Nel 1967, la stella della musica soul cadde dal cielo. All’età di 26 anni, Otis Redding ebbe il tempo di pubblicare solo sei album. Sei album che lo resero una delle più grandi voci del XX secolo.

Il 10 dicembre 1967, la stella di Otis Redding cadde improvvisamente. A soli 26 anni, “Big O” era uno dei passeggeri del Beechcraft Model 18 che si schiantò con a bordo quattro membri dei Bar-Kays: il chitarrista Jimmy King, il sassofonista Phalon Jones, l’organista Ronnie Caldwell e il batterista Carl Cunningham. Solo il loro trombettista, Ben Cauley, sopravvisse alla tragedia...

Sebbene Otis Redding non avesse ancora raggiunto l’apice del successo, la sua scomparsa improvvisa e prematura metteva K.O. tanto il mondo della musica quanto la comunità nera. La segregazione razziale visse allora le sue ore di gloria e il pubblico dei bianchi, da parte sua– il grande pubblico soprattutto– non era stato ancora completamente ipnotizzato dalla potenza della voce del cantante nato il 9 settembre 1941 a Dawson, un posto sperduto dello Stato della Georgia. Il culmine del successo, Otis l’otterrà comunque un mese dopo la sua morte, con l’uscita di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay. Un nuovo singolo, postumo, che si ritrova in vetta alle classifiche R&B ma anche a quelle della musica pop. Una prima per il suo autore, che non fa più parte di questo mondo per assaporare questa pole position. Così come non sentirà mai la versione definitiva di quella Dock Of The Bay, in particolare il rumore delle onde dell’introduzione e il leggendario fischiettio finale intonato dal bluesman Sam Taylor, il tutto finalizzato in studio dal chitarrista Steve Cropper, coautore e produttore della canzone...