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Sorry, la scusa perfetta

Qobuzissime per questi giovani londinesi, che sono letteralmente un mondo a parte..

da Marc Zisman | Video del giorno | 02 aprile 2020
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Dire che una band non suona come le altre è quasi come dire che suona come tutte le altre. Oggi che viviamo in un’era dove i confini stilistici sono aperti e ascoltiamo la musica in shuffle, possiamo dire che i Sorry (una band che è 2020 al 100%) sono ancora meno categorizzabili.

Con un autentico spirito rock e idee che sono ordinate come la camera da letto di un adolescente, il primo album di Asha Lorenz e Louis O’Bryen è uno degli album più sorprendenti del momento. Il tempo avrà senza dubbio aiutato questi due londinesi a perfezionare 925 dato che i due si conoscono fin dalle scuole superiori.

Senza competizione, solo un grande sforzo collaborativo che li vede scambiarsi o condividere il microfono nel corso dei tredici brani dell’album, proprio come facevano anni fa i Sonic Youth. Infatti, quando si ascolta questo disco, si può pensare a una versione più soft dei loro vecchi colleghi newyorkesi. Come loro, i Sorry non sorridono, ma tengono il broncio con una pigra nonchalance che potrebbe dissuadere invece che coinvolgere... eppure sono davvero affascinanti.Il Guardian l’ha riassunto perfettamente: Sorry è “la band che rende la noia sexy”.

 

 

La band attinge da vari generi e leggende: un atteggiamento da slacker grunge, chitarre alla Pixies (Perfect), la sensualità dei Garbage (Snakes), un certo immaginario junky da The Kills (More), un sassofono intossicante no wave e una visione oscura post-punk.

 

 

Bisogna mettere questo Qobuzissime on repeat per apprezzarne l’originalità e finire col restarne incantati. Un album da non perdere assolutamente: Sorry, non ci sono scuse. © Marc Zisman/Qobuz

 




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