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Ayon Audio: Preamplificatore Spheris III

da Audiophile Sound |

“La ricchezza del suono, l’energia, produce un suono coinvolgente...”. Pubblichiamo le prime impressioni di ascolto di Wojciech Pacula, (il direttore della rivista polacca “High Fidelity” e collaboratore della rivista “Positive Feedback”), con i commenti tecnici di Gerhard Hirt, il direttore generale della Ayon che produce lo Spheris III.

LA RECENSIONE DI WOJCIECH PACULA: SI INIZIA CON IL POLARIS...
Il preamplificatore Polaris della Ayon è sempre stato l’elemento chiave, il cuore, del mio impianto di riferimento dal 2009, e cioè da quando recensii - finalmente - questo pre su “High Fidelity” nell’aprile di quell’anno. Nel corso del tempo il pre linea Polaris ha subìto diversi aggiornamenti. Poco dopo Gerhard Hirt e il suo team di ingegneri hanno progettato un alimentatore completamente nuovo, in realtà un condizionatore di rete, che utilizzava ancora valvole e generava sinusoidi ad alta tensione per le valvole di segnale. Il miglioramento nella qualità sonora fu notevole, ma il carattere sonoro rimase lo stesso. Non avevo altra scelta che aggiornare il mio preamplificatore acquistando il nuovo alimentatore. La nuova versione ora si chiama Polaris III.

 

 

PROTOTIPO SPHERIS III:‘BEST SOUND 2013’ A MONACO
Ma già da allora sapevo che prima o poi mi sarei dovuto procurare il pre linea sotto esame, e cioè lo Spheris III. Anche quando la Ayon presentò il Polaris IV con prestazioni superiori a quello della versione precedente, sapevo già che avrei voluto lo Spheris III.

Il prototipo dello Spheris III era stato presentato in anteprima a Monaco di Baviera nel 2013, e faceva parte di un impianto premiato con il “Best Sound 2013”. Ci volle un altro anno prima che la Ayon finalizzasse la produzione del modello e che io ricevessi una delle prime unità per la recensione.

Ed è rimasto con me…

 

 

COME “NACQUE” LO SPHERIS III: PARLA GERHARD HIRT DELLA AYON AUDIO
Nel 2000 uno dei progettisti dei miei amplificatori single-ended mi presentò il prototipo di un preamplificatore cablato in aria, montato su una tavola di legno. Mi chiese in modo piuttosto insistente di ascoltare “quella cosa” e dare un’opinione imparziale. Era una persona che, per hobby, da anni sperimentava con idee un po’ fuori dal comune e sembrava che avesse lavorato segretamente per quasi otto anni su questo prototipo, ma non me ne aveva mai parlato. Chiaramente conosceva molto bene tutti i nostri migliori preamplificatori in produzione e faceva anche l’assistenza per alcune marche estere.

Comunque, il suono che uscì dal suo prototipo stravolse completamente tutti i miei concetti sui preamplificatori che avevo sentito finora. Tante cose erano completamente diverse: l’ariosità, la velocità, gli incredibili colori tonali, la maggior trasparenza, l’immagine profonda… Tutto era così verosimile con una spazialità che non avevo mai ascoltato prima, e tutto da un prototipo su una “tavola di legno” messa insieme con dei componenti i più semplici, appena sufficienti per farlo funzionare.

Passarono altri cinque anni per andare dal prototipo al prodotto finale e fu addirittura il 2005 quando la prima serie dello Spheris fu immessa sul mercato. Non avevamo anticipato che ci sarebbero state tante problematiche da risolvere e questo era proprio perché si trattava di un concetto totalmente nuovo.

Molte parti furono appositamente costruite da noi poiché il progetto era completamente diverso da tutto ciò che avevamo fatto in precedenza; un lavoro importantissimo poiché ogni singolo pezzo nel pre aveva una grande influenza sul suono. Fu necessario persino cambiare il telaio e il design tre volte affinché non fossimo completamente soddisfatti. Ma questo ci stimolò a migliorare ulteriormente - e quanto prima - il progetto originale e le sue periferiche attorno al circuito.

Poi arrivò la successiva pietra miliare: il potenziometro del volume a passi ELMA a 4 canali con 192 resistenze dello Spheris I dovette essere sostituito. C’era un’unica soluzione accettabile: trasformatori in super-permalloy posti all’uscita (senza resistenza nel sistema di controllo del volume). Questa era una sfida difficilissima in quanto bisognava provare con un requisito (voltaggio) completamente differente e cioè una cosa diversa dal posizionare il controllo del volume all’ingresso come è il caso di quasi tutti i preamplificatori convenzionali. Infatti, nelle prove utilizzammo un’enorme quantità di trasformatori step-up prima di capire il numero di bobine e trasformatori ecc. necessari per arrivare alla tonalità giusta.

Ma c’era ancora un altro “piccolo” dettaglio che ci tormentava: volevamo un controllo di volume senza alcuna commutazione meccanica tramite potenziometro. L’idea era quella di pilotare i quattro trasformatori step-up in super-permalloy non tramite un potenziometro meccanico (come nello Spheris II) ma con un sofisticato sistema di controllo elettronico. Di conseguenza, avevamo bisogno di un encoder invece di un potenziometro meccanico; ogni singolo trasformatore super-permalloy ebbe la sua scheda di circuiti con 24 relè ciascuno e un MCU con software dedicato (in totale 96 relè e 4 MCU. Questi ultimi ricevono i segnali di commutazione dal potenziometro dell’encoder, li elabora di conseguenza e a ogni operazione commuta sempre otto contatti relè con una velocità di 2 millesimi di secondo. Fu così che nacque il più complesso controllo di volume mai incorporato in un preamplificatore valvolare.

Ad oggi lo Spheris III non può essere migliorato, né in teoria né in pratica. È arrivato alla sua forma attuale dopo 23 anni di evoluzione ed è stato portato “alla perfezione” come forse nessun altro preamplificatore valvolare di serie sul mercato mondiale attuale.” – Gerhard Hirt

 

 

LO SPHERIS III
Secondo me, il ruolo del preamplificatore in un impianto audio non può essere sottovalutato. Un preamplificatore “scolpisce” il suono finale in un modo più sottile rispetto ad amplificatori finali, diffusori e sorgenti. Il pre gioca un ruolo chiave impostando il carattere sonoro dell’intero impianto e in questo senso lo Spheris III soddisfa tutte le mie esigenze quando ascolto la musica. In più, si abbina perfettamente con qualsiasi finale e sorgente in quanto dispone di regolatori di guadagno atti a ottimizzarne l’interfaccia.

Lo Spheris III riprende la configurazione che la Ayon utilizzava già nel 2005 per lo Spheris I: due telai separati, uno per l’alimentazione e l’altro per il pre. Con lo Spheris II il telaio iniziò ad assomigliare quello del Polaris, cioè con angoli arrotondati e tutti i pannelli in alluminio. Anche le grandi manopole cromate sono simili al Polaris e consentono di selezionare un ingresso attivo, controllare il volume e impostare il bilanciamento tra il canale destro e quello sinistro. C’è un elemento aggiuntivo che rende facile differenziare lo Spheris dal Polaris: tutte le manopole hanno intorno a loro fasce acriliche tonde, rosse e retroilluminate. La retroilluminazione può essere spenta con un piccolo interruttore che si trova sul retro dell’apparecchio, ma l’illuminazione è così discreta che non ho mai sentito il bisogno di spegnerla.

Sul pannello frontale c’è un altro nuovo elemento: un piccolo display alfanumerico che mostra il livello del volume di utilizzo. C’è esattamente la stessa manopola per il controllo del volume dello Spheris II, la quale ha un grande punto che indica il livello scelto, ma per lo Spheris III è obsoleto perché la manopola adesso controlla l’encoder e quindi non fa che girare e girare.

I connettori posteriori sono disposti in modo diverso rispetto alle versioni precedenti: prima Hirt utilizzava il sistema di Audio Research, con il canale destro (rosso) in alto e quello sinistro (bianco) in basso. Ora la maggior parte dei progettisti utilizza una disposizione inversa che troviamo anche sullo Spheris III.

 

 

CIRCUITO SORPRENDENTEMENTE SEMPLICE...
Il circuito è sorprendentemente semplice, almeno considerando solo il trasferimento di segnale. Il segnale va dagli ingressi alla scheda madre con i relè. Quindi, con i cavi, passa alla parte anteriore del dispositivo verso quattro trasformatori (due per canale) con prese multiple. Il livello del segnale viene modificato cambiando il rapporto tra avvolgimento primario e secondario. È la stessa soluzione utilizzata ad esempio nei preamplificatori Music First Audio.

I trasformatori con nucleo classico sono realizzati dalla stessa Ayon e per commutare gli avvolgimenti la Ayon ha utilizzato un innovativo sistema di relè al posto dell’interruttore meccanico utilizzato in precedenza. E infine il segnale raggiunge le valvole e quindi l’uscita tramite un singolo grande condensatore Mundorf MCap Supreme Silver/Gold. Tutti gli elementi passivi sono stati accuratamente selezionati durante le sessioni di ascolto e tutti, ovviamente, sono di alta classe. Ci sono trasformatori Lundahl nella sezione di ingresso: il segnale dagli ingressi RCA è simmetrico e quindi elaborato in forma bilanciata. Vorrei anche sottolineare che l’alimentatore si trova in un telaio separato come ho già detto sopra, ma una sua piccola parte si trova anche nel telaio principale dell’apparecchio. C’è una grande induttanza Lundahl e due enormi condensatori in polipropilene che fanno parte del circuito di alimentazione per l’anodo. Non ci sono condensatori elettrolitici nel circuito di alimentazione delle valvole.

 

 

DUE GRANDI TRASFORMATORI TOROIDALI...
L’alimentatore presenta due grandi (e come dimensioni intendo quelli di amplificatori ad alta potenza) trasformatori toroidali, schermati con coperture metalliche. La tensione anodica è raddrizzata con valvole CV135, raddrizzatore a onda intera, e condensatore in polipropilene al seguito. Come potete vedere, entrambi i canali usano lo stesso alimentatore. Sembra che il secondo trasformatore alimenti una grande scheda di circuiti nel retro del telaio dell’unità principale che trasforma la tensione dalla rete elettrica in pura sinusoide a 60Hz. È possibile vedere questo valore sul pannello anteriore del pre. Solo questa tensione “rigenerata” viene inviata al trasformatore che alimenta l’unità principale. Questo intero circuito è chiamato AC~ReGenerator.

 

ESTETICA CLASSICA
Lo Spheris III ha la classica estetica della Ayon con telaio estremamente solido e piedini antivibrazioni. Trarrà ulteriori vantaggi se usato con una buona base antivibrazione e piedini migliori (io uso i Franc Audio Accessories Ceramic Disc Classic). L’intero circuito elettronico sembra molto semplice dal punto di vista elettrico, ma infatti è molto complesso. L’alimentazione stessa è importante quanto il circuito che la alimenta. Lo Spheris III inoltre viene fornito con un telecomando in metallo che consente all’utente di modificare il volume e utilizzare la funzione di muting.

 

 

IMPRESSSIONI DI ASCOLTO
Lo Spheris III non è solo il pre linea di punta della Ayon, ma è anche uno dei migliori line-stage che io abbia mai ascoltato finora. Inoltre, l’insieme di funzionalità che apporta e il modo in cui “scolpisce” il suono del mio impianto è quasi perfettamente su misura per le mie esigenze e aspettative. In altre parole, lo Spheris III è un’aggiunta perfetta al mio sistema di riferimento. Sono sicuro che sarà possibile creare un apparecchio ancora superiore all’Ayon, ma ci vorrà molto tempo: lo so perché ho aspettato lo Spheris III nella sua forma odierna per 10 anni!

 

DENSITA’ E RICCHEZZA...
Lo Spheris III aggiunge una certa densità e ricchezza al suono e dà maggiore corposità. Per quanto riguarda la scena si ha un vero senso palpabile di grandi spazi acustici come quella di un’enorme chiesa, di uno stadio o di altri voluminosi luoghi di registrazione, tutti riprodotti in modo convincente nello spazio limitato di una stanza di ascolto in casa. Fantastico! Ed è proprio quello che aspetto da un pre di questa classe. In altre parole, lo Spheris III consente a un impianto di trasmettere più “strati” di musica e sotto questo aspetto è un apparecchio totalmente diverso da altri pre che conosco. Solo il pre top di gamma di Mark Levinson si è avvicinato (tra i pre linea che ho recensito in passato). E in più l’Ayon offre anche quest’immensa ricchezza di suono che il Levinson non riesce a eguagliare.

Lo Spheris III riproduce una moltitudine di immagini sonori, grandi, materiche, molto distinte e quasi palpabili, e sempre “intense”. Il risultato è un suono “naturale”, e per “naturale” voglio dire impressioni simili a quelle che proviamo durante un concerto dal vivo. Ciò significa che quella “artificialità” nella riproduzione musicale non è presente qui. Certamente non è la stessa cosa della musica dal vivo: stiamo parlando di “un’impressione di naturalezza”, un ascolto che ti porta direttamente dentro il messaggio musicale, dentro un un mondo che è difficile lasciare.

 

 

IL SOUNDSTAGE DIVENTA PARTE DELLA NOSTRA STANZA
Con lo Spheris III il suono non è mai freddo o privo di emozioni come quello che otteniamo - con alcune eccezioni come dCS e Ancient Audio - dalla maggior parte dei pre passivi o sorgenti con livello del segnale di uscita regolabile. Troppi apparecchi “omogeneizzano” i piccoli dettagli musicali; questi dettagli non solo non vengono differenziati (in termini di fraseggio e variazioni dinamiche, ndr, Pierre) ma addirittura apparecchi più poveri cercano di toglierli. Ci siamo semplicemente abituati a una certa maniera di riproduzione sonora e inconsciamente ci adattiamo a essa, allineando le nostre esperienze dei concerti live a quello che possiamo ascoltare in casa con il nostro sistema. In un certo senso sostituisce ciò che possiamo veramente sentire (l’unico pre - dovrei veramente dire catena - che può produrre il tipo di suono al quale questa descrizione allude, l’ho sentito nel famoso impianto di Yamamura, tutto valvole, a Londra. Sarebbe interessante ascoltare lo Spheris III nella catena di Bé che ho qui a Salerno, sostituendo il pre in corrente di Bé - la sua ultima creazione finita negli ultimi mesi della sua vita - con l’Ayon, PB).

Invece, con l’Ayon il soundstage diventa parte integrante della nostra stanza di ascolto e i diffusori non sono più percepiti come sorgenti del suono. Anche quando i suoni provenivano direttamente dai diffusori, come accade con alcune registrazioni stereo degli anni ’50 e ’60, io potevo sentirli dietro di loro, o dallo stesso punto nello spazio in cui si trovava il diffusore. Se l’idea di una particolare registrazione era quella di circondare l’ascoltatore con il suono, con lo Spheris III mi sentivo davvero circondato. Suoni provenienti da dietro la mia testa? Certamente, e non solo con Amused To Death di Roger Waters, ma anche con alcune registrazioni stereofoniche della Opus3 e altre.

 

CONCLUSIONE
È la ricchezza del suono, l’energia, che rende la riproduzione musicale così coinvolgente. Quasi ogni registrazione che ho ascoltato è stata un’esperienza emozionante, e anche quei tratti in album un po’ noiosi o quelli che normalmente evito sono diventati più coinvolgenti. Il punto è che ognuno di noi deve trovare ciò che gli si adatta meglio, come un paio di guanti perfetti che calzano a pennello. Se non ti si adatta perfettamente ti darà fastidio.

Il pre linea Spheris III è perfettamente adatto a me. Potrei facilmente godermi la musica con altri preamplificatori ed esserne davvero felice, ma è l’Ayon che si avvicina di più alle mie aspettative personali, ovvero la “misura” migliore per me e il mio impianto. Ed è per questo che è diventato parte del mio sistema di riferimento. Permette al mio impianto di suonare in modo molto piacevole e soddisfacente, pur essendo uno strumento utile per un recensore. Mi incoraggia ad ascoltare senza nascondere i punti deboli, ma permettendomi anche di ignorarli. Ma sono IO che li ignoro e non il mio sistema: è una mia scelta. Questo è il ruolo di un impianto di riferimento. Non riesco davvero a immaginare una raccomandazione migliore per un prodotto audio. – Wojciech Pacula

 


Scheda Tecnica

Impedenza di ingresso: < 1 MW
Risposta in frequenza / Linea: 0,5 Hz - 500 kHz
Rigeneratore AC: max. 300 W
Dimensioni pre (LxPxA): 500 x 430 x 110 mm
Peso (pre e alimentatore): 43 kg

 

Distribuzione e prezzo

Il preamplificatore Spheris III è distribuito in Italia dalla Hifi4music - Ayon Italy di Pinerolo (TO). Lo Spheris III costa 39.500,00 euro.

 

Wojciech Pacula è il direttore della rivista polacca “High Fidelity” e collaboratore della rivista “Positive Feedback”

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