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Woodkid e le responsabilità sul mondo odierno

da Smaël Bouaici |

Sette anni dopo “The Golden Age”, Yoann Lemoine pubblica il suo secondo album, “S16”, e si interroga sul suo rapporto con la creazione, in un momento in cui il pianeta non sembra girare più nello stesso modo...

I suoi fan aspettavano un nuovo album ormai da sette anni, ma Woodkid non è un artista frettoloso. Il musicista/regista/grafico ha raccolto i frutti del suo primo LP The Golden Age in tutta tranquillità, creando un videoclip per Rihanna, una colonna sonora per un film (Desierto di Jonas Cuaron, il figlio di Alfonso), ha prodotto altri artisti (l'album Mykki di Mykki Blanco), o la musica che ha accompagnato le sfilate di moda di Vuitton. Poi si è interrogato sulle “responsabilità collettive e individuali nella creazione di un mondo sull'orlo della catastrofe”, portando a questo secondo LP, S16, così solenne che egli lo paragona a un “thriller di fantascienza”.

La prima cosa che si nota è la voce di Woodkid. Dopo aver lavorato ogni giorno con un coach, ne ha guadagnato in altezza e spessore, e lo si può percepire sulla malinconica Shift, composta nel periodo successivo agli attentati del 2015 a Parigi, o su Horizons Into Battlegrounds, nella quale l'artista francese mostra accenti alla Nick Cave.

La strumentazione di S16 si divide tra orchestra sinfonica (ma “meno enfatica e meno Hollywoodiana”, dice l'artista) e il software MAO, che si fa lirico su Reactor, metallico su Highway 27, e grandioso sul singolo Goliath, un vero e proprio brano emblematico. © Smaël Bouaici/Qobuz

 

 

Nel 2014, Qobuz ha incontrato Woodkid al Festival Nouveau Siècle de Saint-Étienne organizzato dal Teatro dell'Opera e dal Museo d'Arte Moderna di Saint-Étienne, nell'ambito di un omaggio a uno dei suoi idoli, Philip Glass. Ecco la nostra intervista:

 



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