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Classica - Uscito il 15 novembre 2019 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
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Musica da camera - Uscito il 02 novembre 2018 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 étoiles de Classica
I Concerti op. 6 di Corelli furono la sua ultima opera pubblicata (1714, per l’esattezza), il che non significa necessariamente che i dodici concerti che costituiscono la raccolta siano tutti dell’ultima maturità del compositore: a quei tempi si raccoglievano talvolta opere di periodi diversissimi. Sono qui presentati sei dei dodici concerti della raccolta, preceduti dalla Sinfonia per Santa Beatrice d’Este; la scelta si è orientata soprattutto sui concerti “da chiesa”, lento-rapido-lento-rapido, che differiscono dai concerti “da camera” il cui modello riprende invece quello delle suite di danza. Per la cronaca, l’op. 6 contiene otto dei primi (fra cui il celebre Concerto per la notte di Natale, che qui non è eseguito) e quattro dei secondi. La presente incisione, firmata dalla Freiburger Barockorchester diretta da Gottfried von der Goltz, si differenzia radicalmente da molte registrazioni precedenti, su un punto fondamentale: sì, la partitura pubblicata cita soltanto gli archi, ma si sa che all’epoca di Corelli era invalsa l’abitudine di arricchire le orchestre con diversi aerofoni e continui. Le liste degli effettivi, persino le buste paga pervenuteci da quell’inizio del XVIII secolo testimoniano che si aggiungevano oboi, fagotti, addirittura ottoni, ed è proprio ciò che viene riprodotto qui. La sonorità d’insieme ne guadagna ovviamente in ricchezza; per contro, è evidente che il concertino (e cioè i tre solisti) rimane a due violini ed un violoncello. Soltanto l’orchestra si sinfonizza! Sonorità del tutto inquietanti per chi era abituato ad incisioni più tradizionali, sfera barocca compresa. © SM/Qobuz
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Messe, Passioni, Requiem - Uscito il 23 marzo 2018 | Aparté

Hi-Res Libretto Riconoscimenti 5 de Diapason
Fin dai primi anni del XVIII secolo si afferma, nella Germania luterana, la tradizione di un oratorio della Passione eseguito ogni anno durante la Settimana Santa. Ad Amburgo, dove Telemann sarebbe rimasto quarantasei anni direttore musicale, egli fece dunque ascoltare altrettante Passioni. Ma in posti occupati in precedenza aveva già fatto eseguire degli oratori della Passione, il che porta a circa sessanta il numero delle sue opere su questo solo tema. Le Passioni potevano essere strettamente liturgiche, vale a dire seguire rigorosamente il testo di uno dei quattro Vangeli, ma potevano anche parafrasare liberamente il racconto della Passione, nella narrazione di un autore contemporaneo, o persino proporre meditazioni su tali eventi. Al gruppo appartiene Seliges Erwängen di Telemann, il cui intero titolo specifica l’argomento: Oratorio della Passione, o Contemplazione spirituale sulle amare sofferenze e sulla morte di Gesù Cristo, per incitare alla preghiera, in diverse meditazioni tratte dal racconto della Passione. Non un racconto lineare della Passione, come in Bach, ma una serie di meditazioni individuali in musica. L’opera sarebbe stata composta in una versione primitiva già nel 1719, poi riveduta e completata tre anni dopo per Amburgo, dove la prima ebbe luogo il 19 marzo del 1722. Il successo fu notevole, a quanto pare, e l’opera fu ridata numerose volte nell’arco dei decenni successivi. Fu forse l’opera sulla Passione più suonata del XVIII secolo, prima ancora della Brockes-Passion dello stesso Telemann… Non è di un evangelista, né di un narratore, è invece una rievocazione dei fatti principali della Passione. Per questo non vi sono che due “ruoli” principali, quello del Cristo, con sei arie e sei recitativi, e l’allegoria della Devozione (soprano o tenore) che funge da portavoce dei pensieri dei fedeli, con otto arie ed otto recitativi. Per la narrazione rimangono Pietro, con il suo diniego e la sua disperazione, e Caifa, il gran sacerdote che condannerà Gesù, con una sola violentissima aria. Si tratta quindi davvero di una serie di singole meditazioni devozionali. La strumentazione, in particolare, è di una ricchezza straordinaria. Oltre agli abituali archi, continuo e legni, si aggiunge il colore specifico di due corni, due salmoè, antenati del clarinetto (che peccato che Bach non si sia mai appropriato di tal sonorità!), degli effetti d’eco di flauto dolce, un magnifico assolo di fagotto che s’intreccia alla voce di soprano; insomma, ancora una volta Telemann ci dimostra che, lungi dall’essere un rubinetto barocco dell’acqua tiepida, è uno dei più imponenti spiriti musicali del proprio tempo. Al posto di guida, l’esemplare Freiburger Barockorchester e un bel set di solisti. © SM/Qobuz
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Musica da camera - Uscito il 02 giugno 2017 | Aparté

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Assoli per violino - Uscito il 07 settembre 2018 | Aparté

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Classica - Uscito il 27 agosto 2009 | deutsche harmonia mundi