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Flaming Lips, il mondo com'era prima

da Stéphane Deschamps |

Per il loro 16° album, la band di Wayne Coyne ci propone un viaggio psichedelico con un tocco di nostalgia...

In un mondo ideale i dischi dei Flaming Lips verrebbero venduti in kit, da montare da soli, traccia per traccia. Solo così, forse riusciremmo finalmente a decifrare la magia che si cela dietro questa band, che costruisce le sue canzoni come una coltre di nubi che ne nasconde un'altra, che ne nasconde un'altra, che ne nasconde un'altra, che ne nasconde un'altra, fino ad arrivare ad altezze stratosferiche.

Attivi da oltre 35 anni, i Flaming Lips hanno piantato la bandiera della psichedelia contemporanea in innumerevoli territori musicali ancora inesplorati, nell'arco dei loro quindici album. Secondo Wayne Coyne, l'iconico frontman del gruppo, American Head, il loro nuovo lavoro, è l'album del ritorno a casa. Infatti il cantante parla della sua adolescenza in Oklahoma, tra famiglia e droghe (quest’ultime sono state numerose nella sua vita e nella musica della band).

 

 

American Head è meno sperimentale degli album precedenti dei Flaming Lips. Il songwriting ha preso il sopravvento: melodie nostalgiche, spesso un po' malinconiche, evocano l'orizzonte delle pianure americane al tramonto. Ma sopra la testa di Wayne Coyne fluttua una nave spaziale.

 

 

È la sua band, che ancora una volta sfida la gravità nonostante il peso della sua massa sonora. I suoni delle chitarre, delle tastiere vintage, dei sobbalzi elettronici e dei backing vocals si fondono in un magma di musica forse più leggera ma sempre armoniosa. © Stéphane Deschamps/Qobuz



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