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Kokoroko, l’afrobeat del futuro

da Marc Zisman |

Qobuzissime per l’impeccabile primo album del collettivo londinese che traghetta l’afrobeat sulla strada dell’improv, del funk e del soul.

Se sei uno degli appassionati della scena londinese odierna, conoscerai il loro nome già da qualche anno: Kokoroko. Ma per registrare il suo primo album, la band ha deciso di prendersi tutto il tempo necessario. Molti hanno scoperto il collettivo fondato dalla trombettista Sheila Maurice-Grey e dal percussionista Onome Edgeworth con la ballata piena di swing Abusey Junction, che chiudeva We Out Here, celebre compilation del 2018 (un album anch’esso premiato con un Qobuzissime) che si concentrava sulla sopra citata fiorente scena della capitale britannica...

 

 

Dalla loro genesi, avvenuta intorno al 2014, i Kokoroko hanno messo più a fuoco la loro traiettoria musicale. E se la loro intenzione iniziale era quella di traghettare l’afrobeat nel XXI secolo, sono arrivati rapidamente a un mix stilistico fatto di jazz, funk, dub, soul, musica caraibica e psichedelia. Con il cuore nel continente africano (soprattutto in Nigeria e in Ghana) e la mente in una Londra culturalmente variegata, i Kokoroko sviluppano le loro composizioni con il supporto di una sezione ritmica solidissima, attorno alla quale gravitano groove ipnotici, fiati spesso incandescenti, melodie piuttosto raffinate e - dosate con sapienza - delle splendide armonie vocali. Could We Be More è un contenitore che racchiude tutta questa eterogeneità di suoni, trame percussive e virtuosismi strumentali. L'approccio è (visceralmente) collettivo, caratterizzato da una costante vivacità.

 

 

La stesura dei brani è stata concepita nella forma di un album, mai come un blando susseguirsi di atmosfere: in Could We Be More troviamo una vera ambizione formale. Così come troviamo la scelta di riflettere un’epoca, una condizione del mondo e ciò che ne pensano i suoi protagonisti. In questo senso, i Kokoroko non si accontentano di tramandare l’eredità dei loro predecessori - che si chiamino Fela Kuti, Jazz Warriors o Earth Wind & Fire - ma piuttosto di scriverne il seguito, per definire il futuro. Come diceva Ornette Coleman: “Tomorrow is the question!” © Marc Zisman/Qobuz



ASCOLTA "COULD WE BE MORE" DEI KOKOROKO SU QOBUZ


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