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Il jazz futuristico di Jeff Parker

Con il suo nuovo album, il chitarrista dei Tortoise sperimenta il jazz. Sempre melodico e spesso toccante, l'album è dedicato a sua madre, Max Brown.

da Max Dembo | Video del giorno | 12 febbraio 2020
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L'arte di Jeff Parker ha sempre superato i confini della musica che ha creato con la band Tortoise, di cui rimane IL leggendario chitarrista. Dal post-rock al jazz, il nativo di Chicago che ha suonato con Joshua Redman, Brian Blade, Meshell Ndegeocello e Makaya McCraven ha sempre nutrito un interesse per un genere particolare: "Da bambino ero attratto dalla musica jazz. È stato il primo genere musicale che ha avuto un vero e proprio impatto su di me, una volta che mi sono appassionato di musica. Quando avevo nove o dieci anni, sono stato subito attratto dal jazz perché era una continua sorpresa. Il jazz mi ha portato a improvvisare, e questo mi ha portato a creare musica attraverso processi sperimentali".

Con Suite for Max Brown, appena uscito per l'eccellente etichetta International Anthem, Jeff Parker ha realizzato una sorta di sequel del suo album The New Breed, uscito nel 2016. È un omaggio a sua madre Maxine Brown (la foto della copertina raffigura proprio lei, all'età di 19 anni), e raccoglie nove composizioni originali, assieme alle versioni di Black Narcissus di Joe Henderson (chiamata Gnarciss) e After the Rain di John Coltrane.



Accompagnato dal pianista e sassofonista Josh Johnson, dal bassista Paul Bryan, dal trombinista Rob Mazurek, dal trombettista Nate Walcott, dai batteristi Jamire Williams, Makaya McCraven e Jay Bellerose, dalla violoncellista Katinka Klejin e persino dalla figlia diciassettenne Ruby Parker (che presta la sua voce nel brano d'apertura Build A Nest), Parker ha costruito le basi del suo progetto Suite for Max Brown su diversi ritmi e campionamenti, ha composto musica con chitarra, tastiere, basso e percussioni, per poi registrare sporadicamente la sua voce prima di invitare i suoi amici musicisti a suonare e improvvisare sulle sue melodie.

Il risultato è più che mai un ibrido, un patchwork inedito di jazz, con un perfetto equilibrio tra esplorazioni digitali ed escursioni nel jazz più classico, che conferisce all'opera nel suo complesso un'originalità difficile da classificare in un unico genere. © Max Dembo/Qobuz





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