Hugo Wolf, il maestro del lied

Diana Damrau, Jonas Kaufmann e il pianista Helmut Deutsch eseguono il suo Italienisches Liederbuch

da François Hudry | Video del giorno | 29 gennaio 2019
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Di volta in volta esaltato o profondamente depresso, come tutti gli esseri bipolari, Hugo Wolf ha donato all’ambito del lied grandi e preziosi capolavori, con i suoi grandi cicli, in particolare questo Italienisches Liederbuch a due voci, che rappresenta la quintessenza della sua arte. 46 lied che parlano d’amore con le sensibilità incrociate di un uomo e di una donna, in dialoghi fra innamorati in tono ironico e galante oppure appassionato.

Composti su testi di Paul Heyse ispirati a poesie anonime toscane, comprendono ballate e soprattutto rispetti (cioè: “venerazioni”), piccole strofe di otto versi di carattere popolare. La traduzione in tedesco deturpa in modo singolare la leggerezza italiana originaria, tanto più che Hugo Wolf non cerca di “fare all’italiana” nei suoi componimenti. «Un cuore caldo, ve l’assicuro, batte nei piccoli petti dei miei più giovani figli meridionali che, a dispetto di tutto, non riescono a negare la propria origine tedesca. Sì, i loro cuori battono in tedesco, sebbene il sole splenda in italiano», confessa ad un amico. Questa collezione italiana è costituita, come scrive Stéphane Goldet, di «piccole commedie dell’amore, momenti d’impazienza o di dispetto; desideri e messe in guardia, proteste e recriminazioni, rivendicazioni o rese incondizionate».

Registrata in concerto alla Filarmonica di Essen il 18 febbraio 2018, questa nuova incisione si colloca senza sforzi accanto a registrazioni mitiche come quella di Schwarzkopf e Fischer-Dieskau; diventerà senz’alcun dubbio una nuova versione di riferimento. Era forse lecito stare in pensiero per la voce di Jonas Kaufmann, ma qui constatiamo che ha riacquistato tutta la sua forza e le sue mille e una sfumature miracolose. La sua partner, Diana Damrau, è radiosa, con un canto che si sposa ai diversi stati d’animo di una giovinetta inquieta e talvolta battuta. Ma questo dialogo all’apice non sarebbe nulla senza il pianoforte discreto e raffinato di Helmut Deutsch, che conferisce alle miniature un sostegno irresistibile. © François Hudry/Qobuz





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