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The Murder Capital - When I Have Fears

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When I Have Fears

The Murder Capital

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Dublino potrebbe essere al centro di una prossima ondata post-punk? Seguendo le orme di Fontaines D.C e Girl Band, ecco ora The Murder Capital con la loro claustrofobia urbana. Un’atmosfera post-apocalittica, tenera e furiosa nell’emotività delle loro esecuzioni. Ispirato da artisti del calibro di Joy Division, The Cure e Fugazi, il loro primo album si intitola When I Have Fears, dal famoso poema di John Keats. Il frontman, James McGovern, ha un approccio misurato quando parla della sua band: “Sarebbe troppo facile per noi scrivere un album di dieci canzoni punk a 170 bpm; potremmo farlo, certo. È un riflesso di ciò che è dentro la nostra testa e non ce ne possiamo fare una colpa.” Al centro di un manifesto sfumato, esplosioni di rabbia e romanticismo sono i canali per le preoccupazioni socio-politiche di McGovern che descrive il momento traumatico in cui When I Have Fears ha cominciato a prendere forma: “Un mio caro amico si è tolto la vita a febbraio e questo ci ha portato a fare una riflessione sulle condizioni dell’assistenza sanitaria irlandese per coloro che soffrono di malattie mentali. Morti non necessarie si verificano a causa dell’abbandono da parte dello Stato o dell’intelligenza emotiva generale della nostra società. Il mio amico semplicemente non poteva permettersi l’aiuto di cui aveva bisogno.”
Il baritono attinge dalla vasta tradizione letteraria della Emerald Isle per dipingere un ritratto spaventoso delle comunità giovanili afflitte dalla cultura della baldoria. Il suo messaggio è sottolineato da accordi estremamente nitidi che sfiorano il minimale. Questo tono di scarna semplicità contribuisce al sinistro senso di urgenza dei brani. Tuttavia, la batteria iperattiva di Diarmuid Brennan, come su Don’t Cling To Life, così come il piano e le cupe atmosfere di How The Streets Adore Me Now dimostrano che la band è più che in grado di andare oltre i quadri formali istituiti durante il revival post-punk dei primi anni 2000. When I Have Fears è al 100% un disco di Dublino, che trascende il freddo e la miseria senza mai rinunciare alla sincerità e all’impatto sonoro – un Qobuzissime fragoroso e sensibile. © Alexis Renaudat / Qobuz

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When I Have Fears

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1
For Everything 00:05:13

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

2
More Is Less 00:02:55

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

3
Green & Blue 00:06:16

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

4
Slowdance I 00:04:01

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

5
Slowdance II 00:03:14

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

6
On Twisted Ground 00:06:09

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

7
Feeling Fades 00:04:09

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

8
Don't Cling To Life 00:02:26

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

9
How The Streets Adore Me Now 00:04:38

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

10
Love, Love, Love 00:04:54

The Murder Capital, MainArtist

2019 Human Season Records 2019 Human Season Records

Descrizione dell'album

Dublino potrebbe essere al centro di una prossima ondata post-punk? Seguendo le orme di Fontaines D.C e Girl Band, ecco ora The Murder Capital con la loro claustrofobia urbana. Un’atmosfera post-apocalittica, tenera e furiosa nell’emotività delle loro esecuzioni. Ispirato da artisti del calibro di Joy Division, The Cure e Fugazi, il loro primo album si intitola When I Have Fears, dal famoso poema di John Keats. Il frontman, James McGovern, ha un approccio misurato quando parla della sua band: “Sarebbe troppo facile per noi scrivere un album di dieci canzoni punk a 170 bpm; potremmo farlo, certo. È un riflesso di ciò che è dentro la nostra testa e non ce ne possiamo fare una colpa.” Al centro di un manifesto sfumato, esplosioni di rabbia e romanticismo sono i canali per le preoccupazioni socio-politiche di McGovern che descrive il momento traumatico in cui When I Have Fears ha cominciato a prendere forma: “Un mio caro amico si è tolto la vita a febbraio e questo ci ha portato a fare una riflessione sulle condizioni dell’assistenza sanitaria irlandese per coloro che soffrono di malattie mentali. Morti non necessarie si verificano a causa dell’abbandono da parte dello Stato o dell’intelligenza emotiva generale della nostra società. Il mio amico semplicemente non poteva permettersi l’aiuto di cui aveva bisogno.”
Il baritono attinge dalla vasta tradizione letteraria della Emerald Isle per dipingere un ritratto spaventoso delle comunità giovanili afflitte dalla cultura della baldoria. Il suo messaggio è sottolineato da accordi estremamente nitidi che sfiorano il minimale. Questo tono di scarna semplicità contribuisce al sinistro senso di urgenza dei brani. Tuttavia, la batteria iperattiva di Diarmuid Brennan, come su Don’t Cling To Life, così come il piano e le cupe atmosfere di How The Streets Adore Me Now dimostrano che la band è più che in grado di andare oltre i quadri formali istituiti durante il revival post-punk dei primi anni 2000. When I Have Fears è al 100% un disco di Dublino, che trascende il freddo e la miseria senza mai rinunciare alla sincerità e all’impatto sonoro – un Qobuzissime fragoroso e sensibile. © Alexis Renaudat / Qobuz

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