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Gently Tender, profumo di anni ‘70

da Charlotte Saintoin |

Qobuzissime per il primo album di questo gruppo nato sulle ceneri della cult band Palma Violets. Un rock meno rabbioso, con più tonalità soul e folk.

Ricordiamo la folgorante storia dei Palma Violets (con la loro incredibile hit Step Up For The Cool Cats), considerati i degni eredi dei Libertines. Con 180, il loro album d’esordio pubblicato nel 2013 da Rough Trade, i quattro londinesi vinsero il premio “Best New Band” agli NME Awards. Ma poi, con grande dispiacere di una fanbase già affezionata, il combo rock si sciolse subito dopo la pubblicazione del suo secondo album, Danger in the Club. I Gently Tender rappresentano una sorta di rinascita dei Palma, senza Chilly Jesson al basso (che ha preso una strada diversa e ha formato i Crewel Intentions), sostituita da Celia Archer (che suona anche la tastiera) del quartetto femminile The Big Moon, e con Adam Brown alla chitarra.

 

 

Frutto di cinque anni di lavoro, Take Hold Of Your Promise! segna un cambio di marcia. Via il rock infuocato e passionale ispirato ai Clash e a Nick Cave, e benvenuto al folk, al soul e al canto corale. Alla produzione troviamo il cantante / produttore Matthew E. White, un candidato perfetto per coniugare al meglio questo mix di generi, che ha preso l’aereo da Richmond, Virginia, per lavorare con la band durante il lockdown, nei Rockfield Studios in Galles.

 

 

Il cantante Sam Fryer spiega: “Questi testi sono stati scritti durante il primo lockdown. Come hanno fatto in tanti, ho passato molte ore a riflettere su com’era vivere tutti assieme prima della pandemia”. Il quintetto ha scelto di mettere in musica questi inni ricchi di aspirazioni con melodie legate al folk psichedelico degli anni ‘70, come quello di The Soft Machine o The Incredible String Band, intessute in un ricco decoro strumentale.

 

 

Dall’armonica dell’ossessionante e collegiale Home Anymore, ai fiati dell’esplosiva Love All The Population (a metà tra i Flaming Lips e Edward Sharpe & The Magnetic Zeros), da Dead Is Dead, con il suo rock più diretto, ai passaggi più riflessivi dell’interludio hippie / soul Ain't No Valley Low Enough e la più malinconica True Colours, arriviamo al brano di chiusura gospel This Is My Night Of Compassion, in un album dai registri più disparati, ma gestiti con grande delicatezza e attenzione. Ovunque, Fryer e la sua voce così peculiare e cavernosa, eccelle come un moderno crooner/predicatore. @ Charlotte Saintoin/Qobuz



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