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Julia Jacklin si confessa

da Marc Zisman |

Con “Pre Pleasure”, registrato a Montreal, l'australiana espande la sua tavolozza folk rock, sempre introspettiva, con una strumentazione più ricca e melodie ancora più accattivanti.

Nel suo terzo album, Pre Pleasure, Julia Jacklin continua la sua profonda introspezione, con uno specchio in ciascuna mano. E nient’altro. La sua mente, il suo corpo, il suo passato, il suo presente, il suo futuro, la sua famiglia, i suoi cari, i suoi amori, non manca nulla! I già ottimi Don’t Let the Kids Win (2016) e Crushing (2019) seguivano una filosofia simile, ma questa volta l’australiana originaria di Sydney e trapiantata a Melbourne riesce a sublimare il suo approccio.

 

 

I testi di Pre Pleasure sono ancora più incisivi e le melodie più accattivanti. Con l’atmosfera di una confessione senza alcun filtro, non trascura comunque l’ironia. Ma sempre con una attenzione meticolosa. Un po’ meno incentrato sulle chitarre rispetto ai precedenti, questo terzo album è caratterizzato da poca drum machine, molto pianoforte e degli arrangiamenti raffinati. Julia Jacklin sembra aver chiuso con l’immagine della cantautrice folk che alcuni le avevano cucito addosso, e che forse non è mai stata. Perché Julia Jacklin ha sempre suonato come Julia Jacklin. Che si facciano degli accostamenti con Liz Phair, Caroline Rose, Faye Webster, Angel Olsen o con un centinaio di altre colleghe, la cantante resta ancora più simile a sé stessa, per tutti i 38 minuti di questo album.

 

 

38 minuti davvero incantevoli e suggestivi, che si chiudono con End of a Friendship, un brano maestoso avvolto da archi dal sapore molto cinematografico. Un indizio per il prossimo capitolo? © Marc Zisman/Qobuz

 



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