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Khruangbin, in volo attorno al mondo

da Charlotte Saintoin |

Pop-funk, jazz-dub, offbeat flamenco, profumi dell'Africa e della Corea: con "Mordechai", il trio texano ci dona un terzo album dalla immensa ricchezza musicale...

Sempre sotto l'etichetta Dead Oceans, i Khruangbin pubblicano Mordechai, sulla buona strada per diventare uno degli album di punta del 2020. I Khruangbin (si pronuncia “Kroongbin”, che in tailandese significa “aereo” e che hanno scelto semplicemente dicendo “chi se ne frega, tanto non importerà a nessuno”) sono un trio texano, dove Laura Lee, cantante e bassista della band, è l'elemento centrale della loro musica.

Gli altri due membri, Mark Speer e Donald Johnson, si incontrarono a Houston in una chiesa metodista, dove il primo suonava la chitarra e l'altro l'organo. Una fascinazione in comune per il Medio Oriente farà incontrare Mark e Laura. Dopo un tour dove i due fanno da opening act per i Bonobo (con la band Yppah), si uniscono a Johnson e decidono di suonare in un fienile a Burton, piccola città di 300 anime. In quel piccolo posto sperduto i texani, instancabili esploratori musicali, registrano lo straordinario The Universe Smile Upon You, che attinge al funk thailandese degli anni '60 con lunghi brani strumentali molto psichedelici, e successivamente Con Todo El Mundo con le sue sonorità caraibiche e le armonie mediorientali.

 

 

A ben vedere, il loro nome sembra appropriato, dato che i Khruangbin volano da un luogo all'altro a una velocità sostenuta e costante. Nel suo terzo album, il trio schiaccia l'acceleratore. Meno ipnotico del primo, meno eclettico del secondo ma altrettanto profondo nella ricerca sonora, Mordechai deve la sua parte più bella alla sua cantante, la cui voce ovattata riverbera sulle dieci tracce. Dalla spagnola Pelota e i suoi profumi di rumba, al pop-funk di Time (You And I) al jazz-dub di One to Remember, dall'Africa alla Corea passando per il Pakistan, etichettare la ricchezza musicale di quest'opera sarebbe una fredda operazione di analisi, mentre è molto meglio apprezzare le sue infinite sfumature nel corso dell'ascolto.

 

 

Scolpita dal basso, alimentata da suoni provenienti da tutto il mondo, la particolare atmosfera creata dai Khruangbin è la regina dell'album, primordiale, sempre sospesa, in bilico. Per la band, Mordechai è “prima di tutto, una celebrazione di Houston, questa città eclettica che ci ha nutrito, una nebulosa culturale dove la sera stessa si può ascoltare country, zydeco, trap o opera d'avanguardia”. © Charlotte Saintoin/Qobuz



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