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Metal - Uscito il 01 marzo 1986 | Blackened Recordings - Universal Music

Hi-Res
Metallica più forti dei Beatles? In termini di potenza sonora, è indubbio, ma se ci si limita al lavoro delle riedizioni rimasterizzate accompagnate da "alcuni" bonus, la palma verrà aggiudicata anche ai Four Horsemen, se non altro se si paragona questa edizione "deluxe" del terzo album al Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band Anniversary (Edition Super Deluxe) dei Fab Four. Qui, troverete l’equivalente di non meno di dieci CD stracolmi per questo Master Of Puppets che alcuni, a torto o a ragione, considerano precisamente come il Sgt. Pepper's dei Metallica. È vero che sarà molto difficile trovare un difetto nella corazza di questo monumento. E la sua lunga gestazione, valorizzata attraverso gli archivi in diverse fasi dello sviluppo, contribuirà a rafforzare il sentimento che il gruppo fosse stato illuminato in quel preciso momento della sua evoluzione. Ciò che quei rari oppositori criticano essenzialmente a questo album, è il fatto di non essere stato abbastanza sorprendente quanto i due precedenti. Di fatto, la struttura generale di Master... e la maggior parte dei suoi titoli possono essere paragonati a Ride The Lightning, fin dal primo titolo ultra-veloce, Battery, nella vena diFight Fire With Fire, per arrivare al finale epico su Damage Inc. che evoca terribilmente una versione accelerata di Creeping Death, passando dalla ballata fasulla a metà del percorso, Welcome Home (Sanitarium), che riprende sensibilmente gli stessi ingredienti di Fade To Black, senza dimenticare uno strumentale finemente lavorato, Orion, la cui parentela con The Call Of Ktulu è comunque molto vaga... Ma, se possiamo effettivamente considerare questo terzo sforzo come una sintesi dei due precedenti, non potremo negare che Master…. è nettamente più compiuto, nella misura in cui, per la prima volta, i Metallica hanno avuto il tempo e i mezzi per perfezionare le proprie composizioni fino a raggiungere uno stadio che sfiora la perfezione. Perfino paragonato a produzioni recenti, l’album resta tecnicamente inarrestabile e ineguagliabile. Nello specifico, l’interesse di questa edizione rimasterizzata non è tanto il relifting effettuato sull’opera di base, ma piuttosto tutto ciò che l’accompagna. Con i Metallica, siamo stati abituati fin dal loro primo concerto ufficiale dal vivo, Live Shit: Binge & Purge, a non vedere le cose lasciate a metà. Ma questo, supera tutto, perfino se lo si paragona alle riedizioni di Kill 'em All e Ride The Lightning. Il gruppo ha tirato fuori tutto il suo potenziale e selezionato il meglio di sé per arricchire l’album da tutti i punti di vista. Prima di tutto, ci diletteremo con i numerosi abbozzi che non possiamo che consigliare ai musicisti in erba. Stessa cosa per i bozzetti nei diversi stadi d’avanzamento e le versioni strumentali che rivelano più di un dettaglio che non avevamo necessariamente colto finora. È vero, non avremo necessariamente voglia di riascoltare a ripetizione gli estratti delle cassette personali di James (con le sue "wanananana") e Kirk, o perfino le versioni "writing in progress" registrate nel famoso "garage" dei Metallica... Tuttavia i due punti d’organo di questi archivi, The Prince, in un primo approccio riuscitissimo del titolo preso in prestito a Diamond Head, e la ripresa di Fang, The Money Will Roll Right In, abbandonato strada facendo, meritano di essere ascoltati a più riprese. Quest’album non creava discrepanze tra i fan se non per sapere se esso meriti il titolo di migliore dei Metallica o quello del secondo o del terzo, anche se non si spinge mai fino al quarto. La nuova prospettiva che vi proponiamo non potrà che convincere più di uno a raggiungere il primo campo. Ma, aldilà della meritata e più che convincente esaltazione di Master…, non bisogna dimenticare che si tratta anche del compimento incontestabile del periodo con Cliff Burton. Un periodo che si distingue facilmente dagli altri perché il basso godeva di un rilievo importante. È ovvio. Cliff infatti non era un semplice bassista ma anche un elemento trainante in termini di creatività e ispirazione, e aveva inoltre un carattere generoso e posato che equilibrava, o meglio, "armonizzava" le relazioni dei Metallica. Lo ritroveremo più tardi, il suo ruolo di mediatore mancherà più di una volta tra Lars Ulrich e James Hetfield. Alcuni potranno perfino chiedersi se Kirk Hammett non abbia più o meno smesso di progredire dopo questo album, senza i continui stimoli, mentali e strumentali, di Cliff. Il ruolo del bassista è più che evidente nei concerti proposti qui, che per alcuni hanno sonorità eccezionali. Da notare inoltre la presenza dell’ultimissimo concerto con Cliff, al Solnahallen di Stockholm, il 26 settembre del 1986, alcune ore prima dell’incidente del bus ufficiale del tour che gli costò la vita. Quindi nessuno si sognerà di lamentarsi per la qualità "bootleg" della registrazione. Qualsiasi cosa abbia potuto dare al gruppo Jason Newsted, del quale scopriamo le audizioni e il primo concerto con i Metallica, il gruppo ha perso ben più di un semplice musicista alla scomparsa di Cliff Burton. L’argomento principale di coloro che collocano Master… in cima al podio, è che ciò che manca a …And Justice For All o perfino al «black album» (Metallica), è Cliff Burton, punto e basta! Nella cura data alla riedizione di Master…, è chiaro che Lars, James e Kirk hanno voluto rendere un ultimo e degno omaggio a colui che aveva dato loro tanto. © JPS/Qobuz
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Metal - Uscito il 18 novembre 2016 | Blackened Recordings - Universal Music

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Hardwired… To Self-Destruct: due dischi e circa settanta minuti di musica che firmano grande il ritorno dei Metallica, dopo otto anni di silenzio. Per il loro decimo album in studio la band californiana propone dodici brani inediti, fra cui i singoli: “Hardwired”, “Moth Into Flame” e “Atlas, Rise!”. In più “Murder One”, un intero pezzo dedicato a Lemmy Kilmister, celebre leader dei Motörhead scomparso nel 2015. Il disco è prodotto da James Hetfield insieme a Lars Ulrich e Greg Fidelman. © TiVo
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Metal - Uscito il 12 agosto 1991 | EMI

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Dopo ...And Justice for All, i Metallica hanno pensato che forse era giunta l'ora di semplificare e assottigliare il loro suono. Questa scelta non solo aveva senso da un punto di vista musicale, ma presentava anche la opportunità di rendere la loro musica più commerciale, e Metallica ci riesce su entrambi i punti. Le migliori canzoni sono più melodiche e immediate, i ritmi schiaccianti di “Enter Sandman”, “Sad But True” e “Wherever I May Roam” restano conficcati dentro strutture tradizionali, mentre che la produzione frizzante e professionale di Bob Rock aumenta la loro accessibilità. “The Unforgiven” e “Nothing Else Matters” evitano i riff di chitarra laceranti che di solito sfregiavano le ballate del gruppo. In breve, Metallica è un buon, anziché ottimo, album. I suoi migliori momenti hanno meritoriamente assegnato alla banda la corona del heavy metal, ma il suo approccio già preannunciava il declino creativo. © Steve Huey /TiVo
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Metal - Uscito il 23 settembre 2013 | Blackened Recordings - Universal Music

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Si tratta della colonna sonora dell’omonimo film in 3D relativo alla tournee canadese svoltasi nell’agosto 2012 del gruppo heavy rock statunitense Metallica. Contiene 16 tracce su due cd o in versione digitale, e comprende i loro maggiori successi, come “Hit the lights”, “Master of puppets”, “Ride the lightning” precedute dall’introduzione “The ecstasy of gold” di Ennio Morricone. Esiste anche la versione in blu ray contenente il film vero e proprio, diretto da Nimrod Antal, in ben tre versioni differenti,e contenente anche un cortometraggio animato ad opera del bassista del gruppo © TiVo
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Metal - Uscito il 12 agosto 1991 | EMI

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Dopo ...And Justice for All, i Metallica hanno pensato che forse era giunta l'ora di semplificare e assottigliare il loro suono. Questa scelta non solo aveva senso da un punto di vista musicale, ma presentava anche la opportunità di rendere la loro musica più commerciale, e Metallica ci riesce su entrambi i punti. Le migliori canzoni sono più melodiche e immediate, i ritmi schiaccianti di “Enter Sandman”, “Sad But True” e “Wherever I May Roam” restano conficcati dentro strutture tradizionali, mentre che la produzione frizzante e professionale di Bob Rock aumenta la loro accessibilità. “The Unforgiven” e “Nothing Else Matters” evitano i riff di chitarra laceranti che di solito sfregiavano le ballate del gruppo. In breve, Metallica è un buon, anziché ottimo, album. I suoi migliori momenti hanno meritoriamente assegnato alla banda la corona del heavy metal, ma il suo approccio già preannunciava il declino creativo. © Steve Huey /TiVo