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Gli album

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Estratti d'opera - Uscito il 31 maggio 2019 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Vivaldi ha avuto molta fortuna con i posteri. Grazie a una successione di eventi fortunati, la sua collezione personale di manoscritti ha attraversato i secoli, permettendo alla sua musica di essere conservata poi suonata e registrata. È da questo insieme inestimabile di quasi quattrocentocinquanta composizioni che il contralto Delphine Galou e Ottavio Dantone, il direttore dell’Accademia Bizantina, hanno attinto per elaborare il programma di questo album consacrato a brani musicali per la voce di alto. Questa nuova registrazione dell’Edition Vivaldi, cominciata da Naïve da diversi anni, propone cantate e arie per alto, pendant dell’album, uscito contemporaneamente, di opere sacre per alto e cantate dalla stessa Delphine Galou. I testi, spesso di autori sconosciuti, hanno un interesse letterario alquanto mediocre. Troviamo un mondo pastorale abitato da pastori malati d’amore e da ninfe crudeli e incostanti, in base ai canoni dell’epoca. Vivaldi si serve di quei personaggi stereotipati per variare la sua gamma espressiva in modo molto sottile e introdurre lo stile operistico nei suoi lavori destinati prima di tutto ai saloni. La qualità eccezionale della sua musica trascende in genere il lavoro di commissione al quale deve sottostare, tanto a Mantova quanto a Venezia. Le cantate sono accompagnate da alcune arie tratte dalle sue numerose opere e permettono a Delphine Galou di esprimere tutta la varietà del suo canto attraverso il panteismo di «Liquore ingrato» (Tito Manlio), la dolcezza di «Andrò fida e sconsolata» della stessa opera o la grazia dell’innocenza di una canzone per l’infanzia con l’aria «È pur dolce ad un’anima amante» (Il Giustino). © François Hudry/Qobuz
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Duetti - Uscito il 05 aprile 2019 | Pan Classics

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
È attraverso l’insegnamento ricevuto in Italia da un discepolo del gran violinista ungherese Sándor Végh, che Enrico Onofri è venuto a conoscenza dei 44 Duetti per due violini che Bartók scrisse a fini pedagogici. Onofri ha maturato a lungo il suo progetto pur cercando un partener ideale. Il suo incontro con Lina Tur Bonet fu determinante, perché i due violinisti provano la stessa attrazione per l’opera di Bartók e provengono entrambi dal mondo barocco. È nel 1931 che il compositore ungherese accetta il consiglio di un violinista e professore tedesco di un ciclo per due violini senza accompagnamento. Andando oltre il progetto iniziale che prevedeva un semplice arrangiamento delle sue composizioni «per bambini» per il pianoforte, Bartók compone brani totalmente originali basati sui canti popolari che andava raccogliendo nelle campagne più remote dell’Europa dell’Est con il suo amico Zoltán Kodály. Diverse modalità dalle caratteristiche svariate verranno così utilizzate in queste pagine che permettono di imparare in modo ludico, con formule ritmiche progressive e irregolari, utilizzando la sincope, le doppie corde, e anche effetti di percussione. È tutto un catalogo dalle atmosfere cangianti e evocatrici a sedurre gli interpreti di questi 44 Duetti da tempo, dato che il loro aspetto educativo passa in secondo piano. Registrati in un’acustica molto riverberante, questi duetti sono concepiti da Enrico Onofri e Lina Tur Bonet come un ciclo intero di quarantacinque minuti attraverso il mondo di Bartók. Violinisti «storicamente informati» secondo la formula del momento questi due interpreti sono abituati alle articolazioni precise e a una dinamica specifica a ogni nota. Per questa registrazione, si servono di archi dell’inizio del XXesimo secolo, di un’esecuzione mista di budello nudo (la e re), di budello filato (sol) e d’acciaio (mi) per ottenere un’esecuzione chiara e precisa. © François Hudry/Qobuz
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Opere integrali - Uscito il 16 novembre 2018 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice - Choc de Classica
Quando negli anni Venti si scoprirono i manoscritti autografi di Vivaldi, nessuna delle sue opere era nota, neppure fra gli specialisti. I manoscritti aprivano nuovi orizzonti in ambito barocco e non attendevano che di essere resuscitati, cosa che avrebbe però richiesto alcuni anni. Le sue opere (scritte fra il 1713 e il 1739) appartengono al genere del “dramma musicale”, allora molto in voga in Italia, e che sarebbe poi divenuto l’ “opera seria”. Il genere è caratterizzato da storie altamente commoventi e moraleggianti, che trattano d’amore, di piacere, di potere, di morte. L’azione si svolge in genere al centro di un sontuoso apparato scenico che la situa in un contesto storico specifico o in lontane contrade. Il Vivaldi compositore di opere si dedicherà a conferire forte impatto drammatico all’azione e alle situazioni, concentrandosi sempre più sui sentimenti e sui caratteri dei suoi personaggi.Il compositore aveva lasciato la sua Venezia natale nel 1722 per tentare la fortuna a Roma. Giustino fu rappresentato lì per la prima volta, durante il carnevale del 1724. Nello Stato della Chiesa, alle donne era vietata la pubblica apparizione in scena; i ruoli femminili di Giustino furono quindi affidati a dei castrati, ma per la presente incisione Ottavio Dantone e la sua Accademia Bizantina preferiscono far ricorso a voci di donna, piuttosto che a controtenori, per via del gran numero di ruoli femminili molto differenziati. L’opera contiene numerose scene spettacolari, come la cerimonia con coro che apre il primo atto, il combattimento con l’orso, la tempesta in mare, la lotta con il mostro marino, la tomba “parlante” di Vitaliano Seniore. La trama è incentrata sull’imperatore Giustino I (450-527), di estrazione modestissima, la cui ascesa al trono imperiale attirò mille invidie e complotti. Vivaldi dispiega tutto il suo talento per offrire all’ascoltatore un’opera dalla ricchezza infinita, fatta di musica originale e di alcuni “riciclaggi” di opere anteriori. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 28 settembre 2018 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
L’impresa di registrare l’intero corpus manoscritto di opere vivaldiane conservate alla Biblioteca Universitaria di Torino equivale, per il violinista Fabio Biondi, a mettere molta carne sul fuoco: il Veneziano ha infatti lasciato più di duecentocinquanta opere del genere per uno, due, tre o quattro violini. Questo VI volume della Vivaldi Edition propone un gruppo di sei concerti scritti a Praga ed in Boemia durante il soggiorno compiutovi da Vivaldi fra il 1730 ed il 1731. La musicologia è oggi divenuta scientifica, ed è possibile datare i manoscritti in funzione di una precisa analisi della carta usata dal compositore, qualora la musica non parli da sé come invece accade qui. Amato dall’Europa intera, Antonio Vivaldi manteneva lo stile che ci si aspettava da lui. Fabio Biondi fa notare che vi sono poche tracce di musica boema in questi concerti, che somigliano a ciò che Vivaldi produceva fin dalla giovinezza, il che lascia pensare che il compositore abbia scritto all’estero opere di certo nuove, ma in fin dei conti destinate ai suoi cari allievi della Pietà. Le cronache veneziane dell’epoca descrivono spesso il modo di suonare del violinista virtuoso che Vivaldi era, ed ammirano allo stesso tempo l’inventiva che sfoggiava nelle cadenze dei suoi concerti (momenti lasciati, in termini di libertà creativa, all’interprete, appena prima della conclusione di un movimento) e la fantasia che metteva nelle improvvisazioni. Non vi sono prove che Vivaldi fosse il solista delle proprie opere nel soggiorno boemo, ma Fabio Biondi, perfettamente al corrente dello stile vivaldiano, s’impegna a replicare la lezione nelle sue incisioni. © François Hudry/Qobuz
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Musica da camera - Uscito il 07 settembre 2018 | harmonia mundi

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Choc de Classica
Alcuni – va bene, facciamo i nomi: Stravinskij – hanno affermato che Vivaldi avesse scritto cento volte lo stesso concerto, il che è falsissimo. Nessuno invece ha mai osato dire che avesse scritto cento volte la stessa sonata: ed è più che giusto. Le Sei Sonate per violoncello (qui eseguite da Jean-Guilhen Queyras) e basso continuo – tenuto dal clavicembalo/dall’organo, dalla tiorba e dal secondo violoncello rispettivamente da Michael Behringer, Lee Santana e Christoph Dangel – furono pubblicate a Parigi nel 1740, in base a un manoscritto allora inedito. Naturalmente gli editori non facevano lo sforzo di pagare il compositore, e neppure quello di essere fedeli al manoscritto: paragonandolo all’edizione, si possono reperire molte “correzioni”: un continuo ultra-cifrato (e anche mal cifrato), soppressione di aumenti e diminuzioni d’intervallo, rappel à l’ordre di dissonanze, ritmi, ripetizioni, articolazioni, note ed armonie, più altre sciocchezze – o per meglio dire scipitezze! Il manoscritto, infatti, offre tutt’altra ricchezza rispetto all’edizione, di certo destinata ad appassionati non troppo avventurosi. La vera musica regala mille sorprese, fra delirio cromatico, eleganza coreografica, farsa contadina, slancio lirico. Insomma, il vero Vivaldi, colui che si è mille volte rinnovato di opera in opera. © SM/Qobuz
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Classica - Uscito il 25 maggio 2018 | Calliope Records

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Concerti per violino - Uscito il 27 aprile 2018 | Berlin Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Nel celebre convento, conservatorio ed orfanotrofio dell’Ospedale della Pietà a Venezia, dove Vivaldi fu a lungo insegnante di violino e compositore principale, si andava a deporre i bambini indesiderati, per la precisione femminucce. Molte di queste fanciulle, una volta grandi, divennero musiciste, e parecchie di loro raggiunsero il più alto grado della fama. Per una di queste pupille, una certa Anna Maria dal Violin (il «dal Violin» non era un cognome, ma un soprannome che ne designava la qualità di musicista), Vivaldi scrisse espressamente circa venticinque concerti, prova eclatante del fatto che ella aveva raggiunto una padronanza notevole; tanto che si andava ad ascoltarla da molto lontano, a quanto pare. Ascoltarla, e non vederla, perché le ragazze dovevano suonare dietro un paravento, di modo che era impossibile farsi un’idea del loro aspetto. Rousseau invece ci riuscì nel 1743: «Se siete tanto curioso di vedere queste giovinette», gli disse un ambasciatore, «è facile accontentarvi. Sono un amministratore della casa. […] Entrando nel salotto che racchiudeva quelle bellezze tanto agognate, provai un fremito d’amore che non avevo provato mai. Monsieur Le Blond mi presentò l’una dopo l’altra queste celebri cantanti, di cui la voce ed il nome erano tutto ciò che mi fosse noto. Entrate, Sophie… Era orribile. Entrate, Cattina… Era guercia. Entrate, Bettina… Il vaiolo l’aveva sfigurata» (Confessioni, libro VII). La violinista Midori Seiler, accompagnata dal Concerto Köln, ha scelto una bella manciata di concerti concepiti per la succitata Anna Maria. Certo, non sapremo mai come suonava, ma possiamo farci un’idea di alcune tendenze, visto che la giovane teneva un diario musicale in cui ha annotato alcune varianti per il secondo movimento del Concerto RV 270a, che possiamo ascoltare qui. A titolo di parallelo, si ascolteranno inoltre un concerto di Galuppi ed uno di Albinoni, naturalmente non scritti per Anna Maria, ma in una vena simile. In totale armonia con gli usi dell’Ospedale, il Concerto Köln non ha esitato ad aggiungere alla partitura dei momenti in cui i legni doppiano gli archi: flauti, oboi e persino salmoè, l’antenato del clarinetto che Vivaldi aveva impiegato più volte nei suoi concerti. © SM/Qobuz
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Musica da camera - Uscito il 13 aprile 2018 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice
Clavicembalista, organista, fortepianista, maestro del coro e direttore d’orchestra, Rinaldo Alessandrini è anche un pedagogo che adora trascinare il suo pubblico in concerti e dischi tematici appassionanti. Bisogna dire che il romano sa meglio di tutti quanto la storia – e quella della musica non si sottrae alla regola – sia costituita da strati che si accumulano gli uni sugli altri, in un intreccio talvolta anarchico, ma sempre portatore di scoperte.Dopo un album che ripercorre la storia dei 150 anni di musica italiana (Naïve 1994), poi uno dedicato agli albori del barocco nato in Italia intorno al 1600 (Naïve 2012), faceva la sua comparsa un vero e proprio, accattivante diamante nero, tanto incongruo quanto bizzarro, dal titolo Monteverdi: Night. Stories of Lovers and Warriors (Naïve 2017), che proponeva una raccolta di opere in celebrazione della notte. Ecco oggi un’incisione dedicata allo sviluppo della musica strumentale dell’ultimo barocco intorno al 1700.I numerosi compositori presenti in questa nuova opera fonografica, Locatelli, Mascitti, Vivaldi, Caldara, Durante, Galuppi, Pugnani, erano molto celebri ai loro tempi, e andarono tutti a portare la buona novella di questo nuovo stile nei quattro angoli dell’Europa, per costituire una specie di linguaggio musicale internazionale, che avrebbe incantato le corti e gli appassionati dei primi concerti pubblici. Ritroviamo quella gioia di suonare che è tipica dello stile di Rinaldo Alessandrini e del suo Concerto Italiano, ed un virtuosismo che si può notare, con identico entusiasmo, nell’architettura rococò e nella pittura di quest’epoca flamboyant. © François Hudry
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Musica da camera - Uscito il 25 febbraio 2018 | Passacaille

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Opera - Uscito il 01 dicembre 2017 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 4F de Télérama - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Dorilla in Tempe, creato a Venezia nel 1726, emana un delizioso ambiente agreste. Il libretto propone un intrigo pastorale che ha come cornice una vallata della Tessaglia. Tra peripezie amorose e sacrifici mostruosi, le disavventure di questa Dorilla offrono a Vivaldi l’occasione per dispiegare una gamma luminosa in cui i corni da caccia e i flauti supportano spesso il coro e i solisti. Riprenderà l’opera nel 1728, sempre a Venezia, poi nel 1732 a Praga, e un’ultima volta, nel 1734, nel «suo» teatro Sant’Angelo. Soltanto questa versione del 1734 è giunta fino a noi, e serve dunque come base per la presente registrazione. Si tratta di un pasticcio, per il quale Vivaldi ha fatto ricorso a diversi compositori– in questo caso Hasse, Giacomelli, Sarri e Leo– le cui arie sostituiscono alcune delle sue arie; circa un terzo delle arie sono prese in presito ai colleghi. Lungi da Vivaldi l’idea di praticare del riciclaggio alla chetichella o di lasciarsi vincere dalla facilità: il principio del pasticcio era molto in uso all’epoca, e molto apprezzato dal pubblico. Si noterà l’effettivo vocale particolarmente raro: quasi esclusivamente voci gravi, di cui tre mezzi, un baritono e– per lo meno all’epoca di Vivaldi– due castrati con voce grave, sostituiti ai nostri giorni da contralti, molto più facili da scovare. Tutta la partitura emana un’energia folle; una deliziosa particolarità serve come ornamento per una delle parti dell’ouverture, nella quale Vivaldi ha ripreso uno dei movimenti delle Quattro Stagioni, con l’aggiunta di un coro– segno che questa musica, per quanto così così ricca alla base, poteva essere arricchita ulteriormente, a condizione di chiamarsi Vivaldi e di essere un genio. Diego Fasolis e il suo ensemble I Barrochisti ci offrono una delle tre, troppo rare interpretazioni discografiche di questo capolavoro trascurato. © SM/Qobuz
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Musica da camera - Uscito il 13 ottobre 2017 | L'Encelade

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Musica da camera - Uscito il 10 novembre 2017 | Decca Music Group Ltd.

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice - Choc de Classica - 5 Sterne Fono Forum Klassik
È un duello dolcissimo quello che «oppone» in questo album Cecilia Bartoli alla violoncellista Sol Gabetta, se di opposizione si può parlare. Le due star hanno infatti scelto, nel repertorio barocco, delle arie al cui interno i compositori hanno inserito una parte obbligata di violoncello, con le due righe che si intersecano amabilmente sul tappeto del continuo o dell’orchestra. Albinoni, Caldara, Händel e molti altri hanno spesso sposato la voce grave del violoncello e quella, eterea, della soprano, come in un gioco di specchi, di contrasti, di je-t’aime-moi-non-plus… Ad allietare questo programma così singolare c’è, oltre al talento evidente delle due duellanti, l’affiatamento dei testimoni della Cappella Gabetta diretti dal violinista Andrés Gabetta – certo, non era consuetudine, nei duelli di una volta, che i testimoni fossero dei membri della famiglia ma, nel caso specifico, sono di un’imparzialità totale. Fatto sta che non vi sono morti! Un album estremamente originale, dunque, nonché una delle più belle sorprese di quest’autunno.
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Musica da camera - Uscito il 22 settembre 2017 | Arcana

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Classica - Uscito il 22 settembre 2017 | Channel Classics Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Editor's Choice
Rachel Podger, «la regina del violino barocco» secondo il Sunday Times, si è saldamente affermata come una delle maggiori interpreti dell’età barocca e classica. Programmatrice di talento, è anche fondatrice del Brecon Baroque Festival e dell’ensemble Brecon Baroque, con cui ha appena registrato questo album che riunisce quattro violinisti-compositori, tre italiani e un tedesco, tutti nati durante l’ultimo quarto del Seicento e morti intorno agli anni ’60 del Settecento, eccetto Vivaldi, scomparso qualche anno prima. Queste opere esplorano il regno di quella che fu allora la forma rivoluzionaria della sonata per violino e basso continuo, in cui le antiche danze stilizzate incontrano l’alquanto germanica tradizione del preludio, un mondo dalla creatività sbalorditiva. Secondo Rachel Podger: «I legami personali tra questi quattro compositori sono un autentico romanzo popolare! Veracini e Pisendel, due virtuosi emeriti, ebbero una disputa durante la quale Veracini s’infuriò al punto da gettarsi dalla finestra rompendosi il piede. Veracini stupì Tartini con la sua tecnica dell’archetto di incredibile fluidità, così che Tartini si ritirò per un po’ per poter perfezionare la propria. Pisendel aveva studiato con Tartini e Vivaldi…». Aggiungiamo che una delle sonate di Vivaldi, tra quelle qui presentate, è dedicata a Pisendel. Podger conferisce una grande unità a queste opere scritte ai quattro angoli dei regni europei in un’epoca in cui la commistione di potenti influenze musicali cambiava continuamente gli stili e le mode.
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Classica - Uscito il 08 settembre 2017 | Alpha

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Award - 4 étoiles Classica
Delphine Galou è riconosciuta e apprezzata per la sua musicalità e il suo timbro accattivante. Dopo aver partecipato a numerose produzioni barocche e ad alcune registrazioni di opere (Vivaldi), questo è il suo primo recital. In programma ci sono musica sacra, mottetti, cantate e oratori che, durante i secoli XVII e XVIII, subiscono l’influenza dell’opera, allora sempre più in voga. Dalla celebre «Agitata infido flatu» di Vivaldi, tratta dall’oratorio Juditha Triumphans, che risponde all’aria di un’altra Giuditta, quella composta da Jommelli, alle Lamentazioni di Stradella e al magnifico mottetto di Porpora «In procella sine stella», Delphine Galou imbastisce una galleria di emozioni spirituali. Ad accompagnarla c’è l’eccelsa Accademia Bizantina e il suo direttore nonché clavicembalista Ottavio Dantone. Un Concerto di Gregori e una Sinfonia di Caldara completano questo album che contiene diversi brani inediti. © Alpha Classics
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Classica - Uscito il 08 settembre 2017 | Aparté

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Concerti per violino - Uscito il 18 novembre 2013 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Le Choix de France Musique - HD Audio
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Classica - Uscito il 02 dicembre 2013 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Prise de Son d'Exception - HD Audio
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Classica - Uscito il 14 aprile 2014 | naïve classique

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - HD Audio
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Opere integrali - Uscito il 21 settembre 2009 | Opus 111naïve

Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 10 de Répertoire