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Fatma Said, una voce luminosa

da Pierre-Yves Lascar |

Con “El Nour” (“Luce”), il soprano egiziano offre un programma che attraversa le culture: la sua voce luminosa esegue brani di compositori francesi, spagnoli ed egiziani, ed interpreta canzoni popolari egiziane e mediorientali...

Dai primissimi versi di Asia di Shéhérazade di Ravel, che apre il suo album El Nour (un disco peremiato con un Qobuzissime), “Vieux pays merveilleux des contes de nourrice” (“Antico paese da favola dei racconti dell'infanzia”), Fatma Said ricorda in modo irresistibile un altro eccezionale interprete del passato delle melodie di Ravel: Régine Crespin. Soprattutto dal punto di vista timbrico, perché la voce del soprano egiziano, nei medi e nelle note basse, irradia colori caldi e scuri. E la sua dizione è brillante: ogni parola è chiaramente comprensibile, e ogni nota dà colore alla parola, sottolineandone il significato.

Non c'è dubbio che la cantante, musicalmente estremamente versatile - e che qui appunto ricorda le esibizioni vibranti di Régine Crespin - troverebbe una gamma ancora più ampia di possibilità espressive nella versione orchestrale, poiché ogni tanto si ha l'impressione che il pianoforte meravigliosamente timbrico e preciso di Malcolm Martineau la rallenti un po'.

 

 

Il programma di El Nour ci conduce in Spagna, dove Martineau viene sostituito dalla sottile chitarra di Rafael Aguirre. I due brani di De Falla mostrano ulteriori aspetti dell'arte vocale di Fatma Said, come la sua straordinaria agilità e leggerezza! Il suo canto diventa una carezza. Nella Canción de Marinela di José Serrano, la sua voce si fa più densa e crea momenti indimenticabili di tenera sensualità. Sarebbe bello se un giorno Fatma Said decidesse di esplorare qualche grande ruolo in una zarzuela spagnola... sarebbe semplicemente divina! Nelle tre canzoni di Federico García Lorca, tratte dalla collezione 13 Canciones españolas antiguas, è sorprendentemente discreta, di nobile eleganza, anche nei sensuali arabeschi della Nana de Sevilla. Una transizione ideale verso la musica “araba” scelta successivamente dal soprano egiziano.

 

 

Introduce, ad esempio, una bella melodia del compositore egiziano Gamal Abdel-Rahim (1924-1988), per poi passare al magnifico Adieux de l'hôtesse arabe di Bizet, in cui Burcu Karadağ con il suo ney (una sorta di flauto di canna) improvvisa facendo da contrappunto alla voce di lei. Gli ultimi quattro titoli presentano dei classici egiziani e libanesi dall'atmosfera un po' "jazzy" e nostalgica.
Come spiega la cantante, “El Nour in arabo significa Luce, e questo disco mette in evidenza come una musica che è stata eseguita molte volte possa essere percepita anche da un'angolazione diversa. L'idea è quella di collegare tre culture - araba, francese e spagnola - e di mostrare quanto queste - nonostante le differenze culturali, geografiche e storiche - abbiano in comune in termini musicali”. Un album incantevole e ammaliante, che emoziona profondamente. © Pierre-Yves Lascar/Qobuz



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