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“Il jazz italiano per il sisma”: il 3 e 4 settembre L’Aquila torna capitale del jazz

da Damir Ivic |

Un evento pieno di significato, passione, dedizione. Una storia iniziata sette anni fa, caratterizzata sin da subito da elementi – e slanci – tanto rari quanto preziosi. Qualcosa di cui il mondo del jazz italiano deve andare davvero fiero.

Sette anni fa: per lanciare un segnale fortissimo a favore di un territorio ancora ferito dai terremoti che lo hanno drammaticamente percorso tra il 2009 e il 2012, il jazz italiano si unisce come non mai e dà vita a quello che è da molti ancora considerato “il più grande evento jazzistico mai organizzato in Italia”. Poteva essere un fuoco di paglia: uno slancio di solidarietà che resta lettera morta ed episodico, che dura lo spazio di un mattino (…e di una edizione, di un lampo di visibilità).

 

 

Sette anni e sette edizioni più tardi, possiamo tranquillamente dire che è successo esattamente il contrario. E non c’è in fondo da restarne sorpresi: il jazz è di suo una musica che scava in profondità, che richiede cura ed attenzione, dedizione, perseveranza (…alla faccia di chi lo usa come sottofondo “elegante”, e nulla più). In più, tutto il mondo del jazz italiano è riuscito davvero – con uno sforzo collettivo notevole – a darsi una struttura ed una rappresentanza collettiva. E quanto si ripete all’Aquila (ma non solo lì) a partire dal 2015, ne è una “messa a terra” bellissima.

 

 

“Il jazz italiano per le terra del sisma” riunisce infatti ogni anno centinaia di artisti e si basa sul lavoro congiunto e coordinato di tutte le sigle che rappresentano in qualche modo il jazz italiano (l’associazione Musicisti Italiani di Jazz, quella legata più ai festival I-Jazz, Italia Jazz Club, Il Jazz Va a Scuola, ADEIDJ ovvero l’associazione delle etichette indipendenti e AFIJ, l’associazione dei fotografi legati agli eventi jazz). Uno sforzo imponente, fatto non solo di numeri ma anche di stimoli, di prospettive, di idee. L’edizione di quest’anno paga giustamente omaggio a due incredibili figure di intellettuali di cui, in questo 2022, si festeggia il centenario dalla nascita: Charles Mingus e Pier Paolo Pasolini. Ai due saranno dedicati svariati progetti speciali nei due giorni del festival (portati avanti da artisti di enorme spessore come ad esempio Giovanni Guidi o Furio Di Castri), ma in generale tutto il cartellone è – in qualche modo – pieno di “significato”. Si guarda molto infatti al jazz del futuro o dell’iper-presente, quello in grado di dialogare con l’elettronica, con la sperimentazione, col linguaggio dei dancefloor (e non è questione di anagrafe: in questa categoria giganteggiano in modo attualissimo nel programma anche i maestri Enrico Rava e Franco D’Andrea), senza comunque lasciare indietro momenti più tradizionali – e non per questo meno validi – come ad esempio le esibizioni in formato big band.

 

 

Più di 200 artisti in due giorni (3 e 4 settembre 2022), 12 location differenti in giro per L’Aquila, una settimana di esaltante “warm up” grazie alla Marcia Solidale che, a partire dal 27 agosto, introduce e precede il festival vero e proprio con una serie di camminate e concerti che vanno a toccare i territori non solo dell’Abruzzo ma anche di Marche, Umbria e Lazio. Davvero: tanto di cappello. © Damir Ivic/Qobuz

 



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