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Phoebe Bridgers, esperienza interiore

da Yan Céh |

Con il suo magnifico secondo album, la californiana di Los Angeles espande con ancora più profondità il suo indie folk sensibile e accattivante...

Phoebe Bridgers, venticinquenne californiana, conferma con il suo secondo album tutti i giudizi positivi che avevamo su di lei, grazie ad una sensibilissima vena indie folk tinta di psichedelia. Punisher, il brano che dà il titolo all'album, è un vibrante omaggio a Elliott Smith, grande cantautore e figura di culto della scena indie-folk...

In questa canzone troviamo l'atmosfera malinconica dei sobborghi americani, attraverso le parole ricche di doppi sensi di Bridgers: “When the speed kicks in, I go to the store for nothing, and walk right by the house where you lived with Snow White…”. A proposito di Smith, Phoebe Bridgers dice: “Se incontro qualcuno a cui non piace Elliott Smith, temo che probabilmente non avremo niente di cui parlare...”.

 

 

Il resto di Punisher mantiene quel tono, proprio a fior di pelle. E quando una canzone ci suona più gioiosa, o la percepiamo almeno come allegra, il testo appare ancora più carico di una tristezza, trattenuta ma tenace. Come in Chinese Satellite, dove Bridgers cerca nella notte buia delle stelle che non ci sono, e finisce per fissare il cielo, senza provare la minima sensazione...

Questo album è una lunga passeggiata notturna per i vicoli bui della città, anche se c'è sempre una luce che brilla in lontananza. È la luce della voce di Bridgers, una voce (e una luce) che dà forza. © Yan Céh/Qobuz

 



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