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Gli album

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World music - Uscito il 11 giugno 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 23 aprile 2021 | ECM

Hi-Res Libretto
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Jazz - Uscito il 23 aprile 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 09 aprile 2021 | ECM

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
Nick Waterhouse è come un Larry Daley della musica. Larry Daley è il guardiano notturno interpretato da Ben Stiller nella serie di film Una Notte al Museo. Perché, a partire da Time's All Gone, il suo album di debutto del 2012, il californiano è diventato un vero e proprio guardiano di un ideale museo della musica, alla sezione rhythm'n'blues e soul-pop degli anni ‘50. In effetti, nella sua giovinezza, ha lavorato in un negozio di dischi specializzato in oldies, che senza dubbio ha formato il suo gusto per la musica di un'epoca in cui le ragazze si chiamavano Brenda, le auto consumavano 50 litri ogni 100 Km, e la musica si ascoltava su crepes di plastica nera chiamate dischi. Tutto questo potrebbe limitarsi facilmente a dei semplici, sterili esercizi di stile. Ma proprio come in Una Notte al Museo, Nick Waterhouse ci mette un po' di magia e infonde la linfa vitale nei suoi dischi. Cambiamo film: benvenuti nella serie Mad Men, in un'America dove crescita fa ancora rima con eleganza, dove il sassofono fa le fusa e dove i cori fanno “woo-woo!”. Vengono subito alla mente Jerry Butler, Charles Brown, Ben E. King, e tutti i grandi romantici dell'epoca d'oro del soul. Forse il nuovo album di Nick Waterhouse, Promenade Blue, suona ancora più retrò dei suoi predecessori. Anche la produzione suona vintage! Ma non c'è nulla di obsoleto, anzi, troviamo un magistrale, intramontabile e seducente artigianato musicale. © Stéphane Deschamps/Qobuz
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Jazz - Uscito il 09 aprile 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 09 aprile 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 09 aprile 2021 | ECM

Libretto
Dai primi anni 2000, Vijay Iyer ha instaurato un rapporto speciale con Tyshawn Sorey. Il pianista e il batterista - entrambi statunitensi ed entrambi musicisti dalla personalità molto forte del jazz contemporaneo – hanno accolto all’interno di questa cerchia fatta di complicità la bassista australiana Linda May Han Oh, già acclamata per le sue opere personali così come per i suoi numerosi side-project, in particolare con Dave Douglas o Joe Lovano. L’energia e la tavolozza di colori e suoni che vengono proposti da questo nuovo trio donano a Uneasy, il loro album appena uscito per ECM, una rara intensità. Una sorta di creatività nucleare. Perché dietro l’esigenza e il virtuosismo di questo trio, c’è soprattutto la musica. Musica e idee. Iyer e i suoi due colleghi ricordano le figure scomparse (McCoy Tyner su Night and Day di Cole Porter e Geri Allen su Drummer’s Song) e si impegnano nel sociale (a favore del movimento Black Lives Matter su Combat Breathing, o rievocando la famigerata crisi sanitaria di Flint del 2014 su Children of Flint). Nel torrente di note che scorre impetuoso in tutto Uneasy, la meditazione cede il passo allo swing e la disinvoltura lascia spazio a momenti più cervellotici, e così via, a rotazione. Vijay Iyer, Tyshawn Sorey e Linda May Han Oh hanno così tanto da dire che potremmo mettere la loro conversazione in repeat senza annoiarci mai... © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 09 aprile 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 09 aprile 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 19 marzo 2021 | ECM

Hi-Res Libretto
A volte riusciamo a fare il punto della situazione solo se ci mettiamo a nudo. La pandemia ha giocato un ruolo importante per gli artisti, tagliati fuori dal loro pubblico e dal palco, soprattutto dal punto di vista introspettivo. Con Entendre, uscito pochi giorni fa su ECM e registrato a Lugano nel settembre 2020, Nik Bärtsch ha messo in stand-by le sue varie formazioni (Ronin, Mobile) per stare solo assieme al suo pianoforte. Nella restrizione estetica, il musicista svizzero ha trovato una grande libertà, e ha colto l'opportunità di traghettare la sua musica verso nuovi territori. Questo lavoro si è sviluppato in parallelo con le attività della sua band. Per Bärtsch, alcuni momenti chiave includono le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della ECM al Lincoln Center di New York nel 2019, ma anche la sua collaborazione con l'artista e videomaker Sophie Clements. Per non parlare del suo tour di piano solo nel 2017, che lo ha portato a Teheran, Il Cairo, Alessandria, Calcutta e Delhi, portandolo ad approfondire la sua riflessione sulla relazione che intercorre tra performance e musica rituale nelle diverse culture. Elementi ed esperienze che hanno influito sul lavoro di preparazione di Entendre.I brani numerati denominati Modul - cinque dei sei titoli dell'album - hanno l'aspetto di modelli piuttosto che di composizioni fisse e definite. Nik Bärtsch li paragona a “un allenamento di arti marziali di base, che può essere adattato ad ogni tipo di situazione. Il mio modo di lavorare è quello di creare nuovi contesti. Ogni parte gioca con l'idea di composizione, interpretazione e improvvisazione, e si nutre della stessa forza, ma può creare risultati molto sorprendenti.” Un'osservazione ovvia su Modul 58-12, che fonde due precedenti composizioni suonate in gruppo, Modul 58 con Ronin nell'album Awase (2018) e Modul 12 con Mobile nell'album Continuum (2016). “In studio, tutto è avvenuto in modo naturale, non c'era nulla di pianificato e non mi aspettavo un tale risultato. La combinazione di questi due pezzi forse non è una coincidenza, ma piuttosto una chiamata interiore.” Il lavoro solista di Nik Bärtsch non è caratterizzato da un classico tocco di piano jazz. Il suo stile rappresenta più un intreccio tra la musica da camera, il suonare come solista nella tradizione classica (ma anche in quella contemporanea e minimalista) e il groove. Ma la cosa più interessante è che, nonostante la tabella di marcia di Entendre possa apparire molto cerebrale, in realtà si tratta di un disco che cela un contenuto molto carnale. Una sorta di lunga avventura umana, fortemente narrativa nella sua scrittura. Con sequenze liriche, rarefatte e minimali. Una tavolozza di colori ampia come la vita stessa... © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 19 marzo 2021 | ECM

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A volte riusciamo a fare il punto della situazione solo se ci mettiamo a nudo. La pandemia ha giocato un ruolo importante per gli artisti, tagliati fuori dal loro pubblico e dal palco, soprattutto dal punto di vista introspettivo. Con Entendre, uscito pochi giorni fa su ECM e registrato a Lugano nel settembre 2020, Nik Bärtsch ha messo in stand-by le sue varie formazioni (Ronin, Mobile) per stare solo assieme al suo pianoforte. Nella restrizione estetica, il musicista svizzero ha trovato una grande libertà, e ha colto l'opportunità di traghettare la sua musica verso nuovi territori. Questo lavoro si è sviluppato in parallelo con le attività della sua band. Per Bärtsch, alcuni momenti chiave includono le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della ECM al Lincoln Center di New York nel 2019, ma anche la sua collaborazione con l'artista e videomaker Sophie Clements. Per non parlare del suo tour di piano solo nel 2017, che lo ha portato a Teheran, Il Cairo, Alessandria, Calcutta e Delhi, portandolo ad approfondire la sua riflessione sulla relazione che intercorre tra performance e musica rituale nelle diverse culture. Elementi ed esperienze che hanno influito sul lavoro di preparazione di Entendre.I brani numerati denominati Modul - cinque dei sei titoli dell'album - hanno l'aspetto di modelli piuttosto che di composizioni fisse e definite. Nik Bärtsch li paragona a “un allenamento di arti marziali di base, che può essere adattato ad ogni tipo di situazione. Il mio modo di lavorare è quello di creare nuovi contesti. Ogni parte gioca con l'idea di composizione, interpretazione e improvvisazione, e si nutre della stessa forza, ma può creare risultati molto sorprendenti.” Un'osservazione ovvia su Modul 58-12, che fonde due precedenti composizioni suonate in gruppo, Modul 58 con Ronin nell'album Awase (2018) e Modul 12 con Mobile nell'album Continuum (2016). “In studio, tutto è avvenuto in modo naturale, non c'era nulla di pianificato e non mi aspettavo un tale risultato. La combinazione di questi due pezzi forse non è una coincidenza, ma piuttosto una chiamata interiore.” Il lavoro solista di Nik Bärtsch non è caratterizzato da un classico tocco di piano jazz. Il suo stile rappresenta più un intreccio tra la musica da camera, il suonare come solista nella tradizione classica (ma anche in quella contemporanea e minimalista) e il groove. Ma la cosa più interessante è che, nonostante la tabella di marcia di Entendre possa apparire molto cerebrale, in realtà si tratta di un disco che cela un contenuto molto carnale. Una sorta di lunga avventura umana, fortemente narrativa nella sua scrittura. Con sequenze liriche, rarefatte e minimali. Una tavolozza di colori ampia come la vita stessa... © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 12 febbraio 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 12 febbraio 2021 | ECM

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Jazz - Uscito il 29 gennaio 2021 | ECM

Hi-Res Libretto
E se il Trio Tapestry fosse uno dei gruppi più essenziali della lunga carriera di Joe Lovano? Un anno dopo il loro primo omonimo album per ECM, il sassofonista di Cleveland ritrova i suoi due complici, la pianista Marilyn Crispell e il batterista Carmen Castaldi, per un album ancora più emozionante, appena pubblicato. Quando uscì il primo disco, Lovano descrisse il trio come “un arazzo musicale melodico, armonico e ritmico, che mantiene stati d'animo e atmosfere”. Soprattutto, quello dell’album Trio Tapestry è un jazz navigato, smaliziato. Su Garden of Expression, la spiritualità e la calma regnano in ogni improvvisazione. Joe Lovano, che firma tutte le composizioni, non è mai un lider maximo, ma un terzo di un'unità solida più che mai. Una voce unica, veicolata dalla volontà di purificare. Nel non detto, nel non suonato, Crispell è sorprendentemente precisa. La profondità stilistica di questa pianista (a volte ingiustamente sottovalutata) ha raramente raggiunto un tale livello. Lovano soffia un vento leggero di serenità salvifica in questi tempi tormentati (l'album è dedicato alle vittime del Covid), una brezza che fa sentire bene ed è vista come una gradita parentesi di raccoglimento. Magnifico. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 29 gennaio 2021 | ECM

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Nel 2018, Shai Maestro ha raggiunto un traguardo importante quando si è unito al team ECM. Dopo quattro album contraddistinti da una particolare grazia che hanno reso noto il suo nome sulla scena del jazz contemporaneo, il pianista israeliano, sempre accompagnato da una sezione ritmica che più ritmica non si può (il peruviano Jorge Roeder al contrabbasso e l’israeliano Ofri Nehemya alla batteria), ha intrapreso nuovamente la via della narrazione a compartimenti stagni. Melodie direttamente ereditate non solo dal repertorio jazz, ma anche dalla musica tradizionale orientale e persino dalla musica classica occidentale. Queste fonti d’ispirazione, così come questa grande vena narrativa, sono convogliate all’interno di Human, un album concepito con lo stesso trio, stavolta affiancato da Philip Dizack, che aggiunge un vero tocco personale all’ensemble. Pur avendo cura di seguire i codici musicali del trio, il trombettista americano imprime a questa musica un certo classicismo. Un patrimonio a cui Maestro ha sempre tenuto, e che qui viene celebrato con In A Sentimental Mood di Duke Ellington, unica cover dell’album, o su Hank and Charlie, un omaggio a Hank Jones e Charlie Haden. Durante l’ascolto di Human, ad impressionare è il virtuosismo - mai ostentato - di questi quattro musicisti. Si percepisce una padronanza della tecnica impressionante (GG), che è al servizio delle melodie dei brani di questo disco delicato (Compassion) e poetico (The Thief’s Dream), brani tutti composti da Maestro. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 29 gennaio 2021 | ECM

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Nel 2018, Shai Maestro ha raggiunto un traguardo importante quando si è unito al team ECM. Dopo quattro album contraddistinti da una particolare grazia che hanno reso noto il suo nome sulla scena del jazz contemporaneo, il pianista israeliano, sempre accompagnato da una sezione ritmica che più ritmica non si può (il peruviano Jorge Roeder al contrabbasso e l’israeliano Ofri Nehemya alla batteria), ha intrapreso nuovamente la via della narrazione a compartimenti stagni. Melodie direttamente ereditate non solo dal repertorio jazz, ma anche dalla musica tradizionale orientale e persino dalla musica classica occidentale. Queste fonti d’ispirazione, così come questa grande vena narrativa, sono convogliate all’interno di Human, un album concepito con lo stesso trio, stavolta affiancato da Philip Dizack, che aggiunge un vero tocco personale all’ensemble. Pur avendo cura di seguire i codici musicali del trio, il trombettista americano imprime a questa musica un certo classicismo. Un patrimonio a cui Maestro ha sempre tenuto, e che qui viene celebrato con In A Sentimental Mood di Duke Ellington, unica cover dell’album, o su Hank and Charlie, un omaggio a Hank Jones e Charlie Haden. Durante l’ascolto di Human, ad impressionare è il virtuosismo - mai ostentato - di questi quattro musicisti. Si percepisce una padronanza della tecnica impressionante (GG), che è al servizio delle melodie dei brani di questo disco delicato (Compassion) e poetico (The Thief’s Dream), brani tutti composti da Maestro. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 29 gennaio 2021 | ECM

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E se il Trio Tapestry fosse uno dei gruppi più essenziali della lunga carriera di Joe Lovano? Un anno dopo il loro primo omonimo album per ECM, il sassofonista di Cleveland ritrova i suoi due complici, la pianista Marilyn Crispell e il batterista Carmen Castaldi, per un album ancora più emozionante, appena pubblicato. Quando uscì il primo disco, Lovano descrisse il trio come “un arazzo musicale melodico, armonico e ritmico, che mantiene stati d'animo e atmosfere”. Soprattutto, quello dell’album Trio Tapestry è un jazz navigato, smaliziato. Su Garden of Expression, la spiritualità e la calma regnano in ogni improvvisazione. Joe Lovano, che firma tutte le composizioni, non è mai un lider maximo, ma un terzo di un'unità solida più che mai. Una voce unica, veicolata dalla volontà di purificare. Nel non detto, nel non suonato, Crispell è sorprendentemente precisa. La profondità stilistica di questa pianista (a volte ingiustamente sottovalutata) ha raramente raggiunto un tale livello. Lovano soffia un vento leggero di serenità salvifica in questi tempi tormentati (l'album è dedicato alle vittime del Covid), una brezza che fa sentire bene ed è vista come una gradita parentesi di raccoglimento. Magnifico. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 13 novembre 2020 | ECM

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 4F de Télérama
Dopo due album alla testa di un quartetto jazz, nel 2018 Elina Duni firmò il suo primo da solista. Con Partir, edito da ECM, la cantante di Tirana ha creato una magnifica raccolta di brani che raccontano l’amore, ma anche la sofferenza della perdita e l’amarezza della partenza, interpretando al pianoforte, alla chitarra e alle percussioni, brani tradizionali o grandi classici (tra cui Amara Terra Mia di Domenico Modugno). Con Lost Ships, recentemente pubblicato, Duni continua la sua collaborazione con il giovane chitarrista britannico Rob Luft, iniziata nel 2017. Il duo ha raccolto canzoni che trattano temi come l’amore, l’esilio e la sofferenza: i mali del pianeta, siano essi storie drammatiche di migrazione o catastrofi ecologiche, trovano nelle melodie scelte una cassa di risonanza unica ed emozionante. Come una sinfonia di musica da camera che fonde trame mediterranee con le strutture del jazz, strutture che il duo costruisce con l’aiuto del pianista e percussionista inglese Fred Thomas e del trombettista svizzero Matthieu Michel... Una ballata jazz, una canzone italiana (Bella Ci Dormi), del folk albanese (Kur Më Del Në Derë e N’at Zaman) o standard resi celebri da Frank Sinatra (I’m a Fool to Want You) e Charles Aznavour (Hier Encore), queste diverse fonti vengono fuse assieme in modo armonico, grazie all’espressività della voce di Elina Duni, una sorta di fado balcanico, un blues europeo mai fuori dalle righe, che porta con sé un messaggio di speranza. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 13 novembre 2020 | ECM

Libretto
Dopo due album alla testa di un quartetto jazz, nel 2018 Elina Duni firmò il suo primo da solista. Con Partir, edito da ECM, la cantante di Tirana ha creato una magnifica raccolta di brani che raccontano l’amore, ma anche la sofferenza della perdita e l’amarezza della partenza, interpretando al pianoforte, alla chitarra e alle percussioni, brani tradizionali o grandi classici (tra cui Amara Terra Mia di Domenico Modugno). Con Lost Ships, recentemente pubblicato, Duni continua la sua collaborazione con il giovane chitarrista britannico Rob Luft, iniziata nel 2017. Il duo ha raccolto canzoni che trattano temi come l’amore, l’esilio e la sofferenza: i mali del pianeta, siano essi storie drammatiche di migrazione o catastrofi ecologiche, trovano nelle melodie scelte una cassa di risonanza unica ed emozionante. Come una sinfonia di musica da camera che fonde trame mediterranee con le strutture del jazz, strutture che il duo costruisce con l’aiuto del pianista e percussionista inglese Fred Thomas e del trombettista svizzero Matthieu Michel... Una ballata jazz, una canzone italiana (Bella Ci Dormi), del folk albanese (Kur Më Del Në Derë e N’at Zaman) o standard resi celebri da Frank Sinatra (I’m a Fool to Want You) e Charles Aznavour (Hier Encore), queste diverse fonti vengono fuse assieme in modo armonico, grazie all’espressività della voce di Elina Duni, una sorta di fado balcanico, un blues europeo mai fuori dalle righe, che porta con sé un messaggio di speranza. © Marc Zisman/Qobuz
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Jazz - Uscito il 06 novembre 2020 | ECM

Hi-Res Libretto

L'etichetta discografica

ECM nella rivista
  • Nik Bärtsch, da solo
    Nik Bärtsch, da solo Con “Entendre”, il pianista svizzero firma un magnifico album da solista, caratterizzato da un grande forza narrativa e da sequenze liriche, rarefatte e minimali...