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Qobuz X Viva! Festival

da Damir Ivic |

Quando è il clubbing ad influenzare il jazz, il soul, la sperimentazione colta e la classica, e quando invece accade il contrario: orgogliosi di collaborare con Viva! Festival, uno degli appuntamenti più significativi e stimolanti nel cartellone estivo italiano 2022.

Se ancora c’è qualcuno che ha diffidenza verso la musica elettronica e il ballo, allora fa ancora in tempo a farsi un favore mettendo in ballo – gioco di parole voluto, naturalmente – le proprie certezze acquisite: l’invito è fare rotta verso la meravigliosa Valle d’Itria pugliese il 4, 5, 6 agosto 2022. Ciò che il nostro scettico o la nostra scettica troverà lì è un festival. Da un lato, uno dei tanti festival che attraversa un’Italia ora musicale come non mai, soprattutto dopo due anni di pandemia dove c’è da recuperare il tempo perduto (e, in qualche caso, i contratti con gli artisti già firmati…); dall’altro, ne siamo sicuri, se c’è un festival che racconta al meglio la grande “traversata nel deserto” di tutto ciò che è cultura (sì: cultura) attorno alla musica da ballo, questo è Viva Festival. Il festival che vi stiamo consigliando. E che quest’anno si è guadagnato uno spazio speciale anche nell’ecosistema culturale (e valoriale) di Qobuz.

Qobuz è da sempre “sensibile alla qualità”: è nel suo DNA costitutivo, e sarà sempre la stella polare da seguire. La partnership stretta con Viva è allora assolutamente naturale: perché il cartellone che il festival della Valle d’Itria ha costruito negli anni passati ma quest’anno ancora di più indica proprio tutte le coordinate attraverso cui il meticciato fra la cosiddetta club culture ed altri generi musicali storicamente codificati è riuscito ad “espandere” il patrimonio musicale contemporaneo a trecentosessanta gradi.

 

 

Di provenienza più strettamente elettronica e dance, i Moderat hanno creato negli anni un apparato sonico monumentale combinando la techno con le vibrazioni giamaicane, la house più matematica col cantautorato più emotivo. Dance è anche la provenienza di Floating Points; ma in lui la preparazione e la competenza in chiave jazz (e non solo…) è talmente profonda da aver dato vita non solo a tanta ottima, house contaminata ma anche ad uno dei dischi tra jazz, ambient e classica più intensi ed emozionanti degli ultimi anni, la collaborazione con Pharoah Sanders e la London Symphony Orchestra in “Promises”. Jon Hopkins dal canto suo ha messo insieme l’attitudine colta e sofisticata alla Brian Eno (di cui è stato stretto collaboratore per moltissimi anni) con i sommovimenti più anguardistici di techno, electro e breakbeat; mentre la Cinematic Orchestra capitanata da Jason Swinscoe è culto assoluto per quanto riguarda la capacità di trasportare il jazz in un “abito” da clubbing sofisticato o anche da home listening di altissima qualità. Yasiin Bey, di suo, non avrebbe bisogno di presentazioni: uno dei più intensi ed eleganti rapper di tutti i tempi (in primis da quando ancora si esibiva col nome d’arte Mos Def).

 

 

E questi sono giusto gli headliner. Il resto della line up ha nomi magari meno “enormi” ma non per questo meno interessanti: dal grande santone dell’acid jazz Gilles Peterson all’urban tagliente, politicizzato ed iper-contemporaneo di Slowthai; dalle Kokoroko ad Alfa Mist; da Space Afrika ad Elkka; un campione del djing da club più creativo e scoppiettante come Hunee; e poi ancora una selezione strepitosa del meglio in Italia nel saper declinare nel modo più sofisticato ed attuale le vibrazioni black, dal soul alla disco, dall’hip hop al jazz: LNDFK, Bluem, Tiger&Woods, DayKoda, Nicola Conte, Z.I.P.P.O.. Davvero un festival strepitoso, per capire dove stoa andando, oggi, quella musica che partendo da radici indiscutibilmente nobili si contamina col clubbing. O viceversa. @ Damir Ivic/Qobuz

 

 



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