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MATRIX AUDIO: STREAMER ELEMENT X

da Audiophile Sound |

“...Il top della serie Element che racchiude in un piccolo e pregiato contenitore un preamplificatore digitale, un ampli per cuffie, un DAC e uno streamer...”

L'evoluzione della riproduzione digitale ha portato alla nascita di sistemi di archiviazione o di ascolto in generale che si sono evoluti in modo parossistico. Il vinile, dato per spacciato, è l'unico sistema ‘antico’ a godere di ottima salute; il CD è oramai agli sgoccioli e sinceramente anche l'archiviazione della musica liquida su hard disk sembra destinata a essere quanto meno pesantemente affiancata dallo streaming, destinato a essere sempre più presente grazie alla sua fruibilità ad ampio raggio (da tempo la musica presente in rete si può ascoltare sul telefonino, magari con diffusori bluetooth, sull'impianto di medio livello e anche su sistemi di particolare complessità).

Ecco quindi che l'interesse suscitato da questo tipo di riproduzione ha fatto convertire alcuni costruttori a questa tecnologia e ha dato la stura alla nascita di numerose aziende che si sono specializzate nella riproduzione digitale.

L'Element X: descrizione del prodotto

La Matrix Audio è un'azienda cinese nata solamente undici anni fa e specializzatasi proprio nello sviluppo delle tecnologie digitali applicate all'audio domestico. Il nome ‘Matrix’ deriva dal fatto che l'obiettivo dichiarato della Casa è quello della ricerca di un equilibrio nelle due dimensioni (?) al fine di realizzare prodotti che uniscano elevate prestazioni con un design che possa trovare facile inserimento negli ambienti domestici.

Poco tempo fa mi è stato inviato il top di gamma della serie Element, ovvero l'Element X, che racchiude in un piccolo e pregiato contenitore un preamplificatore digitale, un ampli per cuffie, un DAC e uno streamer, offerto a uno ‘street price’ di 3,350 euro.

Il cabinet è splendidamente rifinito e comprende un apparecchio dalla eccellente versatilità: sul frontale spiccano le prese per la cuffia, disponibili nello standard XLR tre poli, jack 6.3 mm e bilanciato a quattro poli; al centro un ampio display che illustra le svariate modalità di funzionamento selezionabili con il telecomando o con i tasti funzione coadiuvati dalla grande manopola con tasto centrale di conferma. Il pannello posteriore è ancora più ricco: sono presenti gli indispensabili ingressi USB e LAN, altri cinque ingressi digitali (ottici, coassiali e un HDMI), due prese USB  e una SD per le memorie di massa (l'Element può suonare anche le vostre pennette e schedine...), le due antenne per wi-fi e le due coppie di uscite analogiche, bilanciate e RCA.

Il chip di conversione utilizzato è il prestigioso Sabre ESS ES9038Pro implementato per arrivare a conversioni che forse saranno utilizzabili tra qualche tempo, ovvero PCM fino a 768 kHz e DSD 8x, ovvero 22.4 MHz: come detto, non vedo nell'immediato la possibilità di sfruttare tale risoluzione, almeno per ora, ma diciamo che questa macchina è già pronta per il futuro; è possibile anche la codifica di file MQA che abbiamo sperimentato.

Per l'utilizzo in streaming dell'Element X è necessario scaricare un'applicazione per il controllo della macchina da tablet o smartphone, applicazione disponibile per sistemi Android o iOS. Per il corretto funzionamento è indispensabile, naturalmente, che sia il telecomando che l'Element risiedano sotto la stessa copertura di rete: fatto questo, il settaggio della macchina è alquanto semplice e richiede solamente un poco di pazienza da dedicare all'ottimizzazione in tal senso.

Il display indicherà quindi, tra le varie informazioni, il sistema (PCM o DSD) e la relativa frequenza di campionamento, oltre al livello di uscita. Al momento di scegliere la sorgente ‘streaming’, tuttavia, ho notato che la fonte Qobuz era ancora da implementare, visto che un laconico “coming soon” ci accoglieva al momento di tentare la connessione. Fortunatamente sono cascato in piedi grazie alla possibilità di utilizzare Tidal e tutta la sua discografia, compresi i performanti file MQA: a breve proverò a scrivere anche una prova a confronto tra la qualità tecnica Qobuz in Hi Res e quella Tidal MQA, seppur posso anticipare che non ho ancora riscontrato un vincitore assoluto per KO...



Impressioni di ascolto

Gli impianti utilizzati per l'ascolto sono stati quelli ‘casalinghi’ dello studio e della saletta di ascolto, due sistemi ben diversi tra di loro e, soprattutto, dotati di ambienti alquanto diversi. Nello studio sono presenti le amplificazioni Proceed (dinamiche e potenti, seppur non raffinatissime quanto gli Spectral) con degli stupendi diffusori JBL L150 che, a dispetto della loro età, sono ancora in grado di dire la loro in tutti i parametri da valutare per una corretta riproduzione, a meno della ricostruzione della scena sonora di cui soffrono i limiti intrinseci e di posizionamento. In entrambi i sistemi il Matrix è stato valutato sia nel suo insieme di streamer e DAC che solamente come convertitore digitale.

Nello studio, l'Element X ha dimostrato di possedere caratteristiche della riproduzione sensibilmente superiori al pur ottimo iMAC utilizzato come sorgente di rete, ma soprattutto rispetto al DAC a disposizione (un recente Denon USB300 dal costo otto volte inferiore...): la dinamica e l'estensione della gamma bassa sono eccellente, la qual cosa rappresenta manna dal cielo per i quattro woofer (due passivi...) delle L150.

La possibilità di discernere un buon numero di dettagli è elevata e i limiti, in questo caso, sono proprio da ricercare nelle stesse JBL i cui driver, pur facendo un ottimo lavoro, non sono in grado di competere con la raffinatezza degli altoparlanti ceramici Accuton...

In conclusione, comunque, un eccellente risultato, di grande impatto scenografico e cui non si può rimproverane niente, almeno utilizzando un sistema di trasduttori con limitate capacità di ricostruzione del soundstage.

Mi sono spostato poi, armi e bagagli, due piani sopra, nella consueta saletta i cui componenti sono oramai quasi stanziali da svariati anni, a meno di modifiche marginali. In questo caso il confronto è stato contro un computer Hackintosh di ottimo livello che, coadiuvato dal player Audirvana, funzionava da streamer; il tutto connesso a un vetusto DAC Playback Designs MPD3 (mi permetto di riferire ‘vetusto’ in quanto, a mio parere, otto anni di anzianità di progetto nel settore digitale possono rappresentare davvero un'eternità...).

Dopo un certo numero di ascolti confrontando i due sistemi (sorgente + DAC), ho voluto indagare meglio su di chi fosse il merito (o demerito...) di alcune prestazioni da approfondire. Ecco la mia conclusione: il sistema di ‘raccolta dati’ (streaming) dell’Element X sembra essere un poco più performante rispetto a quanto offerto dal MAC, e di ciò ci si rende conto giustappunto quando ho avuto la possibilità di utilizzare un impianto risolutore in tal senso, impianto che, lo rammento una volta di più, è in grado di offrire tali livelli di discernimento del dettaglio, un poco grazie ai componenti di buon livello utilizzati, ma, soprattutto, per la capacità di risoluzione della stanza di ascolto, l'elemento di gran lunga più importante in una catena di riproduzione, stanza accuratamente trattata nel corso del tempo.

Parimenti a quanto ho avuto modo di notare con un bridge di livello relativamente economico (vedi la recensione di Mozzi del Cyrus Stream X Signature in questo numero e del Lindemann Limetree Bridge nel numero 177 di Audiophile sound), anche in questo caso l'accentuata sensazione di ariosità della gamma alta sembrerebbe correlata da una sensazione di poter discernere qualche dettaglio in più rispetto a quanto offerto dall'ascolto mediante computer.

Ho poi voluto concludere i confronti mettendo in campo i soli DAC, ovvero collegando alternativamente la sorgente con lo stesso cavo USB ai DAC. Innanzitutto osservo che il listino del Playback (oramai uscito di produzione) era di quasi diecimila euro, e quindi addirittura triplo rispetto a quello del nostro Element X che, come detto, è non solamente un convertitore, ma uno streamer (di eccellente livello), un preamplifictore digitale e un amplificatore per cuffia (bilanciato).

In questo caso i risultati sono stati abbastanza: l'equilibrio timbrico e la dinamica sembrano essere sovrapponibili, mentre la ricostruzione del soundstage offerta dal vecchio Playback è sensibilmente più realistica. Con l'Element X tutti gli strumenti e gli esecutori sono posizionati un passo in avanti per una proiezione sonora decisamente con un effetto monitor.

Ascoltando in alta risoluzione il sempiterno Kind of Blue di Miles Davis, al momento dell'entrata in scena del tenore di John Coltrane ci si stupisce di quanto lo stesso risulti essere ‘mortificato’ entro il diffusore sinistro. A questo riguardo suggerisco agli audiofili sempre alla ricerca di miglioramenti proprio di questo brano per poter valutare la capacità di ripresentazione della scena sonora: se Coltrane vi appare confinato nel diffusore sinistro, beh, è tempo di indagare su internet alla ricerca di un sistema di trattamento acustico della vostra stanza di ascolto... (Sì, vero, ma anche l'incisione soffre un po' dalla sindrome ‘left-right’ con un centro non del tutto eccellente. Ho anche la copia del master che non varia molto in termine di scena dall'LP originale, Pierre Bolduc)

L'effetto monitor citato potrebbe non essere disprezzabile se si predilige una proposizione molto forward della musica, illudendosi in questo modo di poter percepire un maggior numero di dettagli, ma naturalmente così non è. Il dilatare la scena sonora, mantenendo la messa a fuoco degli strumenti permette anzi di avere più aria intorno agli stessi e poterli così discernere acusticamente con maggiore precisione.

Ho poi cercato qualche disco monofonico per confrontare gli effetti sulla scena sonora di tale tecnologia e ho scovato il famoso The Road To Glory dei Fairfield Four, il cui magistero appare a distanza di anni ancora superbo e si possono ascoltare le impressioni citate.

Come detto all'inizio, questo aspetto della riproduzione può essere apprezzato solamente con un impianto di buon livello installato necessariamente all'interno di una sala dedicata all'ascolto, mentre (ed è solamente il mio parere...) l'inserimento in sale con sistemi che non dedichino particolare attenzione a questo aspetto della riproduzione, tale caratteristica probabilmente non viene messa in evidenza.



Conclusioni

Il Matrix Element X racchiude in sé già una buona parte di un impianto di riproduzione. Può leggere le vostre memorie di massa, una meccanica digitale e, soprattutto, la musica presente in rete, fornendovela poi con delle moderne uscite cuffia o con uscite analogiche preamplificate. Le prestazioni sotto alcuni aspetti sono di notevole livello, la qual cosa, unita a un prezzo di listino ancora umano consentirà al prodotto un buon successo commerciale grazie anche alle lungimiranti possibilità di conversione che gli permetteranno una attualità ben protratta nel tempo.

Riccardo Mozzi / AUDIOPHILE sound

 

 

Distribuzione e prezzo

Il MATRIX AUDIO STREAMER/PRE/AMPLI PER CUFFIE ELEMENT X è disponibile al prezzo di 3,350.00 euro, ed è distribuito in Italia da Il Tempio Esoterico.

Riccardo Mozzi è un collaboratore della rivista Audiophile Sound

Per informazioni sulla rivista Audiophile Sound visitate [questa pagina-> http://www.audiofilemusic.com/]