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MAGNEPAN: DIFFUSORI MAGNEPLANAR 1.7i

da Audiophile Sound |

La nuova linea di diffusori 1.7i

Tornare sul luogo del delitto. Per quanto riguarda le recensioni di prodotti audio la cosa è di una noia insopportabile. Ogniqualvolta mi è stato chiesto di riscrivere una recensione di un prodotto già recensito in precedenza ho garbatamente svincolato. In questo caso però ho fatto un'eccezione, promettendo a Pierre Bolduc un’analisi quantomai accurata di questo nuova versione di un diffusore a catalogo da tanto tempo. Se qualcuno si stesse chiedendo il perché di tale deroga, cosa peraltro piuttosto improbabile, ecco la spiegazione: da sette anni ormai i diffusori titolari nella mia music room two sono le Magneplanar 1.7, cioè il modello precedente, quello senza la ‘i’ che, immagino, stia a significare improved, cioè migliorate. Ma in cosa? Qui viene il bello: la fonte primaria di informazioni, la Magnepan, cioè l'azienda che le costruisce, non lo dice. Sul loro sito, caratterizzato da una grafica che definire démodé sarebbe sin troppo generoso, ho scovato questa frase:

Sarai in grado di riconoscere la differenza tra la 1.7 e la 1.7i? Sì, in un attento test A-B, ma noi non vendiamo sensazionalismo. No, non è una 1.8. Sono semplicemente idee trasferite dalle 3.7i”.

Ricapitolando: la 1.7, a sua volta evoluzione radicale - vedremo più avanti il perché - delle precedenti 1.5 e 1.6, ha subìto una o più modifiche derivanti dall'esperienza maturata nello sviluppo del modello 3.7i, non così sostanziali da giustificare un avanzamento di modello portandole a 1.8, ma sufficientemente interessanti da dover essere segnalate ai potenziali acquirenti con l'aggiunta della ‘i’. Bene, già questo mi pare un ottimo punto di partenza, ma c'è dell'altro. Già, perché il sottoscritto non è rimasto per sette anni con le mani in mano, tutt'altro. Avendo letto da più parti che la vera pecca delle 1.7 era costituita dalla componentistica interna del crossover, e avendo scovato in rete parecchi articoli che spiegavano come intervenire per realizzarne uno migliore, circa cinque anni fa mi lanciai nell'impresa di realizzare la mia personale 1.7 improved che, sostanzialmente, è dotata di crossover alloggiati in un box esterno, elettricamente identici agli originali, ma realizzati con componentistica di qualità notevolmente superiore rispetto a quella, invero scadente, a suo tempo selezionata dalla Magnepan e alloggiata in una cavità interna del diffusore. A questo punto la prova che mi accingo a svolgere è un confronto tra la nuova Magneplanar 1.7i e la mia 1.7 in versione modificata e non.



Analisi tecnica

Partiamo prima di tutto dai concetti base: le Magneplanar 1.7i sono diffusori di tipo isodinamico; sappiamo tutti cosa significa? Ritengo che valga la pena di dedicare qualche riga alla descrizione di questa tipologia, visto che le ricadute in termini di qualità sonica sul prodotto sono notevoli. Per effettuare una doverosa differenziazione diremo che gli altoparlanti tradizionali sono di tipo magnetodinamico e sono caratterizzati dalla presenza di una bobina mobile, a sua volta collegata al diaframma (cono, cupola, ecc.), che viene attraversata dagli impulsi elettrici generati dall'amplificatore che la ‘vede’ come una cella RLC, cioè un insieme di resistenza, induttanza e capacità. Perché ci interessa questo aspetto? Perché l'amplificatore, per funzionare in tranquillità, gradirebbe vedere alla sua uscita un carico puramente resistivo; invece vede una impedenza composta non solo da una componente resistiva, ma anche da una induttiva (l'induttanza, semplificando al massimo e rinunciando al rigore tecnico, può essere considerata alla stregua di una resistenza di valore variabile al variare della frequenza del generatore), e una capacitiva. Questo complica un po' il compito dell'ampli e lo porta a un certo grado di ‘affaticamento’, specialmente nel caso in cui non sia stato progettato adeguatamente, vale a dire quando non è in grado di gestire un carico complesso (un carico è complesso quando non è puramente resistivo) e per giunta anche dinamicamente variabile. Come è facile immaginare, il risultato è un degrado delle prestazioni soniche dell'insieme amplificatore/diffusore, finanche il possibile danneggiamento di entrambi i componenti.

Per ovviare a queste problematiche, nell'ormai lontano 1969, un ingegnere della 3M di nome Jim Winey, si cimentò nel progetto di un sistema di altoparlanti che superasse tali limitazioni, dando così avvio al progetto Magneplanar. L'idea di fondo è che gli impulsi elettrici, invece di attraversare una bobina mobile, percorrono un filo elettrico, disteso ed incollato su una pellicola di materiale (mylar) insensibile alle escursioni termiche ed elettricamente neutro, in modo da evitare la circolazione di correnti parassite. Il filo e il pannello a esso solidale vengono collocati all'interno di un campo magnetico generato da numerosi piccoli magneti disposti lungo il suo percorso. In assenza di segnale filo e pannello si trovano in una posizione neutra, essendo bilanciati nel campo magnetico; il passaggio di corrente provoca invece la vibrazione dell'intero pannello con un andamento lineare e quindi potenzialmente scevro da distorsioni. Il pannello isodinamico è dunque concettualmente assimilabile a un'unica entità ‘vibrante’ lungo tutta la sua superficie, pertanto estranea al problema delle distorsioni che si verificano nel movimento dei coni, inevitabilmente soggetti a fenomeni di deformazione nel loro moto (break up). Inoltre, a parte le piccolissime e inevitabili capacità e induttanze intrinseche, esso rappresenta un carico quasi ideale per l'amplificatore che finalmente ‘vede’ l'auspicato carico resistivo caratterizzato da una trascurabile variabilità entro il valore dichiarato.



Nelle specifiche della 1.7i si legge che il sistema è un tre vie (e ciò le differenzia dalle precedenti 1.5 ed 1.6 che erano due vie) a gamma intera “quasi ribbon”, cosa significa questa sigla? Ovviamente marca una differenza con il sistema “true ribbon” che è, in effetti, quello che ho descritto nel paragrafo precedente. In un “true gibbo” la leggerissima pellicola in mylar con il filo conduttore incollato è il driver, cioè conduce simultaneamente il segnale e lo trasforma in onde sonore. In un “quasi ribbon”, la pellicola di mylar non è esattamente il driver, giacché vi si interpone una sottile striscia di alluminio sospesa tra magneti permanenti a barre (una sorta di bobina planare), la quale trasferisce il segnale all'intera superficie del mylar, allorquando viene eccitata a seguito della trasmissione di un segnale elettrico. Il “true ribbon” è stato utilizzato su molti modelli della Magneplanar (ad esempio le 20.7) in abbinamento al più semplice “quasi ribbon” il che, a detta di alcuni, ha evidenziato qualche problema nell'incrocio tra pannelli che utilizzano tecnologie diverse. La 1.7 è stata la prima Magneplanar a utilizzare, per tutti i suoi driver, una sola tipologia di componente che, seppur meno raffinato in assoluto, garantisce maggiore omogeneità prestazionale ed una superiore tenuta in potenza. La 1.7i segue la medesima filosofia costruttiva.

Come nella precedente versione anche la 1.7i usa una cornice perimetrale realizzata in estruso di alluminio che le conferisce una notevole rigidità il che, date le importanti dimensioni, è senz'altro un fatto positivo. Analogamente al modello precedente anche la 1.7i non consente il biwiring. Purtroppo sono rimaste invariate le basi di appoggio che non garantiscono la necessaria stabilità al diffusore; non è un caso che uno dei tweek di maggior successo sia la sostituzione di questo particolare con altri più robusti, in grado di rendere il diffusore stabile ed esente da microvibrazioni. Io utilizzo da anni gli stand della MyeSound e posso garantire che il miglioramento è tale da rendere la spesa non eludibile.

Le dimensioni delle 1.7i sono rimaste invariate: abbiamo dunque due pannelli da 49 × 5 × 165 cm, che sicuramente non passano inosservati in ambente. Le buone notizie sono che pesano davvero poco, dunque si possono accostare al muro quando non li si utilizzano e che hanno una loro austera eleganza in tutte le varianti cromatiche, che prevedono la tela in grigio scuro, nero o bianco e la cornice rifinita in alluminio argento, alluminio nero, ciliegio, quercia naturale, quercia nero. La risposta in frequenza dichiarata va da 40 Hz a 24 kHz, la sensibilità non è particolarmente alta e sia attesta su 86dB/500Hz/2.83v, dunque dimenticatevi di pilotarle con un triodo da qualche Watt perché andreste incontro a dispiaceri. L'impedenza infine è di 4 Ohm assolutamente stabili.



Ascolto

Per completezza d'informazione, prima di darvi il resoconto delle mie impressioni di ascolto, voglio descrivere la composizione dell'impianto utilizzato per la prova: preamplificatore Manley Shrimp, finali monofonici a stato solido Accoustic Arts Mono II e, in alternativa, i valvolari Mastersound 845, DAC Aqua La Scala MKII, streamer Sonore microRendu collegato via LAN ad un server Roon, meccanica Pro-Ject CD Box RS, filtro di rete IsoTek Aquarius Evo 3. Per il cablaggio analogico, sia di segnale che di potenza ed alimentazione, ho utilizzato i Neutral Cable della serie Copper e Fascino, per l'USB infine l'ottimo Curious Cable.

Dal momento che questi diffusori hanno fama di essere particolarmente esigenti in termini di accoppiamento con l'elettronica di potenza chiamata a pilotarli, affronterei subito questo non trascurabile aspetto. La prima coppia di finali utilizzata è stata quella valvolare che, dato l'impiego delle 845, è abbastanza generosa in termini di potenza erogata. La prestazione è stata ottima con tutte quelle tracce audio che definirei ‘tranquille’, quindi con escursioni dinamiche non troppo ampie e ridotto contenuto energetico: quartetti d'archi, trio jazz e simili. Decisamente più problematica si è rivelata la riproduzione della grande orchestra sinfonica o della la musica pop/rock dove si è manifestato un indurimento della timbrica, qualche accenno di distorsione ed una minore coerenza dell'immagine spaziale. Passando ai Mono II della Accoustic Arts non solo le problematiche di pilotaggio emerse con l'uso delle valvole sono state risolte, ma è anche emersa una peculiarità delle Magneplanar 1.7i: la stupefacente velocità di risposta ai transienti. Le percussioni, gli strumenti a corda, il pizzicato, vengono riprodotti con grande realismo. Il passaggio dalle valvole allo stato solido ha fatto sì che l'equilibrio complessivo tendesse un po' più al freddo e che un certa dose di raffinatezza venisse meno. Timbricamente la 1.7i mi è sembrata sempre molto corretta e rivelatrice delle caratteristiche del finale che le pilota; dunque un tono tendente al dorato con i Mastersound e più ‘argentino’ con i gli Accoustic Arts. In entrambi i casi l'immagine spaziale mi è sembrata ottima, con un fronte sonoro ampio sui tre assi, ma specialmente in altezza. Sempre in merito alla questione dell'immagine spaziale, devo dire che le Magneplanar 1.7i non mi sono sembrate particolarmente difficili da posizionare: partendo dal setup di base proposto dal manuale di istruzioni e a condizione di avere spazio a sufficienza per poterle muovere, si riesce con un po’ di lavoro a trovare la collocazione ottimale senza particolare sforzo. Faccio notare che, in virtù della tipologia a dipolo, questi diffusori aiutano a capire se sono posizionati correttamente o meno, mostrando un notevole incremento prestazionale quando si ‘azzecca’ il punto giusto, sparendo letteralmente anche se si ascolta ad occhi aperti. Ciò non deve stupire, visto che i diffusori planari sfruttano anche la semionda posteriore e dunque le interazioni con l'ambiente sono maggiori rispetto a quanto accade con un diffusore convenzionale.

I diffusori planari sono in generale piuttosto limitati nella profondità della gamma bassa e la Magneplanar 1.7i non fa eccezione. Cionondimeno sono in grado di riprodurre quella quantità di gamma bassa che, in un normale ascolto di un normale programma musicale, è necessario avere. Se quel che si cerca è il famoso 'basso tellurico' è meglio lasciar stare gli altoparlanti planari, se invece si cerca quel pò di corpo e di rifinitura timbrica in più  allora ci si può cimentare, come io ho fatto, nell'affiancargli una coppia di subwoofer. La messa a punto del sistema così congegnato è davvero molto complessa, ma il risultato finale può essere davvero appagante. Ad ogni modo le Magneplanar 1,7i, allorquando vengano collocate in un ambiente di medie dimensioni, diciamo intorno ai 25 mq, riescono a muovere il quantitativo d'aria utile ad ottenere una gamma abbastanza bassa estesa ma, soprattutto, facilmente controllabile con piccoli spostamenti dei diffusori. Pertanto, avendo la pazienza di cercare la posizione giusta, riuscirete a ottenere un basso sufficientemente profondo, evitando al contempo le risonanze indotte da sistemi più grandi che necessiterebbero di ambienti molto vasti e/o di trattamenti acustici per potersi esprimere in modo adeguato.

Comparazione 1.7 vs. 1.7i

Questo è stato un lavoraccio: per effettuare questa comparazione ho dovuto ripristinare il crossover originale delle mie 1.7 in modo da riportarle alla condizione originale nella quale mi furono consegnate a suo tempo. Quello che non sono riuscito a ripristinare è la base, che avrebbe richiesto un ulteriore lavoro per lo smontaggio degli stand MyeSound che, come ho già scritto in precedenza, svolgono un ruolo determinante nel raggiungimento del massimo delle prestazioni. Dunque prendete con le pinze gli esiti di questo confronto che non è del tutto obiettivo. Il suono della 1.7  ‘originale’ tende a essere sempre un po' troppo esile e diafano, e questo è uno dei motivi che a suo tempo mi indussero ad affrontare la modifica al crossover. Niente di grave intendiamoci, ma il desiderio di avere un po' più di corpo rimane sempre presente. La 1.7i, al contrario, mostra una tendenza a privilegiare i contrasti, evidenziando in modo molto più efficace il chiaroscuro. Direi inoltre che la gamma media è parecchio più corposa ed articolata. Coerentemente anche le voci sembrano più realistiche e ‘umane’ rispetto alla versione precedente che ne forniva una rappresentazione più fluttuante ed evanescente. Quanto alla gamma bassa direi che non c'è variazione in estensione, dunque le limitazioni delle quali ho detto precedentemente sono sempre presenti, quanto piuttosto un incremento del livello, parliamo di sottigliezze, che però contribuisce a fornire l'impressione di un basso più importante. A questo punto (forse) qualcuno di voi si starà chiedendo se ho fatto qualche confronto tra la mia 1.7 modificata e la nuova 1.7i; ovviamente non potevo esimermi dal farlo, anche perché dovevo comunque ripristinare il mio crossover esterno. Bene, il risultato è stato una piacevole conferma rispetto al lavoro svolto a suo tempo. Con questo non voglio dire che i due diffusori suonino identici e che alla Magneplanar si siano limitati a selezionare una componentistica migliore per il crossover della 1.7i, certo è che le mie modificate e quelle che mi sono state date per questa prova suonano in modo sorprendentemente simile.

Conclusioni

Mi risulta difficile sembrare distaccato e imparziale nel dare un giudizio conclusivo su un diffusore che ho scelto sette anni fa per una delle mie sale d'ascolto e che ancora oggi tengo con grande soddisfazione. I diffusori planari, almeno sulla carta, hanno talmente tanti vantaggi rispetto a quelli convenzionali che uno non dovrebbe neanche stare a pensarci su quale sia la scelta migliore. Nella pratica le cose vanno in modo un po’ diverso e bisogna essere consapevoli, oltre ai pregi, dei difetti che li caratterizzano.

Detto questo le piccole Magneplanar 1.7i continuano a essere uno dei grandi miracoli dell'alta fedeltà: un diffusore dalle caratteristiche High End offerto al prezzo di 3.350,00 euro.

Secondo me, almeno per un periodo della propria carriera di audiofili, è un oggetto da possedere.

Giulio Salvioni

 

Distribuzione e prezzo

I diffusori MAGNEPAN MAGNEPLANAR 1.7i sono disponibili in: alluminio, argento o nero, con tela bianca, grigia o nera al prezzo di 3.350,00 euro, o in ciliegio, quercia naturale o nero, con tela bianca, grigia o nera al prezzo di 3.500,00 euro. Sono distribuiti in Italia dalla DML Audio.

Giulio Salvioni è un collaboratore della rivista Audiophile Sound

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