Philippe Jaroussky si traveste per Cavalli

Il grande controtenore dedica il suo nuovo album interamente a Francesco Cavalli, uno dei più teatrali compositori italiani del barocco...

da François Hudry | Video del giorno | 29 marzo 2019
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Se è vero che le ventisette opere di Francesco Cavalli oggi rimasteci fanno sempre più parte del repertorio mondiale dell’opera, in passato le creazioni di questo sgargiante compositore erano cadute del tutto nell’oblio. Non essendo state pubblicate come quelle del suo maestro Monteverdi, le opere di Cavalli sono rimaste allo stato di manoscritti molto spesso lacunosi, che è stato necessario ricostituire pazientemente in vista di un’edizione moderna.

È alla fine degli anni Sessanta che Raymond Leppard e il musicologo Alan Curtis iniziano a resuscitare questa musica dimenticata nel corso di memorabili esecuzioni sceniche al Festival di Glyndebourne, con distribuzioni brillanti in cui si trovavano le grandi voci dell’epoca: Janet Baker, Ileana Cotrubaș, James Bowman e ancora Hugues Cuénod. La regia e la restituzione sonora erano eccentriche ed il pubblico scopriva, grazie alle registrazioni filmate e al disco, una musica incredibilmente varia, in cui i sessi si scambiavano i ruoli ed in cui l’erotismo trionfava con situazioni spesso esilaranti.

È questa straordinaria esaltazione di tutti i sensi, dalla tragedia alla parodia, che Philippe Jaroussky, ferrato nell’esperienza cavalliana, esprime in quest’album, costituito da una ventina di estratti che illustrano perfettamente la varietà degli affetti ed il senso teatrale di Cavalli, il quale d’altronde conosceva benissimo le aspettative del pubblico veneziano. Intorno a Jaroussky possiamo sentire anche le voci di Emöke Baráth, soprano, e Marie-Nicole Lemieux, contralto, in alcuni saporiti duetti. © François Hudry/Qobuz






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