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Metal - Uscito il 01 agosto 1991 | Blackened Recordings - Universal Music

Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz
Dopo ...And Justice for All, i Metallica hanno pensato che forse era giunta l'ora di semplificare e assottigliare il loro suono. Questa scelta non solo aveva senso da un punto di vista musicale, ma presentava anche la opportunità di rendere la loro musica più commerciale, e Metallica ci riesce su entrambi i punti. Le migliori canzoni sono più melodiche e immediate, i ritmi schiaccianti di “Enter Sandman”, “Sad But True” e “Wherever I May Roam” restano conficcati dentro strutture tradizionali, mentre che la produzione frizzante e professionale di Bob Rock aumenta la loro accessibilità. “The Unforgiven” e “Nothing Else Matters” evitano i riff di chitarra laceranti che di solito sfregiavano le ballate del gruppo. In breve, Metallica è un buon, anziché ottimo, album. I suoi migliori momenti hanno meritoriamente assegnato alla banda la corona del heavy metal, ma il suo approccio già preannunciava il declino creativo. © Steve Huey /TiVo
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Metal - Uscito il 03 marzo 1986 | Blackened Recordings - Universal Music

Riconoscimenti Best New Reissue
Metallica più forti dei Beatles? In termini di potenza sonora, è indubbio, ma se ci si limita al lavoro delle riedizioni rimasterizzate accompagnate da "alcuni" bonus, la palma verrà aggiudicata anche ai Four Horsemen, se non altro se si paragona questa edizione "deluxe" del terzo album al Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band Anniversary (Edition Super Deluxe) dei Fab Four. Qui, troverete l’equivalente di non meno di dieci CD stracolmi per questo Master Of Puppets che alcuni, a torto o a ragione, considerano precisamente come il Sgt. Pepper's dei Metallica. È vero che sarà molto difficile trovare un difetto nella corazza di questo monumento. E la sua lunga gestazione, valorizzata attraverso gli archivi in diverse fasi dello sviluppo, contribuirà a rafforzare il sentimento che il gruppo fosse stato illuminato in quel preciso momento della sua evoluzione. Ciò che quei rari oppositori criticano essenzialmente a questo album, è il fatto di non essere stato abbastanza sorprendente quanto i due precedenti. Di fatto, la struttura generale di Master... e la maggior parte dei suoi titoli possono essere paragonati a Ride The Lightning, fin dal primo titolo ultra-veloce, Battery, nella vena diFight Fire With Fire, per arrivare al finale epico su Damage Inc. che evoca terribilmente una versione accelerata di Creeping Death, passando dalla ballata fasulla a metà del percorso, Welcome Home (Sanitarium), che riprende sensibilmente gli stessi ingredienti di Fade To Black, senza dimenticare uno strumentale finemente lavorato, Orion, la cui parentela con The Call Of Ktulu è comunque molto vaga... Ma, se possiamo effettivamente considerare questo terzo sforzo come una sintesi dei due precedenti, non potremo negare che Master…. è nettamente più compiuto, nella misura in cui, per la prima volta, i Metallica hanno avuto il tempo e i mezzi per perfezionare le proprie composizioni fino a raggiungere uno stadio che sfiora la perfezione. Perfino paragonato a produzioni recenti, l’album resta tecnicamente inarrestabile e ineguagliabile. Nello specifico, l’interesse di questa edizione rimasterizzata non è tanto il relifting effettuato sull’opera di base, ma piuttosto tutto ciò che l’accompagna. Con i Metallica, siamo stati abituati fin dal loro primo concerto ufficiale dal vivo, Live Shit: Binge & Purge, a non vedere le cose lasciate a metà. Ma questo, supera tutto, perfino se lo si paragona alle riedizioni di Kill 'em All e Ride The Lightning. Il gruppo ha tirato fuori tutto il suo potenziale e selezionato il meglio di sé per arricchire l’album da tutti i punti di vista. Prima di tutto, ci diletteremo con i numerosi abbozzi che non possiamo che consigliare ai musicisti in erba. Stessa cosa per i bozzetti nei diversi stadi d’avanzamento e le versioni strumentali che rivelano più di un dettaglio che non avevamo necessariamente colto finora. È vero, non avremo necessariamente voglia di riascoltare a ripetizione gli estratti delle cassette personali di James (con le sue "wanananana") e Kirk, o perfino le versioni "writing in progress" registrate nel famoso "garage" dei Metallica... Tuttavia i due punti d’organo di questi archivi, The Prince, in un primo approccio riuscitissimo del titolo preso in prestito a Diamond Head, e la ripresa di Fang, The Money Will Roll Right In, abbandonato strada facendo, meritano di essere ascoltati a più riprese. Quest’album non creava discrepanze tra i fan se non per sapere se esso meriti il titolo di migliore dei Metallica o quello del secondo o del terzo, anche se non si spinge mai fino al quarto. La nuova prospettiva che vi proponiamo non potrà che convincere più di uno a raggiungere il primo campo. Ma, aldilà della meritata e più che convincente esaltazione di Master…, non bisogna dimenticare che si tratta anche del compimento incontestabile del periodo con Cliff Burton. Un periodo che si distingue facilmente dagli altri perché il basso godeva di un rilievo importante. È ovvio. Cliff infatti non era un semplice bassista ma anche un elemento trainante in termini di creatività e ispirazione, e aveva inoltre un carattere generoso e posato che equilibrava, o meglio, "armonizzava" le relazioni dei Metallica. Lo ritroveremo più tardi, il suo ruolo di mediatore mancherà più di una volta tra Lars Ulrich e James Hetfield. Alcuni potranno perfino chiedersi se Kirk Hammett non abbia più o meno smesso di progredire dopo questo album, senza i continui stimoli, mentali e strumentali, di Cliff. Il ruolo del bassista è più che evidente nei concerti proposti qui, che per alcuni hanno sonorità eccezionali. Da notare inoltre la presenza dell’ultimissimo concerto con Cliff, al Solnahallen di Stockholm, il 26 settembre del 1986, alcune ore prima dell’incidente del bus ufficiale del tour che gli costò la vita. Quindi nessuno si sognerà di lamentarsi per la qualità "bootleg" della registrazione. Qualsiasi cosa abbia potuto dare al gruppo Jason Newsted, del quale scopriamo le audizioni e il primo concerto con i Metallica, il gruppo ha perso ben più di un semplice musicista alla scomparsa di Cliff Burton. L’argomento principale di coloro che collocano Master… in cima al podio, è che ciò che manca a …And Justice For All o perfino al «black album» (Metallica), è Cliff Burton, punto e basta! Nella cura data alla riedizione di Master…, è chiaro che Lars, James e Kirk hanno voluto rendere un ultimo e degno omaggio a colui che aveva dato loro tanto. © JPS/Qobuz
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Metal - Uscito il 12 settembre 2008 | Blackened Recordings - Universal Music

Riconoscimenti 8/10 de Volume
Il piacere di Death Magnetic è di ascoltare i Metallica suonare ancora come i Metallica. Le canzoni individuali hanno una secondaria importanza rispetto al modo in cui la band suona, sputa, ringhia e rimonta, al modo in cui sembra viva. I Metallica non replicano le mosse compiute negli anni 80, essi sono rinvigoriti dallo spirito dei loro primi anni, aggiungendo le sfumature che hanno imparato negli anni 90, che si tratti di tensione sinfonica o dell'introduzione di colpi di blues congelati attraverso il trash. E difficile non emozionarsi davanti al controllo dell'aggressione e dell'escalation dei Metallica. E' innegabile che la band è più matura d'età e sistemata, non più alimentata dalla fame e dal testosterone che resero i suoi album degli anni 80 così avvincenti, tuttavia in Death Magnetic più matura negli anni non significa meno potente. © Stephen Thomas Erlewine /TiVo
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Metal - Uscito il 01 agosto 1991 | Blackened Recordings - Universal Music

Hi-Res
Dopo ...And Justice for All, i Metallica hanno pensato che forse era giunta l'ora di semplificare e assottigliare il loro suono. Questa scelta non solo aveva senso da un punto di vista musicale, ma presentava anche la opportunità di rendere la loro musica più commerciale, e Metallica ci riesce su entrambi i punti. Le migliori canzoni sono più melodiche e immediate, i ritmi schiaccianti di “Enter Sandman”, “Sad But True” e “Wherever I May Roam” restano conficcati dentro strutture tradizionali, mentre che la produzione frizzante e professionale di Bob Rock aumenta la loro accessibilità. “The Unforgiven” e “Nothing Else Matters” evitano i riff di chitarra laceranti che di solito sfregiavano le ballate del gruppo. In breve, Metallica è un buon, anziché ottimo, album. I suoi migliori momenti hanno meritoriamente assegnato alla banda la corona del heavy metal, ma il suo approccio già preannunciava il declino creativo. © Steve Huey /TiVo
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Metal - Uscito il 10 settembre 2021 | Blackened Recordings - Universal Music

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Metal - Uscito il 28 agosto 2020 | Blackened Recordings - Universal Music

Hi-Res
On the occasion of the 20th anniversary of S&M, the 1999 extravaganza where Metallica played highlights from their catalog with the support of the San Francisco Symphony conducted by Michael Kamen, the band decided to celebrate by holding two new concerts with the orchestra. Appropriately called S&M2, the 2019 event was a very different affair. S&M2 inaugurated San Francisco's new arena The Chase Center, whereas the original S&M was held at the relatively smaller-scale Berkeley Community Theatre, and then there's a question of personnel. Metallica parted ways with bassist Jason Newsted after S&M, hiring Robert Trujillo as his replacement in 2003, the same year that Kamen died. This, along with the passing years, means that the band feels slightly different on S&M2 than they did in 1999, a shift that can also be partially ascribed to their new collaborators of Michael Tilson Thomas and Edwin Outwater, who respectively are the music director for the San Francisco Symphony and its conductor for this show. MTT and Outwater encouraged Metallica to push their musical limits, including asking the band to play "Iron Foundry," a 1927 piece by the Russian futurist Alexander Mosolov. That "Iron Foundry" feels right at home on a set list that leans heavily on the set list from the original S&M speaks to the success of the symphonic Metallica concept both in 1999 and 2019. The intricacies of Metallica's compositions can be reminiscent of suites, and the arrangements don't merely sweeten the group's songs with strings. The orchestra spars with Metallica, who seem invigorated by playing at a scale so grand it can seem to verge upon the ludicrous. What makes S&M2 so absorbing and entertaining is how all the musicians involved embrace both the ridiculousness and seriousness of their endeavor, creating a glorious overblown noise impressive in its ambition, heft, and unspoken absurdity. © Stephen Thomas Erlewine /TiVo
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Metal - Uscito il 01 marzo 1986 | Blackened Recordings - Universal Music

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Metallica più forti dei Beatles? In termini di potenza sonora, è indubbio, ma se ci si limita al lavoro delle riedizioni rimasterizzate accompagnate da "alcuni" bonus, la palma verrà aggiudicata anche ai Four Horsemen, se non altro se si paragona questa edizione "deluxe" del terzo album al Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band Anniversary (Edition Super Deluxe) dei Fab Four. Qui, troverete l’equivalente di non meno di dieci CD stracolmi per questo Master Of Puppets che alcuni, a torto o a ragione, considerano precisamente come il Sgt. Pepper's dei Metallica. È vero che sarà molto difficile trovare un difetto nella corazza di questo monumento. E la sua lunga gestazione, valorizzata attraverso gli archivi in diverse fasi dello sviluppo, contribuirà a rafforzare il sentimento che il gruppo fosse stato illuminato in quel preciso momento della sua evoluzione. Ciò che quei rari oppositori criticano essenzialmente a questo album, è il fatto di non essere stato abbastanza sorprendente quanto i due precedenti. Di fatto, la struttura generale di Master... e la maggior parte dei suoi titoli possono essere paragonati a Ride The Lightning, fin dal primo titolo ultra-veloce, Battery, nella vena diFight Fire With Fire, per arrivare al finale epico su Damage Inc. che evoca terribilmente una versione accelerata di Creeping Death, passando dalla ballata fasulla a metà del percorso, Welcome Home (Sanitarium), che riprende sensibilmente gli stessi ingredienti di Fade To Black, senza dimenticare uno strumentale finemente lavorato, Orion, la cui parentela con The Call Of Ktulu è comunque molto vaga... Ma, se possiamo effettivamente considerare questo terzo sforzo come una sintesi dei due precedenti, non potremo negare che Master…. è nettamente più compiuto, nella misura in cui, per la prima volta, i Metallica hanno avuto il tempo e i mezzi per perfezionare le proprie composizioni fino a raggiungere uno stadio che sfiora la perfezione. Perfino paragonato a produzioni recenti, l’album resta tecnicamente inarrestabile e ineguagliabile. Nello specifico, l’interesse di questa edizione rimasterizzata non è tanto il relifting effettuato sull’opera di base, ma piuttosto tutto ciò che l’accompagna. Con i Metallica, siamo stati abituati fin dal loro primo concerto ufficiale dal vivo, Live Shit: Binge & Purge, a non vedere le cose lasciate a metà. Ma questo, supera tutto, perfino se lo si paragona alle riedizioni di Kill 'em All e Ride The Lightning. Il gruppo ha tirato fuori tutto il suo potenziale e selezionato il meglio di sé per arricchire l’album da tutti i punti di vista. Prima di tutto, ci diletteremo con i numerosi abbozzi che non possiamo che consigliare ai musicisti in erba. Stessa cosa per i bozzetti nei diversi stadi d’avanzamento e le versioni strumentali che rivelano più di un dettaglio che non avevamo necessariamente colto finora. È vero, non avremo necessariamente voglia di riascoltare a ripetizione gli estratti delle cassette personali di James (con le sue "wanananana") e Kirk, o perfino le versioni "writing in progress" registrate nel famoso "garage" dei Metallica... Tuttavia i due punti d’organo di questi archivi, The Prince, in un primo approccio riuscitissimo del titolo preso in prestito a Diamond Head, e la ripresa di Fang, The Money Will Roll Right In, abbandonato strada facendo, meritano di essere ascoltati a più riprese. Quest’album non creava discrepanze tra i fan se non per sapere se esso meriti il titolo di migliore dei Metallica o quello del secondo o del terzo, anche se non si spinge mai fino al quarto. La nuova prospettiva che vi proponiamo non potrà che convincere più di uno a raggiungere il primo campo. Ma, aldilà della meritata e più che convincente esaltazione di Master…, non bisogna dimenticare che si tratta anche del compimento incontestabile del periodo con Cliff Burton. Un periodo che si distingue facilmente dagli altri perché il basso godeva di un rilievo importante. È ovvio. Cliff infatti non era un semplice bassista ma anche un elemento trainante in termini di creatività e ispirazione, e aveva inoltre un carattere generoso e posato che equilibrava, o meglio, "armonizzava" le relazioni dei Metallica. Lo ritroveremo più tardi, il suo ruolo di mediatore mancherà più di una volta tra Lars Ulrich e James Hetfield. Alcuni potranno perfino chiedersi se Kirk Hammett non abbia più o meno smesso di progredire dopo questo album, senza i continui stimoli, mentali e strumentali, di Cliff. Il ruolo del bassista è più che evidente nei concerti proposti qui, che per alcuni hanno sonorità eccezionali. Da notare inoltre la presenza dell’ultimissimo concerto con Cliff, al Solnahallen di Stockholm, il 26 settembre del 1986, alcune ore prima dell’incidente del bus ufficiale del tour che gli costò la vita. Quindi nessuno si sognerà di lamentarsi per la qualità "bootleg" della registrazione. Qualsiasi cosa abbia potuto dare al gruppo Jason Newsted, del quale scopriamo le audizioni e il primo concerto con i Metallica, il gruppo ha perso ben più di un semplice musicista alla scomparsa di Cliff Burton. L’argomento principale di coloro che collocano Master… in cima al podio, è che ciò che manca a …And Justice For All o perfino al «black album» (Metallica), è Cliff Burton, punto e basta! Nella cura data alla riedizione di Master…, è chiaro che Lars, James e Kirk hanno voluto rendere un ultimo e degno omaggio a colui che aveva dato loro tanto. © JPS/Qobuz
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Metal - Uscito il 27 luglio 1984 | Blackened Recordings - Universal Music

Hi-Res
Kill 'Em All may have revitalized heavy metal's underground, but Ride the Lightning was even more stunning, exhibiting staggering musical growth and boldly charting new directions that would affect heavy metal for years to come. Incredibly ambitious for a one-year-later sophomore effort, Ride the Lightning finds Metallica aggressively expanding their compositional technique and range of expression. Every track tries something new, and every musical experiment succeeds mightily. The lyrics push into new territory as well -- more personal, more socially conscious, less metal posturing. But the true heart of Ride the Lightning lies in its rich musical imagination. There are extended, progressive epics; tight, concise groove-rockers; thrashers that blow anything on Kill 'Em All out of the water, both in their urgency and the barest hints of melody that have been added to the choruses. Some innovations are flourishes that add important bits of color, like the lilting, pseudo-classical intro to the furious "Fight Fire with Fire," or the harmonized leads that pop up on several tracks. Others are major reinventions of Metallica's sound, like the nine-minute, album-closing instrumental "The Call of Ktulu," or the haunting suicide lament "Fade to Black." The latter is an all-time metal classic; it begins as an acoustic-driven, minor-key ballad, then gets slashed open by electric guitars playing a wordless chorus, and ends in a wrenching guitar solo over a thrashy yet lyrical rhythm figure. Basically, in a nutshell, Metallica sounded like they could do anything. Heavy metal hadn't seen this kind of ambition since Judas Priest's late-'70s classics, and Ride the Lightning effectively rewrote the rule book for a generation of thrashers. If Kill 'Em All was the manifesto, Ride the Lightning was the revolution itself. © Steve Huey /TiVo
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Metal - Uscito il 06 settembre 1988 | Blackened Recordings - Universal Music

Hi-Res
Come se dare un degno seguito all’incomparabile monumento costituito Masters Of Puppets non fosse un ostacolo abbastanza arduo, i Metallica dovevano anche superare la scomparsa di Cliff Burton, che, oltre a un bassista, era una specie di guida spirituale e un musicista essenziale. È vero che più tardi hanno fatto ricorso a uno psicologo (vedere il film Some Kind Of Monster), ma era senza dubbio al momento di lanciarsi nella preparazione di questo quarto album che Lars Ulrich, James Hetfield e Kirk Hammett ne avrebbero avuto più bisogno. E probabilmente anche quel povero Jason Newsted, per capire meglio il percorso che lo portò a diventare il capro espiatorio del gruppo, soprattutto in questo album in cui venne semplicemente "eliminato" durante il mixaggio. Anche se Lars e James avevano dichiarato di non remixare …AJFA per reintegrare il basso, questo strumento è presente in modo molto più netto in questa nuova versione. Esattamente come nei parecchi brani dal vivo contenuti in questa riedizione.Coscientemente o meno, i tre sopravvissuti a quell’incidente d’autobus durante il tour, che fu invece fatale per Cliff il 27 settembre 1986, hanno cercato di registrare l’album che sarebbe piaciuto a quest’ultimo. Sapendo che proprio lui aveva contribuito ad ampliare in modo decisivo l'universo musicale del gruppo, lui che aveva avuto un’educazione musicale di ottimo livello, che apprezzava sia Bach sia il rock progressivo di alto respiro di Rush, King Crimson e Yes, passando per il punk dei Misfits, l’hard rock tinto di blues di Thin Lizzy e il rock dal sapore meridionale di Lynyrd Skynyrd e degli Allman Brothers… È chiaro che Lars e James avevano preso il controllo dei Metallica in quel periodo, ma hanno anche spinto al limite le composizioni lambiccate, visto che il contenuto di …AJFA si trasforma in un armadio enorme di cui è impossibile contare i cassetti. Si sente che per tutto il tempo della gestazione dei nove brani di questo doppio album (con la consapevolezza di star vivendo gli ultimi giorni di gloria del vinile) la fatica non è stata poca per Kirk e soprattutto per Jason, come dimostrato dai numerosi abbozzi e campioni proposti con questa riedizione (dalle prime cassette audio di James del 1986 alle sedute a gruppo completo tra l’ottobre 1987 e il gennaio 1988).Per quanto l’ombra di Cliff plani sull’album più "progressivo" dei Metallica, che non tutti hanno amato alla sua uscita, in seguito il gruppo prenderà tutt’altra direzione. D’altra parte, era difficile andare ancora più lontano nel delirio sperimentale. Paradossalmente, è proprio in …AJFA che troviamo il primo successo “urbi et orbi” del quartetto: One, o almeno la sua versione abbreviata che ha potuto essere trasmessa da tutte le radio, o su MTV grazie al primo videoclip in assoluto dei Metallica. © Jean-Pierre Sabouret/Qobuz
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Metal - Uscito il 18 novembre 2016 | Blackened Recordings - Universal Music

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Hardwired… To Self-Destruct: due dischi e circa settanta minuti di musica che firmano grande il ritorno dei Metallica, dopo otto anni di silenzio. Per il loro decimo album in studio la band californiana propone dodici brani inediti, fra cui i singoli: “Hardwired”, “Moth Into Flame” e “Atlas, Rise!”. In più “Murder One”, un intero pezzo dedicato a Lemmy Kilmister, celebre leader dei Motörhead scomparso nel 2015. Il disco è prodotto da James Hetfield insieme a Lars Ulrich e Greg Fidelman. © TiVo
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S&M

Metal - Uscito il 23 novembre 1999 | Blackened Recordings - Universal Music

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After 1988's ...And Justice for All, Metallica pared down its progressive, heavy metal sound. During the '90s, the band's studio releases grew slicker and more produced, resulting in mostly radio-friendly, good ol' boy metal. By the end of the decade, Metallica was established as the pioneer of modern metal, but the band hadn't done anything innovative, arguably, in ten years. In April 1999, the group performed two concerts with the San Francisco Symphony, and the result was S&M, a two-disc collection of the concerts. Overall, the album successfully pairs violin strings with guitar strings, but it's no surprise that the best tracks here are the older songs; their multi-layered, compositional style works well with symphonic arrangements. "Master of Puppets," "Call of the Ktulu," "One," and "For Whom the Bell Tolls" sound richer and fuller with violin, trumpet, clarinet, harp, trombone, and flute accompaniments, but "Sad but True," "Devil's Dance," and especially "Of Wolf and Man" range from haphazard and melodramatic to uninspired. S&M definitely has its moments, and not just with the pre-Black Album material: "Fuel" surpasses the furious pumping energy of the studio version, "Hero of the Day" stays poignant throughout, and "Until It Sleeps" has a wonderfully sinister feel. James Hetfield maintains his madman persona from beginning to end, laughing maniacally and grunting and growling at all the right moments. Overall, the symphony adds a macabre, ghoulish atmosphere -- it all sounds like a Broadway freak show or a revved-up Danny Elfman nightmare. Which is exactly what a Metallica album should sound like, even if every song isn't the best (or most appropriate) in the band's catalog. © Gina Boldman /TiVo
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Metal - Uscito il 01 luglio 1983 | Blackened Recordings - Universal Music

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The true birth of thrash. On Kill 'Em All, Metallica fuses the intricate riffing of New Wave of British Heavy Metal bands like Judas Priest, Iron Maiden, and Diamond Head with the velocity of Motörhead and hardcore punk. James Hetfield's highly technical rhythm guitar style drives most of the album, setting new standards of power, precision, and stamina. But really, the rest of the band is just as dexterous, playing with tightly controlled fury even at the most ridiculously fast tempos. There are already several extended, multi-sectioned compositions foreshadowing the band's later progressive epics, though these are driven by adrenaline, not texture. A few tributes to heavy metal itself are a bit dated lyrically; like Diamond Head, the band's biggest influence, Kill 'Em All's most effective tone is one of supernatural malevolence -- as pure sound, the record is already straight from the pits of hell. Ex-member Dave Mustaine co-wrote four of the original ten tracks, but the material all sounds of a piece. And actually, anyone who worked backward through the band's catalog might not fully appreciate the impact of Kill 'Em All when it first appeared -- unlike later releases, there simply isn't much musical variation (apart from a lyrical bass solo from Cliff Burton). The band's musical ambition also grew rapidly, so today, Kill 'Em All sounds more like the foundation for greater things to come. But that doesn't take anything away from how fresh it sounded upon first release, and time hasn't dulled the giddy rush of excitement in these performances. Frightening, awe-inspiring, and absolutely relentless, Kill 'Em All is pure destructive power, executed with jaw-dropping levels of scientific precision. © Steve Huey /TiVo
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Metal - Uscito il 24 novembre 1998 | Blackened Recordings - Universal Music

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Metal - Uscito il 01 gennaio 1996 | Blackened Recordings - Universal Music

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Delivered five years after their eponymous "black" album in 1991, Load captures Metallica settling into an uneasy period of maturation. Under the guidance of producer Bob Rock, Metallica have streamlined their sound, cutting away most of the twisting, unpredictable time signatures and the mind-numbingly fast riffs. What's left is polished -- and disappointingly straightforward -- heavy metal. Metallica's attempts at expanding their sonic palette have made them seem more conventional than they ever have before. They add in Southern boogie rock, country-rock, and power ballads to their bag of tricks, which make them sound like '70s arena rock holdovers. Metallica's idea of opening up their sound is to concentrate on relentless midtempo boogie -- over half the album is dedicated to songs that are meant to groove, but they simply don't swing. Metallica sound tight, but with the material they've written, they should sound loose. That becomes apparent as the songs drag out over the album's nearly 80-minute running time -- there are only so many times that a band can work the same tempo exactly the same way before it becomes tedious. It isn't surprising to hear Metallica get stodgier and more conservative as they get older, but it is nonetheless depressing. © Stephen Thomas Erlewine /TiVo
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Metal - Uscito il 12 settembre 2008 | Blackened Recordings - Universal Music

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Il piacere di Death Magnetic è di ascoltare i Metallica suonare ancora come i Metallica. Le canzoni individuali hanno una secondaria importanza rispetto al modo in cui la band suona, sputa, ringhia e rimonta, al modo in cui sembra viva. I Metallica non replicano le mosse compiute negli anni 80, essi sono rinvigoriti dallo spirito dei loro primi anni, aggiungendo le sfumature che hanno imparato negli anni 90, che si tratti di tensione sinfonica o dell'introduzione di colpi di blues congelati attraverso il trash. E difficile non emozionarsi davanti al controllo dell'aggressione e dell'escalation dei Metallica. E' innegabile che la band è più matura d'età e sistemata, non più alimentata dalla fame e dal testosterone che resero i suoi album degli anni 80 così avvincenti, tuttavia in Death Magnetic più matura negli anni non significa meno potente. © Stephen Thomas Erlewine /TiVo
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Metal - Uscito il 18 novembre 1997 | Blackened Recordings - Universal Music

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Metallica recorded so much material for Load -- their first album in five years -- that they had to leave many songs unfinished, otherwise they would have missed their deadline. During the supporting tour for Load, they continued to work on the unfinished material, as well as write new songs, and they soon had enough material for a new album, Reload. The title suggests that Reload simply is a retread of its predecessor, and in many ways that's correct -- there's still too much bone-headed, heavy Southern rock for it to be anything other than the sequel to Load -- but there's enough left curves to make it a better record. Marianne Faithfull's backing vocals on "The Memory Remains" complement the weird, uneasy melody, and "Where the Wild Things Are" has an eerie menace that Metallica never achieved on Load. There are also a couple of ballads and country-rockers that don't work quite so well (it's never a good idea to have an explicit sequel, as on "The Unforgiven II"), and that, along with a few plodding Metallica-by-numbers, is what keeps Reload from being a full success. Still, the towering closer, "Fixxxer," along with handful of cuts that successfully push the outer edges of Metallica's sound, make the record worthwhile. © Stephen Thomas Erlewine /TiVo
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Metal - Uscito il 12 agosto 1991 | EMI

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Metal - Uscito il 12 agosto 1991 | Blackened Recordings - Universal Music

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Dopo ...And Justice for All, i Metallica hanno pensato che forse era giunta l'ora di semplificare e assottigliare il loro suono. Questa scelta non solo aveva senso da un punto di vista musicale, ma presentava anche la opportunità di rendere la loro musica più commerciale, e Metallica ci riesce su entrambi i punti. Le migliori canzoni sono più melodiche e immediate, i ritmi schiaccianti di “Enter Sandman”, “Sad But True” e “Wherever I May Roam” restano conficcati dentro strutture tradizionali, mentre che la produzione frizzante e professionale di Bob Rock aumenta la loro accessibilità. “The Unforgiven” e “Nothing Else Matters” evitano i riff di chitarra laceranti che di solito sfregiavano le ballate del gruppo. In breve, Metallica è un buon, anziché ottimo, album. I suoi migliori momenti hanno meritoriamente assegnato alla banda la corona del heavy metal, ma il suo approccio già preannunciava il declino creativo. © Steve Huey /TiVo
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Metal - Uscito il 24 novembre 1998 | Blackened Recordings - Universal Music

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Metal - Uscito il 01 febbraio 2019 | Blackened Recordings - Universal Music