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UB40, tempo di cover

da Smaël Bouaici |

Con “Unprecedented”, il gruppo reggae inglese pubblica una raffinata selezione di cover scelte con cura. L’album è stato pubblicato pochi mesi dopo la morte di Terence “Astro” Wilson...

Gli UB40, autori di alcuni delle maggiori hit degli anni ‘80, hanno avvicinato il reggae al mondo del pop almeno quanto Sting con i suoi successi degli anni ‘80: Red Red Wine, (I Can't Help) Falling in Love With You o I Got You Babe. La band di Birmingham si è poi sciolta nel 2008, dando vita a due gruppi concorrenti: gli UB40 “ufficiali” con Robin Campbell ed Eari Falconer, mentre Terence “Astro” Wilson e Ali Campbell hanno continuato con lo pseudonimo di “UB40 featuring...”. Dopo quarant’anni, entrambe le band erano in gran parte ridotte al minimo, e la morte di Astro nel novembre 2021 segnò un punto di svolta per gli inglesi. Il cantante ha avuto il tempo di dare la sua impronta all’ultimo album, intitolato Unprecedented, che contiene una decina di cover, grande specialità degli UB40.

 

 

L’album inizia con la struggente What Have I Done? dei The Frightnrs, una brillante reggae band newyorkese del roster Daptone Records, e prosegue con Sunday Morning Coming Down di Johnny Cash in modalità rocksteady con le leggende degli studios giamaicani Robbie Lyn (tastiera) e Sly Dunbar (batteria), che troviamo anche nell’arrangiamento di Stay Another Day della boy band inglese degli anni ‘90 East 17. Una differenza di stili prontamente pareggiata con una bella versione di Sufferer dei Kingstonians di Derrick Harriott e con la freschissima Heaven in Her Eyes, cover di Gappy Ranks sul riddim di Soul Rebel di Marley, sempre molto efficace.

 

 

Su Unprecedented, da segnalare anche Caught You in a Lie di Louisa Marks, un successo “lovers rock” pubblicato nel 1975 e prodotto da Lloyd Coxsone, il boss del soundsystem inglese Sir Coxsone, e la fluida versione di Do Yourself a Favor, un funk grezzo di Stevie Wonder pubblicato per la Motown nel 1971, a riprova del fatto che gli UB40 sono ancora una macchina da guerra capace di declinare qualsiasi sound in pop. © Smaël Bouaici/Qobuz



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