Gli album

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Classica - Uscito il 03 maggio 2019 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month
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Classica - Uscito il 12 aprile 2019 | harmonia mundi

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Gramophone Record of the Month
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Classica - Uscito il 01 marzo 2019 | Channel Classics Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month
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Cantate (profane) - Uscito il 23 novembre 2018 | Erato

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Record of the Month - Choc de Classica - 5 Sterne Fono Forum Klassik
Le tre cantate italiane qui presentate risalgono tutte al periodo italiano di Haendel, dal 1707 al 1710, quando era in pieno apprendistato per tutte le novità dell’arte musicale italiana e, allo stesso tempo, al servizio di molti potenti mecenati che avevano intuito tutto il potenziale del giovane sassone. Questo tipo di cantate si eseguiva nell’ambito privato delle residenze aristocratiche romane, poiché lo Stato della Chiesa proibiva alle donne di cantare sul palco, e molte grandi cantanti sarebbero state così private del diritto di esprimersi. Scopriamo qui alcune semi-opere, in ampiezza e ricchezza musicale, sebbene a priori non si parlasse di messa in scena, di cori o di grandi orchestre; lo spirito lirico, però, era evidente di misura in misura. E senz’alcun dubbio Haendel aveva una qualche stima delle proprie cantate giovanili, visto che vi attinse largamente in seguito, secondo il principio barocco del riciclaggio di opere più antiche e dimenticate da tutti – tranne dal compositore, che se le conservava con cura come assi nella manica! Il Concert d’Astrée di Emmanuelle Haïm accompagna il soprano Sabine Devieilhe e il mezzosoprano Léa Desandre, entrambe particolarmente a loro agio tanto nei vocalizzi che nelle linee intensamente liriche di Haendel. © SM/Qobuz
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Lieder (Germania) - Uscito il 16 novembre 2018 | Sony Classical

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Record of the Month
Molto lontani dai Lied di Schubert, che sono canti secondo la tradizione “popolare” tedesca, generalmente strofici, con accompagnamento subordinato al canto (il che nulla toglie al loro incredibile genio!), quelli di Schumann discenderebbero, per riprendere le parole dello stesso Christian Gerhaher, dalla «drammaturgia lirica»: piccole opere in miniatura, in cui il pianoforte e il canto hanno pari contenuto. Il che non spiega perché i Lied di Schumann siano raramente eseguiti in concerto, all’infuori di qualche ciclo trito e ritrito (soprattutto Myrten, Dichterliebe e Amore e vita di donna). Gerhaher e il suo pianista Gerold Huber hanno attinto, nell’ampio repertorio del genere, opere quasi mai presentate. Solo tre dei cicli eseguiti risalgono al 1840, “l’anno del Lied” (e tra l’altro l’anno del matrimonio, finalmente, finalmente, con Clara Wieck); gli altri riflettono gli ultimi anni di vita del compositore, dopo il 1850, e con quanta nostalgia, e passioni trattenute… Non siamo più affatto nel romanticismo sfrenato dei primi anni, e l’umore è sempre più cupo, il discorso più frammentato, a piccoli tocchi, come abbozzato. Il contrasto da un’epoca all’altra è straordinario. Gerhaher e Huber ci offrono queste eccezionali meraviglie con tutta la reverenza dovuta. © SM/Qobuz
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Opera - Uscito il 26 ottobre 2018 | SDG

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month
Sì, Il ritorno d’Ulisse in patria di Monteverdi pone mille problemi agl’interpreti odierni. Non c’è manoscritto autografo definitivo (ammesso che all’epoca ci si preoccupasse dello stato “definitivo” di opere che, da una produzione all’altra, venivano rimaneggiate secondo i cantanti e gli strumentisti disponibili, la volontà di questa o quella star, le contingenze di sala, i diktat della Chiesa), e l’unica copia risalente al tempo del compositore, scoperta nel 1881 a Vienna, presenta delle lacune. Quando si paragona detto manoscritto con le diverse copie pervenuteci del libretto, le difficoltà si accumulano. Per quest’incisione firmata Sir John Eliot Gardiner ed English Baroque Soloists, registrata dal vivo durante alcune rappresentazioni del settembre 2017, si è deciso di completare tuto quel che si poteva con dei passi presi in prestito ad opere anteriori di Monteverdi. Visto che Il ritorno d’Ulisse risale al 1640, quando Monteverdi registrava circa settantaquattro primavere, la scelta era per fortuna piuttosto vasta. Senz’alcun dubbio questa versione rappresenta una delle visioni più vicine a quanto probabilmente si faceva all’epoca, tanto più che i cantanti si sono impegnati a riprodurre nel modo più fedele possibile le inflessioni vocali, talvolta molto declamatorie, talvolta molto cantate, richieste dai diversi formati cui Monteverdi attinge. I recitativi e le arie, i ripieni ed i cori, tutto viene trattato con cura infinita, e l’opera ne guadagna in maniera considerevole nel contrasto e nella leggibilità. Una magnifica realizzazione. © SM/Qobuz
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Assoli per violino - Uscito il 05 ottobre 2018 | Decca Music Group Ltd.

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Classica - Uscito il 10 settembre 2018 | Channel Classics Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Record of the Month - Gramophone Editor's Choice - HD Audio
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Musica sinfonica - Uscito il 10 agosto 2018 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - Gramophone Record of the Month - Registrazione audio d'eccezione - 5 étoiles de Classica
Se è vero che Leonard Bernstein è stato uno dei più grandi direttori d’orchestra della seconda metà del XX secolo, la sua attività d’interprete non ha mai occultato quella di compositore. Ma il successo costante e mondiale di West Side Story lo ha spesso infastidito, perché metteva in ombra il resto di un catalogo abbondante e vario. Antonio Pappano ha avuto l’ottima idea di riunire le tre sinfonie di Bernstein in un unico album, inciso durante numerosi concerti a Roma con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che sotto la sua bacchetta ha raggiunto un’audience internazionale. Bernstein aveva un rapporto privilegiato con questa istituzione, che andava a dirigere con regolarità. Jeremiah, la prima sinfonia di Bernstein, risale al 1944. Bernstein ha ventisei anni e scrive nello stesso anno il primo balletto per Broadway, Fancy Free, pratica una mescolanza di generi che sarà d’ora in poi il suo marchio di fabbrica, disorientando un buon numero di melomani frigidi che all’epoca non comprendono che tale dicotomia è il frutto del suo genio. Questa prima sinfonia, cantata in ebraico, denuncia gli orrori dell’Olocausto in Europa. Il 1949 è l’anno di The Age of Anxiety (L’età dell’angoscia), la sua strana seconda sinfonia ispirata ad una lunga e complessa poesia di W. H. Auden. Poco eseguita per via della difficile parte di pianoforte solista, che pochi interpreti hanno in repertorio, la sinfonia è una suite di “temi e variazioni”. Mentre l’inizio flirta con la musica colta europea, quella di Profokiev soprattutto, l’opera si conclude in un sentimentalismo sincopato alla maniera dei grandi film hollywoodiani. L’eccellente pianista Beatrice Rana (che ha inciso per Warner Classics un eccitantissimo Secondo Concerto di Prokofiev con lo stesso direttore, nonché, più di recente, delle Variazioni Goldberg di Bach più discusse) ne è qui interprete brillante e convinta. Scritta nel 1963 e dedicata al Presidente Kennedy, Kaddish, la sua terza sinfonia, è senza dubbio l’opera più personale di questa trilogia. Eterogenea come lo è tutta la musica di Bernstein, è corredata di un testo di sua penna che fece scandalo per l’arroganza iconoclasta, poiché Bernstein dava consigli a Dio per governare meglio gli uomini… Insoddisfatto del testo, il compositore effettuò numerose revisioni dell’opera, per darle la forma generalmente utilizzata oggi. © François Hudry/Qobuz
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Musica sinfonica - Uscito il 04 maggio 2018 | Signum Records

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month - 5 étoiles de Classica
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Opere integrali - Uscito il 02 maggio 2018 | PentaTone

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama - Gramophone Record of the Month - Diapason d'or / Arte - Le Choix de France Musique - Choc de Classica
La storia dei Pescatori di perle di Bizet è tormentatissima: dopo la prima nel 1863, la partitura (il cui manoscritto è ormai proprietà privata e ahimè non visionabile) cadde nel dimenticatoio, e fu riportata in auge molto tempo dopo la morte del compositore, dopo che questi divenne celebre con Carmen. Purtroppo, per nostra grande sfortuna, i diversi direttori di teatro si presero per divinità soprannaturali e fecero allegramente rimaneggiare l’opera, tagliando qui, aggiungendo là, addirittura modificando la fine. Sino agli anni Sessanta, fu questa calamità di versione disorganizzata ad essere presentata – il libretto è già abbastanza insignificante così com’è, perché mai aggiungere altre insensatezze? –, finché la musicologia non prese in considerazione i documenti originali disponibili, in particolare la riduzione realizzata dallo stesso Bizet e la partitura ristretta d’epoca, che contiene un buon numero d’indicazioni di orchestrazione. La presente versione, ricostituita nel 2014 da Hugh MacDonald, cantata dal fior fiore della grande leva francese – Julie Fuchs, Florian Sempey, Cyrille Dubois e Luc Bertin-Hugault – restituisce più possibile la versione iniziale dell’opera, così che l’ascoltatore avrà di certo qualche sorpresa consistente, e positiva per giunta: numeri supplementari, sviluppi melodici e drammatici abbondanti; è quasi una partitura del tutto nuova quella che abbiamo qui. © SM/Qobuz
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Concerti per violino - Uscito il 13 aprile 2018 | Ondine

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Award - Gramophone Record of the Month - Registrazione audio d'eccezione - 5 Sterne Fono Forum Klassik - 5 étoiles de Classica
La Finlandia è oggi una delle terre musicali più ricche del pianeta: grazie alla qualità eccezionale del suo insegnamento musicale, produce numerosi compositori, direttori d’orchestra e interpreti che fanno carriera nel mondo intero. Il ricchissimo catalogo del dinamico editore finlandese Ondine contiene molte incisioni del violinista tedesco Christian Tetzlaff (Sonate e Partite per violino solo di Bach, sonate di Mozart, Trii di Brahms, concerti di Mendelssohn, Schumann e Šostakovič) e del direttore d’orchestra finlandese Hannu Lintu (Sibelius, Mahler, Enescu, Berio, Messiaen, Lindberg, Melartin), ma questo è il loro primo disco in comune. I due Concerti per violino di Bartók sono stati scritti con un intervallo di trent’anni per due virtuosi. Mentre il Secondo concerto, in forma di tema e variazioni che si sviluppano in modo ingegnoso su tre movimenti, è noto da tempo, il primo è rimasto a lungo inedito. Scritto come dichiarazione d’amore alla violinista svizzera di origine ungherese Stefi Geyer, di cui Bartók era innamorato, venne tenuto segreto dalla dedicataria; fu ben oltre la morte del compositore che la violinista fece conoscere l’opera al mecenate e direttore d’orchestra Paul Sacher, molto vicino a Bartók, che ne realizzò la prima con Hansheinz Schneeberger soltanto nel 1958. I due concerti di Bartók, essenziali nel repertorio per violino ed orchestra, stanno fortunatamente godendo di un ritorno d’interesse fra i violinisti della giovane generazione – è uscita da qualche settimana l’incisione delle stesse opere da parte di Renaud Capuçon per Warner. Questa nuova versione, magnificamente registrata, ne esplora con cura tutta la ricchezza orchestrale, in perfetto dialogo con il violino superlativo di Christian Tetzlaff. © François Hudry/Qobuz
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Musica da camera - Uscito il 06 aprile 2018 | Chandos

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month - 5 Sterne Fono Forum Klassik - 5 étoiles de Classica
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Assoli per pianoforte - Uscito il 09 febbraio 2018 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Record of the Month - Le Choix de France Musique - Choc de Classica
Oh no, non si tratta affatto di una riedizione di una delle numerose registrazioni di Beethoven fatte da Murray Perahia negli scorsi decenni. Questa è una lettura nuovissima, realizzata nel 2016 e nel 2017, di due sonate radicalmente opposte: le Quattordicesima del 1801, alla quale Rellstab ha dato nel 1832 il soprannome «Chiaro di luna», mentre Beethoven aveva scritto solo Quasi una fantasia, e la Ventinovesima del 1819, Große Sonate für das Hammerklavier, scritta dopo anni di sterilità quasi totale. Perahia ha forse, consciamente o meno, abbinato le due opere, una del “prima” e l’altra del “dopo”, perché ha conosciuto anch’egli troppi anni di vuoto dopo un incidente alla mano che l’ha allontanato dal palcoscenico dal 1990 al 2005? Saremmo tentati di immaginarlo, a torto o a ragione… Resta il fatto che, come Beethoven, Perahia è tornato più forte che mai, come testimonia questa lettura recente, in cui il vigore si alterna a momenti d’intensa introspezione, sempre nel fraseggio e nelle articolazioni impeccabili e così profondamente musicali del pianista. Gli anni nei quali si è attenuto a una dieta che consisteva quasi esclusivamente nell’opera di Bach, in attesa della guarigione, sono stati dopotutto un’immensa ricchezza. © SM/Qobuz
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Musica sinfonica - Uscito il 02 febbraio 2018 | BR-Klassik

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - Gramophone Record of the Month - Le Choix de France Musique - 5 étoiles de Classica
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Opere integrali - Uscito il 24 novembre 2017 | Warner Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Diapason d'or - 4F de Télérama - Gramophone Record of the Year - Gramophone Award - Gramophone Record of the Month - Victoire de la musique - 4 étoiles de Classica
Si potranno perdonare molto volentieri alcune delle «debolezze» dell’audio di questa registrazione di Les Troyens di Berlioz (realizzata in diretta e in concerto nel mese di aprile 2017, l’immenso affresco che conosciamo, in favore della qualità musicale e vocale di primissima qualità del palcoscenico (che comporta una bella maggioranza di voci francesi, Stéphane Degout in testa), dell’Orchestra Filarmonica di Strasburgo e dei tre cori riuniti –poiché l’opera comporta degli immensi flutti di fondo corali– che sono il coro dell’Opera Nazionale del Reno, il coro dell’opera Nazionale di Baden-Baden, e i cori della Filarmonica di Strasburgo. La registrazione che vi proponiamo si basa ovviamente sull’edizione completa originale, che permette di ascoltare Les Troyens così come l’opera si presentava nel 1863, prima che il Théâtre-Lyrique, tramite un’operazione di importanti tagliuzzamenti, facesse degli Atti I e II da un lato e degli Atti III e IV dall’altra, due opere distinte (La Prise de Troie e Les Troyens à Carthage) che non rendevano affatto giustizia all’intero spartito. Si potrà assaporare ovviamente la ricchissima invenzione orchestrale di Berlioz il quale, a ogni nuova opera, inventava senza sosta, presentando in qualche modo dei prototipi avanguardisti senza mai riposare sugli allori del passato. Da notare la presenza di sei filicorni, appena inventati da Adolphe Sax (di cui Berlioz fu l’infaticabile difensore, anche se non integrerà affatto questi strumenti nei suoi spartiti, probabilmente a causa della pessima qualità dei primi strumentisti che seppero o meno come suonarli), del clarinetto basso, e d’un esercito di percussioni tra le quali alcuni strumenti che all’epoca erano senz’altro rari: cembali antichi, darabouka, tam-tam, tamburi del tuono… Ecco una registrazione che, ovviamente, a partir da questo momento segna una svolta nella discografia berlioziana. © SM/Qobuz
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Sinfonie - Uscito il 27 ottobre 2017 | Sony Classical

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month - Diapason d'or / Arte - Choc de Classica - 5 Sterne Fono Forum Klassik
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Assoli per pianoforte - Uscito il 08 settembre 2017 | Deutsche Grammophon (DG)

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month - Choc de Classica - Choc Classica de l'année
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Classica - Uscito il 01 settembre 2017 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Gramophone Record of the Month - Choc de Classica - 5 Sterne Fono Forum Jazz
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Sinfonie - Uscito il 16 giugno 2017 | Deutsche Grammophon Classics

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason - 4F de Télérama - Gramophone Record of the Month - 4 étoiles de Classica - 5 Sterne Fono Forum Klassik