Sting rivisita i suoi classici

Con "My Songs", l'ex-Police modernizza le sue canzoni più emblematiche...

da Nicolas Magenham | Video del giorno | 31 maggio 2019
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«Ecco la mia vita raccontata attraverso le canzoni. Per quanto ricostruite, rappezzate o perfino impreziosite con una nuova cornice, restano molto attuali». È quanto possiamo leggere nel comunicato di questo disco che è, di conseguenza, molto più di una semplice compilation di successi di Sting (da solista o con i Police). È particolarmente la ritmica che il cantante ha voluto perfezionare in questo album, per fare dimenticare l’aspetto «datato» (come lo definisce lo stesso Sting) di alcuni pezzi.

Più esplosive di quanto non lo fossero all’origine, le batterie di Demolition man, If You Love Somebody Set Them Free, Desert rose, e anche di Englishman in New York sorprenderanno più di un ascoltatore. Per quanto riguarda quel celebre omaggio all’icona gay Quentin Crisp, ritroveremo comunque i pizzicati e l’assolo del sassofono soprano che erano il pezzo forte di questa canzone uscita nel 1988.

Per quanto riguarda le altre ballate, è a livello delle trame e delle abilità vocali del cantante che la reinvenzione è più flagrante. Meno pura ma più corposa di prima, la voce di Sting aggiunge una nuova dimensione a Fields of gold e a Fragile, due canzoni che mostrano peraltro che il talento da melodista di Sting non è cambiato. Vale lo stesso per i pezzi del periodo con i Police, in particolare Message in a bottle e Walking on the moon, oltre all’imprescindibile Roxanne (presentata qui in una versione live). ©Nicolas Magenham/Qobuz





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