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Gli album

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Musica alternativa e indie - Uscito il 22 marzo 2019 | Sub Pop Records

Hi-Res Riconoscimenti Qobuzissime
La copertina è intrigante. Con uno Stetson in testa, maschera sugli occhi e frange fino alla bocca, Orville Peck avanza come un ennesimo giustiziere mascherato, camuffato, con indosso un cappello, celato, pronto a raggiungere i Daft Punk, Cascadeur, i Residents, MF Doom e SBTRKT. A prima vista, si potrebbe pensare a un cowboy sfuggito da un sogno immaginato da David Lynch. Una sorta di versione improbabile di Lone Ranger, personaggio di finzione apparso nel 1933 in una rubrica radiofonica, poi in una serie televisiva quindici anni dopo, vera e propria icona della cultura pop americana… Quando poi lo sentiamo cantare, ci troviamo di fronte a un crooner intramontabile. Sono riconoscibili le influenze di Roy Orbison, Chris Orbison, Chris Isaac, Lloyd Cole e addirittura di Marlon Williams in quella voce da amante incallito di cui Orville Peck non abusa mai degli effetti. Con Pony, il suo primo album Qobuzissimo che esce sull’eccellente etichetta Sub Pop, Orville Peck, di cui non si conoscono le origini e si ignora l’età, alterna ballate romantiche originali e lamenti onirici. Canzoni grandiose che ricopre di una produzione in cui regnano riverberi, chitarre twang, batterie ovattate e la chitarra steel impressionista. Come se la country e la shoegaze si unissero giusto il tempo di una torrida notte d’amore. Cuori spezzati, motel abbandonati, autostrade infinite e paesaggi da vecchi western, ecco un bel disco che lascia intravedere tutta un’iconografia affascinante di cui Orville Peck è il pittore dotato. Non resta che chiudere gli occhi e sognare con lui. © Marc Zisman/Qobuz
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Musica alternativa e indie - Uscito il 16 gennaio 2019 | Sub Pop Records

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Musica alternativa e indie - Uscito il 22 marzo 2019 | Sub Pop Records

Arrangiamenti superbamente epurati (Essentiel) combinati ad una ritmica spesso incalzante (Aussi Jolie, Belles Sueurs); parole intimiste e poetiche che svelano le diverse sfaccettature del temperamento del cantante, ma che si rivolgono nello stesso tempo alle preoccupazioni e alle speranze di una generazione: il secondo album di Malik Djoudi (dopo Un nel 2017) forma una sintesi ideale della canzone elettronica alla francese. Con la sua voce androgina, canta la notte (Épouser la nuit), il viaggio immaginario (Train de nuit), la follia (Folie douce), accompagnandole con melodie magnetiche di cui è l’unico a conoscere il segreto. Se le chitarre nevrasteniche e i livelli al sintetizzatore, gelidi e ipnotici costituiscono i suoi timbri di predilezione, il cantante di Poitiers invita a volte altri strumenti nel suo piccolo mondo, spesso sotto forma di campionature confortanti (gli ottoni di Dis-moi que t’y penses). L’album è stato concepito in tre tempi in tre luoghi diversi. Le canzoni sono state composte nello studio di casa di Malik Djoudi a Poitiers (come anche la registrazione delle musiche), le voci sono state fatte a Parigi, e il mixaggio a Margate in Inghilterra, con Ash Workman (Metronomy) ai comandi. Anche Amaury Ranger del gruppo Frànçois & The Atlas Mountains era presente durante queste sessioni. Altro invitato d’onore: Etienne Daho, che canta in duetto con il giovane in A Tes Côtés– un pezzo registrato con l’interprete di Week-end à Rome, ma anche e soprattutto concepito come un omaggio a quest’ultimo. Tanto questa canzone quanto l’intero album sono il risultato di un talento unico costruito su solide basi. © Nicolas Magenham/Qobuz
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Pop internazionale - Uscito il 03 dicembre 2018 | Sub Pop Records

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Musica alternativa e indie - Uscito il 20 febbraio 2019 | Sub Pop Records