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DALI: Mini diffusore Oberon 1

da Audiophile Sound |

“Il pezzo forte: l’adozione della vantata tecnica SMC…”

Il marchio Dali (Danish Audiophile Loudspeakers Industries), sebbene relativamente giovane, è ormai ampiamente rappresentativo della produzione scandinava, sia dal punto di vista tecnico sia per design, materiali ed esecuzione costruttiva. Ha al suo attivo un successo di mercato invidiabile in tutto il mondo e premi a non finire assegnati dagli organismi qualificati e specializzati. La “1” rappresenta l’entry level della serie Oberon, una delle più aggiornate, campionessa del rapporto qualità/prezzo, un “best buy”, insomma…

 

 

C’è chi definisce “scatole di scarpe” le casse acustiche così compatte. Queste Oberon 1 hanno un frontale perfino più ridotto di quello delle iper-          osannate o super criticate casse monitor BBC LS3/5a. Ma poi il volume lo guadagnano con l’estensione in profondità. La vista è armoniosa per l’occhio perché l’altezza divisa per la base è quasi nel “rapporto aureo” (f = 1,618); il frontale è di meno di un centimetro più stretto, a vantaggio delle rifrazioni.

Appena tolte dall’imballo, fatemi dire, son rimasto sorpreso: era dai tempi delle Sonus Faber che non notavo tanta cura nel presentare casse piccole. Perfino poste in singoli sacchetti di panno morbido, con uno speciale spessore estraibile a protezione del tweeter fra supporto della tela e baffle frontale e una busta con un cartoncino di congratulazioni, il manualetto illustrato - interessante per qualche (azzeccato) consiglio d’uso e di posizionamento in ambiente - oltre che 8 micro-piedini emisferici di gomma autoadesivi, da usare o meno. Per contro, purtroppo, fra le sei lingue del manuale non c’è l’italiano (d’accordo, ce la caviamo con l’inglese, ma non è cortese).

 

 

Gli altoparlanti hanno membrane di diametro un po’ più grande di quanto ci si aspetti. Il mid-woofer ha il cono stampato da una miscela di pasta di carta a grana fine, rinforzata con fibre di legno, che crea una opportuna struttura rigida ma leggera sulle adeguate ampie sospensioni, mentre la cupola da quasi 3 cm del tweeter è in tessuto a trama incrociata di peso minimo. Ma il pezzo forte tecnologico sta nell’adozione della vantata tecnica SMC pure su questa serie economica Oberon.

Di cosa si tratta? In breve, la casa dichiara che: “il Soft Magnetic Compound (composto magnetico morbido) è un sistema che riduce in maniera sensibile la distorsione magnetica non-lineare e, con essa, abbatte la distorsione in gamma bassa e permette di gestire potenze più elevate con maggiore linearità nella risposta in frequenza” (più in basso, trovi il paragrafo sul “SMC”).

 

 

Oltre la media la fattura dei due morsetti posteriori; no bi-wiring o bi-amping, ma in questa classe ci sembra giusto. Il filtro crossover è su una basetta dietro i connettori d’ingresso e, a occhio, risulta da 12 dB/ottava, con componentistica e cablaggio di discreta qualità. La finitura, infine, è buona e offre quattro scelte: Black Ash, Light Oak, Dark Walnut, White (frassino nero, rovere chiaro, noce scuro, bianco).

 

 

SMC: IL “SOFT MAGNETIC COMPOUND”
Molte case di diffusori, anche talune molto apprezzate in hi-fi, non progettano e producono i trasduttori che adottano ma utilizzano quelli di altre specialiste. Non è questo il caso di Dali che sviluppa gli altoparlanti nei suoi laboratori e, ovviamente, avanzando nella ricerca, applica le tecniche conseguentemente. Il recente brevetto SMC si riferisce ad un materiale altamente conduttivo a granuli magnetici che può essere modellato in ogni forma e che, nei woofer e mid-woofer Dali, secondo il modello, viene posto all’apice del polo centrale interno, quello cilindrico sul quale scorre la bobina che pilota il cono e tipicamente in ferro dolce, oppure anche a forma di anello all’altro polo. La bobina, quindi, è immersa nel campo generato dal magnete permanente ma, nel particolare, circonda l’SMC o ne è totalmente immersa in termini di “campo”. Ciò offre un maggior controllo per eliminazione delle modulazioni del flusso quando la corrente, che scorre attraverso l’avvolgimento della bobina mobile, genera un nuovo flusso “concorrente” nel gap magnetico. Inoltre, elimina la dipendenza dalla frequenza delle proprietà elettriche e magnetiche delle parti in ferro. L’SMC offre le proprietà fisiche giuste: conduttività magnetica molto elevata e conduttività elettrica molto bassa (circa 1/10.000 rispetto al ferro), con una riduzione della distorsione indesiderata causata dalla perdita meccanica nel sistema magnetico - una riduzione così intensa da essere chiaramente misurabile e in effetti udibile. Anche i fenomeni di isteresi che introducono resistenza vengono ottimizzati.


ASCOLTI: INTRODUZIONE
Nel manualetto si raccomanda di porre le Oberon parallele fra di loro, non convergenti e assolutamente non con l’emissione diretta coincidente col punto d’ascolto, pena una perdita della naturalezza della riproduzione. Farò comunque delle prove.

Scrivono che la distanza consigliata dalla parete posteriore può variare secondo le esigenze da 50 cm in giù, fino addirittura a 1 cm! Si possono fare dei test accurati ma si nota subito che, avvicinandole a pochi centimetri, ovviamente, la gamma bassa si rinforza udibilmente. Non sarà difficile trovare il giusto compromesso fra risposta in frequenza e profondità dell’immagine secondo il proprio gusto.

Durante le prime ore di rodaggio, avendo collegato il generatore di funzioni all’ampli, ho notato subito che i 48-50 Hz (sinusoidali) sono resi con una discreta energia senza quello che gli americani chiamano “doubling”, ovvero seconda armonica che sovrasta la fondamentale. C’è da aspettarsi un basso quasi “strumentale” da questi mini.

Per mia abitudine d’uso dei “riferimenti” (KEF LS3/5a “Raymond Cooke Anniversary Limited Edition” anni ’90) davanti alla scrivania, sarò portato a provare cominciando in “campo vicino”. Il mio studio è in una mansarda (V = 70 mc circa) col lato a scendere dietro di me e base rettangolare in moquette di 6,70 x 5,40 metri; pareti con tanti libri, superfici movimentate, tendaggi pesanti, acustica curata (e misurata, ai tempi), ben azzeccata, direi. Poi le sposterò in un ambiente di volume maggiore, col divano a circa tre metri dal piano d’emissione. Le note che seguono, dove non specificamente segnalato, rappresentano l’impressione mediata per entrambe le suddette dislocazioni. Ah, aggiungo che si riferiscono ai diffusori su eccellenti supporti metallici piuttosto massicci (i Music Tools “ToolOne”, specificamente progettati e realizzati per mini diffusori, in particolare per le BBC Monitor) e con “aria” di oltre 60 cm dalla parete posteriore ricoperta con tendaggi, quindi pochissimo riflettente.

Importante: fin dal primo collegamento si conferma col fonometro (in rumore rosa) che, a pari distanza, ci sono oltre 3 dB di maggiore livello acustico emesso dalle Oberon 1 rispetto a quello del riferimento; nell’impiego sul campo non è poco.

 

 

IMMAGINE SUI TRE PIANI E SPAZIO FRA GLI STRUMENTI: NATURALEZZA E ATMOSFERA 
Iniziamo con la... geometria. Decisamente coerente e ferma l’immagine dell’emissione, con buona profondità prospettica e ampio sviluppo in altezza. Ogni strumento e voce permettono di essere identificati e focalizzati pure con regolare costanza quando sono immersi in un pieno orchestrale, a meno che non sia il materiale musicale a risultare difettoso. In questi parametri sembra che la Dali in prova sia più meticolosamente “monitor” del riferimento stesso. Quest’ultimo, come più volte ripetuto, non eccelle di suo né nell’ampiezza laterale, né, tanto meno, nella terza dimensione, quella dei piani di profondità. Qui il nuovo batte l’antico e di brutto, indipendentemente dalla classe di prezzo.

Per il resto, ho provato e riprovato, per esempio, con varie buone registrazioni di grosso coro e organo sia per le dimensioni sia per quel senso di atmosfera, di realismo che sempre andiamo cercando. Parlare di “naturalezza” mi sembra paradossale, visto che - a prescindere dalle limitazioni intrinseche di un minidiffusore, per quanto di pregio - non si è assistito all’evento reale e, nel viaggio del segnale, quante deviazioni vengono effettuate, ancora a monte del sistema, nel master, e poi dal supporto originale, materiale o immateriale ad alta definizione audio o meno. Preferisco parlare di “piacevolezza” d’ascolto. Attitudine, con una parola in voga, a generare una sorta di “empatia” con l’ascoltatore che - parliamoci chiaro -se vuole dare un giudizio, deve avere sulle spalle tante ore di ascolti dal vivo e tuttora alimentare questa sua passione di frequentare auditori, teatri, concerti e... jazz club.

Ciò premesso, le Oberon 1 fanno onore alle loro origini: generano un suono sempre chiaro e ben definito, più dinamico e intenso (specie a volumi un po’ elevati) rispetto a quello del riferimento. Un suono “tecnico” ma non troppo. Contorni più netti, transienti più veloci, strumenti più separati, in due parole: minor distorsione. Da qui a dire che, però, offrano più “naturalezza” e maggior “atmosfera” ce ne corre. Certamente si pongono in modo diverso. Il riferimento “impasta” un po’ di più, se pur con una certa... piacevolezza d’ascolto; il suono delle Oberon 1 è di certo più evoluto, più pulito e pronto, pur mantenendo una buona dose di fascino, di resa nell’ambiente, di rotondità di quegli acuti e medio-alti così trasparenti e chiari ma non “sparati” addosso all’ascoltatore.

Se mettiamo da parte l’agognata “immanenza” che solo i grandi diffusori possono offrire, in un ambiente piccolo o medio-piccolo le Oberon 1 sono forti perché, appena le ascolti (e poi più le ascolti), ti vanno in simpatia, così generose, precise senza essere aggressive, mai affaticanti. L’aria che vuoi attorno agli strumenti e le voci, per esempio, te la concedono riconoscibile, sebbene i contorni di essi siano precisi e le posizioni molto stabili.

Per chiudere il capitolo: immagine, naturalezza e atmosfera sono ricostruite con chiarezza se sono ben generate e poi gestite dai componenti a monte. Direi che tale prova ha dato risultati più che buoni per la classe del diffusore, inaspettatamente nell’ascolto migliori, per certi versi, di quelli del riferimento stesso.

 

 

RISOLUZIONE, DETTAGLIO, CONTRASTO: DINAMICA E VELOCITA’ NEI TRANSIENTI
La separazione degli strumentisti è evidente e stabile il loro posizionamento, l’ho già scritto, mi pare. D’altra parte, il successo dei “mini” di qualità è anche dovuto alla loro dote di sorgenti quasi puntiformi, caratteristica che le casse da pavimento in genere non hanno proprio. Ma se si vanno a scandagliare brani di musica complessa, orchestrali con o senza coro, il contrasto, specie il micro-contrasto, rivela la classe economica delle piccole Dali. La risoluzione, il dettaglio risultano più che sufficienti per la fascia di costo, però qui il riferimento si riprende degnamente il... trono.

Al contrario la Oberon 1 vince facile nella dinamica verso l’alto, se vogliamo un po’ di “birra”, dove il riferimento si accascia nello scontro diretto. Tanti anni di differenza di progetto e di tecnologia dei componenti qui si fanno sentire nettamente. Nella dinamica verso il basso, nelle identificazioni durante i pianissimo vince ancora il riferimento che sembra più a suo agio con la musica da camera ma, se si cambia genere, passando al rock, anche di qualità, il piacere di ascoltare le Dali sale nettamente. Di più, ovviamente, in campo un po’ vicino. Lo stesso avviene col jazz, per esempio il classico trio, se si cerca di stabilire un livello sonoro credibile: le danesine rendono e arrivano quasi a saziarti, mentre il riferimento, tenuto più calmo, rivela nuance, sfumature e tonalità più estese, seppur dolcificate. Provo a concentrarmi sul ritmo, sul sostegno dei colpi di batteria, sui pizzichi alle corde, sui transienti del piano. Dunque, la velocità, gli scatti e le frenate sonore delle piccolissime Dali, seppure in reflex, viene fuori bene e viene fuori pure la voglia naturale di accompagnarle battendo con i piedi. Quasi un miracolo per una “scatola delle scarpe” di misura femminile addirittura. A... guardarle suonare non si crederebbe alle orecchie. Reggono e restituiscono energie indistorte che il riferimento manco se le sogna. Si sale, si sale col potenziometro del volume e si resta un po’ a bocca aperta. Sarà che questo “SMC” funziona decisamente? Attenzione, non ho detto che riempiono di bassi e medio-bassi la stanza. Ma si fanno sentire ed è un buon sentire, sebbene il woofer sia di diametro contenuto.

 

 

VOCI E PRESENZA: GAMMA BASSA E RIFINITURA ACUTI
In questo capitolo, se non fosse per la quantità e la selettività della quale sono capaci, in particolare nelle successive prove in ambiente maggiore e più distanti dal punto d’ascolto, ci sono pochi round nei quali le piccole in prova raccolgono pari o più punti rispetto al riferimento. La coerenza dell’emissione è un buon terreno e, a mio parere, ciò è dovuto all’ottimo incrocio fra i trasduttori, eseguibile con pochi componenti nel crossover, al contrario di quello ben noto dei riferimenti che, per il labirinto che acrobaticamente fa girare il segnale con cotanta rete RCL e “celle di compensazione”, rappresentano una sorta di miracolo quando si vanno ad ascoltare.

La quantità della gamma media delle piccole Dali è perfettamente equilibrata e la chiarezza delle voci la fa da padrona; l’equilibrio permane via via quando si sale verso le note più alte e anche nelle armoniche elevate, mai invadenti. Ottima riproduzione, buona trasparenza, ancor di più se si tiene in massimo conto del prezzo così contenuto. Ma il fascino della resa in questo campo da parte del riferimento è struggente. In certi momenti, con talune registrazioni, la cantante è lì davanti a te. Ti trasmette la sua emotività, perfino nei... silenzi. Vabbè, sto sognando.

A proposito dei bassi, a prescindere dalla evidente forza dinamica generale più accentuata da parte delle Oberon, ritengo giusto riferire che anche la loro tendenza a “scendere” sia migliore rispetto a quella del riferimento. Non si sentono mai troppo ma, quando ci sono, escono fuori abbastanza profondi e puliti, nota per nota, col piano, con gli archi, con l’arpa o l’organo persino, senza impastarsi, se non si va ad esaltarli con il controllo di tono o alzando il volume fuori ordinanza. Certo, pelli basse, timpani, grancasse e strumenti a forte percussione non sono terreno praticabile dai diffusori mini in assoluto se si cerca un po’ di realismo, quindi mi fermo qui.

Dall’altro lato, la rifinitura degli acuti è sufficiente per piacere anche a orecchie esigenti, sebbene risulti un po’ “tecnica”, meno naturale e dolce di quella del riferimento.

 

 

GLI ASCOLTI - SINTESI FINALE
Chiaro che sono proposte per stanze piccole o medio-piccole, queste Oberon 1; nel frangente, un’adeguata soluzione anche per problemi di “WAF” (Wife Acceptance Factor), tanto che per volumi di ambienti medi sarei il primo ad indirizzarvi verso la sorella maggiore Oberon 3 di simile impostazione sonora. Personalmente, avendo ascoltato seppur brevemente la seconda, ritengo che la prima offra un miglior rapporto resa musicale/prezzo. Potrei qualificarlo come sorprendente nella sua compattezza assoluta. Per questo motivo, sebbene le seconde rientrassero nell’intervallo della classe di prezzo nel quale volevamo scegliere, ho preferito le 1. Un signor entry level, davvero stuzzicante.

Dunque, chiudi gli occhi e ascolti un suono chiaro, deciso e preciso ma non aggressivo o troppo asciutto, direi equilibrato, piuttosto lineare e tipicamente trasparente, proprio da diffusori della tradizione danese. Preciso ma non iperselettivo, distante nel confronto diretto dalla quasi dolce eufonia del suono del vecchio riferimento, un’impostazione più moderna e dinamica senza mai cadere nella fatica da ascolto, seppure a livelli sonori oltre la media. Uno stile attuale, insomma, ma sufficientemente raffinato, con i bassi che ci sono, se li vuoi sentire, e non prevalgono mai, facendone riconoscere per contro le opportune variazioni. Siamo in vera hi-fi, qui, piccola ma ben rappresentata, non nel settore di quei “sonorizzatori per telefoni” che vediamo proposti ovunque, magari in mono, uno per ambiente Alexa della casa.

Chiudi gli occhi, dicevo, ti immergi in un piacevole campo tridimensionale e ti accorgi che, però, il suono risulta, come dire, “sottile”. Accidenti, non saranno troppo piccole?

E torna in mente quel rude commento di molti (prosaici) osservatori che imperversano sui social nei gruppi specializzati: “Se prendete un mini e lo sistemate su un buon piedistallo specifico, a parità di costo totale e di spazio occupato, sprecate lo spazio del supporto che, viceversa, potreste sfruttare come volume per i bassi se vi indirizzaste verso un modello di diffusore da pavimento, compatto, ma non così tanto inefficiente!

 

 

Sì e no, commento io. Magari, come capita spesso aggiungendo un subwoofer a due mini di gran classe, si fa un inguacchio e similare pastrocchio può essere generato da casse di maggior volume poste a terra, specie in una piccola stanza. Chi è giunto con nobiltà d’animo al mini diffusore di alta o altissima qualità è arrivato all’adorazione di certe sue precipue doti, raggiungibili senza spendere cifre da super hi-end che la cassa più grande, da pavimento, non gli porge con altrettanta facilità. Certo, da un certo livello in su, si possono incontrare anche in diffusori grandi e spesso dalla morfologia un po’ strana, comunque non solo cari ma addirittura costosissimi. Allora, tale appassionato - viepiù se con stanza e portafoglio piccoli - è pronto a rinunciare alla quantità sonora, all’immanenza per certi generi musicali e, magari, si esalta per la precisone dell’immagine spaziale, il fascino di una voce, o di un piccolo gruppo da camera e ne gode schiettamente. Nel confronto, mostrandosi pure più piccole delle mini di riferimento, messe a tappeto in più riprese durante il test, ci verrebbe da dire: così piccole così cattive.

L’essere più precise, più corrette, più trasparenti e pure più perentorie da parte di queste “danesine” fa parte dell’evoluzione tecnica, ovvero è un oggettivo miglioramento. La nettezza dell’originale ne guadagna platealmente. Ma quanti “originali” espongono maggiormente le loro magagne! Magari qualcuno non avrebbe voluto rilevarle e avrebbe voluto continuare a sognare, immerso nel fascino suadente delle BBC monitor. Chi, invece, pragmaticamente, vuole ascoltare attento, criticamente, e giudicare anche gli altri anelli della catena hi-fi si convincerà che queste Dali hanno grandi meriti e, per quanto economiche, possono costituire ottime basi per costruirsi e via via acquistarsi e affinarsi il sistema a monte, specie se da sorgenti audio ad alta risoluzione.

 

 

CONCLUSIONI...
Una scelta ottima per un primo impianto, una proposta verso i giovani per far comprendere loro cosa si intende per riproduzione musicale ad alta fedeltà. Un acquisto da fare a occhi chiusi se l’impianto viene allestito in una stanza piccola o medio piccola, anche grazie alla versatilità che le Oberon 1 offrono per il posizionamento. Insomma, così piccole e pure economiche, si rivelano ottime fondamenta e pure successivi pilastri di un sistema di “vera hi-fi” in evoluzione.

Non solo, ma c’è un uso “current-vintage” che io consiglio vivamente. Mi riferisco al vostro ambiente studio. Acquistatevi un piccolo ampli usato amato dalla comunità audiofila (come NAD, Rotel, Cyrus, Cambridge Audio, AudioLLab, Arcam e vari altri - NON giapponesi da rack - anni Settanta/Ottanta), una “penna DAC” che si può inserire in un connettore USB del vostro PC o Notebook e che ha l’uscita analogica L e R da collegare all’ingresso AUX dell’integratino; ponete le “piccole” sulla scrivania ai lati del monitor, meglio se più indietro e ascoltatevi le sorgenti streaming più moderne, anche e soprattutto quelle ad alta risoluzione audio. Avrete infinita musica disponibile, potrete compilarvela sui vostri gusti, praticamente senza occupare spazio fisico ma con ottimi risultati anche tecnici. Io, come “pennetta” uso una italiana Hi Face DAC (384 kHz/32 bit) della stimata M2Tech, che costa sui 200 euro e, a volte, mi sento in... paradiso! – Gianfranco Maria Binari

 


Scheda Tecnica

 

Distribuzione e prezzo

Il Mini diffusore Oberon 1 della Dali è distribuito in Italia dalla PIXEL ENGINEERING SRL di Gallarate (VA). L’ Oberon 1 costa 573,00 euro (la coppia).

 

Gianfranco Maria Binari è un collaboratore della rivista AUDIOPHILE SOUND

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