrofio dell’Ospedale della Pietà a Venezia, dove Vivaldi fu a lungo insegnante di violino e compositore principale, si andava a deporre i bambini indesiderati, per la precisione femminucce. Molte di queste fanciulle, una volta grandi, divennero musiciste, e parecchie di loro raggiunsero il più alto grado della fama. Per una di queste pupille, una certa Anna Maria dal Violin (il «dal Violin» non era un cognome, ma un soprannome che ne designava la qualità di musicista), Vivaldi scrisse espressamente circa venticinque concerti, prova eclatante del fatto che ella aveva raggiunto una padronanza notevole; tanto che si andava ad ascoltarla da molto lontano, a quanto pare. Ascoltarla, e non vederla, perché le ragazze dovevano suonare dietro un paravento, di modo che era impossibile farsi un’idea del loro aspetto. Rousseau invece ci riuscì nel 1743: «Se siete tanto curioso di vedere queste giovinette», gli disse un ambasciatore, «è facile accontentarvi. Sono un amministratore della casa. […] Entrando nel salotto che racchiudeva quelle bellezze tanto agognate, provai un fremito d’amore che non avevo provato mai. Monsieur Le Blond mi presentò l’una dopo l’altra queste celebri cantanti, di cui la voce ed il nome erano tutto ciò che mi fosse noto. Entrate, Sophie… Era orribile. Entrate, Cattina… Era guercia. Entrate, Bettina… Il vaiolo l’aveva sfigurata» (Confessioni, libro VII). La violinista Midori Seiler, accompagnata dal Concerto Köln, ha scelto una bella manciata di concerti concepiti per la succitata Anna Maria. Certo, non sapremo mai come suonava, ma possiamo farci un’idea di alcune tendenze, visto che la giovane teneva un diario musicale in cui ha annotato alcune varianti per il secondo movimento del Concerto RV 270a, che possiamo ascoltare qui. A titolo di parallelo, si ascolteranno inoltre un concerto di Galuppi ed uno di Albinoni, naturalmente non scritti per Anna Maria, ma in una vena simile. In totale armonia con gli usi dell’Ospedale, il Concerto Köln non ha esitato ad aggiungere alla partitura dei momenti in cui i legni doppiano gli archi: flauti, oboi e persino salmoè, l’antenato del clarinetto che Vivaldi aveva impiegato più volte nei suoi concerti. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 27 aprile 2018 | Nonesuch

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Nel 1994 si tenne la prima del Concerto per violino di John Adams, opera di un virtuosismo sconvolgente, scritta in tono di giubilo e potentemente ritmica, a testimonianza del fatto di essere stata concepita, fra le altre cose, per il New York City Ballet, sebbene il primo movimento possa ricordare, nell’atmosfera onirica e nelle armonie fluide, inafferrabili, il Concerto «Alla memoria di un angelo» di Berg. Si potrà notare che l’orchestra, oltre all’effettivo del tutto tradizionale, include un grande arsenale di percussioni, ed anche due sintetizzatori le cui sonorità incrementano ulteriormente la sfumatura onirica ed ignota. L’anno stesso della prima, la violinista Leila Josefowicz (nata nel 1977) debuttava alla Carnegie Hall nel concerto di Čajkovskij con Marriner, un grande salto in una carriera ormai internazionale. Ed è precisamente per Josefowicz che Adams (il mondo è davvero piccolo) scrisse la sinfonia drammatica Scheherazade.2 per violino ed orchestra: il legame fra il maestro e la solista è dunque dei più solidi, e l’interpretazione di quest’ultima è tanto vicina alla concezione di Adams quanto si possa immaginare. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 20 aprile 2018 | Onyx Classics

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Concerti per violino - Uscito il 13 aprile 2018 | Ondine

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Award - Gramophone Record of the Month - Registrazioni Eccezionali - 5 Sterne Fono Forum Klassik - 5 étoiles de Classica
La Finlandia è oggi una delle terre musicali più ricche del pianeta: grazie alla qualità eccezionale del suo insegnamento musicale, produce numerosi compositori, direttori d’orchestra e interpreti che fanno carriera nel mondo intero. Il ricchissimo catalogo del dinamico editore finlandese Ondine contiene molte incisioni del violinista tedesco Christian Tetzlaff (Sonate e Partite per violino solo di Bach, sonate di Mozart, Trii di Brahms, concerti di Mendelssohn, Schumann e Šostakovič) e del direttore d’orchestra finlandese Hannu Lintu (Sibelius, Mahler, Enescu, Berio, Messiaen, Lindberg, Melartin), ma questo è il loro primo disco in comune.I due Concerti per violino di Bartók sono stati scritti con un intervallo di trent’anni per due virtuosi. Mentre il Secondo concerto, in forma di tema e variazioni che si sviluppano in modo ingegnoso su tre movimenti, è noto da tempo, il primo è rimasto a lungo inedito. Scritto come dichiarazione d’amore alla violinista svizzera di origine ungherese Stefi Geyer, di cui Bartók era innamorato, venne tenuto segreto dalla dedicataria; fu ben oltre la morte del compositore che la violinista fece conoscere l’opera al mecenate e direttore d’orchestra Paul Sacher, molto vicino a Bartók, che ne realizzò la prima con Hansheinz Schneeberger soltanto nel 1958.I due concerti di Bartók, essenziali nel repertorio per violino ed orchestra, stanno fortunatamente godendo di un ritorno d’interesse fra i violinisti della giovane generazione – è uscita da qualche settimana l’incisione delle stesse opere da parte di Renaud Capuçon per Warner. Questa nuova versione, magnificamente registrata, ne esplora con cura tutta la ricchezza orchestrale, in perfetto dialogo con il violino superlativo di Christian Tetzlaff. © François Hudry/Qobuz