A cinquant’anni dalla sua uscita, Qobuz ripercorre la genesi di “The Dark Side of the Moon”, un album fondamentale nella discografia dei Pink Floyd, la cui maestria in studio raggiunge nuove vette con questo classico eterno.

Novembre 1971: Meddle era appena stato pubblicato e nel mentre i Pink Floyd stavano già lavorando al loro prossimo progetto. L’idea era di suonare il nuovo materiale nella prima metà dei concerti e attingere dal loro repertorio nella seconda metà. Alla fine del 1971, il gruppo si incontrò nella cucina di Nick Mason e cominciò a seguire il solito programma: comporre e provare i brani, arrangiarli dal vivo e poi registrarli in studio. Una volta d’accordo alla realizzazione di un concept album (che si sarebbe concentrato in gran parte sulla follia), iniziarono a provare a Bermondsey, nel sud di Londra, in un magazzino vittoriano in disuso appartenuto ai Rolling Stones. Il gruppo mise assieme nuove composizioni (come Money) con out-takes delle precedenti sessioni in studio (Brain Damage venne ripescata dalle loro sessioni di Meddle), tracce incomplete e frammenti di idee precedenti. Alcune tracce vennero completamente stravolte, come The Violent Sequence e The Riot Scene, che avevano registrato nel 1969 per il film Zabriskie Point, diretto da Michelangelo Antonioni.

Dopo aver messo insieme il grosso dell’album, il primo concerto di The Dark Side of the Moon, A Piece for Assorted Lunatics, ebbe luogo al Brighton Dome il 20 gennaio 1972 dopo tre giorni di prove al Rainbow Theatre di Londra. Sfortunatamente, non tutto andò secondo i piani a causa di alcuni problemi tecnici con i nastri pre-registrati. La performance fu interrotta a metà strada da Money e i musicisti dovettero invece suonare Atom Heart Mother. Fu solo il giorno successivo, a Plymouth Guildhall, che il pubblico poté ascoltare il nuovo concept album nella sua interezza. Tuttavia, la rivista NME fu entusiasta della premiere: “I Floyd hanno aperto la prima parte del loro tour con un nuovo pezzo, provvisoriamente intitolato The Dark Side of the Moon, dimostrando che la loro scrittura ha assunto una forma nuova e ancora innovativa”. Nonostante i pochi concerti che seguirono questo primo evento, molte persone videro nello spettacolo di Londra del 17 febbraio la nascita ufficiale dell’album, dal momento che The Dark Side Of The Moon era praticamente completo in termini di arrangiamenti. Tuttavia, due tracce erano ancora radicalmente diverse dalle versioni dell’album: Travel Sequence, che in seguito diventerà On the Run e Mortality Sequence, che gradualmente si trasformerà in The Great Gig in the Sky. Mentre non venne suonato il brano finale Eclipse, che verrà composto poche settimane dopo.

C’è una certa confusione sui nomi di questi concerti: alcuni sostengono che il primo nome fosse Eclipse, A Piece for Assorted Lunatics, altri che fosse Dark Side of the Moon (senza l’iniziale articolo “The”). C’è una spiegazione logica per questa confusione: mentre i Pink Floyd portavano i loro spettacoli sul palco, il gruppo britannico Medicine Head pubblicò il loro terzo album, Dark Side of the Moon, nel 1972. Il gruppo di Roger Waters cambiò per un istante il nome in Eclipse, A Piece for Assorted Lunatics. Ma dal momento che l’album dei Medicine Head si rivelò un “disastro commerciale”, i Pink Floyd decisero di ritornare al loro titolo originale. Il titolo era chiaramente di moda all’epoca - oltre all’album dei Medicine Head, anche i sudafricani Hawk avevano intitolato una delle loro canzoni Dark Side of the Moon nel loro album del 1972, Africa, She Too Can Cry.

The Dark Side of the Moon, un album concettuale il cui sviluppo “letterario” si sviluppa nell’arco dell’intero disco, riprende il principio che guidava il concerto concettuale del 1969 The Man & The Journey, che nella prima metà descrive le attività di un uomo durante la giornata. La stessa idea guida il primo lato di Dark Side: il giorno diventa la storia di un’esistenza, dalla nascita (Breathe) alla morte (The Great Gig in the Sky). Il lato B esplora le relazioni umane nella società moderna, esaminando temi come l’avidità (Money) e il conflitto (Us and Them). Questo concetto consentirà ai Floyd di abbandonare i lunghi strumentali atmosferici sul palco senza dover ridurre il loro spettacolo a una semplice raccolta di brani incatenati senza una logica coerente.