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Rap - Uscito il 14 giugno 2013 | Columbia

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Rap - Uscito il 15 giugno 2018 | Mass Appeal - NAS

Hi-Res
Dopo sei anni di silenzio, Nasir Jones rifà capolino con un nuovo album prodotto da Kanye West e inserito nella release G.O.O.D. Music del mese di giugno 2018. Come per Pusha T, Kanye e Kid Cudi prima di lui, anche il progetto NASIR contiene 7 tracce, come 7 peccati capitali trattati laconicamente dal prodigio di Queensbridge. Fatto e rifinito nel Wyoming come il resto della serie, quest’album esprime concisione, istintualità e urgenza. In apertura, Nas appare frammentato, anticonformista e scettico su cori dell’Armata rossa insieme al mogul Puff Daddy e alla voce angelica di 070 Shake. Poi, su un loop assordante di Slick Rick, il nostro dipinge con piccole pennellate impressioniste le violenze poliziesche nel brano Cops Shot the Kid con Kanye in sottofondo. Dopodiché parla dei suoi eccessi, delle sue falle e della sua mania di grandezza in White Label e Bonjour. Tuttavia, il registro più personale lo tocca quando ritrova The-Dream su Adam and Eve e soprattutto su Everything. Tra presa di posizione sociale, messa a punto culturale ed eloquio impeccabile, Nas rispetta appieno la sua leggenda senza necessariamente affrontare i suoi errori come ha invece fatto il suo miglior nemico Jay Z su 4:44. Nasir Jones cerca di schiarirsi le idee, di concentrarsi sull’essenziale, suo dono e sua maledizione placati dalle “cose semplici della vita”. Simple Things conclude così un viaggio interiore ed esteriore al tempo stesso, durante il quale Kanye West gli offre il migliore contesto possibile, sospeso tra classicismo e Art brut. Senza uscire dalle sue trincee, Nas rimane sé stesso, un genio sì, ma innanzitutto un essere umano. ©Aurélien Chapuis / Qobuz
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Rap - Uscito il 01 luglio 1996 | Columbia

Era pressoché impossibile dare un seguito a un terremoto come Illmatic, primo album di Nas. Dopo aver descritto per dritto e per rovescio i tormenti e le delusioni del suo ambiente di Queensbridge su nove pezzi condensati, il prodigio Nas non poteva che diventare una mega star mondiale a soli 22 anni. Aprendo la sua cerchia di produttori a The Trackmasters e Dr. Dre, Nas rende la sua musica più accessibile e meno codificata. Mescolando il suono di strada a una narrazione mafiosa e a un discorso sociale sulla condizione degli afro-americani, il rapper di Queensbridge trova la sua formula di equilibrista tra purista e cultura pop. Con l’enorme successo di “If I Ruled The World” al fianco di una Lauryn Hill in stato di grazia, Nasir Jones diventa con “It Was Written” la figura del rapper americano perfetto agli occhi di tutto il mondo. Le sue storie sono sempre pertinenti e torbide, piene di immagini indelebili. In collaborazione con i suoi contemporanei e amici Mobb Deep, Live Squad, AZ o Cormega, la precisione e la lucidità di Nasir Jones restano intatte sebbene risultino leggermente più diluite rispetto al primo opus. Con momenti forti come “The Message”, “Take It In Blood” o “I Gave You Power”, Nas diventa una voce ineguagliabile che lancia parole incisive, un autentico eroe emblema di tutto uno stile musicale. © Aurélien Chapuis/ Qobuz
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Rap - Uscito il 20 aprile 2018 | Mass Appeal Records

Sono pochi i dischi in grado di riassumere un’intera epoca, di definire un genere, di rendere un artista iconico sin dalla sua prima comparsa. Illmatic è uno di quei dischi, un miracolo e una maledizione che incomberà su tutta la carriera di Nas. Tra le numerose riedizioni per il 20° anniversario dell’album nel 2014, Nasir Jones propone una versione sinfonica del suo classico. Uscita inizialmente sotto forma di documentario per la PBS, questa performance unica è stata resa disponibile su cd, vinile e in streaming in occasione del Record Day 2018. Registrato al Kennedy Center, a pochi isolati dalla Casa Bianca, questo concerto attesissimo offre una versione epica e magniloquente delle produzioni proposte all’epoca da Dj Premier, Pete Rock, Q-Tip e Large Pro. La National Symphony Orchestra vi reinterpreta ogni sample, ogni batteria per dar loro nuovo respiro, agendo come una cassa di risonanza unica. I nuovi arrangiamenti apportano una componente cinematografica alla scrittura già molto vivace di Nas, piena di personaggi coloriti e di piccole storie nella Storia. L’interpretazione del rapper di Queensbridge è sempre precisa, non si sposta di una rima nonostante la marea di archi e di fiati da cui è accompagnata. Menzioni speciali all’opera barocca quale è diventata “NY State of Mind”, ma anche al vibrafono saltellante di “One Love” e agli ottoni trionfanti sul finale jacksoniano “It Ain’t Hard To Tell”. Una festa riuscita. © Aurélien Chapuis/ Qobuz
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Rap - Uscito il 05 marzo 1999 | Columbia

Dopo i panni del giovane osservatore e del magnate mafioso, Nas aveva bisogno di una nuova sfida all’alba del suo terzo album. Diventato mondialmente il simbolo di un rap senza concessioni, erede sia di Rakim che dei Whodini, Nas era tanto adulato quanto contestato per le sue scelte e posizioni. La sua carriera entra in momento di incertezza dopo lo smacco commerciale e di critica del suo gruppo The Firm, la sua lite con Cormega ‒ sua principale influenza e amicizia di strada ‒ e la sua collaborazione poco fruttuosa con Dr. Dre in piena ricostruzione. Con questo nuovo, attesissimo album, Nas vuole imporsi come il genio che tutti celebrano. Più volte rimandato e ripensato, I am è uno dei primi album a soffrire enormemente della pirateria e dei ripetuti leak. Per diventare ciò che avrebbe dovuto essere, Nas gioca la carta della provocazione estrema, indossando i panni del faraone sulla copertina e quelli del martire cristiano con Puff Daddy, grande demone del rap commerciale dell’epoca, nella controversa “Hate Me Now”. Tuttavia, invitando leggende come Scarface, DMX e Aliyaah, il nostro scampa all’ecatombe delle icone del momento rendendo omaggio a 2pac e a Biggie su “We Will Survive”. Portando la croce per il suo movimento, Nas si perde a volte in un ruolo troppo grande per lui, sempre con la sgargiante messa in musica di The Trackmasters e L.E.S. Di fronte a tali contraddizioni, riprende però anche qualche buona abitudine, in particolare con Dj Premier sull’emblematica “NY State of Mind part II” e soprattutto su “Nas is like”. Con i suoi inni urbani che riecheggiano all’infinito, Nas continua a essere una delle più grandi voci del suo tempo. © Aurélien Chapuis/ Qobuz
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