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Hi-Res Libretto
Nel 1969 i Doors sconcertano totalmente i loro fan, con il cambio di registro di The Soft Parade. In questo album, meno rock'n'roll viscerale rispetto ai precedenti, Jim Morrison scrisse solo metà delle composizioni mentre il chitarrista Robbie Krieger prese delle decisioni creative, ampliando persino la strumentazione della band californiana. Un anno dopo, Morrison Hotel rassicurò tutti con un ritorno ai fondamentali doorsistici. Pubblicato il 9 febbraio 1970, questo quinto album in studio è diviso in due parti: Hard Rock Cafe per il lato A, Morrison Hotel per il lato B. Diretto e profondamente blues, il mitico brano d'apertura Roadhouse Blues setta il tono di questo vero ritorno alle origini della band, mentre Morrison è più scatenato e imprevedibile che mai. Esausti, ma anche turbati dalle session in studio di The Soft Parade, i Doors avevano smesso anche di esibirsi dal vivo a causa delle cause legali seguite alle provocazioni di Morrison a Miami. Dentro questo caos, focalizzarono tutte le loro forze su questa nuova opera. Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore riuscirono a ritrovare la versione più pura della loro musica, come in una sorta di resurrezione.Morrison Hotel brilla per la sua semplicità e onestà. Per la sua musica purificata, priva di tentazioni psichedeliche o sperimentali. Come il riff tagliente e giocoso di Peace Frog. Questo rigore non impedisce a Morrison di scagliarsi ancora una volta in una sequenza mistica, con la raffinata e intensa Indian Summer. Un Morrison che canta in modo impeccabile, come spinto dalle indiavolate parti di chitarra di Krieger. Questa Deluxe Edition del 50° anniversario di Morrison Hotel comprende l'album rimasterizzato da Bruce Botnick (l'ex ingegnere del suono dei Doors) e molte appassionanti bonus track. In particolare, alcuni brani inediti delle session di registrazione dell'album. Inoltre, delle alternate take (tra cui due versioni ancora grezze di Peace Frog e Blue Sunday), arrangiamenti alternativi, false partenze e conversazioni tra i Doors e il loro produttore Paul Rothchild... Insomma, non manca nulla! Un documento indispensabile per tutti i fan. © Marc Zisman/Qobuz
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Rock - Uscito il 01 novembre 2019 | Rhino - Elektra

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Rock - Uscito il 25 settembre 2007 | Rhino - Elektra

Lanciato per celebrare il quarantesimo anniversario dell'uscita del primo album dei Doors, The Very Best of the Doors scavalca tutte le raccolte precedenti del gruppo. Con due CD e 34 tracce, è sufficientemente completa per una band la cui formazione essenziale ha realizzato soltanto una mezza dozzina di dischi. Inoltre a tutti i prevedibili hits come “Light My Fire”, “Hello I Love You” e “Roadhouse Blues, questa raccolta scava molto più a fondo nel loro catalogo, ripescando vecchi favoriti dei fans come “Not to Touch the Earth” e “Wishful Singul”, e anche una manciata di rarità in precedenza introvabili. Con un nuovo missaggio e rimasterizzazione a cura da Bruce Botnick, l'ingegnere del suono originale, e i membri superstiti dei Doors, The Very Best of the Doors costituisce un più che valido tributo al gruppo. © Charity Stafford /TiVo
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Nel 1967, il pubblico non aveva ancora digerito il loro sconvolgente primo album e già i Doors rilanciavano con Strange Days. Strani come quelle composizioni che, allora, non assomigliavano a quelle di nessun altro gruppo. Temi titubanti e spesso parecchio onirici. Se Jim Morrison cantava che la gente era strana, lo stesso si poteva dire dei suoi Doors: cambiamenti continui di ritmo, prosa che passava dalla critica sociale al puro delirio e zig zag fra trance totale e ballata da cabaret… Passano i mesi e Morrison è sempre più imprevedibile. All’inizio del 1968, i Doors mettono in cantiere Waiting for the Sun. Gli aneddoti su quelle settimane più caotiche che mai sono una marea. Tuttavia, alla sua uscita nel mese di luglio, in piena Guerra del Vietnam, i fan si innamorano dell’inno pacifista The Unknown Soldier e dell’allegro motivetto Hello, I Love You, che apre questo terzo album, e lo spediscono in cima alle classifiche. Consci dell’instabilità del loro leader, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore rimangono concentrati perché le loro parti restino originali e ispirate. Una tacca al di sotto dei due dischi precedent, Waiting for the Sun affronta lo psichedelismo in modo altrettanto originale. E l’originalità del gruppo, nonostante si trovi ai margini dell’implosione, è confermata dalla scelta di strumenti acustici e dalla raffinatezza di certi arrangiamenti.Per il cinquantesimo anniversario del disco, questa edizione de luxe propone una nuova versione del mix stereo dell’album, rimasterizzato da Bruce Botnick, l’ingegnere del suono e produttore dei Doors di lungo corso. Senza dimenticare 14 brani bonus: nove sono tratti dai rough mix riscoperti di recente, gli altri cinque da un concerto tenuto a Copenhagen nel dicembre 1968. Il nuovo mix stéréo di Waiting for the Sun rimasterizzato da Botnick conferisce una nuova dimensione sonora a canzoni come The Unknown Soldier e Spanish Caravan. A riguardo dei rough mix, la sua opinione è chiara: «Li preferisco alle version definitive, perché sottolineano i cori, la sensibilità dell’equilibrio generale e un’aggressività quasi intangibile. Il tutto è molto interessante e rinfrescante.» © Max Dembo/Qobuz
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Il pubblico non ha ancora digerito il loro sconvolgente primo album che i Doors legano, nella stessa annata del 1967, a questi Strange Days. Strani come queste composizioni che forse non assomigliano a quelle di nessun altro gruppo. Delle tematiche vacillanti e spesso abbastanza oniriche. Insomma, se Jim Morrison canta che le persone sono strane (People Are Strange), potremmo dire la stessa cosa dei Doors… Cambi incessanti di ritmi, prosa alternata tra critica sociale e delirio puro e grandi divari tra totale trance e ballata di cabaret: tutto ciò sa di circo e atteggiamento da saltimbanco. Un po’ sulla falsariga della copertina dell’album. Come un cabaret indistinto diretto da un Morrison più vissuto che mai (il suo monologo in Horse Latitudes) e che resta la ciliegina su questa affascinante torta poetica e psichedelica… Per i 50 anni dell’album, questa edizione propone due versioni rimasterizzate: in stereo e in mono. © MZ/Qobuz
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Rock - Uscito il 10 luglio 2012 | Rhino - Elektra

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Nel 1967, il pubblico non aveva ancora digerito il loro sconvolgente primo album e già i Doors rilanciavano con Strange Days. Strani come quelle composizioni che, allora, non assomigliavano a quelle di nessun altro gruppo. Temi titubanti e spesso parecchio onirici. Se Jim Morrison cantava che la gente era strana, lo stesso si poteva dire dei suoi Doors: cambiamenti continui di ritmo, prosa che passava dalla critica sociale al puro delirio e zig zag fra trance totale e ballata da cabaret… Passano i mesi e Morrison è sempre più imprevedibile. All’inizio del 1968, i Doors mettono in cantiere Waiting for the Sun. Gli aneddoti su quelle settimane più caotiche che mai sono una marea. Tuttavia, alla sua uscita nel mese di luglio, in piena Guerra del Vietnam, i fan si innamorano dell’inno pacifista The Unknown Soldier e dell’allegro motivetto Hello, I Love You, che apre questo terzo album, e lo spediscono in cima alle classifiche. Consci dell’instabilità del loro leader, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore rimangono concentrati perché le loro parti restino originali e ispirate. Una tacca al di sotto dei due dischi precedent, Waiting for the Sun affronta lo psichedelismo in modo altrettanto originale. E l’originalità del gruppo, nonostante si trovi ai margini dell’implosione, è confermata dalla scelta di strumenti acustici e dalla raffinatezza di certi arrangiamenti. © Max Dembo/Qobuz
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L'interprete

The Doors nella rivista