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Musica alternativa e indie - Uscito il 25 settembre 2020 | Partisan Records

Hi-Res
Ormai sta diventando una consuetudine: a fine estate arriva un nuovo album degli Idles: Ultra Mono. Dopo il brutale Brutalism, nell’autunno del 2018 il quintetto punk guidato da Joe Talbot ha sfornato l’acclamato Joy As An Act Of Resistance, che li ha portati in cima alle classifiche e che li ha fatti eleggere "miglior gruppo punk d’Inghilterra" dal Guardian. Elogi e punk non vanno a braccetto, e infatti la band ha ricevuto anche tante ostilità. Jason Williamson dei radicali Sleaford Mods, sostenuto dai Fat White Family, li ha accusati di essersi appropriati dei temi cari alla working class. Accusa a cui Talbot ha risposto dicendo di essere mosso dalle sue convinzioni interiori. A torto o a ragione, con Ultra Mono, gli inglesi hanno colpito duramente nel segno. Ultra breve, ultra forte, ultra violento, ultra veloce, ultra tutto, l’album regala al genere i suoi migliori superlativi. E da War, brano d’apertura, la pressione sale in un crescendo con questo coro: “Whaching! That’s the sound of the sword going in!” che urla su dei tamburi marziali. Linee di basso magistrali (Anxiety, Reigns), chitarre ruvidissime che deflagrano in un post-punk radicale, che a volte lasciano il posto alla tregua (Kill Them With Kindness con Jamie Cullum e David Yow dei Jesus Lizard, Carcinogenic) e a un rock più morbido (Model Village, Ne touche pas moi con Jehnny Beth), evitando di fossilizzarsi su brani sempre solo pesanti. Continuando la sua prosa sui mali che divorano l’Albione, spargendo parole sull’immigrazione e sul patriarcato, Talbot invoca un fronte comune, e sceglie l’amore come epilogo (“Fuck You, I’m A Lover, I’m A Lover, I’m a Soul singer”). Senza possibilità di dibattito, gli Idles offrono la loro migliore proposta. © Charlotte Saintoin/Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 27 febbraio 2018 | Partisan Records

Con Divide & Conquer, possibile richiamo alla terza opera degli Sleaford Mods, Stendhal Syndrom o ancora Heel/Heal possiamo dire che gli Idles hanno un certo talento con le parole. Anche con le metafore. Brutalism, nome di battesimo di questo primo nato, si riferisce al cemento che maschera l’Europa dai gloriosi anni Trenta. Joe Talbot è un tipo diretto quando si tratta di graffiare. E di cose brutte, ne ha a tonnellate: sua madre sfinita a lavoro, l’Inghilterra più sporca di una pelle adolescenziale sotto la Brexit, la borghesia marcia. Con il contenuto che si unisce alla forma, la sezione ritmica predominante e le chitarre relegate sullo sfondo, i tredici pezzi dell’opera già matura sono devastanti. Per il cervello e lo stomaco. Un’intera fauna così. I ragazzi di Bristol sbarcano infine sulle scene d’Europa. I cinque proletari suonano un punk senza additivi alla maniera degli Eagulls per la maggior parte del tempo, con un linguaggio lirico a volte teso. Testimoniando così i lenti lamenti di Slow Savage. Un massacro in stato di grazia. © CS/Qobuz