Malik Djoudi, tutto d'un fiato

Con la sua voce androgina, il musicista ci offre una sintesi ideale della canzone elettronica francese...

da Nicolas Magenham | Video del giorno | 24 aprile 2019
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Arrangiamenti superbamente epurati (Essentiel) combinati ad una ritmica spesso incalzante (Aussi Jolie, Belles Sueurs); parole intimiste e poetiche che svelano le diverse sfaccettature del temperamento del cantante, ma che si rivolgono nello stesso tempo alle preoccupazioni e alle speranze di una generazione: il secondo album di Malik Djoudi (dopo Un nel 2017) forma una sintesi ideale della canzone elettronica alla francese.

Con la sua voce androgina, canta la notte (Épouser la nuit), il viaggio immaginario (Train de nuit), la follia (Folie douce), accompagnandole con melodie magnetiche di cui è l’unico a conoscere il segreto. Se le chitarre nevrasteniche e i livelli al sintetizzatore, gelidi e ipnotici costituiscono i suoi timbri di predilezione, il cantante di Poitiers invita a volte altri strumenti nel suo piccolo mondo, spesso sotto forma di campionature confortanti (gli ottoni di Dis-moi que t’y penses).

L’album è stato concepito in tre tempi in tre luoghi diversi. Le canzoni sono state composte nello studio di casa di Malik Djoudi a Poitiers (come anche la registrazione delle musiche), le voci sono state fatte a Parigi, e il mixaggio a Margate in Inghilterra, con Ash Workman (Metronomy) ai comandi. Anche Amaury Ranger del gruppo Frànçois & The Atlas Mountains era presente durante queste sessioni.

Altro invitato d’onore: Etienne Daho, che canta in duetto con il giovane in A Tes Côtés– un pezzo registrato con l’interprete di Week-end à Rome, ma anche e soprattutto concepito come un omaggio a quest’ultimo. Tanto questa canzone quanto l’intero album sono il risultato di un talento unico costruito su solide basi. © Nicolas Magenham/Qobuz





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