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Laura Veirs, la luce alla fine del tunnel

da Charlotte Saintoin |

Dopo il suo divorzio, la cantante americana pubblica “Found Light”, una magnifica opera di folk introspettivo, mai scontato. Una vera magia.

Il libro si apre su un altro capitolo della vita personale di Laura Veirs: il suo dodicesimo album sprigiona ancora una volta sincerità. Nel 2020, la nativa di Portland pubblicò l’album My Echo, composto prima della separazione dal marito e produttore di lunga data Tucker Martine, ma pubblicato successivamente (e da lui prodotto). In Found Light, ispirato alla rottura con il marito, per la prima volta la cantante si trova a vestire anche i panni di produttore, spalla a spalla con Shahzad Ismaily, musicista e producer che ha lavorato con una serie di artisti del calibro Marc Ribot, Tom Waits, Lou Reed e Laurie Anderson.

 

 

Il risultato è molto più curato e ricercato del solito, e anche più elegante. Se non altro per la scelta dell’acustica (Autumn Song, Sword Song, Can’t Help But Sing, T & O). Le canzoni folk di Veirs si susseguono poetiche e concise, punteggiate da ritornelli che ricordano gli haiku (Seaside Haiku, appunto), accompagnate da field recording, da una base ritmica, da una chitarra che potrebbe ricordare le Warpaint (Eucalyptus), e più in generale da un decoro strumentale più imponente e raffinato (Time Will Show You, Komorebi).

 

 

Attenzione, Laura Veirs sa anche lasciarsi andare e farsi trasportare da alcuni riff di chitarra. Come nel rock saturo e vibrante di Winter Windows. Un bellissimo e salvifico volo di fantasia. © Charlotte Saintoin/Qobuz



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