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KEF: DIFFUSORI LS50 WIRELESS

da Audiophile Sound |

“Le Wireless sono in realtà un impianto completo di classe piuttosto elevata; manca solo una sorgente, ma potete dargli in pasto davvero di tutto…”

Quando l' Editore mi ha detto che mi avrebbe affidato una coppia di KEF LS50 in versione ‘attiva’ mi sono molto incuriosito, dati anche gli esiti decisamente positivi del mio ascolto della versione ‘passiva’ dei diffusori. Va detto che gli LS50 Wireless (nome della versione attiva) arrivano nel mio locale d'ascolto preceduti da una fama notevolissima. Le valutazioni raccolte dalla LS50 Wireless in giro per il mondo praticamente da tutti i recensori audio di ambiente informatico sono straordinarie e - per una volta - unanimi.

Ma non temete, non mi lascio influenzare. Anche perché gli audiofili che utilizzano principalmente il computer, lo streaming, download e altre diavolerie informatico-digitali, non sempre hanno gli stessi parametri di giudizio e di valutazione di ‘noi’ audiofili oltranzisti.



DESCRIZIONE DEL ‘SISTEMA’

Il trasporto del cartone contenente la coppia di LS50 Wireless al terzo piano dove si trova la mia sala d'ascolto la dice lunga sull'importanza e l' abbondanza del contenuto. Infatti il singolo diffusore eccede i 10 Kg di peso con una leggera differenza in più del diffusore destro che è quello dove sono i (molti) ingressi disponibili e i comandi.  Considerando le dimensioni limitate a 300x200x308mm la densità è notevole. Per chi ha letto il mio articolo sulle LS50 passive (sul n. 153 di Audiophile sound) sarà una ripetizione ma devo comunque ribadire che l'imballo è eccellente e protettivo e i due diffusori sono una realizzazione industriale di ottimo livello e finitura con la quale TUTTI i concorrenti devono fare i conti. Alla faccia di quello che ancora si dice sulla Cina!

Provo a descrivere le funzionalità comprese nella versione wireless. Iniziamo dalla selezione degli ingressi: AUX (unico ingresso analogico al quale potete collegare il vostro pre continuandolo a usare, o qualunque sorgente con uscita a livello linea, come un lettore di CD), porta USB di ultima generazione, digitale a standard Toslink, network Ethernet e - con grande gioia dei relativi utilizzatori - Bluetooth 4.0 e dual-band WiFi. Non manca un'uscita per subwoofer (analogica).



La selezione degli ingressi e il volume sono controllabili tramite dei tastini sensibili presenti sopra il diffusore destro pomposamente definiti ‘O-LED touch sensitive panel’ e non manca un telecomando con la duplicazione degli stessi. Tutti gli ingressi, compreso l' AUX analogico che è immediatamente digitalizzato,  attraversano un DAC a standard 192 Khz, 24 bit e sono indirizzati agli ingressi di un DSP nel quale sono possibili diversi trattamenti del segnale (nessuna sorpresa, siamo nel dominio digitale). Vi segnalo che è possibile regolare l'emissione alla basse frequenze a seconda del posizionamento dei diffusori. Ciò avviene sia con quattro tastini posizionati sul retro del diffusore destro, sia attraverso una APP per il vostro smartphone che consente interventi anche più fini rispetto alle quattro posizioni pre-impostate accessibili da tasti. Questa regolazione è abbastanza facilmente udibile e - per gli ascolti - ho usato la posizione corrispondente al posizionamento che ho scelto (su stand) che - peraltro - mi è sembrata anche la più adatta.

All'interno di ogni diffusore ci sono  amplificatori. Uno in classe D da 200W che pilota il mid-woofer e l'altro (fortunatamente) in classe AB da 30W che pilota il tweeter. Il filtro di cross-over è realizzato nel dominio digitale con i consueti supposti vantaggi in termini di risposta in fase, rispetto ai cross-over analogici passivi. La sensibilità dichiarata che, nel caso di diffusori attivi non so esattamente quale significato possa assumere, è - in linea con quella della versione passiva - di 85 dB/1m/1W. Anche il massimo SPL è lo stesso dell' altra versione: 106 dB.  Infine la risposta in frequenza dichiarata è nel caso migliore un'estesa 45-28.000 Hz (+/- 3 dB), ma risulta evidentemente variabile a seconda delle regolazioni effettuate a livello DSP.

Che dire? Decisamente interessante e completo. Le Wireless sono in realtà un impianto completo di classe piuttosto elevata: manca solo una sorgente, ma potete dargli in pasto davvero di tutto.

Tutto il resto, cioè l'altoparlante, la forma e la costruzione del mobile, il foro di accordo reflex sono invariati.  Il coassiale è composto da un raffinato mid-woofer da 130mm in lega di magnesio ed un tweeter a cupola di 25mm in alluminio coadiuvato da una sofisticata lente acustica dedicata. Nel caso delle LS50 passive era possibile parzializzare l'uscita del foro reflex tramite del materiale sintetico fornito in dotazione. Nelle Wireless… ci pensa il DSP.



L'ASCOLTO

Pur essendo trascorso qualche mese dall'ascolto della versione passiva, ho deciso di usare lo stesso software  dei miei precedenti ascolti, eventualmente integrandolo se sarà necessario. Infatti, pur nei limiti della ‘memoria acustica’ spesso labile, credo che il confronto più interessante sia proprio con la versione passiva. Vi avverto, non sono originale, è lo stesso approccio seguito da altri recensori.

Inizio da Reunion at Carnegie Hall, 1963 dei The Weavers (DVD Vanguard Classics DAD 1041). Lo conosciamo tutti e mi sento soltanto di aggiungere  che chi come me lo utilizza spesso come riferimento, non può che sorprendersi ogni volta,  con la scoperta di qualche ulteriore e minuto dettaglio nascosto. Per  quanto mi riguarda poi, mi sembra davvero impossibile che con le apparecchiature disponibili 54 anni fa si potesse produrre un miracolo di fedeltà acustica come questo.

Le piccole KEF sono immediatamente a loro agio, mi dimostrano in pochi minuti di che cosa è capace il team di ingegneri che le ha sviluppate. Le voci dei sette musicisti, che conosco a memoria, sono quelle riprodotte di solito da sistemi ‘molto importanti’, direi di costo un ordine di grandezza più elevato (moltiplicato per dieci, per chi non ama la matematica). Il banjo è quasi perfetto con il suo timbro malinconico. Le chitarre non sono da meno con le singole corde nitidissime e i rumori delle dita del musicista resi con una chiarezza disarmante, ma senza alcuna esaltazione. La precisione colpisce e - cosa difficilissima da ascoltare - lo stesso vale per il dettaglio e la morbidezza presenti allo stesso tempo del messaggio sonoro.

Tutto perfetto? Direi tutto di ottimo livello, per il massimo manca un filo di chiarezza durante i momenti di pieno più corposi e la dolcezza, perché il miele come a suo tempo avevo già notato con le sorelle non amplificate, al crescere dell'SPL scompare, lasciando il posto ad un filo di freddezza sulle frequenze medio-acute. Non mi dilungo sulla dinamica che mi sembra anch'essa molto buona, soprattutto quella delle voci, la più presente in questo disco. Rileggo i miei commenti relativi all'ascolto della versione passiva e mi ritrovo perfettamente in quanto scrivevo:

“Magari è proprio la registrazione che suona così oscillando tra questi due estremi (miele e metallo della cupola) e le piccole KEF non fanno che farlo nitidamente sentire”.

Mi fermo dopo Guantanamera: l'insieme che costituisce le LS50 Wireless è un progetto completo che farà parlare di sé negli anni a venire e destinato a diventare un riferimento per la concorrenza.

Lo dico dopo il primo CD perché mi sembra piuttosto evidente. Ecco David Gilmour in Live in Gdansk  (DVD EMI 50999 235493 2 - 6 DVD).  Come forse ricorderete nel disco c'è una versione re-arrangiata molto bella  di Shine on you crazy diamonds. Confermo la notevole fedeltà di riproduzione che avevo notato a suo tempo sia della chitarra di David che del suo modo decisamente personale di ‘soffiare’ nel sax. Rispetto alle sorelle passive - vado naturalmente a memoria - il basso mi sembra meno controllato. In questo caso scommetterei che la differenza è dovuta al finale dei bassi interno che - probabilmente - non è confrontabile con l'Accuphase che avevo usato all'epoca. Va detto, però, che il costo dell'Accuphase è valutabile in circa venti volte quello del finale interno in classe D usato nelle wireless. Eccellente la resa della voce di David. Ma con l'altoparlante coassiale KEF non è una sorpresa. La ricostruzione dell'atmosfera spaziale di Echoes, è resa con particolare fedeltà, altro noto e confermato beneficio del coassiale della casa.

Per quanto riguarda l'SPL si può salire e tanto, almeno per le dimensioni dell'oggetto e - soprattutto - dell'altoparlante. L'effetto di un concerto rock live è riprodotto con una pienezza inaspettata per un diffusore di questa taglia.

Passo alla Top Audio Selection, volume 14 (Raccolta fonè su SACD). Vado al secondo brano, La Campanella di Paganini, eseguita al violino da Salvatore Accardo. Ritrovo la sensazione di ottima ambienza che mi aveva colpito ascoltando la versione passiva. Finisco con il lasciar scorrere tutto il disco. La fedeltà timbrica è ottima, non riesco a percepire nessun artificio evidente e parliamo di musica da camera su SACD. La dinamica della musica da camera, spesso poco considerata da chi non ha frequentazioni con la musica dal vivo, è decisamente realistica. Con questo disco, quindi con un programma con un'energia alle basse frequenze non eccessiva, anche il basso non sembra affatto limitato dalle dimensioni.

Ancora una media ad alta definizione, le piccole KEF lo ‘meritano’ decisamente: Music of Paul Dukas, Cincinnati Symphony Orchestra (SACD Telarc DSD CD-80515-SA), un SACD da registrazione nativa DSD. Ne L'apprendista stregone, ritrovo alcuni punti nei quali le percussioni più potenti della grancassa, quando sono all'interno di un pieno orchestrale, mostrano qualche limite.  Sono i limiti fisici rispetto ai quali neanche gli ingegneri della KEF riescono a fare miracoli. Dai miei appunti risulta che con le LS50 passive ero passato dai miei finali valvolari di riferimento a un finale Accuphase da 150 W , ritenendo che fossero i finali responsabili del fenomeno. Ma sia in quell'occasione, sia ora con i finali interni che erogano 200W, l'accenno di saturazione non sparisce del tutto. Ripeto, l'accenno, che comunque chi è abituato a woofer più grandi riconosce.

Ancora classica e ancora SACD: Byron Janis plays Mussorgsky (SACD Antal Dorati dirige la Minneapolis Symphony Orchestra Mercury Living Presence 475 6620). Per chi non mi ha letto in precedenza, ripeto che si tratta di due registrazioni effettuate con 3 microfoni Telefunken 201, nel 1959 e nel 1961.  Tra le migliori registrazioni della musica del compositore russo. Vi ricordo che nella seconda parte del SACD, eseguita dalla Minneapolis Symphony Orchestra, si possono godere due versioni dei Quadri di Mussorgsky. La versione orchestrale mette a dura prova qualunque diffusore. Negli anni Settanta il mitico trio Emerson, Lake and Palmer  incise un LP con un loro (fedele e ben fatto) arrangiamento di quest'opera. E lo fecero perché oltre alla bellezza della composizione, la partitura è particolarmente dinamica e rende benissimo, anche in uno stadio. Detto questo le Wireless danno luogo a una prestazione al solito quasi impeccabile per timbrica e dettaglio, eccellendo nella micro-dinamica. Riescono perfino - quasi sempre - a offrire una prestazione macro-dinamica altrettanto buona. Basta perdonare l'accenno di metallo nella riproduzione delle frequenze medio-acute a livelli sonori realistici (esagerati?). Sono sorpreso dal fatto che l'imperfezione è assente durante i colpi dei piatti, davvero velocissimi e perfettamente lineari. Come se il tweeter mostrasse i suoi (elevati) limiti a frequenze dove c'è una maggiore energia media, come ad esempio durante un passaggio dell'intera sezione degli archi.

Fedele alla scaletta usata per l'ascolto della versione passiva, mi concedo un vinile:  I Love Brazil, Sarah Vaughan (LP Pablo Today 3212-101), registrato a Rio nel 1977. Lo dico subito, nonostante la conversione in digitale operata dal DAC interno alle Wireless che un po' disturba la mia fede analogista, la superiorità del vinile si riconosce comunque. Questa è una considerazione di estrema importanza per noi audiofili ed è la prova udibile che il digitale, almeno nella funzione di DAC, ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni restringendo il gap con le sorgenti analogiche. In questa occasione non mi addentrerò nell'ascolto in senso lato dell' LP ma trovo più utile raccontarvi di un esperimento, forse un po' cattivo.

Mi tolgo lo sfizio di cambiare testina per vedere se il DAC interno riesce a farmi percepire chiaramente la differenza tra i due fonorivelatori. Ebbene la risposta è positiva: siamo in presenza di un DAC di ottimo livello. Straordinario se pensiamo al suo costo: la differenza tra una coppia di LS50 passive ed una Wireless è al di sotto dei 1.000 euro. E in questa cifra sono compresi anche 4 finali di potenza, i comandi, la connettività via etere e tutto il resto. Non so voi, ma io non conosco nessun DAC ‘stand alone’ di prestazioni simili e costo confrontabile. Per dirvela tutta, le due testine che ho usato per questa verifica sono piuttosto diverse tra di loro: una AKG e una Stanton che, per quanto l'ascolto sia avvenuto con le impedenze d'ingresso del pre phono ottimizzate per ognuna di esse, presentano una differenza di impostazione sonora e - direi - addirittura filosofica. Provo anche a sentire le differenze direttamente, senza passaggi attraverso il dominio digitale e - sempre per dirvela tutta - risultano più nitide e raffinate di quanto percepito attraverso il DAC KEF. Ma il mio è un preamplificatore di riferimento che - da solo - costa circa 10 volte il prezzo delle Wireless. E il test è davvero estremo e - certamente - ingeneroso.

Prima di passare alle conclusioni, decido di concludere con un altro SACD: Super Bass 2, con Ray Brown, John Clayton e Christian McBride (Telarc SACD-63483, DSD nativo). Volevo comprendere a fondo i limiti delle piccole Wireless nella riproduzione delle basse frequenze e ho scelto una session di tre tra i migliori bassisti jazz in circolazione, registrata live al Blue Note di New York City. Tenendo in considerazione le dimensioni del piccolo coassiale KEF e del mobile siamo in presenza di una prestazione probabilmente da record, almeno per quanto mi riguarda. In questo caso - essendo questo disco fuori dalla scaletta usata con la versione passiva - non posso fare un confronto neanche a memoria. Tuttavia i tre brani tratti da Porgy and Bess sono godibilissimi e riempiono il mio locale con frequenze basse molto potenti e realistiche. Bisogna davvero esagerare per raggiungere il limite. Credo che i vicini, sia pure abituati ai miei ascolti, in questo caso possano avere temuto seriamente qualche evento sismico… naturalmente scherzo, ma non tanto. Certo si ritrova la scelta già notata in precedenza per la versione passiva di privilegiare particolarmente l'estensione in frequenza anche a scapito di qualche (piccola) slabbratura e riduzione dell' SPL (alle basse frequenze) che si sarebbe potuto raggiungere scegliendo un accordo reflex a frequenza più elevata. L'amplificatore interno non cede facilmente e - sia pure nei propri limiti di erogazione, dovuti anche alla classe di funzionamento - mi consente un divertimento assoluto con Papa Was A Rolling Stone, brano da me amatissimo e che mi fa completamente dimenticare che sto facendo un ascolto ‘critico’.

CONCLUSIONI

Anche se siamo alle conclusioni, devo fare una premessa. Se scattate fotografie con uno smartphone dell'ultima generazione e siete soddisfatti degli (ormai) notevoli risultati possibili non ha molto senso insistere sulle differenze delle immagini così prodotte rispetto a quelle che si ottengono con una reflex full frame (per non parlare di quello che si riesce ad ottenere con un dorso digitale Hasselblad usando le ottiche Zeiss originali). Visto però che state leggendo una rivista specializzata dedicata agli audiofili (e musicofili) più oltranzisti, mi è d'obbligo aggiungere qualche considerazione di confronto con l'assoluto, cioè come confrontare uno smartphone con un'Hasselblad.

La necessità, per come è strutturato il prodotto, di convertire anche l'unico ingresso analogico subito in digitale limita - anche se di poco - le possibilità del vinile (e dei media analogici) rispetto a quanto da essi ottenibile, sia pure con sistemi più costosi. L'amplificatore interno dedicato al mid-woofer ha prestazioni vicine a quelle di un ottimo finale esterno in classe AB, ma non le raggiunge al 100%. Al crescere del livello di ascolto c'è un minimo indurimento sui medio-acuti che - peraltro - è udibile anche nella versione passiva ed è quindi imputabile all'altoparlante e non all'elettronica. La risposta alle frequenze basse è particolarmente e volutamente estesa verso l'estremo, anche se questo riduce un po' il controllo delle frequenze molto basse: in questo caso, forse, per rimediare basterebbe una regolazione diversa grazie al DSP interno. Detto questo, che è costato ore di ascolto e di confronti, le KEF LS50 Wireless sono un vero e proprio sistema completo, molto flessibile, aggiornato, compatto, comodo da usare e capace di offrire delle prestazioni sonore di ottimo livello a un prezzo inferiore ai 2.500 euro. Il confronto con sistemi più tradizionali (più complicati e meno flessibili) di costo magari 10 volte superiore non interessa a molti. Complimenti agli ingegneri KEF che - è ripetuto spesso dal costruttore - sono inglesi e lavorano nel Kent.

Le Wireless, che non hanno chiaramente ambizioni 'assolute', sono a mio parere uno dei riferimenti per tutti i concorrenti che vogliano operare nella stessa classe di prodotto.



Vincenzo Fratello

 

Distribuzione e prezzo

I diffusori KEF LS50 WIRELESS costano 2.290,00 euro e sono distribuiti in Italia dalla HIFIGHT.

Vincenzo Fratello è un collaboratore della rivista Audiophile Sound

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