Il vostro carrello è vuoto

Sezioni :
Attualità

Joan Shelley, l’arte della purezza

da Marc Zisman |

La cantante folk del Kentucky ha creato una nuova, raffinata e profonda meraviglia, un disco senza tempo in cui, tra gli altri, ha partecipato anche Bill Callahan...

Album dopo album, Joan Shelley scava un po’ più a fondo nella sua musica, ereditata da grandi artisti folk come Sandy Denny, Vashti Bunyan, Joan Baez, Linda Thompson, Nick Drake o - soprattutto - Gillian Welch. L’americana di Louisville li conosce tutti a memoria. Ma evita di fare un collage e si astiene dal semplice copiare. The Spur è una meraviglia, al contempo distaccata dalla modernità e visceralmente ancorata alla quotidianità. Lontana dall’inquinamento acustico delle grandi città, avvolta nella terra e nella natura, Shelley, una giovane madre, scolpisce e cesella le sue miniature musicali in cui si parla di amore (felice o infelice), di isolamento, e in generale, di mera esistenza. Joan Shelley si avvale di tutto questo materiale, utilizzato fin dalla notte dei tempi da tutti i musicisti folk del mondo, per elaborare delle tele superbe, a tratti ingenue ma bellissime, talvolta impreziosite da una lamina d’oro grazie a un’ampia strumentazione (un pianoforte, un contrabbasso, un violoncello, un dobro, un mandolino, diversi strumenti a fiato). È quasi folle pensare che tanto classicismo e degli strumenti così convenzionali abbiano potuto dare vita a un disco così radioso e intenso...

 

 

Il carismatico Bill “Smog” Callahan canta al suo fianco in Amberlit Morning. Meg Baird fa lo stesso in Forever Blues e Between Rock & Sky. Ma l’ospite d’onore di questo elegante The Spur è il silenzio, lo spazio, il non detto, i respiri. È in queste piccole bolle di libertà che Joan Shelley impone il suo stile, che non deve rendere conto ai suoi illustri predecessori. © Marc Zisman/Qobuz

 



ASCOLTA "THE SPUR" DI JOAN SHELLEY SU QOBUZ


Per seguire tutto quello che succede su Qobuz, seguiteci su Facebook!


Per saperne di più su questo argomento