Clapton dalla A alla Z

L’appassionante documentario “Life in 12 Bars” ripercorre tutta la vita del “God”

da Marc Zisman | Video del giorno | 13 febbraio 2019
Reagire
Qobuz

Nel 1991, Eric Clapton firmava la musica del film Effetto allucinante (Rush) di Lili Fini Zanuck. Pochi mesi prima, aveva perso suo figlio di quattro anni, Conor, al quale aveva poi dedicato Tears In Heaven. Oltre a concludere la colonna sonora di Effetto allucinante, questo brano chiude anche Life in 12 bars, documentario sulla vita del musicista realizzato da Lili Fini Zanuck, nota soprattutto per aver prodotto A spasso con Daisy, film vincitore di ben 4 premi Oscar. 


Le compilation di Clapton sono già numerose, ma questa è particolarmente importante. Bisogna ammettere che le «rarità» vere e proprie sono soltanto quattro: l’eccellente live dei Cream (Spoonful, registrato al Los Angeles Forum il 19 ottobre 1969), una versione studio strumentale di High dei Derek And The Dominos (brano che Clapton inciderà infine come solista nell’album There's One In Every Crowd), una versione lunga (6:50 invece di 4:26) della cover di Bob Marley I Shot The Sheriff tratta dalle session di 461 Ocean Boulevard (1974), e infine un live piuttosto divertente della Little Queenie di Chuck Berry durante una performance all’Arena di Long Beach nel luglio 1974, in pieno periodo «claptoniano».


Tuttavia, qui lo scopo era di coprire attraverso 32 brani l’epopea di Clapton nell’arco di due decenni senza soffermarsi troppo sui «dettagli». E quindi su ciò che ha potuto produrre il nostro dopo il 1974, a prescindere da Tears In Heaven. Con una selezione piuttosto esaustiva ed equilibrata ‒ nonostante la nozione sia più che soggettiva soprattutto quando si tratta di un personaggio così inafferrabile ‒ questo Life In 12 Bars si apre con tre evocazioni delle radici blues di Clapton (Big Bill Broonzy e Muddy Waters), a cui seguono senza troppe sorprese due pezzi insieme ai The Yardbirds (tra cui il molto pop For Your Love, motivo principale della sua partenza dal gruppo), due con John Mayall & The Bluesbreakers, otto con i Cream, uno con i Blind Faith, uno con Delaney & Bonnie & Friends, sette con i Derek And The Dominos, sei come solista e, grande novità, tre importanti collaborazioni. Una con Aretha Franklin (Good To Me As I Am To You, nell’album Lady Soul del 1968), una con i Beatles (While My Guitar Gently Weeps, nel cosiddetto White Album The Beatles del 1968) e una con George Harrison, sebbene la sua partecipazione all’immortale My Sweet Lord(All Things Must Pass, 1970) sia più discreta di altre, tanto che viene da chiedersi se abbia veramente suonato sul pezzo. Discreta quanto l’intervento di quest’ultimo sulla Badge dei Cream qui presente, o su Roll It Over dei Derek And The Dominos, che sarebbe stato bene inserire. Allo stesso modo, non sarebbe stato inutile rievocare la rimarchevole collaborazione con John Lennon e la sua Plastic Ono band alla fine degli anni ’60, o, meglio ancora, quella con i The Dirty Mac (Lennon, Keith Richards, Mitch Mitchell) in The Rolling Stones Rock and Roll Circus nel 1968... © Jean-Pierre Sabouret/Qobuz



ASCOLTA LIFE IN 12 BARS DI ERIC CLAPTON SU QOBUZ


Per seguire tutto quello che succede su Qobuz, seguiteci su Facebook!

Le tue letture