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Black Midi, demolitori

Il primo album devastante di un giovane quartetto britannico con influenze post-punk ...

da Marc Zisman | Video del giorno | 12 luglio 2019
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Nell’arco di 10 anni, il revival post-punk che ha scosso il Regno Unito ha generato innumerevoli nuove band, ognuna più audace e più eccitante dell’altra.

Nel caso dei Black Midi, le influenze sono davvero tantissime. Contorsionisti tra formule familiari a math rock, krautrock e progressive, Georgie Greep (voce/chitarra), Cameron Picton (basso/voce), Matt Kwasniewski-Kelvin (chitarra) e Morgan Simpson (batteria) sanno ricostruire questi codici e, con grande controllo, dominarli.

Caratterizzati da una massiccia ritmicità, Schlagenheim non somiglia a nessuno, forse a causa del processo di scrittura lungimirante dei suoi giovani creatori londinesi, che lavorano per sottrazione intorno a un’apparente iniziale struttura musicale.



Le loro interminabili jam diventano a volte un singolo riff, che si estende su poche battute. I brani dei Black Midi sono di forme mutanti, ultraterrene, una sorta di drone-ambient-noise come Georgie Greep ama definire la propria band.



Un approccio musicale che ricorda il rock’n’roll free, intransigente e sconclusionato, così caratteristico di Swans, Boredoms, Neu!, Public Image Ltd., Merzbow, Fugazi, Test Icicles e altri ancora. I Black Midi non si accontentano di seguire le orme degli altri: sono araldi del cambiamento nella scena rock. © Marc Zisman / Qobuz

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