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Taylor Swift, acqua e sapone

da Marc Zisman |

Con “Folklore”, la star si mostra acqua e sapone, per un ottavo album di puro folk, coadiuvata da una produzione ricca di finezza...

Va ricordato che prima di diventare una pop star, Taylor Swift è cresciuta musicalmente nelle acque country di Nashville, anche se il folklore della Music City sembrava ormai molto lontano per la cantante, ormai trentenne. Eppure, Taylor Swift non ha mai smesso di intingere la sua penna nello stesso calamaio delle sue colleghe più mature, destreggiandosi tra romanticismo, tormenti di cuore, introspezione, temi socio-politici e esperienze personali, come quando parlò del cancro di sua madre su Soon You'll Get Better...

Obbligata dal confinamento, è con mezzi ridotti e un cast stringato che ha concepito questo Folklore, pubblicato nel cuore dell'estate 2020. Tanto meglio. Prima sorpresa: la produzione di Aaron Dessner. Seconda: arruolando il chitarrista dei The National (che considera uno dei suoi idoli), la cantante opta per un musicista dai gusti decisi e aumenta la sua credibilità presso un pubblico più indie. Ulteriore passo in questa direzione, Exile, un duetto (l'unico dell'album) con Justin “Bon Iver” Vernon, che è vicino a Dessner con il quale ha creato Big Red Machine. È con questi sparuti ingredienti che è riuscita a creare un album sorprendente e atipico, che non suona mai come un calcolo mirato solo a flirtare con gli hipster. Una cosa, effettivamente, atipica!

 

 

Senza hit pop, né l'ennesima strizzata d'occhio rivolta a Kanye West, privo di beat massicci e caratterizzato da una strumentazione molto sobria (pianoforte, chitarra acustica, Mellotron, mandolino, slide...), Folklore è un vero cambio di rotta, che si posiziona tra un suadente neo-folk e un rock sognante. Come se la star fosse stata in ritiro in una capanna sperduta nella foresta, a pensare, come fece Bon Iver agli esordi... Mettendo a nudo sé stessa e la sua arte, e liberandosi dei brani studiati appositamente per le classifiche, Taylor Swift acquista più profondità e spessore. Qualità in evidenza su August, un brano che non sarebbe mai stato così intenso se a produrlo fosse stato, ad esempio, un Max Martin...

 

 

Sui social network, la musicista americana ha scritto: “Prima di quest'anno, probabilmente avrei pensato troppo al momento perfetto per pubblicare questa musica, ma i tempi in cui viviamo continuano a ricordarmi che nulla è garantito. Il mio istinto mi dice che se fai qualcosa che ami, devi solo metterla al mondo.” Una saggia decisione per l’album della maturità pop. © Marc Zisman/Qobuz



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