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Banco di prova

Amplificatore integrato SONOS AMP

da SUONO.it |

Era il 27 gennaio 2005 quando Sonos lanciò finalmente, dopo una lunga genesi, il suo primo prodotto, lo ZP 100: il primo brano riprodotto da quel piccolo cubetto dall'estetica Apple Style fu “No Sleep Till Brooklyn” dei Beastie Boys... SUONO fu tra le prime riviste al mondo a intuirne le potenzialità, con una prova in anteprima europea sul numero 388 (gennaio 2006) con un titolo profetico: “L'anello mancante”.

Il successo planetario del marchio è stato secondo solo alle molteplici piccole e grandi rivoluzioni, apportate da quella che, allora, era una piccola startup, sulle modalità dell’ascolto musicale ma anche sul concetto di assistenza post vendita e valore nel tempo del prodotto, anche se nell’ultimo periodo, causa anche la rapida evoluzione delle tecnologie delle piattaforme hardware, sui prodotti più antichi è cessato il supporto e la compatibilità con le nuove app. E poi: la GUI a misura di utente, tuttora fra la più intuitive e usabili che ci siano, l’abbattimento dei moloch audiofili senza rinunciare alla qualità; Sonos non ha ceduto alle lusinghe dei formati a perdita ma ha da sempre garantito la “qualità CD” senza tuttavia cedere alla tentazione della rincorsa al supporto dei formati ad alta e “altissima” risoluzione per lungo tempo, dedicandosi invece al trasporto robusto e stabile del flusso musicale e alle soluzioni biamplificate con DSP a bordo dei diffusori attivi, tutte cose che la casa ha realizzato senza particolare enfasi ma anche senza sbagliare un colpo se non, forse, nel campo dei diffusori passivi, abbandonato alla prima esperienza.

Altra categoria che dirazza dal segmento audiofilo, e anche da quello audio-video ma che sancisce la visione dell’azienda, è stata quella delle soundbar: assolutamente non condizionate dai “totem” dei formati e degli standard audio multicanale, ma prodotti caratterizzati da un ottimo suono (valido anche per l’ascolto di musica stand alone) e soprattutto integrati nel loro ecosistema.

Poi? Poi, la strada intrapresa da Sonos è sembrata quella tipica delle startup di successo, parallela a quella di un altro protagonista innovativo del settore come Devialet; se il costruttore francese ha raggiunto un accordo quadro con Sky per fornire delle soundbar urbi et orbi, Sonos è approdato nella casa di tutte le case, Ikea, con soluzioni di varia natura dando la sensazione che l’interesse per il mass market avesse completamente "saturato” gli obiettivi del costruttore. Tra il passato e il futuro (si vocifera di cuffie, di un nuovo e rivoluzionario subwoofer e così via…) ecco nel 2019 l’eccezione che, mai come in questo caso, conferma la regola: il Sonos AMP appunto! Un ritorno alle origini? No, nonostante il fatto che le affinità tra lo ZP 100 e il Sonos AMP ci siano, seppur velate: anche stavolta parliamo di un cubetto…

 

 

Mentre però lo ZP 100 fin dal design (ispirato alle algide forme degli Apple di una volta) si rivolgeva a un pubblico generico (mass market), il Sonos AMP è un attacco in piena regola al mondo dell’hi-fi e a tutte le sue regole che vengono sgretolate, demolite, annullate, da quello straordinario gruppo di teste pensanti che hanno sede in California!

Vediamo allora di cosa si tratta perché, se a tutti gli effetti l’AMP è un amplificatore integrato con a bordo uno streamer, le affinità con classificazioni e modalità di registrazione con gli attuali prodotti hi-fi finiscono qui, pur essendo il prodotto destinato a questo mondo. Fin dall’estetica, l’apparecchio adotta soluzioni inusuali sia nel rapporto di forma a pianta quadrata e poco sviluppato in altezza, con un mobile realizzato con il guscio in una miscela originale, un disegno del top che ricorda un po’ un disco volante e il frontale con tre soli tasti a sfioramento di una pulizia formale unica. Si potrebbe anche azzardare che il gran lavoro dietro al design di SONOS sia l’attuale inno all’essenzialità, alla forma e alla sostanza, una specie di manifesto di una rivoluzione culturale nell’ambito della nuova architettura a misura d’uomo e di ambiente, un po’, con tutta la riverenza del caso, quel che accadde negli anni Sessanta grazie a Castiglioni. Vivendo la trasformazione in atto di quanto ci circonda, spesso sfuggono alcuni dettagli che, magari a distanza di pochi anni, potremo dire che hanno fatto la storia.

Tornando indietro nel tempo, SONOS è stato il primo a proporre un controller software multipiattaforma, in tempi in cui i computer Windows e quelli Apple non dialogavano affatto tra loro e solo passarsi un file di testo era un’impresa non sempre alla portata di tutti. Eppure, anche allora (il DLNA council era allo stato embrionale) ecco che la stessa interfaccia “made by Sonos" girava su Mac e su PC senza problemi, connettendo i vari componenti in wireless e con una rete privata. Un altro dettaglio ancora vivido nella nostra memoria (che è passato generalmente inosservato) è quello della scelta della sezione di amplificazione di allora: un Tripath scelto nell’era degli “ammazza-giganti” sollevati proprio dal chip Tripath utilizzato nel T-AMP! Scelta che oggi vira nell’AMP su una soluzione più tradizionale, visto che lo stadio di potenza utilizza quattro MOSFET di potenza Infineon 110N08N per ogni canale. Riflettendoci, effettivamente SONOS non ha mai puntato sulla promozione abbastanza sterile di una tecnologia, elevandola a totem scollegato dalla realtà, anche quando le condizioni a contorno magari erano abbastanza favorevoli (leggi fenomeno T-AMP): quando gli obiettivi sono chiari e quando le cose si affrontano nel verso giusto, non c’è bisogno di ricorrere a colpi di teatro!

 

 

Ciò non di meno, alla sua uscita qualche anno fa l’AMP ha ridefinito alcuni modelli sia di progettazione che di produzione; ancora una volta, SONOS non sembra interessato a cavalcare luoghi comuni o altre cordate, andando per la sua strada senza legarsi a nomi noti nel campo audio. In particolare, l’apparecchio si merita un posto d’onore per come è evoluta l’implementazione delle varie sezioni e per come sono state “sintetizzate” le forme e le funzionalità dell’apparecchio, soprattutto per i comandi posti sull’apparecchio. Come nei diffusori attivi appartenenti alla serie Play, ormai è chiaro che alcune funzioni devono essere immediatamente raggiungibili, a prescindere dalla gestione remota dell’apparecchio e i tre pulsanti, ormai comuni a tutti gli apparecchi (volume su, giù e tasto mute che in realtà mette in pausa la riproduzione) occupano un posto di rilievo anche sul frontale dell’AMP senza comunque prevalere o trasformarsi in un elemento “totemico”, anzi: si tratta di un elemento grafico posto sul pannello frontale in plastica sotto il quale, però, sono presenti i rilevatori sensibili allo sfioramento che attivano i tasti funzione.

Sebbene in assoluto oggi questo può sembrare qualcosa di comune e diffuso, e in parte lo è, è raro che sia implementato nel modo scelto da SONOS (in un guscio molto anonimo ma con un certo stile, è celato uno scheletro in alluminio pressofuso che fa da sostegno ai circuiti stampati, ai sensori e alle antenne di trasmissione) e in hi-fi è ancora una dimensione aliena. Visto da fuori, l’AMP colpisce per la sua celata appariscenza ma all’interno sfoggia un’eleganza costruttiva che solo pochi costruttori sanno raggiungere sia nell’ambito industriale ma anche nell’hi- end più spinto. Un’eleganza non promossa nei canali di comunicazione tradizionali ma che passa senza filtri nei molti video in cui le persone che hanno lavorato al progetto raccontano le loro esperienze e, con grande soddisfazione, i frutti del loro lavoro. I circuiti stampati mostrano un livello qualitativo e una ingegnerizzazione che una volta si usava definire nel campo audio come military grade o ancor di più “di derivazione aeronautica”, forme di espressione ormai usurate ma che erano necessarie per individuare un modus operandi, come quello odierno di SONOS, che si discosta dalla media, e di molto: ad esempio, la cablatura aerea è quasi inesistente in seguito alla razionalizzazione estrema dei circuiti e dei sistemi di montaggio, gli accoppiamenti termici di dissipazione fanno parte della struttura di sostegno e le schermature EMI fanno parte anch’esse della struttura. A differenza di molti altri, che seguono l’esempio del dottor Frankenstein spinto ad aumentare le dimensioni della creatura per accedere anche alle più piccole terminazioni nervose, SONOS è riuscito invece a far entrare tutto il necessario in uno spazio poco più grande del palmo d’una mano! In uno spazio così ridotto verrebbe da pensare che l’alimentazione non possa condividere lo stesso spazio delle altre sezioni ma così non è, anzi, gran parte dello spazio a disposizione è occupato proprio dall’alimentatore di tipo switching ma con un’impostazione e un livello di filtratura da primato. Anche se l’appassionato audio preferisce a livello emotivo un alimentatore lineare, è vero che molti apparecchi hi-end di livello assoluto sono equipaggiati con alimentatori switching, fatti ad hoc, filtrati, ma comunque switching! La grande comodità è di avere a bordo tutto ciò che serve per funzionare collegando solo il cavo di corrente.

 

 

Il setup e l’installazione dell’AMP, come in ogni prodotto SONOS, sono semplici e immediati, soprattutto se si ha già configurato un sistema SONOS all’interno della rete interna. Sono frequenti gli aggiornamenti di sistema in questa fase di lancio, con alcune modifiche nell’interfaccia di gestione e l’aggiunta di servizi esterni. L’interfaccia è in continua evoluzione ma mantiene ancora molti degli aspetti della prima ora che l’hanno consacrata fra le più versatili e robuste nell’ambito della fruizione dei contenuti in rete, in un ecosistema indipendente dal tipo di piattaforma utilizzata. I prodotti SONOS si possono anche utilizzare come renderer DLNA anche se con funzionalità ridotte, oppure in una rete interna AirPlay (oggi anche Ai-rPlay 2) in cui sfoggiano delle caratteristiche di tutto rispetto e una latenza molto bassa nella riproduzione che si discosta dalla media. Si tratta di uno dei pochi sistemi che non presenta un ritardo nella riproduzione dell’audio abbinato a un video visualizzato su un Mac che trasmette l’audio tramite AirPlay; la presenza di una connessione HDMI testimonia la propensione all’utilizzo in questa veste dell’AMP. SONOS ha comunque deciso di rendere completamente compatibili i sistemi con Roon, tanto che l’esperienza d’uso con questa piattaforma innalza il valore assoluto del sistema. Molte funzioni e gran parte delle configurazioni sono ancora raggiungibili solo attraverso l’app di controllo di SONOS ma si tratta, nella maggior parte dei casi, di operazioni da effettuare di rado o solo al momento dell’installazione.

L’AMP è equipaggiato di un ingresso linea che può essere distribuito all’interno della rete e fruito su altri dispositivi. Si tratta di un’opzione che ha lasciato sempre un po’ perplessi anche gli scettici più incalliti e i “puristi” che, non senza una ragione, si chiedevano a cosa potesse essere utile distribuire un contenuto analogico in rete. Quando SONOS fece capolino nel mercato, il vinile non era ancora rientrato a gran voce ma oggi l’ingresso analogico diventa un’opzione essenziale per godersi la riproduzione di un vinile in un sistema avanzato di distribuzione dei contenuti in rete. Ovviamente l’argomento divide la platea, con obiezioni che non risultano del tutto infondate circa l’utilità di riprodurre un disco in una stanza differente da quella in cui è collocato il giradischi! Si tratta di una condizione già affrontata in passato e su cui ditte storiche, come ad esempio Linn, non hanno battuto ciglio: da sempre Linn ha distribuito in multiroom i contenuti sui vari dispositivi, prima nel dominio analogico e poi in quello digitale! I detrattori si chiedono, inoltre, l’utilità di fruire di un contenuto analogico se poi viene digitalizzato in formato CD per essere distribuito in rete. Ancora una volta Linn non ha battuto ciglio e fa la stessa cosa (anche se a risoluzioni più elevate) senza farsi troppe domande di carattere filosofico, partendo da una sorgente con il proprio LP12! C’è anche da considerare il fatto che oggi va molto la possibilità di collegare in Bluetooth il giradischi a dispositivi wireless, con risultati inaspettati che danno un’esperienza di utilizzo comunque soddisfacente e con un certo fascino che innalza il piacere di ascolto e utilizzo: il sistema SONOS, se rapportato alla trasmissione Bluetooth, è a perdita zero e di alta qualità. Tuttavia, l’approccio purista e incorruttibile verso il vinile potrebbe negare la possibilità di apprezzare una performance inaspettatamente gradevole e che comunque beneficia di una ritualità e di una modalità che non esclude nessun’altra possibilità e, anzi, offre un’alternativa consapevole e inaspettatamente piacevole. Perché, sia chiaro, l’esperienza frutto di una commistione tra passato (la riproduzione da un giradischi) e un futuro molto presente dove è facilissimo trasferire in rete nelle altre stanze quel segnale, è coinvolgente e molto, molto d’effetto!

La potenza è insospettabilmente molto più elevata di quel che ci si possa aspettare da un “anonimo” scatolotto di piccole dimensioni: genera un volume sonoro importante, mai debordante e che non dà la sensazione di alto volume di ascolto legato spesso al clipping selvaggio dell’amplificatore tirato oltre i limiti. Anzi, il sistema, come peraltro quelli amplificati, riesce ad arrivare al limite alto della regolazione del volume mantenendo un aplomb inconsueto ma con un piglio e un ritmo invidiabili. Per tutti quelli che sostengono di “riconoscere” un amplificatore in classe D, in questo caso non è facile capirne il motivo, in quanto la caratteristica più evidente sarebbe quella di un campo sonoro comunque poco caratterizzato che fa supporre una bassa ricchezza armonica, che però nei passaggi concitati viene fuori.

Nei pieni si perde un po’ di fuoco fra gli strumenti ma con un ritmo e un incedere ancora di alto livello, o meglio del livello di un amplificatore da oltre 100 Watt. Forse la caratteristica che accomuna la riproduzione dell’AMP a un classe D è un’eccessiva compostezza e controllo, soprattutto se abbinato a diffusori difficili come i Triangle Cello. La configurazione in biamplificazione passiva orizzontale, ottenuta con due unità collegate una ai morsetti superiori del diffusore e l’altra quelli inferiori e raggruppate in un unico sistema in modo da sincronizzare la riproduzione, apre però un nuovo capitolo nella valutazione della qualità aspettata, in quella percepita e in quella effettivamente raggiunta!


Conclusioni e Highlights
Il SONOS AMP mette in ombra per la sua unicità ed eccezionalità gran parte della filiera hi-fi tradizionale che, con le dovute poche eccezioni, da anni ha tirato i remi in barca per vivere di una supposta rendita di posizione che, al meglio, si è assottigliata ancor prima di consolidarsi! Preferiamo allora considerare l’apparecchio come una sorta di asticella da superare: come nel salto in alto, hai tre tentativi, poi vai fuori. L’AMP è un prodotto consumer, non a caso la parola d’ordine aziendale è "audio", anche se è ragionevole chiedersi che cosa abbiano visto i genietti di Santa Barbara in questo settore che noi tutti non vediamo... Hanno investito e cercato accordi, offrendo una soluzione assolutamente competitiva con i corrispettivi hi-fi, a patto che si accetti l’aleatorietà di tali definizioni. "Tanta roba" per il povero appassionato e, soprattutto un monito, probabilmente non voluto ma comunque efficace, agli altri costruttori. Essere hi-fi vuol dire un maggior contenuto qualitativo? Provate a fare meglio di loro per meritarvelo...


Connettività


La disposizione delle connessioni è fra le più organizzate e utilizzabili, senza considerare l’esiguo spazio a disposizione. I connettori RCA sono incassati nella superficie ma accettano senza alcun problema connettori di grande diametro come ad esempio i Neutrik ProFi. I connettori di potenza accettano cavi terminati a banana ma sono forniti in dotazione connettori a vite per cavi spellati o terminati a forcella. Sono presenti due RJ-45 per la connessione Ethernet via cavo utilizzando il secondo come passante e l’HDMI ARC per l’audio da TV.



IDEALE PER IL BI-AMP


La biamplificazione passiva non è una scienza esatta ma in alcuni abbinamenti con diffusori di grandi dimensioni e soprattutto caratterizzati da un taglio fra le vie inferiori e quelle superiori collocato intorno ai 400 Hz (come ad esempio i Triangle Cello e gli Indiana Line Tesi 661 ma anche i Monitor Audio Gold 200 5G e i Silver 300 7G, anche se il taglio è un po’ più alto) si verifica la condizione ottimale dove il valore complessivo è molto più alto della somma dei singoli componenti! Da un certo punto di vista le prestazioni di un singolo apparecchio collegato nella modalità standard si allineano alle prestazioni di amplificatori anche di fascia superiore ma comunque limitrofi a tale fascia; quando si gioca al raddoppio, accade il salto evolutivo, quello che in genere decreta il passaggio a una classe superiore, dove tutti i paramenti di riproduzione vengono esaltati, senza prevalenze o eccessi. Scena, timbro, coerenza, silenzio e articolazioni sembrano parametri che appartengono alle amplificazioni di riferimento, quelle da cui è difficile tornare indietro, quelle che si percepiscono e apprezzano quando si procede "in salita" ma alle quali non si può rinunciare quando si "scende".

Tramite l’app è possibile configurare facilmente i due AMP come un gruppo unico e livellare e sincronizzare i due volumi ma è anche possibile, sempre in modo facile, aumentare uno solo dei due cercando di ottimizzare l’impatto ambientale con un fine tuning della parte bassa di emissione. Regolazioni che si rivelano un valore aggiunto ma non necessarie, considerata la prestazione complessiva in termini di impatto, velocità e articolazione.



Banco di misura
La risposta in frequenza evidenzia una lieve sensibilità alle variazioni del carico, soprattutto in altra frequenza in relazione all’interazione dei filtri in uscita dello stadio di amplificazione in classe D, effetto comunque molto contenuto e circoscritto, che denota un’ottima realizzazione e una scelta idonea dei componenti attivi e passivi dello stadio di uscita. La risposta si ferma a 22 kHz in seguito alla scelta progettuale di utilizzare in ingresso allo stadio finale solo segnali digitali o digitalizzati nel formato 44.1 kHz a 16 bit, anche se il front end e la sezione di amplificazione supportano l’alta risoluzione. Anche l’ingresso linea viene digitalizzato nel formato “CD” prima di giungere al centro di controllo ma con la possibilità di selezionare fino a dieci livelli di sensibilità per abbinare al meglio il range di acquisizione, anche in considerazione del fatto che è stato pensato per collegare un pre phono. La potenza rilevata oltrepassa quella dichiarata, 132 Wrms su 8 Ohm per una THD+N pari a 0.1% in quanto la sensibilità di ingresso e la regolazione del livello massimo non consente di raggiungere il clipping. Il risultato è ottenuto con il volume al massimo e un tono sinusoidale a 0 dBFS, oppure con un livello di 2.1 Vrms all’ingresso analogico settato con una sensibilità media. Eccellente il tappeto di rumore che evidenzia un’alimentazione molto filtrata e priva di interferenze come, peraltro, sono assenti componenti di distorsione armonica e di intermodulazione.


Interno

 

 



Sonos ha sempre progettato gli apparecchi per sfruttare al massimo lo spazio e compattare il più possibile i prodotti sia per un valore estetico che funzionale. Lo ZP100 sfruttava un "esoscheletro" in allumino pressofuso che aveva la funzione di sostegno e di smaltimento del calore, mentre le schede interne si sostenevano con supporti in lamiera piegata fissata all’esoscheletro. L’AMP, invece, rappresenta la più profonda evoluzione del concetto di integrazione in quanto si ricolloca al "centro" dell’organismo, sorregge ambo i lati i vari componenti, i due PCB e assolve a molteplici funzioni. Il particolare colore nero aiuta lo smaltimento del calore generato dai componenti e trasferito allo scheletro tramite accoppiamento termico.



Il supporto è dotato di molti “bassorilievi” che assolvono a varie funzioni come, ad esempio, la dissipazione del calore tramite una pasta termoconduttrice, il supporto fisico delle sezioni e l’isolamento EMI tramite calze conduttrici che poggiano direttamente sulle piazzole perimetrali ricavate sul PCB.

Due delle torrette di sostegno portano la tensione di alimentazione al circuito principale in posizione strategica e in prossimità dello stadio di potenza.



Il contenitore in plastica ha la funzione di collettore e convogliatore per il flusso di aria a tiraggio naturale e di protezione delle aree sensibili allo sfioramento e delle antenne di trasmissione. Lo chassis è invece la “meravigliosa” struttura interna in alluminio pressofuso polifunzionale.



Il PCB con le sezioni attive è un multilayer con i componenti distribuiti su entrambe le superfici e con un layout che sfrutta minuziosamente il supporto in alluminio pressofuso che ha anche funzione di dissipatore e schermo EMI.

La sezione più “cicciotta” è quella dedicata all’alimentazione, di tipo switching con ingresso direttamente a 220VAC e uscita in continua. Sono presenti importanti filtrature in ingresso e in uscita e una sezione dedicata alla gestione dello stand by autosensing.

Lo stadio di potenza utilizza quattro MOSFET di potenza Infineon 110N08N per ogni canale. Sono installati nella parte opposta dei filtri in uscita e trasmettono il calore al supporto in alluminio tramite un’ampia piattaforma in rame sul PCB.

A ridosso delle connessioni di segnale è implementato l’ADC AKM5720 fino a 96 kHz / 24 bit con guadagno regolabile per l’acquisizione dei segnali analogici e il DAC Burr Brown PCM5101A per il collegamento di una eventuale uscita sub analogica •

 


Scheda Tecnica

Amplificatore integrato Sonos Amp
Tipo: stereo
Tecnologia: a stato solido
Potenza: 2 x 125 W su 8 Ohm in classe D
THD (%): 0,0015
S/N (dB): 114
Ingressi analogici: 1 RCA
Ingressi digitali: Ottico / Ethernet
Ingressi video: 0 HDMI
Dimensioni: 21,70 x 6,40 x 21,70 cm (lxaxp)
Peso: 2,10 Kg
Note: Streaming player 44,1/16, AirPlay 2, Uscita sub

 

Distribuzione e prezzo

L’Amplificatore integrato Sonos Amp è distribuito in Italia dalla Nital S.p.A. di Moncalieri (TO). L’Amplificatore integrato Sonos Amp costa 699,00 euro.

 

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