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Gli album

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Rock - Uscito il 08 marzo 2013 | Columbia

Riconoscimenti 3F de Télérama - 5 étoiles Rock and Folk - 5/6 de Magic - Sélection du Mercury Prize
Il 2013 e’ indubbiamente l’anno del grande ritorno del Duca Bianco, che dopo ben 10 anni (l’ultimo disco era stato “Reality” del 2003) torna con “The next day”, il suo ventisettesimo album in studio, prodotto dal noto e prestigioso Tony Visconti. Un ritorno in grande stile, anticipato dal singolo “Where are we now”, che lo vede anche protagonista di un originale video musicale, seguito dai successivi “The stars (are out tonight)”, accompagnato anch’esso da uno straordinario video girato insieme all’attrice inglese Tilda Swinton, e dalla title track , anch’essa dotata di video promozionale , in questo caso decisamente trasgressivo e irriverente (oggetto di una temporanea censura su Youtube) girato insieme a Marion Cotillard e Gary Oldman.
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Rock - Uscito il 04 giugno 2012 | Parlophone UK

Hi-Res Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz
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Rock - Uscito il 25 settembre 2015 | Parlophone UK

Hi-Res Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz
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Rock - Uscito il 08 gennaio 2016 | Columbia

Hi-Res Libretto Riconoscimenti Pitchfork: Best New Music
La stella nera purtroppo ha rappresentato la teatrale uscita di scena di uno dei piu’ grandi artisti del ventesimo secolo nel campo della musica, David Bowie. E’ il suo venticinquesimo e purtroppo ultimo album, uscito due giorni prima della sua scomparsa, ed e’ prodotto dal fido collaboratore di una vita, il produttore Tony Visconti. Solo sette i brani presenti, caratterizzati da un’atmosfera cupissima, di presagio mortale quasi opprimente, musicalmente tra il rock e il jazz, con musicisti eccellenti come il sassofonista Donny McCaslin e il pianista Jason Lindner. Dal disco sono stati estratti due singoli e video, gli impressionanti “Lazarus” e “Blackstar”.
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Rock - Uscito il 19 gennaio 1998 | Parlophone UK

Riconoscimenti La discoteca ideale Qobuz
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Pop - Uscito il 14 novembre 2014 | Parlophone UK

Riconoscimenti Pitchfork: Best New Reissue
“Nothing has changed” e’ il titolo della raccolta di David Bowie pubblicata nel novembre 2014, circa un anno dopo l’uscita del suo piu’ recente album in studio, “The next day”. Il disco esce in due versioni: una standard su 2 cd contenente 39 brani, i suoi maggiori successi da “Heroes” a “Let’s dance”, da “Space oddity” alla recente “Where are we now?” piu’ la inedita “Sue (or in a season of crime)” che costituisce anche il singolo di lancio; e una deluxe su 3 cd, arricchita da brani ri-registrati e da alcune canzoni provenienti da un album mai pubblicato dal titolo “Toy : your turn to drive”, del 2001. “Nothing has changed” e’ uscita anche su doppio vinile (ogni edizione ha una copertina differente) e in Inghilterra ha raggiunto la posizione n.9 delle classifiche di vendita.
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Rock - Uscito il 30 giugno 2008 | Parlophone UK

Riconoscimenti Sélection Disques de l'année Les Inrocks
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Rock - Uscito il 01 novembre 2013 | Columbia

Hi-Res Riconoscimenti HD Audio
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Rock - Uscito il 12 ottobre 2018 | Parlophone UK

Per i puristi, il periodo compreso tra il 1983 e il 1988 non è sicuramente quello più appassionante o meglio quello essenziale di David Bowie. Resterà nonostante tutto quello più proficuo data la composizione di un successo chiamato Let’s Dance. Tre anni dopo l’eccellente Scary Monsters, Bowie si butta anima e corpo nell’era MTV con uno dei più importanti successi commerciali, efficace macchina che produce hit di pop funky e di new wave discoide di cui non ci si stanca affatto. Prodotto da Nile Rodgers de Chic, il brano Let’s Dance che esce nell’aprile del 1983 accoglie perfino il texano Stevie Ray Vaughan e racchiude alcune perle come una rilettura glamour di China Girl (scritto cinque anni prima in collaborazione con Iggy Pop per The Idiot) o l’energico Modern Love in apertura. Il Thin White Duke si lancia come non mai nel crooning e il singolo Let’s Dance agita le piste da ballo di tutto il mondo. Una volta tanto, la star ha sorpreso i fan realizzando un disco ben diverso da quello precedente. Anche se alcuni potranno rimproverare al genio Bowie di lasciarsi andare ad una certa facilità pop soul abbastanza commerciale addirittura opportunista, Let’s Dance è un titolo fondamentalmente spensierato che invecchia abbastanza bene. Trascinato dal singolo Blue Jean nel quale è inclusa un’improbabile cover di God Only Knows dei Beach Boys, l’album Tonight che esce nel settembre del 1984 si trova anch’esso in cima alle classifiche britanniche e diventa addirittura disco di platino negli Stati Uniti! Nell’aprile del 1987, Bowie continua a seguire questa linea di pop rock fortificato con Never Let Me Down… Il cofanetto Loving The Alien (1983-1988) comprende tre album studio rimasterizzati oltre i live (Serious Moonlight (Live ’83) e Glass Spider (Live Montreal ’87) e una compilation intitolata Dance che riunisce alcuni remix contemporanei ai brani di questo periodo. Il pezzo saliente di questo scrigno di Pandora, è una nuova versione di Never Let Me Down con produzione e strumentazioni nuove e una supervisione a cura di Mario McNulty. L’album è dunque risuonato dal chitarrista Reeves Gabriel, dal batterista Sterling Campbell, dal bassista Tim Lefebvre (presente su Blackstar) e dal compositore Nico Muhly. L’idea è stata ripresa dallo stesso Bowie che trovava l’opera del 1987 un’«amara delusione». La nuova versione del 2018 propone in particolare la partecipazione di Laurie Anderson su Shining Star (Makin’ My Love). Come sui tre precedenti volumi dell’integrale Bowie, Five Years (1969-1973), Who Can I Be Now? (1974-1976) e A New Career In A New Town (1977-1982), questo copioso Loving the Alien (1983-1988) contiene inoltre una nuova compilation intitolata Re:Call 4 e comprende singoli, remix, e alcuni pezzi rari come le sue partecipazioni alle colonne sonore dei film Labyrinth, The Falcon And The Snowman, Absolute Beginners e When the Wind Blows. © Marc Zisman/Qobuz
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Pop - Uscito il 11 novembre 2016 | Rhino

Dopo Who Can I Be Now? 1974 -1976, esce per etichetta Columbia Records un’altra raccolta postuma del Duca Bianco. Bowie Legacy mette insieme i migliori pezzi cantati da David Bowie durante cinquant’anni di carriera, dagli esordi fino a Blackstar del 2016. In totale venti tracce, fra cui brani celebri come “Let’s Dance”, “Space Oddity”, “Starman”, “Ziggy Stardust” e “Rebel Rebel”. In più, una speciale versione inedita di “Life on Mars”, opera del produttore Ken Scott.
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Rock - Uscito il 30 novembre 2018 | Parlophone UK

Hi-Res
La prima volta che Bowie mise i piedi a Glastonbury, era nel 1971. «A partire dal 1990, ho attraversato il resto del XXesimo secolo senza fare un solo concerto con delle hit. Sì, è vero, ho cantato quattro o cinque hit negli ultimi ma bisogna dire che mi sono davvero trattenuto... Pezzi importanti, molto famosi irrigheranno Glastonbury quell’anno. Con alcune stranezze ovviamente», scrive David Bowie all’epoca. Per il passaggio all’anno 2000, il White Thin Duke lascia nel più grande festival di musica del Regno Unito un’impronta indelebile. Infatti, nella sua setlist di 21 brani si delinea la portata della sua eredità. Brani feticci: Starman, China Girl, Heroes, The Man Who Sold The World, Let’s Dance, Life On Mars?, Changes, Under Pressure. Ma anche bellezze singolari: Stay, Golden Years, Wild Is The Wind e il pezzo che dà il titolo all’album, tratto da Station to Station (1975), un album singolare dal languore malinconico che Lester Bangs considerava come un vero e proprio capolavoro. Ma c’è da dire soprattutto che sul palco, Bowie sfavilla. Con la sua lunga criniera, quel suo cappotto a 3/4 firmato Alexander McQueen e il suo straordinario carisma ritrovano tra l’altro Earl Slick, chitarrista che prende il posto di Mick Ronson dopo la dissoluzione degli Spiders From Mars nel 1974 e che trovavamo allora in Diamond Dogs et David Live, la sua prima registrazione dal vivo. Una pura meraviglia. © Charlotte Saintoin/Qobuz
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Rock - Uscito il 21 ottobre 2002 | Parlophone UK

Tutte le raccolte di David Bowie sono stupende e Best Of Bowie non è certo l'eccezione alla regola. Così come per tutte le precedenti, è vero che alcune grandi canzoni mancano all'appello e che perde slancio verso la fine ma i più grandi successi sono tutti qui, in ordine cronologico e con ottima qualità audio. ~ Stephen Thomas Erlewine
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Rock - Uscito il 29 giugno 2018 | Rhino

Hi-Res
Dopo aver terminato Low et Heroes, i due primi album della trilogia berlinese, David Bowie trascorre la maggior parte dell’anno 1978 in giro per il mondo intero. Nel corso quest’enorme tournée battezzata Isolar II Tour, Bowie canta davanti ad un milione di persone, nei suoi settanta concerti tenuti in dodici paesi diversi! La star si è liberata dai problemi di dipendenza che lo facevano salire sul palco soltanto dopo aver ingurgitato quantità astronomiche di cocaina… Registrato nell’aprile e maggio del 1978 e uscito a settembre dello stesso anno, l’album live Stage mostrava un Bowie in piena transizione, alle prese con i suoi esordi glam, il suo avvenire soul e il suo presente new wave. Uscito prima in occasione del Record Store Days nell’aprile del 2018, Welcome To The Blackout (Live London ’78) racchiude anch’esso questo periodo. Registrato a Earls Court a Londra il 30 giugno e il 1° luglio del 1978 da Tony Visconti, ecco un doppio live inedito che offre versioni un tantino più energiche rispetto a quelle di Stage. Il suono affascinante delle canzoni di Low e Heroes perde sul palco un po’ della sua singolarità. E le «vecchie hit» come Rebel Rebel e Ziggy Stardust acquistano in lusso ciò che perdono in violenza, mentre su Suffragette City, il cantante è completamente posseduto. Infine, i chitarristi Adrian Belew (lead) e Carlos Alomar (ritmica) propongono al Thin White Duke interventi spesso stupefacenti. Un documento immancabile per i fan di Bowie. © Marc Zisman/Qobuz
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Rock - Uscito il 29 settembre 2017 | Parlophone UK

Hi-Res
Dopo Five Years (1969 – 1973) e Who Can I Be Now? (1974 – 1976), tuffarsi nel cofanetto A New Career In A New Town (1977 – 1982), è come zumare sul periodo berlinese di David Bowie. Nel 1977, Ziggy getta l’ancora nella città tedesca allora ancora sfregiata dal muro. Con Diamond Dogs nel 1974 e soprattutto con Young Americans l’anno seguente, la soul e il funk si erano appropriati del suo rock’n’roll. Ma questo Bowie groovy è oscurato da un Bowie più freddo, cerebrale e sperimentale. Sempre pronto a reinventarsi, a seguire le mode (salvo che non sia lui a crearle…) e semplicemente a rimettersi in questione, vola verso Berlino, dove si muovono le cose. Assieme all’ex Roxy Music, Brian Eno, concepisce la sua famosa trilogia berlinese avviata coll’album Low. In questo disco spaziale, tutto inizia con uno strano soul strumentale barocco dalle tessiture elettroniche (Speed Of Light), mischiando con equilibrio i brani cantati e no. Capace di una soul futuristica (Sound And Vision), di una sinfonia tenebrosa e misteriosa (Warszawa), di una new wave minimalista simile alla colonna sonora di un film di fantascienza (Art Decade) o di un rock disarticolato e cubico (Breaking Glass), David Bowie rivisita qui le esperienze del Krautrock dei gruppi Neu !, Can & Faust, suona con i macchinari di Kraftwerk rimanendo nonostante tutto se stesso : uno scienziato genialmente pazzo sempre in anticipo sui tempi.   L’album Heroes che esce in seguito, riprende essenzialmente i soliti ingredienti con un carattere meno freddo. Nella città tedesca allora recintata dal muro, la sua musica sembra distare anni luce dal punk furibondo che si ripercuote nella sua Inghilterra natale. Circondato da macchinari folli (di nuovi pilotati da Eno) e di chitarre extra terrestri (firmate Robert Fripp, ex King Crimson), Bowie canalizza i suoi esperimenti dai sapori elettronici (Neuköln) in composizioni dalle melodie più rifinite (Heroes, The Beauty And The Beast, Joe The Lion). Heroes è soprattutto l’album cult che segnerà la new-wave come la cold-wave che verrà poi…     Pubblicato nel maggio del 1979, Lodger conclude questa parentesi berlinese con un spirito più consensuale ma non per questo meno appassionante. Registrato a Montreux e a New York da Tony Visconti, e sempre con Brian Eno sottomano, questo Bowie si diverte a sbirciare verso la world music e più particolarmente verso il lavoro dei Talking Heads. E questo non è per niente sorprendente quando sappiamo che la banda di David Byrne lavora allora precisamente con un certo Eno… L’insieme resta comunque sconcertante e meno omogeneo che sui due precedenti album.   Dopo quest’avanguardista trilogia, il britannico esce da una certa freddezza ma non certo dalla follia delle sue esperienze di ogni tipo con Scary Monsters (And Super Creeps) che esce nel 1980. Tra funk moderno assunto (Fashion e il suo groove angoloso) e new wave rivisitata (Ashes To Ashes), dipinge qui un nuovo arcobaleno sempre così denso e totalmente in fase con le diverse correnti del suo tempo. Perfetto tramite tra gli anni 70 e gli anni 80, questo geniale cabaret neo punk contiene soprattutto delle potenti composizioni, classiche nel fondo, ardite nella forma. Sempre alla ricerca dell’inaspettato, il Thin White Duke riprende persino una canzone post-Television di Tom Verlaine (Kingdom Come), invita Pete Townshend degli Who a suonare su Because You’re Young, e sulla metà dei titoli, offre a Robert Fripp folli sequenze di chitarre alquanto incontrollabili.   Oltre le versioni rimasterizzate di Low, Heroes, Lodger, Stage e Scary Monsters (And Super Creeps), questo cofanetto propone una nuova versione di Lodger remixata e co-prodotta da Visconti, Re:Call 3, una compilation di singoli, di facciate B e di rarità tra le quali la canzone Heroes in tedesco e in francese.
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Rock - Uscito il 25 settembre 2015 | Parlophone UK

Hi-Res
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Rock - Uscito il 06 marzo 2015 | Epic

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Pop - Uscito il 25 settembre 2015 | Parlophone UK

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Rock - Uscito il 15 aprile 2013 | Parlophone UK

Hi-Res
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Rock - Uscito il 29 settembre 2017 | Parlophone UK

Hi-Res
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Rock - Uscito il 24 novembre 2017 | Parlophone UK

Hi-Res