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Max Jury, meno country, più groovy

Con il suo secondo album, il cantautore americano sorprende con un inaspettata veste funky ...

da Nicolas Magenham | Video del giorno | 12 luglio 2019
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Qobuz

Cosa si fa dopo un primo album introspettivo seguito da una lunga tournée che ti permette di uscire allo scoperto? Max Jury (la cui prima opera eponima era stata acclamata dalla critica e consacrata Qobuzissime) ha scelto di trarre beneficio dall’esperienza del live per rinnovarsi musicalmente, e soprattutto orientarsi ancora di più verso il mondo che lo circonda.

Il giovane originario dell’Iowa ha messo la sua adorata country un po’ da parte per sostituirla tra l’altro con strumenti elettronici e altri effetti divertendosi con sonorità del passato. Queste ultime mostrano da un lato la sua ossessione per la musica di un’epoca in cui non era ancora nato (quella di Randy Newman e Paul McCartney), e il suo desiderio di essere in sintonia con il suo tempo.

Con un’eleganza suprema, un po’ desueta e nonostante tutto molto moderna, una canzone come Gone mostra in modo evidente la dualità e il talento dell’approccio di Max Jury. Al fine di mettere in pratica questa particolarità, il cantante si è fatto affiancare in studio dal produttore Robin Hannibal (Kendrick Lamar, Jessie Ware, Anderson Paak).



Molto presenti sono anche le atmosfere soul, funk e jazz, che si fondono con infinita grazia in melodie accattivanti, elaborate dal giovane con estrema cura. Le sue canzoni combinano spesso ritmi di danza (Crime, Quicksand) e dolcezza aerea (Primrose e le sue incantevoli reminiscenze di un country resuscitato da tecniche del 21° secolo). A proposito di dolcezza, va aggiunto che la voce androgina di Jury partecipa ampiamente al fenomeno quasi voodoo che questo album rappresenta.



I testi evocano con semplicità il sentimento di angoscia che caratterizza la sua generazione, così come i sotterfugi di cui si serve per “tenere lontani i lupi”. Su ritmi funk di un’altra epoca, il coro del singolo Modern World è molto eloquente a questo proposito: “I'm living in the modern world/Jumping over modern hurdles/Drinking every night away/'Till we start again the next day ”. L’ubiquità temporale di Max Jury in tutto il suo splendore. © Nicolas Magenham/Qobuz



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