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Banco di prova

DIFFUSORI DYNAUDIO CONTOUR 20

da Raffaele Cuccu |

Fondata nel 1977, la casa danese Dynaudio è sinonimo di diffusori audio di altissima qualità e design. Audiophile Sound testa le Contour 20 per Qobuz.

Come molti di voi sanno, dal 1994 la progettazione e la costruzione di diffusori è diventato il mio lavoro. Aggiungo che la mia idea di abbandonare la multinazionale americana presso la quale all'epoca lavoravo ormai da una quindicina d'anni nasce, un paio d'anni prima, dal desiderio di costruirmi il mio primo diffusore. Naturalmente per uso personale, non ancora come professionista. In effetti, dopo una ventina d'anni di ascolto con diffusori acquistati e quindi realizzati da altri, mi sono detto che era il momento di provarci. Potete immaginare il tempo che la mia componente ‘ingegnere’ ha speso per scegliere gli altoparlanti da utilizzare. Il limite, oltre al fatto che non sono mai stato ricco, era lo spazio che avevo a disposizione per i diffusori che volevo rispettasse al massimo le esigenze estetiche della mia meta, come gli ESB 7/010 che avevo adottato un paio di anni prima, tradendo il mio antico amore per JBL e per i woofer da - almeno - 30 cm. Ho scelto di realizzare un bass-reflex bookshelf con woofer da circa 16cm e tweeter a cupola morbida Dynaudio. Le Dynaudio Contour 20 già sulla carta mi ricordano decisamente il mio primo diffusore.

Descrizione del prodotto
Aprire un imballo Dynaudio per estrarre le Contour 20 è stata un'esperienza. Il cartone non è un contenitore ma è composto da due parti non chiuse che si piegano per comporlo. Tra l'altro, fissati tra di loro con 4 clip in plastica che con un leggero scatto ne consentono sia l'apertura che la richiusura in maniera semplice. Il materiale di protezione è un eccellente conglomerato sagomato perfettamente. I diffusori sono protetti da un telo bianco decisamente elegante. Una volta estratti da esso, presentano una protezione in plastica arancione per la preziosa e delicata cupola morbida del tweeter. Sia la rimozione che il riposizionamento della stessa sono semplicissimi e avvengono tramite un piccolo scatto meccanico con tre punti di accoppiamento.

Diffusori ne ho estratti dall'imballo un certo numero ma quel che traspare è che l'azienda danese conosce il significato del termine progettazione e ha pochissimi rivali al mondo nell'ingegnerizzare anche questa componente del prodotto: bravi!
Potete vedere l’imballaggio e l’unboxing su questo video:

 

 

La qualità costruttiva e il livello di finitura del diffusore non sono affatto una sorpresa a questo punto dopo l'evidente classe dell’imballo. Il mobile è piuttosto pesante per le dimensioni, decisamente rigido anche per nocche robuste. Il materiale delle pareti è molto probabilmente MDF di adeguati densità e spessore. Sul retro c'è il foro di accordo per il bass reflex e sono subito evidenti due notevoli - sia per dimensioni che per realizzazione - morsetti che accettano anche le classiche banane, direi ‘custom’. Il frontale ha un foglio di rivestimento che circonda entrambi gli altoparlanti che credo sia in alluminio. Il cestello del woofer è ricoperto da uno strato di conglomerato plastico (credo) che circonda anche il tweeter la cui cupola è inserita in un piccolo cono che non oso definire ‘tromba’. Da notare che la sezione orizzontale del mobile non è un rettangolo ma un trapezio isoscele con i quattro spigoli decisamente arrotondati. Sulla base sono presenti quattro fori filettati per l'utilizzo di disaccoppiatori (punte o altro, scegliete voi). All'interno della confezione non ho trovato punte anche se nella documentazione se ne parla raccomandando di non farsi male. Io preferisco l'approccio con tre fori, ma con quattro l'appoggio risulta certamente più stabile. Confesso che il colore bianco (ivory oak, letteralmente ‘rovere avorio’) accoppiato con l'alluminio del frontale non è di mio gusto risultando particolarmente freddo, ma questi, appunto, sono gusti e sono disponibili molte altri colori. Invece le finiture sono a livello di una BMW, e non dico altro. (Nelle foto, potete vedere la rifinitura ‘walnut’ - noce-, nda).

È evidente che il Contour 20 è chiaramente un prodotto industriale - mi devo ripetere - di altissima qualità costruttiva che solo poche aziende al mondo sono in grado di realizzare.





Impressioni di ascolto
Come tutti i diffusori - a maggior ragione se di livello elevato - i Contour 20 richiedono che il sistema che li alimenta sia ritagliato intorno a essi. Nel caso specifico appena li ho inseriti nel mio sistema sono venute fuori subito tre cose.

La prima è che per comprenderli è necessario un lungo periodo di rodaggio e sono abbastanza sicuro che continueranno a migliorare, anche se più lentamente, dopo che li avrò restituiti. Il costruttore avverte che occorrono molte settimane per raggiungere il massimo.

La seconda è che la ventina di watt di cui dispongono i miei finali valvolari non è sufficiente a ottenere il livello sonoro di solito gradito agli appassionati di musica rock. Intanto ho sostituito le valvole finali che preferisco e utilizzo con altre che producono circa 10W in più e la differenza è notevole. Poi ho provato ad ascoltare anche con un ottimo Accuphase che eroga 100W abbondanti. Ma i Contour e il loro tweeter Esotar 2 meritano ampli a tubi. Valuto che la sensibilità del diffusore non superi gli 85 dB/ 1m/ 1W.

La terza è che - almeno nel mio locale d'ascolto - le Contour 20 devono funzionare con il loro accordo reflex decisamente libero. Sconsiglio di utilizzare il cilindro in gomma piuma fornito dal costruttore che, parzializzando con ‘precisione Dynaudio’ il foro posteriore del reflex, ne riduce l'emissione. Questo perché l'eccellente estensione in basso che si ottiene lasciando aperto l'accordo reflex, si riduce parzializzando il condotto.

Una volta assicuratomi che la prima parte del rodaggio fosse completata (più di 100 ore) ho iniziato l'ascolto critico con due vinili eccezionali che Pierre mi ha cortesemente prestato. Si tratta di due prime stampe Decca: Rossini Overtures con Pierino Gamba a capo della London Symphony Orchestra su SXL 2266, del 1961; e Richard Strauss: Till Eulenspiegel's Merry Pranks e altri brani, con Karajan a capo dei Wiener Philharmoniker su SXL 2261, del 1961. Fanno parte della serie ‘FFSS’ (Full Frequency Stereophonic Sound) che vi segnalo è attualmente disponibile in ristampa. Adoro le Ouverture di Rossini e la qualità complessiva delle Contour mi ha immediatamente conquistato. Infatti, la ricostruzione dello spazio, la profondità, la nitidezza della riproduzione sono da prima della classe. Archi e fiati sono presenti nel locale e correttamente posizionati, non solo lateralmente, ma anche in profondità. Al tempo stesso quando il timpano è percosso - cosa che avviene in particolare nel disco con le musiche di Richard Strauss - se ne riesce a percepire quasi la vibrazione fisica nel locale. Ho un misuratore di potenza, un Technics vintage con una scala analogica da 60 dB di ampiezza (cosa più unica che rara) e spesso durante i picchi dei pieni l'ago superava i +10 dB. Questo corrisponde a 10W erogati (uso una scala molto sensibile per capire bene) e, quindi, un probabile livello intorno ai 100 dB, senza nessun significativo accenno di distorsione. Il colpo dei piatti aveva una dinamica notevolissima. Con software di questa qualità, noto subito quella che mi appare come una leggerissima ‘prevalenza’ dell'Esoter 2 rispetto al woofer. Per capirci, se aumento di 100 pF il carico dell'ingresso fono, quasi scompare. È un dettaglio del quale non vi parlerò più perché potrebbe addirittura essere legato al mio gusto personale (!).

Passo a un genere completamente diverso, Mina: Paradiso (Lucio Battisti Songbook), del 2018 su Warner Music, con registrazioni varie fino al 1998. Naturalmente, sono molto amante delle voci femminili e Mina, insieme a Giorgia, sono a mio parere ‘le voci’ femminili italiane. Detto che le Dynaudio fanno immediatamente comprendere la qualità, in certi brani, non straordinaria delle riprese e del mix, ascoltare Mina che interpreta in un medley, Emozioni, mi ha... emozionato! E questo nonostante è emerso qualcosa che assomiglia a una ‘interpretazione’ da parte del tweeter, proprio sulle frequenze medie dove il nostro udito è più sensibile. Devo investigare…

Mi ascolto le prese e le registrazioni casalinghe presenti in The Beatles, Abbey Road Super Deluxe Edition del 2019 su Universal. È bellissimo comprendere come i Fab Four si divertissero nel suonare la loro musica. Le voci di Paul e di John confermano la sensazione che ho provato prima, ma sono ‘loro’. E ve lo dice una persona che ha praticamente tutti (o quasi!) i vinili ufficiali pubblicati dai Beatles. In alcuni brani si può constatare che Ringo è un batterista rispettabile, contrariamente a quanto alcuni continuano a sostenere.





Passo alla liquida da Qobuz e scelgo cose che mi piacciono, indipendentemente dalla risoluzione disponibile. Vi racconto che quando lo standard è 24 bit/96 Khz o più elevato la superiorità rispetto al 16/44 del CD è sensibile e le Contour ancora una volta non nascondono nulla. Lo spazio in un articolo è tiranno, per cui non mi soffermo e provo a riassumere.

Eccellente il piano di Oscar in: Ella Fitzgerald, Ella And Oscar, nel brano How Long Has This Been Going On (1976), e vorrei vedere. Eccellente sia per qualità artistica che di riproduzione.

Da Harry Belafonte Returns To Carnegie Hall (1960) scelgo il brano One More Dance nel quale Belafonte duetta con Miriam Makeba. A parte quanto vi ho già segnalato, le voci che escono dalle Contour sono riconoscibilissime e accurate.

In Oscar Peterson Trio, We Get Requests (1964), che è in Hi Res 24/96 oltre al piano, nitidissimo e corretto, resto colpito dalla qualità del basso, davvero da jazz-club. Molto difficile sentirlo così.

Mi perdo di nuovo nella musica classica con Rimsky-Korsakov, Scheherazade, (1980) con Kirill Kondrashin: scelgo il movimento Il giovane principe e la giovane principessa; gli archi e il flauto sono semplicemente realistici.

Per il nonclassico, non poteva mancare Patricia Barber, Cafe Blue (MFSL, 1994). Mi è piaciuto molto Ode To Billy Joel, brano che uso spesso anche per il famoso schiocco delle dita che più di tante altre cose vi dà informazioni sulla dinamica di un componente che deve riprodurlo.

Per risolvere la mia sensazione sulle voci, uso due CD. Tony Bennett, Duets II (Sony-Columbia 88697974892) e Rachelle Ferrell, First Instrument (Blue Note 1990-1995). Nel primo ci sono voci come quelle di Amy Winehouse, Aretha Franklin e Nora Jones, oltre ad altre. E Rachelle Ferrell l'ho ascoltata dal vivo anni fa a Palermo. Non conosco la frequenza di cross-over del diffusore ma ritengo possa essere intorno ai 2.500 Hz e devo confermare che per quanto sia stato usato certamente un filtro a livello Dynaudio, cioè eccellente, percepisco che la voce è riprodotta da due altoparlanti diversi. Questo avviene in maniera molto meno evidente di quanto accade in altre occasioni ma, per chi ascolta con altoparlanti full-range che riproducono la voce umana per intero, succede.

Conclusioni
La prima cosa che mi ha colpito appena inserito i Contour 20 nel mio impianto è stata la risposta alle basse profonde, diciamo sotto i 50 Hz, assolutamente non comune per un diffusore di queste dimensioni. Poi l'eccellente - almeno per un diffusore da 85 dB di sensibilità - dinamica, sia micro che macro. Senza dimenticare l'evidente elevatissima qualità progettuale e di realizzazione. Se disponete di un impianto adeguato e di un budget fino a 5.000 euro, ascoltatelo, ne vale assolutamente la pena, assicurandovi che sia rodato.

Distribuzione e prezzo

I diffusori Dynaudio Contour 20 costano 4,600.00 - 5,300.00 euro (i prezzi variano secondo le rifiniture) e sono distribuiti in Italia dalla HiFight di Rubano (PD).

Vincenzo Fratello è un collaboratore della rivista Audiophile Sound

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