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Tonight’s The Night fa parte dei grandi dischi grigi della storia del rock’n’roll. In sei mesi, Neil Young perdue due persone care, entrambe uccise dall’overdose: il chitarrista Danny Whitten e il roadie Bruce Berry. Ovvio che l’album registrato nell’agosto e nel settembre di quel 1973 (ma pubblicato solo nel giugno del 1975, dopo On The Beach) sia cupo come pochi… Il viaggio introspettivo di Tonight’s The Night si nutre di quei drammi personali mescolandoli all’atmosfera opprimente che regna all’epoca in America. Violenze urbane, consumo crescente di droghe, guerra del Vietnam e utopia hippie alimentano una partitura tetra ma sublime e straziante. In Tonight’s The Night persino la strumentazione è malferma, tra un piano barcollante e una pedal steel usata con parsimonia. Una sobrietà che accentua la bellezza delle melodie, come nelle struggenti ballate Tired Eyes, New Mama e Borrowed Tune… Il 20, 21 e 22 settembre 1973, Neil Young e i suoi musicisti ovvero i Santa Monica Flyers (nello specifico, Ben Keith alla pedal steel, Nils Lofgren alla chitarra e al piano, Billy Talbot al basso e Ralph Molina alla batteria) salgono sul palco del Roxy, un nuovo locale nel quartiere di West Hollywood a Los Angeles. Nelle loro mani c’è un repertorio che sa di morte e di zolfo, ma di cui consegnano al pubblico californiano delle versioni intrise di una grande forza emotiva, di un autentico calore e, a sprazzi, persino di una gioia sincera e comunicativa che risulta naturalmente assente nelle versioni in studio. In ciò risiede la magia di quest’archivio riesumato e restaurato. Mentre i fan di Neil Young ascolteranno in loop questo Roxy - Tonight’s The Night Live, i novizi potranno saltare su questo incredibile treno in corsa e entrare nell’universo di un musicista unico allora al vertice della sua arte e della sua scrittura. © Marc Zisman/Qobuz
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Riconoscimenti 4F de Télérama
Grande esperto di riesumazione e di resurrezione dei suoi stessi successi, Neil Young ha sempre avuto un rapporto un po’ particolare con la registrazione della sua musica. Il Loner accumula le session con la pala, decidendo ora di mettere il risultato in soffitta ora di pubblicarlo. Secondo le sue scelte a volte sconcertanti. La sua discografia XXL somiglia dunque alle montagne russe, con picchi incredibili ma anche un bel po’ di vuoti… Apparso durante l’estate 2017, questo Hitchhiker è in realtà una raccolta di canzoni registrate in acustico durante una session dell’11 agosto 1976, la maggior parte delle quali figurerà negli album pubblicati nei cinque anni successivi: Pocahontas (in Rust Never Sleeps del 1979 con degli overdub), Powderfinger (sempre in Rust Never Sleeps, live con i Crazy Horse), Captain Kennedy (in Hawks & Doves del 1980), Ride My Llama (di nuovo in Rust Never Sleeps, live solista), Hitchhiker (in Le Noise del 2010, con la chitarra elettrica), Campaigner (in Decade del 1977, con una strofa in meno), Human Highway (in Comes A Time del 1978, registrato in gruppo) e The Old Country Waltz (in American Stars 'n Bars del 1977, con i Crazy Horse). Vi compaiono anche due inediti: Hawaii e Give Me Strength… Se il tutto sa un po’ di minestra riscaldata o di album for fans only, la bellezza delle versioni presentate in questa simil-compilation ne rende indispensabile l’ascolto. I brani selezionati sono di per sé di alto livello, è vero, ma queste versioni sono come abitate: una pura meraviglia. © MZ/Qobuz
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Hi-Res
Daryl Hannah dietro la telecamera e il suo compagno del momento, un certo Neil Young, davanti! Ecco Paradox, il primo film realizzato dall’attrice resa famosa dal ruolo di sirena in Splash – Una sirena a Manhattan nel 1984. E siccome chi fa da sé fa per tre, The Loner in persona firma la colonna sonora. Già nel 1995 Neil Young aveva avuto un’esperienza brillante con la musica da film con gli spartiti di Dead Man di Jim Jarmusch. Con l’appoggio del gruppo di Lukas Nelson, Promise of the Real, e di qualche campione come Jim Keltner e Paul Bushnell, e persino Willie Nelson, stavolta prova a mescolare brani strumentali e brani cantati. Senza sorprese, lo spirito è elettrico stile Crazy Horse, rock’n’roll nell’anima, con qualche accento country, in un puro spirito 100% Neil Young. Al vertice di questa orgia di decibel, Cowgirl Jam, una furiosa improvvisazione di oltre dieci minuti che vale, da sola, il prezzo del disco. Qualche vecchia canzone, come una versione mistica di Pocahontas o una rilettura all’ukulele di Tumbleweed dell’album Storytone completano un Paradox non così superficiale. © Max Dembo/Qobuz